Luci, ombre, errori.

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Analizziamo la stagione della Virtus in chiave propositiva, provando ad individuare quello che vorremmo non rivedere l’anno prossimo.

Dopo la bellissima qualificazione alla Final 4 di Champions League conquistata in una serata magica contro l’ostico Nanterre, la Virtus era attesa da un ciclo importante e non impossibile di partite che le avrebbero dato la concreta possibilità di qualificarsi ai playoff scudetto, e possibilmente in posizione discreta. Il settimo, ma anche il sesto e addirittura il quinto posto erano raggiungibili. A meno di un inopinato crollo.

La Virtus è crollata. Due volte, in casa, prima con Pistoia, l’ultima in classifica, precedente vittoria il 6 gennaio. Poi con Brindisi, certo non nel suo miglior momento di forma, con un Banks apparso sulle gambe e pericolosa in soli tre elementi. Nel momento della verità questa squadra si è sciolta come neve al sole. “Giochiamo con un crampo all’anima” dice coach Djordjevic in conferenza stampa, sconsolato, ammettendo di non avere la minima idea di come poter invertire la tendenza e salvare un’annata che, in campionato, sembra ormai perduta ed a cui resta solo un’appendice, due partite di Coppa, per darle un finale più dolce. La discontinuità ha caratterizzato questa seconda parte di stagione, e non si trova una via di uscita.

Non ci interessa cercare colpevoli, in questa sede. Ci interessa provare a riflettere sugli errori che certamente sono stati fatti e che vorremmo non vedere ripetuti l’anno prossimo.

Iniziamo col dire che la qualificazione alla final 4 di Champions League è un grande risultato. Non un buon risultato, un grande risultato. Tanto che squadre certamente migliori della Virtus, più lunghe, più ricche, come Venezia, AEK, Hapoel Gerusalemme, Murcia non ci sono arrivate. Di questo va dato merito a questa squadra ed a chi l’ha costruita e allenata.

La qualificazione è stata ottenuta in due fasi distinte. La prima, grazie all’eccellente girone di andata della squadra allenata da Sacripanti, che aveva iniziato, anche in campionato ma soprattutto in Coppa, molto bene. La seconda, grazie a due partite in casa molto ben giocate e preparate dalla Virtus 2.0 con Djordjevic in panchina. La prima, con il coach serbo appena sceso dall’aereo e frutto certamente anche della scossa emotiva e nervosa data dal cambio. La seconda, la migliore della Virtus nella sua seconda versione, grazie anche ad una impeccabile preparazione e gestione del suo allenatore. Indubbiamente però anche in coppa il rendimento della squadra ha avuto una flessione.

Ci sembra interessante analizzare la curva di rendimento della Virtus nel tempo, prendendo come parametro la percentuale di vittorie. Non consideriamo la Coppa Italia, fatta di due partite una vinta ed una persa, per semplicità. Abbiamo evidenziato i numerosi eventi extra campo che si sono alternati nella tribolata stagione virtussina. Ecco il grafico; nella lettura, tenete conto che la pendenza della curva diminuisce a parità di eventi al crescere del numero delle partite giocate, perché varia meno in valore assoluto la percentuale di vittorie dopo ogni partita. In altre parole, una pendenza più accentuata nella parte sinistra del grafico corrisponde ad una meno accentuata nella parte destra, in termini di ciclo di vittorie/sconfitte.

Andamento della percentuale di vittorie partita per partita

L’inizio era stato buono, anzi, molto buono in Coppa e buono anche in campionato. Con alcune cadute, inizialmente contro squadre che parevano inferiori ma si sono dimostrate al contrario più forti (Cremona e Sassari) ed una, evitabile, con Pesaro nel suo unico buon momento. Dopo l’infortunio a Kelvin Martin la squadra aveva reagito alla grande con cinque vittorie consecutive tra coppa e campionato, pagando poi lo sforzo e la somma di altri infortuni (Aradori, Cornoouh, Qvale spesso indisponibile) che hanno decimato la squadra nell’ultimo mese dell’anno. Si gioca contati, arrivano sconfitte indolori in coppa, più pesanti in campionato. Tra fine dicembre e gennaio, però, si inverte di nuovo la tendenza, rientra Martin, rientra Aradori, viene inserito – con impatto eccellente – Moreira ed arriva un altro bel filotto di quattro vittorie. Siamo a metà gennaio, alla fine della diciassettesima giornata, seconda di ritorno, e la Virtus è settima, a una vittoria dal quinto ed a due vittorie dal terzo posto, qualificata alla Final 8 di Coppa Italia e qualificata, da vincitrice del girone, ai playoff di Champions League. Ha vinto poco meno di due partite su tre giocate. Questo, nonostante le condizioni a dir poco precarie del centro titolare, giocatore chiave nell’idea di gioco dell’allenatore, e l’assenza del giocatore forse più decisivo ed insostituibile della squadra, Kelvin Martin, per due mesi, e di Pietro Aradori per diverse partite. Mi chiedo, e chiedo a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui: era una squadra mal costruita da un DS incapace, al primo anno di serie A ed evidentemente inesperto ed inadeguato al compito? L’allenatore era uno che non aveva in pugno la squadra che aveva portato a questi certo non banali risultati?

La risposta può essere una sola: no. Fino a quel momento, le cose in campo funzionano. Non perfettamente, ma in linea con gli obbiettivi e meglio di quanto si potesse prevedere per una squadra totalmente nuova in ogni sua componente e sottoposta al doppio impegno. Ora però la squadra è al completo, quattro vittorie consecutive, la qualificazione alla seconda fase di Champions ottenuta, la final 8 di Coppa Italia da giocare. La Virtus fa a Varese la prima partita della stagione al completo: è la migliore dell’anno, vittoria di autorità in casa di una squadra in forma. Il momento per un’altra accelerazione sembra arrivato.

Invece, qualcosa si rompe.

Vedere cosa, a mio parere è molto facile. La società si muove. Inserisce Paolo Ronci a fare sostanzialmente da tutor a Dalla Salda e Martelli.
Baraldi esterna, alza l’asticella, pone l’obbiettivo alla Final 4 di Champions dicendo che con Moreira è stato preso “un pezzo grosso, senza tagliare nessuno”. In realtà si è preso un giocatore funzionale che potesse tamponare l’assenza perdurante di Qvale in un ruolo dove era difficile trovarne uno, e basta guardare il mercato delle altre (Avellino con Young, che qualcuno avrebbe voluto qui, Milano che spende fior di quattrini per prendere Omic, no, dico, Omic…) per rendersene conto. La squadra invece, con buona pace di Baraldi, è sempre quella che è stabilmente in zona playoff in campionato e prima in Coppa, non è cambiata, non è una squadra da primi 4 posti perché non è stata costruita per quello. Sono state fatte scommesse, rischiose, su due ragazzi come cambio del play per provare a far crescere un prodotto del vivaio. Sono stati presi stranieri molto economici per completare un roster lungo, tra l’altro con risultato spesa – resa eccellente (Martin, Kravic). A forza di alzare l’asticella, la squadra non riesce più a saltarla. Le tensioni sbocciano, inevitabilmente.
Martelli viene allontanato progressivamente dalla squadra, prima smette di sedersi a fianco della panchina, poi addirittura non va alla Final 8 di Coppa Italia, si parla di sfiducia, infine si dimette. Salutato Martelli, è la volta di Sacripanti, che viene di fatto esonerato prima dell’andata con Le Mans, allena, da gran professionista, pareggia – mettendo le basi per il passaggio del turno – e saluta. Nel frattempo viene cambiato (perché?) il capitano, dando la fascia a Pietro Aradori.

Arriva Mario Chalmers, preso da Ronci (e pagato parecchio, secondo la penna più equilibrata e solitamente meglio informata di Bologna; pagato più di tutti, in effetti). Grande nome, le visite gliele avranno pur fatte, starà bene. Si siede in panchina Sasha Djordjevic, che oltre a certificare subito che Chalmers è “lontanissimo da una forma accettabile”, fa benissimo le prime tre, aiutato anche dal calendario, nell’unica serie di più di due vittorie da quella sera di metà gennaio. Perde in Francia, perde a Sassari ma vince bene, come detto, in casa col Nanterre e completa l’opera di Sacripanti qualificandosi per la F4. Da lì è storia recente, con una serata in discoteca i cui eccessi risiedono forse solo nel comunicato della società, ennesimo scivolone, finito in una bolla di sapone che non depone a favore di chi ha usato il pugno duro a scriverlo. Anzi, finito in una contestazione ad uno che non c’entrava niente, perché sarebbe andato “a Milano a puttane” dopo una sconfitta. Mentre lui, poveretto, magari era a casa incazzato dopo essersi sbattuto come sempre in difesa contro Pistoia. Ecco, forse questo è uno dei pochi effetti di quel comunicato dal pugno duro.

Il momento in cui la Virtus ha iniziato la sua curva discendente senza più risalite in effetti non è difficile da individuare. Coincide con l’ingresso in società di Ronci, le dichiarazioni ripetute di Baraldi, la conseguente uscita di Martelli, la sostanziale sfiducia a Dalla Salda ed il finale esonero di Sacripanti. Tutti movimenti voluti dall’alto, in un affanno di correzione a posteriori di quelli che erano stati gli obbiettivi iniziali e che si era in linea per raggiungere. Nessuno di questi movimenti scomposti e affannosi, è un fatto, ha migliorato la situazione. La Virtus si è qualificata per la F4 con Djordjevic in panchina, verissimo, ma in primo luogo non è detto che non l’avrebbe fatto con Sacripanti, che di questa qualificazione ha messo le basi; secondo, con il serbo sono arrivate anche le peggiori sconfitte. Verrebbe da dire: non tutto merito suo il primo risultato, non tutta colpa sua gli ultimi, ovviamente. Al netto della fiducia che va data a Djordjevic, che certamente è un allenatore di assoluto valore e l’uomo da cui ripartire l’anno prossimo, è un fatto che cacciare Sacripanti non ha migliorato, anzi, la posizione in classifica.

Come ho iniziato, concludo. Questo articolo non vuole essere una caccia alle streghe. Vuole essere un racconto della parabola negativa di una squadra, con la ricostruzione cronologica dei fatti extrasportivi, troppi, che hanno contraddistinto la stagione. Con la speranza che si possa, da questi, imparare. La società aveva fatto scelte logiche, a giugno. Affidarsi a professionisti competenti, con un programma chiaro, obbiettivi precisi, che con ogni probabilità sarebbero stati raggiunti. Non lasciarli lavorare in serenità, non proteggere loro e la squadra dalle pressioni esterne ed, anzi, aggiungerne dall’alto è stato, lo dicono i fatti, controproducente.

Fra il 3 ed il 5 maggio si può aggiungere un episodio importantissimo che può salvare questa stagione. La società è convinta di avere messo le basi per la prossima. Ha deciso di affidarsi a nuovi professionisti, Paolo Ronci e Sasha Djordjevic. Speriamo che non tocchi loro di ripercorrere il sentiero tutto in salita che è toccato a Martelli e Sacripanti.

Pre partita Virtus Bologna – Pistoia: vincere per trovare continuità nella corsa ai playoff.

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Dopo aver conquistato le Final Four di Basketball Champions League la Virtus ri-scende in campo sempre in casa contro Pistoia.

GAME INFO

Quando: domenica 7 aprile ore 19:05

Dove: PalaDozza, Bologna

TV:Eurosport player, Eurosport 2

PROBABILI QUINTETTI

VIRTUS BOLOGNAPISTOIA
Tony Taylor Jacob Odum
Kevin Punter Tony Mitchell
Pietro Aradori L.J. Peak
Amath M’bayeOusman Krubally
Yannick Moreira Andrea Crosariol

COME STA : Pistoia non vince sul campo da 10 giornate (escludiamo ovviamente il 20-0 con Milano per il caso Nunnally), cioè dalla penultima giornata di andata, in casa con Varese. Era il 6 gennaio. Domenica scorsa contro Brescia si è vista una squadra in leggera ripresa, dopo la disastrosa partita casalinga contro Reggio e l’esonero di Alessandro Ramagli. Ciononostante, inutile nascondersi: arriva a Bologna una squadra disperata, che può virtualmente fare la corsa solo su Torino, che ha però ben altri valori tecnici da schierare.

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5 SPUNTI SULLA PARTITA

1. CHE PISTOIA?

Rispetto alla squadra incontrata nel girone di andata Pistoia è cambiata moltissimo, vero paradigma delle porte girevoli in cui si sono trasformate purtroppo molte squadre soprattutto del fondo classifica. Alessandro Ramagli è stato esonerato dopo la bruttissima sconfitta interna con Reggio Emilia, sostituito da Paolo Moretti, al debutto stagionale, che ha firmato solo fino a fine anno; l’ossatura della squadra è completamente cambiata, tra l’altro con la partenza di Dominique Johnson, faro dei toscani nel girone di andata, e di Keron Johnson, e l’inserimento tra gli altri di Tony Mitchell, uscito da Cantù, e Andrea Crosariol sotto canestro. Sappiamo come l’effetto del cambio allenatore si veda soprattutto nelle prime uscite e questo è un elemento che di certo può far presagire una squadra che metterà in campo energie che forse non abbiamo viste negli ultimi turni.

2. VIRTUS IN CERCA DI CONFERME

La Virtus affronta in casa l’ultima in classifica in una condizione di non grande forma, e poteva andare peggio, vista la grande quantità di energie fisiche ed emotive spese mercoledì nella bellissima vittoria con Nanterre. Dopo l’incidente di percorso di Sassari l’obbiettivo è riprendere il cammino di ricerca della nuova identità avviato dall’arrivo di Djordjevic, fatta di difesa, extrapass, energia, rotazioni allungate. Tenere Pistoia sotto i 70 punti sarebbe un bel modo per confermare i progressi difensivi che paiono in via di consolidamento. Parola d’ordine: nessuna distrazione.

3. COME STA IL CAPITANO?

Momento difficile per Pietro Aradori, forse figlio anche di una condizione fisica apparsa non al meglio. Anche per lui c’è l’opportunità di riprendere il cammino interrotto nel duello con Tony Mitchell, attaccante pericoloso ma certo non mastino difensivo. Ci piacerebbe vedere un Aradori coinvolto in attacco e impegnato in difesa pur contro un avversario certamente ostico da contenere, e con la probabile esclusione dai 12 di Kelvin Martin per non rischiarlo dopo l’impiego a sorpresa contro Nanterre questo diventa ancora più importante.

4. OCCHIO AI RIMBALZI

Pistoia è tra le ultime, o ultima, praticamente in tutte le voci statistiche. Ce n’è una però dove è davanti alla Virtus, quella – indovinate un po’ – dei rimbalzi, dove siamo ahimè penultimi, davanti a Torino e dietro proprio a Pistoia. La cosa peggiora ancora un filo se consideriamo invece che le medie rimbalzi la Rebound Percentage, statistica che ci vede desolatamente ultimi (con Pistoia peraltro terzultima). Attenzione però, con l’arrivo di Crosariol affiancato a Kroubally, che individualmente è tra i migliori del campionato, nelle ultime tre giornate Pistoia ha sostanzialmente impattato la partita a rimbalzo a Sassari (e abbiamo visto che fatica abbiamo fatto noi) ed a Brescia, perdendola però contro Reggio nel disastro collettivo. Cerchiamo di essere solidi in questo fondamentale e non concedere seconde opportunità

5. FATTORE PANCHINA

Pistoia ruota praticamente sette giocatori, gli stranieri più Crosariol. Dalla panchina salgono praticamente solo Della Rosa e Bolpin, che hanno avuto spazio a inizio campionato ma sono oggettivamente giocatori che faticano ad essere un fattore. La lunghezza della panchina della Virtus dovrà ancora una volta essere un fattore soprattutto per garantire una difesa continua sui principali terminali di Pistoia, Mitchell soprattutto e in subordine Peak, Krubally e Auda.

Champions League, le avversarie della Virtus: Nanterre 92

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L’ultimo ostacolo sulla strada della Virtus verso la Final Four di Basketball Champions League è il Nanterre 92, che andiamo ad analizzare come già fatto per le altre avversarie già affrontate.

NANTERRE 92

L’andata si giocherà in Francia mercoledì 27 marzo alle ore 20.30; il ritorno al Paladozza il mercoledì successivo, 3 aprile, sempre alle 20.30.

Nanterre è un sobborgo di Parigi ed il suo palazzo dello sport, il Palais des Sport Maurice Thorais, ha una capienza di poco più di 3000 posti, praticamente privo di curve ma molto caldo e con il pubblico vicino al campo.

Il Nanterre è una società presente da meno di 10 anni nella élite della pallacanestro francese. Promossa nella massima serie nel 2011, vince lo scudetto a sorpresa nel 2013, la Coppa di Francia nel 2014 e nel 2017 e due competizioni internazionali, Eurochallenge nel 2015 e FIBA Europa Cup nel 2017. Fa della continuità la sua forza: Pascal Donnadieu è l’allenatore dal 1987, caso più unico che raro nello sport professionistico europeo, in un contesto dove il presidente è il padre Jean e, dal 2016, il GM il fratello Frederic.

LA SQUADRA

Sei Francesi e sei stranieri come da regolamento, Nanterre è priva per infortunio di uno dei suoi americani, Dominic Waters. Di seguito il roster completo:

Nanterre è in generale una squadra priva di vere stelle ma virtualmente senza punti deboli, molto equilibrata sia nel valore dei singoli che nel modo di stare in campo. Donnadieu alterna moltissimi quintetti, anche di partenza, per cui sarà prevedibilmente difficile per la Virtus avere punti di riferimento. Nessun giocatore passa i 30 minuti di media, ben 8 ne giocano almeno 20. Due i giocatori di complemento (Carne e Pansa), che comunque superano i 10 minuti di media.

I dati dei dieci quintetti più utilizzati da Nanterre in Champions League (dati da kpele.shinyapps.io/BCL-Lineups/)

GLI ESTERNI

Jeremy Senglin è il playmaker ed il leader offensivo ed emotivo della squadra, soprattutto in assenza di Dominic Waters, che era la prima opzione offensiva. Al suo fianco, Laouh Konate e l’Islandese Haukur Palsson giocano il maggior numero di minuti, condivisi dalla panchina con Juskevicius che si può considerare il “sesto uomo”, più per ruolo tattico che per minutaggio. In particolare, Konate è una guardia di interessante atletismo e buon impatto difensivo e Senglin è un handler affidabile e pare avere una eccellente capacità di controllare il ritmo. Juskevicius e Palsson sono tiratori da tre punti davvero mortiferi, con l’islandese che in Champions sta viaggiando con uno spaventoso 51.5% su quasi 4.5 tiri a partita. Come vedremo, proprio il tiro da tre punti è la principale arma offensiva dei francesi. Completano il reparto il ventiduenne Corentin Carne e Armand Mensah.

I LUNGHI

Diciamo subito che il reparto lunghi di Nanterre, vedendo le partite contro il Besiktas, ci è sembrato molto interessante. In particolare il 4 sottostazzato Hugo Invernizzi, giocatore intelligente, versatile, molto tosto, poco appariscente ma molto incisivo, che porta in dote tra l’altro un impressionante 49% da tre punti su oltre 4 tentativi. Giocano spesso abbastanza piccoli, con Treadwell che pur essendo un’ala di poco più di due metri, anche se molto tosta fisicamente, è il miglior rimbalzista della squadra e può occupare per minuti importanti lo spot di centro. Hanno comunque due 5 “veri”, Julian Gamble, giocatore mancino (attenzione) ancora una volta non eccellente in nulla ma fisicamente tosto, e ciononostante che corre bene il campo, pericoloso in post basso, ed il ventunenne Jean-Marc Pansa, molto atletico e con minutaggio in crescita. Nessun rimbalzista straordinario, tanti più che discreti in una divisione dei talenti e delle capacità che sembra essere il tratto distintivo di questa squadra.

COME GIOCANO

Ordine, circolazione di palla e intelligenza nelle scelte sembrano essere la cifra offensiva principale nell’attacco di coach Donnadieu, con i ritmi scelti e sapientemente alternati a seconda del momento della partita da Senglin. Non è raro vederlo spingere contropiedi e transizioni secondarie, sfruttando anche la capacità dell’attacco di spaziarsi molto velocemente. A metà campo, blocchi e circolazione veloce della palla con pochissimi palleggi e rarissimi isolamenti, mentre è molto frequente vedere un extrapass per cercare un giocatore libero sull’arco. L’attacco parte generalmente da un pick and roll centrale e prevede quasi sempre un ribaltamento con Senglin che gioca spessissimo in centro alto. In generale le spaziature sono ottime, con una configurazione a 4 fuori quando è in campo Invernizzi e due giocatori interni quando sono in campo insieme Treadwell e uno dei due centri. Il tiro da tre punti è senza dubbio la prima arma di Nanterre, che tira molto (oltre 26 tentativi a partita, settima in tutta la BCL) e tira molto bene (42,4%, dato davvero impressionante, seconda per percentuale in tutta la competizione).

La vera forza del Nanterre è però l’organizzazione difensiva, che parte con una efficacia impeccabile nei rientri da tiro sbagliato e accoppiamenti velocissimi per non concedere contropiede. Si basa su un meccanismo efficace di aiuti dei centri e comprende, almeno per le partite che abbiamo potuto vedere, almeno due tipi di zona. Una a fronte pari ed una, più interessante ed utilizzata, a fronte dispari dove il 5 viene impiegato in punta o in una delle posizioni del fronte. Gamble e Treadwell fra i centri (davvero ottimi in aiuto) e Konate fra gli esterni sono difensori assolutamente sopra media, anche grazie a un atletismo e ad una stazza notevoli.

Virtus Bologna-VL Pesaro: il post partita di VNera

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La Virtus fa il suo compito, battendo Pesaro in una partita non bella ma sempre condotta e in sostanziale controllo. Si torna dentro le otto e adesso l’attenzione va alle Champions, anche se per strada si è perso nuovamente Kelvin Martin, che sarà fermo tre settimane a causa di un problema muscolare.

GAME INFO

RISULTATO: vittoria per 78-70.

ANDAMENTO GARA: partita che ha visto la Virtus comandare sempre nel punteggio. In particolare ci sono stati un paio di momenti, nel secondo quarto (38-22) e nel terzo (57-41), in cui sembrava che i bianconeri potessero ammazzare la partita, ma Pesaro è sempre rientrata, grazie a una grande pressione difensiva, che ha forzato un numero di palle perse inusuale (17) per la Virtus, regalando tanti punti in contropiede, buoni per ovviare alle difficoltà dell’attacco a metà campo, la dove la difesa Virtus ancora una volta ha giocato un’ottima partita. Nel finale decisivo un doppio tecnico Lyons-Boniciolli a indirizzare definitivamente la partita.

FATTORE X DELL’INCONTRO: La maggiore qualità e profondità della Virtus hanno prevalso su una Pesaro volenterosa e vogliosa di riscatto, ma che ha avuto il nulla assoluto dalla propria panchina.

CLASSIFICA: La Virtus è prima per classifica avulsa nel gruppone a 12 vittorie. Brescia e Sassari inseguono a 11. Il quarto posto dista appena 2 vittorie in una classifica che sta diventando una vera tonnara, con 9 squadre in 6 punti.

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5 APPUNTI SULLA PARTITA

1. Ancora una vittoria a rimbalzo

Partiamo da un bel dato: seconda vittoria consecutiva a rimbalzo per la Virtus, che aveva vinto il confronto sotto le plance sei volte nelle prime 21 giornate. Buon lavoro un po’ di tutti, dai 7 di Moreira, ai 6 di M’Baye, ai 5 di Kravic ma anche di Punter e Aradori, a conferma di un discreto lavoro in tagliafuori che si è visto più di altre volte.

2. Aradori extra lusso

Per chi scrive, quello di ieri è stato il miglior Pietro Aradori della stagione. Non solo e non tanto per quello che ha fatto in attacco, 19 con 3/3 dall’arco e buonissime scelte, ma per come ha difeso costantemente sugli esterni di Pesaro, in particolare sul P&R passando spessissimo sopra il blocco e forzando un paio di perse davvero di intensità. Se Aradori difendesse sempre così sarebbe un vero lusso.

Il dettaglio ON/OFF dei giocatori (qui il foglio complessivo)

3. Rientro difensivo problematico

14 punti a 2 in contropiede su palla recuperata, parecchi canestri subiti in transizione primaria o secondaria. Nel prepartita avevamo parlato del PACE di Pesaro, che tende a fare molta transizione, e della opportunità di rallentarla. Obbiettivo parzialmente riuscito per i 74 possessi concessi ma molto meno per l’efficacia degli stessi. La Virtus è stata spesso efficace nella difesa a metà campo, ma in transizione gli accoppiamenti rapidi ed anche, quando necessario, qualche fallo furbo a metà campo è mancato.

Il dettaglio dei quintetti schierati (qui il foglio complessivo)

4. Sempre in controllo

L’andamento un po’ a soffietto dei vantaggi Virtus, che è stata sino a +18 per essere poi rimontata, riallungare e vedere nuovamente ridotto il suo vantaggio, non deve però far perdere di vista il fatto che pur in una partita non brillante non c’è stato un solo momento in cui si è avuta la sensazione di poterla perdere ed in cui Pesaro si sia riavvicinata a meno di tre possessi. Anche la prontezza di Djordjevic nel chiamare i timeout su due miniparziali di 4-0 per Pesaro ha contribuito a mantenere la partita sempre in controllo.

Il flusso delle rotazione dei giocatori nel corso della partita (consigliamo di aprire l’immagine in una nuova finestra per visualizzarla meglio)

5. Il fattore Martin

Il più classico dei giocatori della cui importanza ti accorgi quando non c’è. Ieri Erik McCree ha fatto un partitone con momenti di vero dominio ed è stato un rebus molto complicato soprattutto a inizio terzo quarto, quando ha messo in enorme difficoltà Baldi Rossi, che ha pure difeso al massimo delle sue possibilità ma non ha potuto evitare un 8-0 personale che ha riaperto parzialmente l’incontro. Martin è essenziale per marcare questi giocatori atipici, 3 con fisico e tiro che possono giocare da 4 in quintetti bassi, e purtroppo non c’è un giocatore in Virtus che possa prendere il suo posto in questo ruolo. Ieri quello che l’ha fatto meglio a tratti è stato Aradori quando Pesaro giocava con Zanotti da 4. Abbassando il quintetto, Boniciolli ha trovato i minuti migliori proprio grazie a McCree.

Virtus – VL Pesaro: vincere per avvicinarsi ai playoff

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Anticipo casalingo per la Virtus che affronta una Pesaro in crisi in una giornata piena di scontri diretti. Partita da non sbagliare, sia per la classifica che per prendere fiducia in vista della trasferta a Nanterre. Occhio alle scelte di Djordjevic, sarà interessante vedere chi si siederà dietro la panchina.

GAME INFO

Quando: sabato 23 marzo, ore 20:30

Dove: PalaDozza, Bologna

TV: Eurosport 2, Eurosport Player

All’andata: sconfitta Virtus per 89-86.

PROBABILI QUINTETTI

VL PESAROVIRTUS BOLOGNA
Mark Lyons Tony Taylor
James BlackmonKevin Punter
Erik McCreePietro Aradori
Lamond MurrayFilippo Baldi Rossi
Egidijus MockeviciusDejan Kravic

INDISPONIBILI

Virtus: nessuno

Pesaro: nessuno

Andamento Pesaro: Pesaro viene da sei sconfitte consecutive, l’ultima in casa contro Cantù domenica scorsa.

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Chi vincerà sabato?
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5 APPUNTI SU PESARO

1. POCHISSIMI, MA BUONI

Pesaro è squadra cortissima, di fatto ruotano in sei e settimo ed ottavo per minutaggio sono sotto i 15 minuti. La qualità degli stranieri però è alta, soprattutto nei tre uomini di punta: McCree e Blackmon veleggiano sui 20 punti a partita, il secondo con un Offensive Rating di tutto rispetto. Mockevicius è il miglior rimbalzista del campionato e l’attaccante più pericoloso in termini di ORtg con un eccellente 126.1. Dalla panchina esce uno dei cinque americani ed il solo Monaldi fra gli italiani ha un posto più o meno costante nelle rotazioni.

2. OCCHIO AL LITUANO

Come detto, Pesaro ha uno dei migliori centri del campionato in termini non solo numerici. Secondo rimbalzista offensivo e terzo difensivo come Rebound percentage, viaggia a 11.5 rimbalzi di media a partita con il 16% di Offensive Rebound %. Significa che un rimbalzo su otto disponibile sotto i tabelloni avversari è suo. Viste le difficoltà spesso mostrate dalla Virtus nel controllo dei tabelloni, è il lituano il pericolo pubblico numero uno domani sera. Una bella prova di maturità per lunghi che saranno scelti da Djordjevic, soprattutto per Dejan Kravic chiamato a crescere in termini di applicazione e concentrazione nella fase difensiva e nel tagliafuori.  

3. I CINQUE MORI

La coppia Blackmon – McCraee ha fatto molto male all’andata ad una delle peggiori Virtus difensive dell’anno. Giocatori molto diversi: Blackmon molto costante, McCraee estremamente ondivago nelle prestazioni. Limitarli, soprattutto il secondo, significherebbe togliere a Pesaro una delle (non moltissime) armi di cui dispone. Dominic Artis, che all’andata ci fece parecchio male, sembra essersi perso dall’arrivo di Boniciolli: 6 punti di media nelle ultime 5 gare. Ancora peggio va Lamond Murray, in odore di taglio e che viene da un DNP, una partita di cifre discrete ma in garbage time contro Trieste ed una bella virgola nell’ultima contro Cantù. L’ultimo arrivato è Mark Lyons, alla quarta con Pesaro ma che finora non ha inciso. 

4. CONTROLLIAMO IL RITMO

Pesaro è, nemmeno troppo a sorpresa, la squadra con il PACE più alto del campionato, elemento abbastanza consueto delle squadre corte che tendono a cercare il canestro nei primi secondi dell’azione perché faticano di più ad attaccare a metà campo, dove fronteggiano in genere difensori più freschi su cui faticano a prendere vantaggio in situazioni statiche. Il rientro difensivo, soprattutto sulla prevedibile messe di rimbalzi di Mockevicius che è bravo ad aprire per il contropiede primario e secondario degli esterni di Pesaro, può essere una chiave per controllare il ritmo ed il punteggio.

5. INSISTIAMO SULLA DIFESA

Pesaro è squadra più offensiva che difensiva (benché onestamente, cabala permettendo e senza nascondersi dietro a un dito, abbastanza scarsa in entrambe le fasi del gioco: penultima per Offensive Rating ed ultimissima per Defensive). Vorremmo vedere un’altra grande prova difensiva dei nostri, soprattutto come viatico positivo verso la partita di Nanterre. Limitare Mockevicius e McCraee, non dare ritmo al loro contropiede anche secondario, sfruttare i momenti in cui il loro quintetto dovrà giocoforza rifiatare e vincere bene un’altra partita con gli avversari tenuti magari a basso punteggio sarebbe una grande iniezione di fiducia in vista dell’importante trasferta di mercoledì ed un altro passo verso la nuova identità di squadra, corale in attacco e solida in difesa, che pare avere in mente Sasha Djordjevic.