Luci, ombre, errori.

Tempo di lettura 6 minuti
391 letto

Analizziamo la stagione della Virtus in chiave propositiva, provando ad individuare quello che vorremmo non rivedere l’anno prossimo.

Dopo la bellissima qualificazione alla Final 4 di Champions League conquistata in una serata magica contro l’ostico Nanterre, la Virtus era attesa da un ciclo importante e non impossibile di partite che le avrebbero dato la concreta possibilità di qualificarsi ai playoff scudetto, e possibilmente in posizione discreta. Il settimo, ma anche il sesto e addirittura il quinto posto erano raggiungibili. A meno di un inopinato crollo.

La Virtus è crollata. Due volte, in casa, prima con Pistoia, l’ultima in classifica, precedente vittoria il 6 gennaio. Poi con Brindisi, certo non nel suo miglior momento di forma, con un Banks apparso sulle gambe e pericolosa in soli tre elementi. Nel momento della verità questa squadra si è sciolta come neve al sole. “Giochiamo con un crampo all’anima” dice coach Djordjevic in conferenza stampa, sconsolato, ammettendo di non avere la minima idea di come poter invertire la tendenza e salvare un’annata che, in campionato, sembra ormai perduta ed a cui resta solo un’appendice, due partite di Coppa, per darle un finale più dolce. La discontinuità ha caratterizzato questa seconda parte di stagione, e non si trova una via di uscita.

Non ci interessa cercare colpevoli, in questa sede. Ci interessa provare a riflettere sugli errori che certamente sono stati fatti e che vorremmo non vedere ripetuti l’anno prossimo.

Iniziamo col dire che la qualificazione alla final 4 di Champions League è un grande risultato. Non un buon risultato, un grande risultato. Tanto che squadre certamente migliori della Virtus, più lunghe, più ricche, come Venezia, AEK, Hapoel Gerusalemme, Murcia non ci sono arrivate. Di questo va dato merito a questa squadra ed a chi l’ha costruita e allenata.

La qualificazione è stata ottenuta in due fasi distinte. La prima, grazie all’eccellente girone di andata della squadra allenata da Sacripanti, che aveva iniziato, anche in campionato ma soprattutto in Coppa, molto bene. La seconda, grazie a due partite in casa molto ben giocate e preparate dalla Virtus 2.0 con Djordjevic in panchina. La prima, con il coach serbo appena sceso dall’aereo e frutto certamente anche della scossa emotiva e nervosa data dal cambio. La seconda, la migliore della Virtus nella sua seconda versione, grazie anche ad una impeccabile preparazione e gestione del suo allenatore. Indubbiamente però anche in coppa il rendimento della squadra ha avuto una flessione.

Ci sembra interessante analizzare la curva di rendimento della Virtus nel tempo, prendendo come parametro la percentuale di vittorie. Non consideriamo la Coppa Italia, fatta di due partite una vinta ed una persa, per semplicità. Abbiamo evidenziato i numerosi eventi extra campo che si sono alternati nella tribolata stagione virtussina. Ecco il grafico; nella lettura, tenete conto che la pendenza della curva diminuisce a parità di eventi al crescere del numero delle partite giocate, perché varia meno in valore assoluto la percentuale di vittorie dopo ogni partita. In altre parole, una pendenza più accentuata nella parte sinistra del grafico corrisponde ad una meno accentuata nella parte destra, in termini di ciclo di vittorie/sconfitte.

Andamento della percentuale di vittorie partita per partita

L’inizio era stato buono, anzi, molto buono in Coppa e buono anche in campionato. Con alcune cadute, inizialmente contro squadre che parevano inferiori ma si sono dimostrate al contrario più forti (Cremona e Sassari) ed una, evitabile, con Pesaro nel suo unico buon momento. Dopo l’infortunio a Kelvin Martin la squadra aveva reagito alla grande con cinque vittorie consecutive tra coppa e campionato, pagando poi lo sforzo e la somma di altri infortuni (Aradori, Cornoouh, Qvale spesso indisponibile) che hanno decimato la squadra nell’ultimo mese dell’anno. Si gioca contati, arrivano sconfitte indolori in coppa, più pesanti in campionato. Tra fine dicembre e gennaio, però, si inverte di nuovo la tendenza, rientra Martin, rientra Aradori, viene inserito – con impatto eccellente – Moreira ed arriva un altro bel filotto di quattro vittorie. Siamo a metà gennaio, alla fine della diciassettesima giornata, seconda di ritorno, e la Virtus è settima, a una vittoria dal quinto ed a due vittorie dal terzo posto, qualificata alla Final 8 di Coppa Italia e qualificata, da vincitrice del girone, ai playoff di Champions League. Ha vinto poco meno di due partite su tre giocate. Questo, nonostante le condizioni a dir poco precarie del centro titolare, giocatore chiave nell’idea di gioco dell’allenatore, e l’assenza del giocatore forse più decisivo ed insostituibile della squadra, Kelvin Martin, per due mesi, e di Pietro Aradori per diverse partite. Mi chiedo, e chiedo a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui: era una squadra mal costruita da un DS incapace, al primo anno di serie A ed evidentemente inesperto ed inadeguato al compito? L’allenatore era uno che non aveva in pugno la squadra che aveva portato a questi certo non banali risultati?

La risposta può essere una sola: no. Fino a quel momento, le cose in campo funzionano. Non perfettamente, ma in linea con gli obbiettivi e meglio di quanto si potesse prevedere per una squadra totalmente nuova in ogni sua componente e sottoposta al doppio impegno. Ora però la squadra è al completo, quattro vittorie consecutive, la qualificazione alla seconda fase di Champions ottenuta, la final 8 di Coppa Italia da giocare. La Virtus fa a Varese la prima partita della stagione al completo: è la migliore dell’anno, vittoria di autorità in casa di una squadra in forma. Il momento per un’altra accelerazione sembra arrivato.

Invece, qualcosa si rompe.

Vedere cosa, a mio parere è molto facile. La società si muove. Inserisce Paolo Ronci a fare sostanzialmente da tutor a Dalla Salda e Martelli.
Baraldi esterna, alza l’asticella, pone l’obbiettivo alla Final 4 di Champions dicendo che con Moreira è stato preso “un pezzo grosso, senza tagliare nessuno”. In realtà si è preso un giocatore funzionale che potesse tamponare l’assenza perdurante di Qvale in un ruolo dove era difficile trovarne uno, e basta guardare il mercato delle altre (Avellino con Young, che qualcuno avrebbe voluto qui, Milano che spende fior di quattrini per prendere Omic, no, dico, Omic…) per rendersene conto. La squadra invece, con buona pace di Baraldi, è sempre quella che è stabilmente in zona playoff in campionato e prima in Coppa, non è cambiata, non è una squadra da primi 4 posti perché non è stata costruita per quello. Sono state fatte scommesse, rischiose, su due ragazzi come cambio del play per provare a far crescere un prodotto del vivaio. Sono stati presi stranieri molto economici per completare un roster lungo, tra l’altro con risultato spesa – resa eccellente (Martin, Kravic). A forza di alzare l’asticella, la squadra non riesce più a saltarla. Le tensioni sbocciano, inevitabilmente.
Martelli viene allontanato progressivamente dalla squadra, prima smette di sedersi a fianco della panchina, poi addirittura non va alla Final 8 di Coppa Italia, si parla di sfiducia, infine si dimette. Salutato Martelli, è la volta di Sacripanti, che viene di fatto esonerato prima dell’andata con Le Mans, allena, da gran professionista, pareggia – mettendo le basi per il passaggio del turno – e saluta. Nel frattempo viene cambiato (perché?) il capitano, dando la fascia a Pietro Aradori.

Arriva Mario Chalmers, preso da Ronci (e pagato parecchio, secondo la penna più equilibrata e solitamente meglio informata di Bologna; pagato più di tutti, in effetti). Grande nome, le visite gliele avranno pur fatte, starà bene. Si siede in panchina Sasha Djordjevic, che oltre a certificare subito che Chalmers è “lontanissimo da una forma accettabile”, fa benissimo le prime tre, aiutato anche dal calendario, nell’unica serie di più di due vittorie da quella sera di metà gennaio. Perde in Francia, perde a Sassari ma vince bene, come detto, in casa col Nanterre e completa l’opera di Sacripanti qualificandosi per la F4. Da lì è storia recente, con una serata in discoteca i cui eccessi risiedono forse solo nel comunicato della società, ennesimo scivolone, finito in una bolla di sapone che non depone a favore di chi ha usato il pugno duro a scriverlo. Anzi, finito in una contestazione ad uno che non c’entrava niente, perché sarebbe andato “a Milano a puttane” dopo una sconfitta. Mentre lui, poveretto, magari era a casa incazzato dopo essersi sbattuto come sempre in difesa contro Pistoia. Ecco, forse questo è uno dei pochi effetti di quel comunicato dal pugno duro.

Il momento in cui la Virtus ha iniziato la sua curva discendente senza più risalite in effetti non è difficile da individuare. Coincide con l’ingresso in società di Ronci, le dichiarazioni ripetute di Baraldi, la conseguente uscita di Martelli, la sostanziale sfiducia a Dalla Salda ed il finale esonero di Sacripanti. Tutti movimenti voluti dall’alto, in un affanno di correzione a posteriori di quelli che erano stati gli obbiettivi iniziali e che si era in linea per raggiungere. Nessuno di questi movimenti scomposti e affannosi, è un fatto, ha migliorato la situazione. La Virtus si è qualificata per la F4 con Djordjevic in panchina, verissimo, ma in primo luogo non è detto che non l’avrebbe fatto con Sacripanti, che di questa qualificazione ha messo le basi; secondo, con il serbo sono arrivate anche le peggiori sconfitte. Verrebbe da dire: non tutto merito suo il primo risultato, non tutta colpa sua gli ultimi, ovviamente. Al netto della fiducia che va data a Djordjevic, che certamente è un allenatore di assoluto valore e l’uomo da cui ripartire l’anno prossimo, è un fatto che cacciare Sacripanti non ha migliorato, anzi, la posizione in classifica.

Come ho iniziato, concludo. Questo articolo non vuole essere una caccia alle streghe. Vuole essere un racconto della parabola negativa di una squadra, con la ricostruzione cronologica dei fatti extrasportivi, troppi, che hanno contraddistinto la stagione. Con la speranza che si possa, da questi, imparare. La società aveva fatto scelte logiche, a giugno. Affidarsi a professionisti competenti, con un programma chiaro, obbiettivi precisi, che con ogni probabilità sarebbero stati raggiunti. Non lasciarli lavorare in serenità, non proteggere loro e la squadra dalle pressioni esterne ed, anzi, aggiungerne dall’alto è stato, lo dicono i fatti, controproducente.

Fra il 3 ed il 5 maggio si può aggiungere un episodio importantissimo che può salvare questa stagione. La società è convinta di avere messo le basi per la prossima. Ha deciso di affidarsi a nuovi professionisti, Paolo Ronci e Sasha Djordjevic. Speriamo che non tocchi loro di ripercorrere il sentiero tutto in salita che è toccato a Martelli e Sacripanti.

E se l’esempio venisse dai tifosi?

Virtus Bologna
Tempo di lettura 5 minuti
762 letto

Non sono solito scrivere di questioni extra campo. Tendenzialmente non mi appassionano particolarmente e, in generale, preferisco parlare di quello che si vede sul parquet, più che fare congetture su cose di cui spesso veniamo a conoscenza solo di frammenti.

Poi ci sono le situazioni che fanno eccezione. Tipo quella delle ultime ore.

Il riassunto è quasi superfluo, vista la cassa di risonanza avuta dall’accaduto. Dopo la pessima sconfitta interna con Pistoia, Kevin Punter, Kelvin Martin, Tony Taylor, Yanick Moreira e Mario Chalmers si concedono una serata in una nota discoteca milanese, in buona compagnia. Buona compagnia che, il giorno successivo, posta su Instagram alcuni video dei giocatori che fanno festa nel corso della serata. Ballando, cantando, facendo, insomma, quello che fanno più o meno tutte le persone che decidono di passare una serata in discoteca.

Apriti cielo. E’ la situazione classica che scatena quella mentalità provinciale di cui tutta la Bologna sportiva è permeata.

Indignazione generale. Giocatori menfreghisti. Che non rispettano la maglia. Che non hanno a cuore la Virtus. Dopo una partita come quella giocata dovevano starsene chiusi in casa a riflettere. E poi, Djordjevic non aveva detto che Taylor non stava in piedi? Guarda come balla!

E via così, in un leit motiv che, in fondo, ben conosciamo.

Che porta, nella serata di martedì, a un comunicato della Società, dove addirittura si pone l’ipotesi del ricorso a vie legali per tutelare i propri interessi. Comunicato tanto duro quanto inopportuno e fuori luogo, a venti giorni dall’obiettivo numero uno della stagione, la Final Four di Champions League.

Ora, l’idea del gruppo USA virtussino non è stata certo di quelle catalogabili tra le più lungimiranti. Far festa dopo una partita ci sta (il piano di partenza, ossia andare a Milano e non in un locale cittadino, non era neanche malvagio, peraltro), ma magari serviva l’accortezza di non farsi riprendere. I video non sono stati diffusi dai giocatori, ma ciò non toglie che sarebbe potuta esserci un po’ di attenzione in più a questo dettaglio, che dettaglio non è.

Ma, detto ciò, tutta la reazione popolare seguita è stata abbastanza spropositata, se ci si ferma a guardarla da fuori con un minimo di lucidità.

Sono gli stessi giocatori che quattro giorni prima erano acclamati alla stregua di eroi dopo la vittoria su Nanterre.

I video non mostrano alcun comportamento fuori dalle righe. Nessuno beve o si ubriaca. Nessuno fuma. Nessuno fa cose che uno sportivo professionista non dovrebbe fare. Nella propria serata libera, dopo almeno un paio di settimane dove non c’era stata una pausa.

Una delle maggiori obiezioni mosse è stata che almeno due dei giocatori presenti fossero stati dichiarati non in condizioni di giocare contro Pistoia, o ai limiti. Anche qui, pare abbastanza evidente che la condizione fisica necessaria per giocare una partita di serie A o andare in discoteca con gli amici sia un attimo diversa. Per intenderci, se alle otto di sera sto bene non ho grossi problemi ad andare in discoteca due ore dopo, anche se, magari, fino al giorno prima ero steso a letto. Specie a 25 anni o giù di lì. Ma andare in campo a giocare una partita, quando nei giorni precedenti ho avuto problemi di disidratazione e non mi sono potuto allenare è tutta un’altra storia.

E’ stato anche detto che i giocatori rappresentano la Virtus con i loro comportamenti e così facendo hanno creato un danno di immagine alla società e alla sua storia. Ripetuto che nessuno, nei video, ha tenuto comportamenti in un qualche modo fuori dalle righe del contesto, la storia della Virtus non è stata forse costruita, anche, da giocatori come Sugar Ray Richardson, che fuori dalle mattonelle del parquet diciamo non fosse esattamente un agnellino? E non venitemi a dire: “Si ma Sugar in campo faceva la differenza”, perché se il discrimine per giudicare le azioni di un giocatore fuori dal campo sono le sue prestazioni sul campo, allora stiamo discutendo del classico nulla.

Quanto al menefreghismo dei giocatori: in campo occorre ricordare che la Virtus ha perso una partita giocata con Alessandro Cappelletti in quintetto titolare, Tony Taylor in campo dopo tre giorni di virus intestinale, senza Martin e Qvale, il tutto mentre Nanterre, seconda in classifica in Francia, veniva schiaffeggiata per 90-68 sul proprio campo dal Boulazac Basket Dordogne. A riprova del dispendio di energie della partita di mercoledì. Insomma, il KO di domenica resta brutto tendente all’orrendo, ma qualche motivazione dietro c’è. Motivazioni che difficilmente sarebbero state risolte rimanendo chiusi in casa domenica sera dopo la partita.

E qui veniamo al punto del discorso. Come detto, la società ha ritenuto necessario emettere un comunicato stampa parecchio pesante. Comunicato che è sembrato dettato soprattutto dalla necessità di dare un segnale ai tifosi, in subbuglio e arrabbiati. Quei tifosi che pagano profumatamente per vedere la propria squadra, tanto da essere equiparati ad azionisti della società.

Sì, il tifoso paga, e in Virtus lo fa più che da ogni altra parte, quindi ha il diritto di poter dire la sua. Che non vuole però dire farlo in maniera schizofrenica e irrazionale.

Anche perché, a differenza di tante altre piazze, qua il tifoso ha un vantaggio: la società lo ascolta. Pure troppo verrebbe da dire.

In mezzo al marasma di questa stagione, quello che è apparso evidente, è come, da metà dicembre circa in avanti, la proprietà Virtus abbia preso molte decisioni se non strettamente collegate alla volontà della piazza, quanto meno arrivate seguendo ragionamenti “da tifoso” più che da uomini di campo.

Le prese di Moreira e Chalmers, per esempio. Affrettate, imposte allo staff tecnico. Che al momento si stanno rivelando discreti autogol e poco indicate per quelle che erano le reali necessità del roster.

Molte dichiarazioni fuori luogo, che hanno spesso acceso pericolosi focolai.

L’assurda situazione dell’esonero di Sacripanti e delle dimissioni indotte di Martelli.

La posizione indecifrabile che al momento ricopre Alessandro Dalla Salda.

Tante scelte arrivate anche per i mal di pancia di una tifoseria che, storicamente, viene riconosciuta come competente. #BasketCity #SiamoLaVirtus.

E allora, il punto estremo di questa sbrodolata è: se i primi a prendere coscienza del proprio peso e ad avere un comportamento razionale e lineare fossero proprio i tifosi? Se fossero loro i primi a dare l’esempio di come seguire in maniera più sana la propria squadra? Affrontando in maniera più razionale gli alti e i bassi. I successi e le sconfitte. Le grandi prestazioni e quelle tragicomiche. Cercando così di instradare meglio chi questo approccio alle cose dovrebbe averlo per ruolo.

Certo, suona come un controsenso. L’adagio è che il tifoso deve fare il tifoso. Ragionare di pancia. Esultare come un matto per un successo il mercoledì e chiedere il taglio di otto giocatori la domenica.

Ma, appunto, qui non c’è un pubblico competente? Che ha visto grandi campioni? Che sa come si vince?

E allora perché non provare a invertire il trend? Perché non essere quel valore aggiunto che, probabilmente, nessuno può vantarsi di avere?

Domenica arriva Brindisi. I playoff in campionato sono praticamente compromessi. Ma c’è da arrivare al meglio alle Finali di Champions e a fine stagione. Per non trovarsi, soprattutto, a fare ancora una volta tabula rasa, partendo con basi più solide il prossimo anno.

Ecco, se Bologna è veramente Basket City. Se il pubblico Virtus vuole dare veramente un segnale. Se si vuole dimostrare quello stile tanto sventolato, questo è il momento.

Il nuovo diktat bianconero

Tempo di lettura 2 minuti

536 letto

Le parole sono state chiare fin troppo chiare.

La V ha messo un budget iniziale ritenuto importante con obiettivi prefissati.

Non raggiungerli è un danno e gli infortuni non sono un alibi, anzi un motivo per valutare tutti gli altri, vista la cifra messa ad inizio anno.

I nostri giocatori sono importanti ma devono dare sempre il 100% e non vogliamo sbagliare, siamo la Virtus.

I nostri giovani ci danno una mano, ma noi vogliamo vincere subito non ci interessa crescere in casa un giocatore, quando in estate possiamo permetterne altri.

Capiamo che questi possono subire la pressione nel giocare nella V ma appunto per questo devono essere all’altezza visto l’impegno nostro estivo.

I nostri tifosi sono fantastici, sono i numeri uno al mondo, la proprietà paga cifre importanti per permettere a loro una squadra all’altezza e se questa non rende per poche partite è giusto invocare subito il licenziamento di alcuni.

Anche per gli infortunati è giusto comportarsi così, non bisogna perdere tempo ed i nuovi arrivati sicuramente aiuteranno ancora di più la chimica di gruppo.

Noi ci fidiamo del nostro staff anche se questo fa errori, eventualmente troviamo altri elementi per affiancargli, però non è colpa nostra perché noi garantiamo tutto.

Siamo alla ricerca di soci importanti perché il nostro impegno è importante ma per raggiungere altri obbiettivi servono altri, però noi ci impegniamo.

Stiamo partecipando ad una coppa conquistata grazie all’importanza della nostro nome e vogliamo fare bella figura.

Bella figura vuol dire vincere e continuare a farlo anche in campionato, visto il nostro impegno iniziale.

Non vogliamo perdere contro squadre che hanno speso meno di noi, senno perché noi l’abbiamo fatto?

Ascoltiamo tanto i nostri tifosi e quello che scrivono sui social, vogliamo accontentarli tutti, nessun escluso.

Questo è il nostro modo di pensare, teniamocelo a mente nei momenti in cui ce lo dimentichiamo.

Tanti auguri VNera!

Tempo di lettura 1 minuto

167 letto

Ebbene sì, VNera compie il suo primo anno di vita!

365 giorni e 263 articoli dopo siamo ancora qui per festeggiare insieme a voi.

Un percorso iniziato quasi per gioco ma che ci ha dato grandi soddisfazioni. L’intento era quello di entrare in contatto con quanti più tifosi e appassionati di Virtus possibile e, beh, piano piano ci stiamo riuscendo.

Ci sono stati momenti di grande impegno ed altri dove abbiamo potuto tirare un po’ il fiato, ma la cosa che più ci ha fatto piacere fin qua è stata l’interazione che abbiamo avuto con tutti voi.

Le dirette al buio del Paladozza. VNera Pod. Gli approfondimenti infra settimanali.

La chat di Whatsapp, poi, è stato il passo per metterci in contatto definitivamente con tutti voi ed è un posto dove potersi confrontare praticamente in ogni momento della giornata, sempre nel nome della passione per la V.

Insomma, un grazie a tutti voi che ci siete stati in questo anno. Noi continueremo a cercare di rendere VNera un sito quanto più interessante possibile.

 

L’Editoriale storico di VNera: Ezio Liporesi di Virtuspedia: I primi assalti all’Europa

Tempo di lettura 11 minuti

242 letto

Torna l’Editoriale di VNera, stavolta però storico! 

Abbiamo infatti con noi il mitico Ezio Liporesi, di Virtuspedia  dove ci racconterà ogni puntata la storia della nostra squadra del cuore.

Tutto questo spulciando tra almanacchi, articoli ritagliati o scansionati di giornale, intervistando i protagonisti, insomma un grande appuntamento per gli amanti del passato virtussino!

La prima puntata si chiama: I primi assalti all’Europa

Escludendo l’anomala partecipazione (in sostituzione del Simmenthal) alla Coppa dei Campioni nel 1960-61, un turno superato contro Ginevra, poi l’eliminazione ad opera dei rumeni del CCA Bucarest, sconfitta di 16 punti dopo la vittoria in casa di 14, i primi assalti decisi all’Europa partono a metà degli anni ’70.

La Coppa Italia vinta nel 1974 diede il diritto di partecipare alla Coppa delle Coppe, ma dopo aver eliminato il Maccabi Ramat Gam, la Virtus fu solo terza nel girone dietro Spartak Leningrado e Jugoplastika.

La formula era particolare, una via di mezzo fra un girone all’italiana e un torneo a eliminazione diretta: chi si aggiudicava il doppio confronto (tenendo conto della differenza canestri nel caso di una vittoria per parte) guadagnava due punti in classifica e due punti fu anche il magro bottino dei bianconeri, capaci di avere la meglio solo sul Les Mans.

L’anno dopo la Virtus si affacciò alla Coppa Korac. Vittoriosi sui bavaresi del Maximarkt Wels, i bolognesi si ritrovarono di nuovo a dover affrontare il girone con la medesima formula affrontata nella stagione precedente. Se il Varna e il Leverkusen non potevano impensierire, c’era da superare l’ostacolo Partizan Belgrado: la sconfitta di 17 punti in terra slava e soprattutto l’assenza nel ritorno di Caglieris (18 punti a Belgrado, migliore dei suoi dopo i 28 di Driscoll), rendevano la rimonta quasi improba. Le V nere, reduci dalla vittoria nel derby, confezionarono una grande gara, con 28 punti di uno scatenato Antonelli, 22 di Bertolotti, 20 di Driscoll, ma anche 10 di Valenti, il sostituto di Caglieris. In semifinale la Sinudyne vinse con grande autorità a Spalato, con un ottimo +9 e la finale sembrava, a questo punto, molto vicina. Il ritorno era in programma il 2 marzo e la squadra di Peterson veniva dal successo, pur senza brillare, sui campioni d’Italia di Cantù, la settima vittoria sulle sette gare dell’andata della poule scudetto (girone all’italiana tra le prime otto della prima fase), facendo intravedere all’orizzonte la possibilità di conquistare il tricolore. Nel ritorno di semifinale la Jugoplastika prevalse di 13 punti e si guadagnò l’accesso alla finale, che poi vinse contro la Chinamartini di Torino, squadra che era rimasta fuori, in Italia, dalla poule scudetto. Chi vide al ristorante i giocatori bolognesi dopo la gara, scorse nei visi un’aria serena, quasi come se avessero vinto: la perdita della chance europea era compensata probabilmente dal sollievo di non dover essere impegnati nella doppia finale del 16 e 23 marzo, rispettivamente dopo la seconda e la terza giornata di ritorno della poule tricolore. Lo scudetto vinto aprì, questa volta in tutta legittimità, le porte della Coppa dei Campioni, ma il secondo posto nel girone E, dietro al Maccabi Tel Aviv e davanti a Dinamo Bucarest e Olympiakos Pireo, costò l’eliminazione.

L’anno dopo fu la volta della Coppa delle Coppe, riservata alla seconda classificata del campionato, dopo l’andata in letargo della Coppa Italia. Eliminato l’Olympiakos, rimediando in casa alla sconfitta in Grecia, i bolognesi prevalsero anche nel girone, vincendo le tre gare in casa contro Barcellona, Steaua Bucarest e gli svedesi del Sodertalje, sconfitti poi anche in Svezia. Gli otto punti bastarono alle V nere per vincere il girone e qualificarsi alle semifinali da primi, insieme al Barcellona, secondo. Da affrontare i francesi del Caen, secondi nell’altro raggruppamento. Il più venti in casa, con 26 punti di Driscoll, 21 di Roche, 18 di Villalta, 16 di Bertolotti e 13 di Caglieris, fu agevolmente difeso in Normandia; la sconfitta 86-80 garantì alla Virtus la sua prima finale europea, in programma a Milano, contro Cantù. Bertolotti è strepitoso, 27 punti, Driscoll, 20 punti, lo supporta, ma purtroppo Roche si presenta all’appuntamento con evidenti guai fisici. Guidano a lungo i brianzoli ma nel finale la Virtus torna in partita, va anche al comando e se la gioca punto a punto, ma alla fine due soli punti negano ai bianconeri il primo titolo europeo.

L’anno dopo i bolognesi si ritrovarono nella stessa manifestazione, ma stavolta nel girone le parti s’invertirono, primo Barcellona e Virtus seconda. In semifinale c’è il Den Bosch Hertogenbosch; vittoria di 12 punti a Bologna, ma al termine dei 40 minuti in Olanda la Virtus è sotto di 12 punti e lo stesso divario separa le due squadre dopo un supplementare, ma al termine del secondo supplementare gli olandesi prevalgono di 13 punti e volano in finale negando alla Sinudyne la seconda finale europea consecutiva.

Nella stagione successiva di nuovo Coppa dei Campioni e il racconto merita di essere dettagliato. L’esordio è a Bratislava, il primo tempo è equilibrato e i padroni di casa lo terminano avanti di uno, ma nella ripresa i bolognesi si scatenano, confezionano uno strepitoso 26 su 28 al tiro. Mattatore è Mc Millian con 36 punti, che uguaglia la miglior prestazione fino a quel momento di un virtussino in Europa, Antonelli in coppa Korac nel 1976; ottime anche le prestazioni del recuperato Villalta (27 punti) e di Cosic (20), gara appannaggio dei bolognesi per 109-91. Facilissima vittoria contro i lussemburghesi dello Sparta Bertrange che non arrivano ai 50 punti, 90 a 48 per i bianconeri di casa. Cosic è il migliore con 25 punti anche nella vittoria interna contro Bratislava che garantisce il passaggio al girone finale con una giornata di anticipo. L’inutile trasferta in Lussemburgo che porta comunque un franco successo, permettendo ai bolognesi di chiudere il girone di coppa a punteggio pieno. Poi il debutto nel girone finale di coppa dei campioni contro il Real. Il primo tempo, splendido ed equilibrato, si chiude con la Virtus avanti 50-48, ma poi prevale la maggiore esperienza degli spagnoli, guidati da Brabender autore di 35 punti. C’è subito l’occasione per il riscatto, ancora in casa contro il Den Bosch, liquidato già nel primo tempo, chiuso avanti di 16 punti; la ripresa vede una Virtus più distratta, che chiude comunque vittoriosa 77-70. La prima trasferta del girone di coppa a Tel Aviv: la Virtus crolla, meno 15 all’intervallo, meno 27 alla fine. A Belgrado, contro il Partizan di Dalipagic, per sperare ancora di raggiungere la finale occorre vincere: McMillian s’infortuna nel riscaldamento ma vuole giocare lo stesso…e ha ragione lui! Segna 45 punti e i bolognesi sotto di tre punti all’intervallo, chiudono a più 26. Questa partita segna l’ingresso in quintetto di Generali, al posto di capitan Bertolotti, che paga gli zero punti nella precedente gara di campionato a Milano e un rendimento molto altalenante condizionato dal suo difficile momento personale, legato alle non buone condizioni di salute del padre. Al contrario Generali, cui giova particolarmente la vicinanza di Cosic, vive una crescita esplosiva. McMillian segna 24 punti contro il Bosna di Delibasic, mentre Villalta ne sigla 23, 79-76 il risultato per un successo che permette alla Virtus di chiudere il girone di andata a 6 punti in piena corsa per la finale. La testa è già a Madrid, dove purtroppo non c’è gara, finisce 101-81 per gli spagnoli. La sconfitta in Olanda praticamente frena ogni sogno di gloria europeo. Prestigiosa vittoria contro il Maccabi, successo che tiene aperta ancora la possibilità matematica di accedere alla finale; segnano 24 punti Cosic, 23 Villalta e 18 Generali. Si affronta il Partizan privi di Cosic, ma McMillian al 17’ ha già 20 punti (saranno 26 alla fine), contro i 26 totali dei belgradesi, così a fine tempo è 53-34 per le Vu nere; la ripresa comincia, però, con uno 0-10 e qui i bolognesi sono sorretti da Generali, 20 punti con 8 su 13 al tiro e così, grazie anche ai 15 punti di Martini, la Virtus conquista la quinta vittoria del girone, ma il contemporaneo successo del Maccabi sul Real chiude i giochi del girone, sono spagnoli ed israeliani ad andare in finale. C’è da chiudere il girone di coppa a Sarajevo, una sconfitta 89-85 in una gara che verrà ricordata soprattutto per la presenza di Govoni nel quintetto di partenza. L’esperienza europea si chiude con 5 vittorie e 5 sconfitte e il quarto posto finale, insufficiente a raggiungere la finale, ma alcune vittorie prestigiose forniscono l’esperienza necessaria a questi livelli per ottenere in futuro un risultato migliore.

Nel 1980-81 esordio in Coppa dei Campioni a Tirana: la comitiva bolognese perde l’aereo, è costretta a fare scalo e dormire a Belgrado, ma fortunatamente vince agevolmente l’incontro 79-97. Contro i turchi dell’Eczacibasi la difesa bianconera si schiera in maniera collettiva, zona 2-3; gara inizialmente contratta, solo più dieci per la Virtus all’intervallo, poi le Vu nere si sciolgono e vincono 111-79. contro Sofia, una facile vittoria, già maturata nel primo tempo chiuso a più 21. Nota curiosa i bulgari giunti a Milano e privi di denaro vengono recuperati grazie all’intervento del direttore sportivo della Virtus Mancaruso. La Sinudyne vince poi anche a Istanbul. Nel girone finale i bianconeri espugnano subito Mosca l’11 dicembre battendo l’Armata Rossa. Un grande primo tempo chiuso sul 29-44 con un ottimo 19 su 28 al tiro; all’inizio di ripresa reazione locale, 37-46 al terzo minuto e mezzo, poi all’ 8’e 40” Villalta commette il quarto fallo e la squadra si mette a zona, ma la rimonta russa continua, fino al 51-52, però la Virtus regge, si riporta subito sul 52-56 e quando McMillian firma il 60-71 al 17’ subito puntellato da un libero di Caglieris, la vittoria è ormai al sicuro. Finisce 66-78. Le percentuali rimangono buonissime anche alla fine, 33 su 51, Caglieris 3 su 6, McMillian 9 su 15, Bonamico 3 su 5, Villalta 7 su 9, Marquinho 6 su 8 e Generali 5 su 8. Arriva a Bologna per la seconda giornata di Coppa il Maccabi; buon primo tempo della Virtus che chiude sul 44-38, ma come a Mosca l’inizio ripresa è tutto per gli avversari che con un 0-15 si portano sul 44-53, grazie anche a una scarsa tutela di Marquinho da parte degli arbitri, il brasiliano infatti subisce di tutto sotto canestro tra l’indifferenza dei fischietti e in tribuna stampa anche il decano dei giornalisti italiani, Aldo Giordani, più volte si mette le mani nei capelli. La rimonta Virtus però è veemente e al 16’e 40” si è sul 68-68, poi a 8 secondi dalla fine le Vu nere guidano di un punto quando Caglieris subisce fallo; il playmaker vorrebbe conservare palla, ma Zuccheri gli impone di tirare i liberi e così Charly va in lunetta controvoglia ma segna entrambi i tiri tornando poi esultante in difesa mentre gli israeliani segnano un inutile canestro: 74-73 per la Virtus, che va alla pausa di Coppa con due vittorie preziose. Ottimo il McMillian del primo tempo con 7 su 9 al tiro, nonostante le precarie condizioni fisiche, bene Villalta e lo splendido finale di Marquinho. un altro grande ex, Renzo Ranuzzi, allenatore con la supervisione del direttore tecnico Nikolic. Subito si presenta alla nuova direzione tecnica l’incontro di Coppa col Bosna. Una Virtus sempre con difesa a uomo, con più attenzione al gioco di squadra, al passaggio, all’assist prevale e rimane a punteggio pieno. L’inizio del match è difficile, 8-14 al 5’, poi la Virtus reagisce e ritorna a contatto, chiudendo il primo tempo a più uno. Nella ripresa un 4 su 4 di Generali porta i bolognesi sul più 8, poi un 3 su 3 di Villalta a più dieci e quando Sarajevo rientra a meno tre a tre minuti e mezzo dalla fine, è ancora il gigante di Maserada sul Piave a suonare la sveglia fino al 92-85 finale. Generali 22 punti, Caglieris e Villalta 18, McMillian 16 i migliori realizzatori per i vincitori. trasferta di Madrid per lo scontro col mitico Real. La Virtus dopo tre minuti e mezzo è sul più 6, ma le cose peggiorano, all’11’ è più 8 Real. La Virtus però rimane aggrappata al match, così a 2’34” dalla fine Martini con un libero pareggia, di nuovo avanti gli spagnoli con Abromaitis e nuovo pareggio di Martini, poi due liberi di Generali portano a più due le Vu nere e poco dopo lo stesso Pietro fallisce in contropiede, ma fortunatamente Iturriaga segna solo un libero su due e così a 35 secondi dalla fine sul più uno Virtus e palla in mano, Caglieris palleggia a lungo poi penetra e allo scadere dei 30 secondi deposita in sottomano a canestro i due punti della sicurezza.

L’impresa storica è sottolineata dal mucchio di giocatori bianconeri che si abbracciano sul terreno.

25 punti McMillian, 17 Marquinho e Bonamico, 16 Villalta, ma anche i 4 punti di Generali, Martini e Caglieris vanno sottolineati perché molti di essi vengono negli ultimi 150 secondi; 4 punti anche per Cantamessi, che festeggia in maniera smisurata negli spogliatoi venendo richiamato da Nikolic che lo invita a tenere un atteggiamento che mostri a tutti come sia normale che la Virtus si imponga a Madrid. . In Olanda, dopo un inizio pessimo, 9-0, la Virtus grazie alla sveglia data da Bonamico passa a condurre 12-13, poi continuano l’opera Marquinho e Generali, subentrato a Bonamico che dopo 7 minuti ha tre falli. All’intervallo è 44-49 e al 4’ della ripresa più 11 per i bolognesi sul 60-71, ma gli olandesi non ci stanno, poco dopo è 73-70, a due minuti dal termine passano a condurre 84-83 e vincono 86-85. Inizia il girone di ritorno di coppa e contro l’Armata Rossa torna il successo, anche se l’inizio è per gli ospiti, 6-14, poi 14-20, ma al 17’ e 30” Generali con un libero pareggia 28-28, il primo vantaggio lo firma McMillian, 36-34 un attimo prima del riposo, al quale i russi vanno sul punteggio pari, 36-36. Nella ripresa le Vu nere allungano nonostante i cambi di difesa avversari, 63-54 al 12’ e 71-60 al 14’, prima di chiudere sull’ 85-72. a Tel Aviv, senza Martini nelle file bianconere, il Maccabi gioca un primo tempo splendido e si porta sul 54-39 all’intervallo e a più 17 nella ripresa, ma la Virtus non demorde nella ripresa rimonta punto su punto, raggiungendo prima la parità a 86 e poi passando addirittura avanti a 1’40” dalla fine, poi però pasticcia un po’ nel finale e perde 92-88. Buona prova di Caglieris che annulla Aroesti, straordinario Marquinho, 26 punti e una grande difesa su Williams, eccellente Villalta, soprattutto nella ripresa, 28 punti, ma purtroppo qualche errore nel decisivo finale, buono il ritmo dato alla squadra da Bonamico, anche se a volte l’entusiasmo lo porta a commettere errori.

A Sarajevo, con diretta tv su tele Capodistria con la telecronaca di Sergio Tavcar si va ancora senza Martini e senza Nikolic impegnato nella sua cattedra di Belgrado, ma le Vu nere giocano un brillante primo tempo, concluso 54-61. La ripresa comincia con un primo passaggio a vuoto dei bolognesi che si ritrovano sotto sul 69-67; fortunatamente riprendono le file del discorso al 35’ sul punteggio di 87-97 sembrano vicin al successo, ma registrano una seconda sbandata subendo un parziale di 10-0, che li costringe al supplementare, dove si si segna pochissimo, ma è la Virtus a prevalere con un parziale di 6-2, frutto di 4 punti di Marquinho e due di Generali. Caglieris e Villalta hanno giocato 40 minuti, Marquinho è stato un vero leone, McMillian ha sofferto la staffetta Vucevic-Mutapcic e ha realizzato il primo canestro dopo metà primo tempo, ma i tre falli di Mutapcic al 7’ del primo tempo e i 5 di Vucevic al 7’ del secondo, hanno causato molti tiri liberi che i bolognesi hanno convertito con percentuale superiore al 90%. Gara decisiva in coppa contro il Real, se la Virtus vince è in finale con una giornata d’anticipo. Gli spagnoli sono senza Brabender e nel primo tempo perdono anche Abromaitis per falli, ma riescono a rintuzzare i tentativi di fuga bolognesi: quando Marquinho firma il 31-24, rientrano sul 33-32 e poco dopo sul canestro del brasiliano, 6 su 7 in questi ultimi dieci minuti, per il 43-34, piazzano un parziale di 5-0 e chiudono sul 43-39 il primo tempo. Al riposo 7 su 11 per Marquinho, e 6 su 11 per McMillian, che dopo aver cominciato con un 5 su 5, commette però 5 errori di fila. Stesso copione nella ripresa, con la Virtus che scappa sul 63-54, ma all’11’ e 30” gli iberici si portano sul 64-64 e finalmente i bianconeri piazzano il parziale decisivo che li porta sull’80-68; l’ultimo tentativo di ricucire lo strappo degli spagnoli li porta sull’84-80, ma poi Caglieris segna i liberi della sicurezza, 88-83 il finale con 24 punti di Marquinho e 18 di McMillian.

Finale raggiunta e festeggiata con tanto di tamburi che l’avvocato Porelli aveva fatto eccezionalmente entrare nella bomboniera di Piazza Azzarita in una delle gare più importanti della storia bianconera. L’ultima gara interna di coppa contro il Den Bosch è una formalità, ormai si parla più di agenzie di viaggio per l’organizzazione dell’esodo in Francia, che di basket; l’incontro sarà ricordato solo per il successo degli olandesi che si prendono la soddisfazione di battere per due volte la Virtus, sconfitta prima della finale solo un’altra volta, a Tel Aviv. I bolognesi, che si presentavano in questa gara senza Villalta, hanno dovuto anche patire l’infortunio di Bonamico, inizio di una serie di guai fisici per i bolognesi che caratterizzerà in maniera decisiva la fine della stagione. Infortunio al ginocchio di McMillian, che a Brindisi vorrebbe non lasciare il campo, ma, dovendosi operare, terminerà qui la sua carriera, lasciando il ricordo di un giocatore di rara tecnica, di un professionista serissimo e di una persona squisita. C’è quindi da affrontare il 26 marzo la finale di coppa dei campioni a Strasburgo senza un giocatore di vitale importanza. La Virtus la guida nel primo tempo, subisce torti evidenti, come il canestro annullato a Valenti proprio in chiusura di frazione e va al riposo in vantaggio sul 39-37. Anche grazie al solito trattamento riservato dagli israeliani a Marquinho e permesso dagli arbitri, il Maccabi passa a condurre nel secondo tempo 51-45, ma i bolognesi recuperano fino al 55-55 e passano anche nuovamente in vantaggio. A pochi secondi dalla fine con la Virtus sotto di un punto il collega dell’arbitro Van der Willige, il quale ha fischiato a senso unico, fischia un’infrazione di passi a Berkowitz forse per rimediare alle nefandezze dell’olandese, il quale subito rimette a posto le cose fischiando sfondamento a Bonamico; il canestro successivo degli israeliani e quello sulla sirena di Martini non cambiano la sostanza, anche se quest’ultimo ha sempre sostenuto di aver subito fallo sul tiro e quindi di aver avuto diritto a un libero supplementare.

La rabbia è tanta, il comportamento dell’arbitro olandese fa talmente scalpore in Italia, che se ne occupa anche la Rai nella trasmissione “Il processo del lunedì” condotta da Biscardi, solitamente dedicata unicamente al calcio. Nikolic comunque dà una lezione di fair play a tutti adducendo come causa della sconfitta il calo fisico dei suoi e non citando mai l’assenza del suo giocatore infortunato, né tantomeno l’arbitraggio avverso.