Tanti auguri VNera!

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Ebbene sì, VNera compie il suo primo anno di vita!

365 giorni e 263 articoli dopo siamo ancora qui per festeggiare insieme a voi.

Un percorso iniziato quasi per gioco ma che ci ha dato grandi soddisfazioni. L’intento era quello di entrare in contatto con quanti più tifosi e appassionati di Virtus possibile e, beh, piano piano ci stiamo riuscendo.

Ci sono stati momenti di grande impegno ed altri dove abbiamo potuto tirare un po’ il fiato, ma la cosa che più ci ha fatto piacere fin qua è stata l’interazione che abbiamo avuto con tutti voi.

Le dirette al buio del Paladozza. VNera Pod. Gli approfondimenti infra settimanali.

La chat di Whatsapp, poi, è stato il passo per metterci in contatto definitivamente con tutti voi ed è un posto dove potersi confrontare praticamente in ogni momento della giornata, sempre nel nome della passione per la V.

Insomma, un grazie a tutti voi che ci siete stati in questo anno. Noi continueremo a cercare di rendere VNera un sito quanto più interessante possibile.

 

L’Editoriale storico di VNera: Ezio Liporesi di Virtuspedia: I primi assalti all’Europa

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Torna l’Editoriale di VNera, stavolta però storico! 

Abbiamo infatti con noi il mitico Ezio Liporesi, di Virtuspedia  dove ci racconterà ogni puntata la storia della nostra squadra del cuore.

Tutto questo spulciando tra almanacchi, articoli ritagliati o scansionati di giornale, intervistando i protagonisti, insomma un grande appuntamento per gli amanti del passato virtussino!

La prima puntata si chiama: I primi assalti all’Europa

Escludendo l’anomala partecipazione (in sostituzione del Simmenthal) alla Coppa dei Campioni nel 1960-61, un turno superato contro Ginevra, poi l’eliminazione ad opera dei rumeni del CCA Bucarest, sconfitta di 16 punti dopo la vittoria in casa di 14, i primi assalti decisi all’Europa partono a metà degli anni ’70.

La Coppa Italia vinta nel 1974 diede il diritto di partecipare alla Coppa delle Coppe, ma dopo aver eliminato il Maccabi Ramat Gam, la Virtus fu solo terza nel girone dietro Spartak Leningrado e Jugoplastika.

La formula era particolare, una via di mezzo fra un girone all’italiana e un torneo a eliminazione diretta: chi si aggiudicava il doppio confronto (tenendo conto della differenza canestri nel caso di una vittoria per parte) guadagnava due punti in classifica e due punti fu anche il magro bottino dei bianconeri, capaci di avere la meglio solo sul Les Mans.

L’anno dopo la Virtus si affacciò alla Coppa Korac. Vittoriosi sui bavaresi del Maximarkt Wels, i bolognesi si ritrovarono di nuovo a dover affrontare il girone con la medesima formula affrontata nella stagione precedente. Se il Varna e il Leverkusen non potevano impensierire, c’era da superare l’ostacolo Partizan Belgrado: la sconfitta di 17 punti in terra slava e soprattutto l’assenza nel ritorno di Caglieris (18 punti a Belgrado, migliore dei suoi dopo i 28 di Driscoll), rendevano la rimonta quasi improba. Le V nere, reduci dalla vittoria nel derby, confezionarono una grande gara, con 28 punti di uno scatenato Antonelli, 22 di Bertolotti, 20 di Driscoll, ma anche 10 di Valenti, il sostituto di Caglieris. In semifinale la Sinudyne vinse con grande autorità a Spalato, con un ottimo +9 e la finale sembrava, a questo punto, molto vicina. Il ritorno era in programma il 2 marzo e la squadra di Peterson veniva dal successo, pur senza brillare, sui campioni d’Italia di Cantù, la settima vittoria sulle sette gare dell’andata della poule scudetto (girone all’italiana tra le prime otto della prima fase), facendo intravedere all’orizzonte la possibilità di conquistare il tricolore. Nel ritorno di semifinale la Jugoplastika prevalse di 13 punti e si guadagnò l’accesso alla finale, che poi vinse contro la Chinamartini di Torino, squadra che era rimasta fuori, in Italia, dalla poule scudetto. Chi vide al ristorante i giocatori bolognesi dopo la gara, scorse nei visi un’aria serena, quasi come se avessero vinto: la perdita della chance europea era compensata probabilmente dal sollievo di non dover essere impegnati nella doppia finale del 16 e 23 marzo, rispettivamente dopo la seconda e la terza giornata di ritorno della poule tricolore. Lo scudetto vinto aprì, questa volta in tutta legittimità, le porte della Coppa dei Campioni, ma il secondo posto nel girone E, dietro al Maccabi Tel Aviv e davanti a Dinamo Bucarest e Olympiakos Pireo, costò l’eliminazione.

L’anno dopo fu la volta della Coppa delle Coppe, riservata alla seconda classificata del campionato, dopo l’andata in letargo della Coppa Italia. Eliminato l’Olympiakos, rimediando in casa alla sconfitta in Grecia, i bolognesi prevalsero anche nel girone, vincendo le tre gare in casa contro Barcellona, Steaua Bucarest e gli svedesi del Sodertalje, sconfitti poi anche in Svezia. Gli otto punti bastarono alle V nere per vincere il girone e qualificarsi alle semifinali da primi, insieme al Barcellona, secondo. Da affrontare i francesi del Caen, secondi nell’altro raggruppamento. Il più venti in casa, con 26 punti di Driscoll, 21 di Roche, 18 di Villalta, 16 di Bertolotti e 13 di Caglieris, fu agevolmente difeso in Normandia; la sconfitta 86-80 garantì alla Virtus la sua prima finale europea, in programma a Milano, contro Cantù. Bertolotti è strepitoso, 27 punti, Driscoll, 20 punti, lo supporta, ma purtroppo Roche si presenta all’appuntamento con evidenti guai fisici. Guidano a lungo i brianzoli ma nel finale la Virtus torna in partita, va anche al comando e se la gioca punto a punto, ma alla fine due soli punti negano ai bianconeri il primo titolo europeo.

L’anno dopo i bolognesi si ritrovarono nella stessa manifestazione, ma stavolta nel girone le parti s’invertirono, primo Barcellona e Virtus seconda. In semifinale c’è il Den Bosch Hertogenbosch; vittoria di 12 punti a Bologna, ma al termine dei 40 minuti in Olanda la Virtus è sotto di 12 punti e lo stesso divario separa le due squadre dopo un supplementare, ma al termine del secondo supplementare gli olandesi prevalgono di 13 punti e volano in finale negando alla Sinudyne la seconda finale europea consecutiva.

Nella stagione successiva di nuovo Coppa dei Campioni e il racconto merita di essere dettagliato. L’esordio è a Bratislava, il primo tempo è equilibrato e i padroni di casa lo terminano avanti di uno, ma nella ripresa i bolognesi si scatenano, confezionano uno strepitoso 26 su 28 al tiro. Mattatore è Mc Millian con 36 punti, che uguaglia la miglior prestazione fino a quel momento di un virtussino in Europa, Antonelli in coppa Korac nel 1976; ottime anche le prestazioni del recuperato Villalta (27 punti) e di Cosic (20), gara appannaggio dei bolognesi per 109-91. Facilissima vittoria contro i lussemburghesi dello Sparta Bertrange che non arrivano ai 50 punti, 90 a 48 per i bianconeri di casa. Cosic è il migliore con 25 punti anche nella vittoria interna contro Bratislava che garantisce il passaggio al girone finale con una giornata di anticipo. L’inutile trasferta in Lussemburgo che porta comunque un franco successo, permettendo ai bolognesi di chiudere il girone di coppa a punteggio pieno. Poi il debutto nel girone finale di coppa dei campioni contro il Real. Il primo tempo, splendido ed equilibrato, si chiude con la Virtus avanti 50-48, ma poi prevale la maggiore esperienza degli spagnoli, guidati da Brabender autore di 35 punti. C’è subito l’occasione per il riscatto, ancora in casa contro il Den Bosch, liquidato già nel primo tempo, chiuso avanti di 16 punti; la ripresa vede una Virtus più distratta, che chiude comunque vittoriosa 77-70. La prima trasferta del girone di coppa a Tel Aviv: la Virtus crolla, meno 15 all’intervallo, meno 27 alla fine. A Belgrado, contro il Partizan di Dalipagic, per sperare ancora di raggiungere la finale occorre vincere: McMillian s’infortuna nel riscaldamento ma vuole giocare lo stesso…e ha ragione lui! Segna 45 punti e i bolognesi sotto di tre punti all’intervallo, chiudono a più 26. Questa partita segna l’ingresso in quintetto di Generali, al posto di capitan Bertolotti, che paga gli zero punti nella precedente gara di campionato a Milano e un rendimento molto altalenante condizionato dal suo difficile momento personale, legato alle non buone condizioni di salute del padre. Al contrario Generali, cui giova particolarmente la vicinanza di Cosic, vive una crescita esplosiva. McMillian segna 24 punti contro il Bosna di Delibasic, mentre Villalta ne sigla 23, 79-76 il risultato per un successo che permette alla Virtus di chiudere il girone di andata a 6 punti in piena corsa per la finale. La testa è già a Madrid, dove purtroppo non c’è gara, finisce 101-81 per gli spagnoli. La sconfitta in Olanda praticamente frena ogni sogno di gloria europeo. Prestigiosa vittoria contro il Maccabi, successo che tiene aperta ancora la possibilità matematica di accedere alla finale; segnano 24 punti Cosic, 23 Villalta e 18 Generali. Si affronta il Partizan privi di Cosic, ma McMillian al 17’ ha già 20 punti (saranno 26 alla fine), contro i 26 totali dei belgradesi, così a fine tempo è 53-34 per le Vu nere; la ripresa comincia, però, con uno 0-10 e qui i bolognesi sono sorretti da Generali, 20 punti con 8 su 13 al tiro e così, grazie anche ai 15 punti di Martini, la Virtus conquista la quinta vittoria del girone, ma il contemporaneo successo del Maccabi sul Real chiude i giochi del girone, sono spagnoli ed israeliani ad andare in finale. C’è da chiudere il girone di coppa a Sarajevo, una sconfitta 89-85 in una gara che verrà ricordata soprattutto per la presenza di Govoni nel quintetto di partenza. L’esperienza europea si chiude con 5 vittorie e 5 sconfitte e il quarto posto finale, insufficiente a raggiungere la finale, ma alcune vittorie prestigiose forniscono l’esperienza necessaria a questi livelli per ottenere in futuro un risultato migliore.

Nel 1980-81 esordio in Coppa dei Campioni a Tirana: la comitiva bolognese perde l’aereo, è costretta a fare scalo e dormire a Belgrado, ma fortunatamente vince agevolmente l’incontro 79-97. Contro i turchi dell’Eczacibasi la difesa bianconera si schiera in maniera collettiva, zona 2-3; gara inizialmente contratta, solo più dieci per la Virtus all’intervallo, poi le Vu nere si sciolgono e vincono 111-79. contro Sofia, una facile vittoria, già maturata nel primo tempo chiuso a più 21. Nota curiosa i bulgari giunti a Milano e privi di denaro vengono recuperati grazie all’intervento del direttore sportivo della Virtus Mancaruso. La Sinudyne vince poi anche a Istanbul. Nel girone finale i bianconeri espugnano subito Mosca l’11 dicembre battendo l’Armata Rossa. Un grande primo tempo chiuso sul 29-44 con un ottimo 19 su 28 al tiro; all’inizio di ripresa reazione locale, 37-46 al terzo minuto e mezzo, poi all’ 8’e 40” Villalta commette il quarto fallo e la squadra si mette a zona, ma la rimonta russa continua, fino al 51-52, però la Virtus regge, si riporta subito sul 52-56 e quando McMillian firma il 60-71 al 17’ subito puntellato da un libero di Caglieris, la vittoria è ormai al sicuro. Finisce 66-78. Le percentuali rimangono buonissime anche alla fine, 33 su 51, Caglieris 3 su 6, McMillian 9 su 15, Bonamico 3 su 5, Villalta 7 su 9, Marquinho 6 su 8 e Generali 5 su 8. Arriva a Bologna per la seconda giornata di Coppa il Maccabi; buon primo tempo della Virtus che chiude sul 44-38, ma come a Mosca l’inizio ripresa è tutto per gli avversari che con un 0-15 si portano sul 44-53, grazie anche a una scarsa tutela di Marquinho da parte degli arbitri, il brasiliano infatti subisce di tutto sotto canestro tra l’indifferenza dei fischietti e in tribuna stampa anche il decano dei giornalisti italiani, Aldo Giordani, più volte si mette le mani nei capelli. La rimonta Virtus però è veemente e al 16’e 40” si è sul 68-68, poi a 8 secondi dalla fine le Vu nere guidano di un punto quando Caglieris subisce fallo; il playmaker vorrebbe conservare palla, ma Zuccheri gli impone di tirare i liberi e così Charly va in lunetta controvoglia ma segna entrambi i tiri tornando poi esultante in difesa mentre gli israeliani segnano un inutile canestro: 74-73 per la Virtus, che va alla pausa di Coppa con due vittorie preziose. Ottimo il McMillian del primo tempo con 7 su 9 al tiro, nonostante le precarie condizioni fisiche, bene Villalta e lo splendido finale di Marquinho. un altro grande ex, Renzo Ranuzzi, allenatore con la supervisione del direttore tecnico Nikolic. Subito si presenta alla nuova direzione tecnica l’incontro di Coppa col Bosna. Una Virtus sempre con difesa a uomo, con più attenzione al gioco di squadra, al passaggio, all’assist prevale e rimane a punteggio pieno. L’inizio del match è difficile, 8-14 al 5’, poi la Virtus reagisce e ritorna a contatto, chiudendo il primo tempo a più uno. Nella ripresa un 4 su 4 di Generali porta i bolognesi sul più 8, poi un 3 su 3 di Villalta a più dieci e quando Sarajevo rientra a meno tre a tre minuti e mezzo dalla fine, è ancora il gigante di Maserada sul Piave a suonare la sveglia fino al 92-85 finale. Generali 22 punti, Caglieris e Villalta 18, McMillian 16 i migliori realizzatori per i vincitori. trasferta di Madrid per lo scontro col mitico Real. La Virtus dopo tre minuti e mezzo è sul più 6, ma le cose peggiorano, all’11’ è più 8 Real. La Virtus però rimane aggrappata al match, così a 2’34” dalla fine Martini con un libero pareggia, di nuovo avanti gli spagnoli con Abromaitis e nuovo pareggio di Martini, poi due liberi di Generali portano a più due le Vu nere e poco dopo lo stesso Pietro fallisce in contropiede, ma fortunatamente Iturriaga segna solo un libero su due e così a 35 secondi dalla fine sul più uno Virtus e palla in mano, Caglieris palleggia a lungo poi penetra e allo scadere dei 30 secondi deposita in sottomano a canestro i due punti della sicurezza.

L’impresa storica è sottolineata dal mucchio di giocatori bianconeri che si abbracciano sul terreno.

25 punti McMillian, 17 Marquinho e Bonamico, 16 Villalta, ma anche i 4 punti di Generali, Martini e Caglieris vanno sottolineati perché molti di essi vengono negli ultimi 150 secondi; 4 punti anche per Cantamessi, che festeggia in maniera smisurata negli spogliatoi venendo richiamato da Nikolic che lo invita a tenere un atteggiamento che mostri a tutti come sia normale che la Virtus si imponga a Madrid. . In Olanda, dopo un inizio pessimo, 9-0, la Virtus grazie alla sveglia data da Bonamico passa a condurre 12-13, poi continuano l’opera Marquinho e Generali, subentrato a Bonamico che dopo 7 minuti ha tre falli. All’intervallo è 44-49 e al 4’ della ripresa più 11 per i bolognesi sul 60-71, ma gli olandesi non ci stanno, poco dopo è 73-70, a due minuti dal termine passano a condurre 84-83 e vincono 86-85. Inizia il girone di ritorno di coppa e contro l’Armata Rossa torna il successo, anche se l’inizio è per gli ospiti, 6-14, poi 14-20, ma al 17’ e 30” Generali con un libero pareggia 28-28, il primo vantaggio lo firma McMillian, 36-34 un attimo prima del riposo, al quale i russi vanno sul punteggio pari, 36-36. Nella ripresa le Vu nere allungano nonostante i cambi di difesa avversari, 63-54 al 12’ e 71-60 al 14’, prima di chiudere sull’ 85-72. a Tel Aviv, senza Martini nelle file bianconere, il Maccabi gioca un primo tempo splendido e si porta sul 54-39 all’intervallo e a più 17 nella ripresa, ma la Virtus non demorde nella ripresa rimonta punto su punto, raggiungendo prima la parità a 86 e poi passando addirittura avanti a 1’40” dalla fine, poi però pasticcia un po’ nel finale e perde 92-88. Buona prova di Caglieris che annulla Aroesti, straordinario Marquinho, 26 punti e una grande difesa su Williams, eccellente Villalta, soprattutto nella ripresa, 28 punti, ma purtroppo qualche errore nel decisivo finale, buono il ritmo dato alla squadra da Bonamico, anche se a volte l’entusiasmo lo porta a commettere errori.

A Sarajevo, con diretta tv su tele Capodistria con la telecronaca di Sergio Tavcar si va ancora senza Martini e senza Nikolic impegnato nella sua cattedra di Belgrado, ma le Vu nere giocano un brillante primo tempo, concluso 54-61. La ripresa comincia con un primo passaggio a vuoto dei bolognesi che si ritrovano sotto sul 69-67; fortunatamente riprendono le file del discorso al 35’ sul punteggio di 87-97 sembrano vicin al successo, ma registrano una seconda sbandata subendo un parziale di 10-0, che li costringe al supplementare, dove si si segna pochissimo, ma è la Virtus a prevalere con un parziale di 6-2, frutto di 4 punti di Marquinho e due di Generali. Caglieris e Villalta hanno giocato 40 minuti, Marquinho è stato un vero leone, McMillian ha sofferto la staffetta Vucevic-Mutapcic e ha realizzato il primo canestro dopo metà primo tempo, ma i tre falli di Mutapcic al 7’ del primo tempo e i 5 di Vucevic al 7’ del secondo, hanno causato molti tiri liberi che i bolognesi hanno convertito con percentuale superiore al 90%. Gara decisiva in coppa contro il Real, se la Virtus vince è in finale con una giornata d’anticipo. Gli spagnoli sono senza Brabender e nel primo tempo perdono anche Abromaitis per falli, ma riescono a rintuzzare i tentativi di fuga bolognesi: quando Marquinho firma il 31-24, rientrano sul 33-32 e poco dopo sul canestro del brasiliano, 6 su 7 in questi ultimi dieci minuti, per il 43-34, piazzano un parziale di 5-0 e chiudono sul 43-39 il primo tempo. Al riposo 7 su 11 per Marquinho, e 6 su 11 per McMillian, che dopo aver cominciato con un 5 su 5, commette però 5 errori di fila. Stesso copione nella ripresa, con la Virtus che scappa sul 63-54, ma all’11’ e 30” gli iberici si portano sul 64-64 e finalmente i bianconeri piazzano il parziale decisivo che li porta sull’80-68; l’ultimo tentativo di ricucire lo strappo degli spagnoli li porta sull’84-80, ma poi Caglieris segna i liberi della sicurezza, 88-83 il finale con 24 punti di Marquinho e 18 di McMillian.

Finale raggiunta e festeggiata con tanto di tamburi che l’avvocato Porelli aveva fatto eccezionalmente entrare nella bomboniera di Piazza Azzarita in una delle gare più importanti della storia bianconera. L’ultima gara interna di coppa contro il Den Bosch è una formalità, ormai si parla più di agenzie di viaggio per l’organizzazione dell’esodo in Francia, che di basket; l’incontro sarà ricordato solo per il successo degli olandesi che si prendono la soddisfazione di battere per due volte la Virtus, sconfitta prima della finale solo un’altra volta, a Tel Aviv. I bolognesi, che si presentavano in questa gara senza Villalta, hanno dovuto anche patire l’infortunio di Bonamico, inizio di una serie di guai fisici per i bolognesi che caratterizzerà in maniera decisiva la fine della stagione. Infortunio al ginocchio di McMillian, che a Brindisi vorrebbe non lasciare il campo, ma, dovendosi operare, terminerà qui la sua carriera, lasciando il ricordo di un giocatore di rara tecnica, di un professionista serissimo e di una persona squisita. C’è quindi da affrontare il 26 marzo la finale di coppa dei campioni a Strasburgo senza un giocatore di vitale importanza. La Virtus la guida nel primo tempo, subisce torti evidenti, come il canestro annullato a Valenti proprio in chiusura di frazione e va al riposo in vantaggio sul 39-37. Anche grazie al solito trattamento riservato dagli israeliani a Marquinho e permesso dagli arbitri, il Maccabi passa a condurre nel secondo tempo 51-45, ma i bolognesi recuperano fino al 55-55 e passano anche nuovamente in vantaggio. A pochi secondi dalla fine con la Virtus sotto di un punto il collega dell’arbitro Van der Willige, il quale ha fischiato a senso unico, fischia un’infrazione di passi a Berkowitz forse per rimediare alle nefandezze dell’olandese, il quale subito rimette a posto le cose fischiando sfondamento a Bonamico; il canestro successivo degli israeliani e quello sulla sirena di Martini non cambiano la sostanza, anche se quest’ultimo ha sempre sostenuto di aver subito fallo sul tiro e quindi di aver avuto diritto a un libero supplementare.

La rabbia è tanta, il comportamento dell’arbitro olandese fa talmente scalpore in Italia, che se ne occupa anche la Rai nella trasmissione “Il processo del lunedì” condotta da Biscardi, solitamente dedicata unicamente al calcio. Nikolic comunque dà una lezione di fair play a tutti adducendo come causa della sconfitta il calo fisico dei suoi e non citando mai l’assenza del suo giocatore infortunato, né tantomeno l’arbitraggio avverso.

L’Editoriale di VNera: Luca Cocchi di Basketcity

Virtus
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Torna l’Editoriale di VNera, lo spazio per gli ospiti di VNera che ci dicono la loro sulla Virtus che si affaccia alla stagione 2018/19 ormai alle porte.

Oggi abbiamo il grande piacere di avere con noi Luca Cocchi, di BasketCity.

Finito il tempo delle chiacchiere si è passato ai fatti, partita la stagione praticamente in simultanea tra campionato e coppa.

Se gli impegni ravvicinati saranno un problema per la gestione dei tempi, degli allenamenti e soprattutto nella preparazione degli incontri sulle caratteristiche degli avversari, ci sarà però il vantaggio di non dover restare un’intera settimana a marcire sui perché di una sconfitta. Fin qui il cammino è stato in linea con le aspettative, squadra nuova in costruzione, bei lampi di gioco e sonni profondi, tenuta sui 40’ ancora lontana dal palesarsi.

Da un inizio dove la difesa pareva non pervenuta, vedi torneo di Olbia, e si provava a far partita in attacco, a situazioni dove si è verificato l’opposto, più tornei gestiti sui 70 punti subiti e situazioni offensive portate a termine più dal talento offensivo che dal gioco richiesto dal coach, sfruttare il centro in post basso e riaprire, così da coinvolgere tutti nell’attacco, situazione che porta anche a vantaggi difensivi avendo i 5 in campo maggiormente intraprendenti.

Il primo test concreto a Trieste ha palesato grossi difetti nel pitturato, evanescenti a rimbalzo e in difficoltà a chiudere l’area sui pick & roll, di fronte non una potenza del campionato ma una squadra con un roster ridotto per infortuni, su quel versante ancora molto da sistemare, dato per scontato che il difetto di atletismo non sia sanabile. Quello che si poteva prevedere, utilizzo di un 4 atipico come Martin per dare fisicità è divenuto legge immediata, unito al sapere di Baldi Rossi, che rimedia alla verticalità limitata col fosforo nelle letture, sia difensive (fin dove può), sia offensive.

Davanti invece lampi di gran gioco quando si va con l’inerzia in poppa, momenti di problematiche letture quando occorre costruire inseguendo l’avversario, e non potrà sempre essere San Punter a togliere le castagne dal fuoco. Ma i primi punti sono nel carrello, gli impegni di coppa non impossibili (2 casalinghe a fila) saranno utili sia per allungare il minutaggio positivo, sia per sanare eventuali sconfitte che il calendario di campionato mette in fila, Milano in casa non è roba banale, come non lo sarà Avellino a domicilio.

Il presidente Bucci aveva dichiarato di ritenersi soddisfatto nel chiudere il primo trittico con una vittoria, accontentato già al primo colpo, chissà che la squadra non provi a dargli ulteriori soddisfazioni.

Luca Cocchi

L’Editoriale di VNera: Giovanni Fornaciari di Tiro da Tre

Virtus
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Torna l’Editoriale di VNera, lo spazio per gli ospiti di VNera che ci dicono la loro sulla Virtus che si affaccia alla stagione 2018/19 ormai alle porte.

Oggi abbiamo il grande piacere di avere con noi Giovanni Fornaciari, di Tiro da Tre.

Ormai siamo alla vigilia dell’inizio della stagione di LBA, pochi giorni ci separano dall’esordio della Virtus in Basketball Champions League, e dunque il ritorno in Europa per le V nere.

Fra la trepidante attesa e la curiosità di vedere questa “versione” 2018-2019 della Virtus Segafredo Bologna, vi sono alcuni aspetti della struttura della squadra e non solo che meritano di essere analizzati più da vicino.

Infatti la Virtus che sta per iniziare questa lunga stagione è una squadra che ha cambiato molto dalla fine dell’annata scorsa, sia sul parquet che fuori. Partendo dall’area dirigenziale, per questo “nuovo corso” si è deciso di definire dei ruoli ben chiari con delle professionalità altrettanto ben definite all’interno della società. E per ricoprire questi ruoli sono arrivati il nuovo amministratore delegato, Alessandro Della Salda, figura di grande esperienza (maturata con Reggio Emilia per diversi anni), e Marco Martelli come nuovo DS delle V nere, che lavorando in sinergia col già citato Della Salda e con il nuovo capo allenatore Pino Sacripanti, ha costruito quella che sarà la Virtus di questa stagione.

E proprio sul nuovo capo allenatore dei bianconeri che si concentra un altro punto del nostro focus: Stefano “Pino” Sacripanti, coach esperto che è giunto sulla panchina di Bologna con l’obbiettivo di costruire una squadra solida, ambiziosa, assortita con un chiaro concetto di basket al principio e con comunque l’idea di fondo di crescere, sia durante la stagione come squadra, sia individualmente nei suoi componenti.

Per questo sono arrivati giocatori con già esperienza in campo europeo, come Qvale, Taylor, Punter e Martin, sia giocatori che hanno potenzialità ma cercano un’occasione per mostrarle (vedi Cappelletti o Dejan Kravic), o “riportarle alla luce”, vedasi Amath M’Baye, reduce da una stagione abbastanza deludente con l’Olimpia Milano e desideroso (o almeno noi così speriamo) di ritornare ai livelli di quando indossava la canotta di Brindisi. Tra i nuovi acquisti va fatta menzione a parte per David Cournooh, vero e proprio “senatore” di coach Pino Sacripanti, e giocatore che uscendo dalla panchina può portare ordine in campo.

Ai nuovi arrivi, naturalmente, si affiancano i tre giocatori rimasti dalla passata stagione: Pietro Aradori, Filippo Baldi-Rossi e Alessandro Pajola. I tifosi delle V nere hanno imparato a conoscere, con pregi e difetti, questi tre giocatori, ma è probabile che quest’anno li vedremo “rivestire ruoli leggermente diversi” dal passato. Per quanto riguarda Aradori, con la conformazione attuale della squadra, risulta evidente che non sarà più lui l’unico “go-to-guy” della Virtus in caso di emergenza in attacco, ma bensì verrà “sollevato” da questo compito sia da Punter che da Taylor. Inoltre vedremo Pietro giocare più probabilmente come ala piccola, piuttosto che come guardia, e comunque l’alternanza con Kelvin Martin per lo spot di 3 sarà, a mio avviso, una delle costanti di quest’anno.

Baldi-Rossi è sulla via del ritorno verso la versione di FBR vista a Trento prima dell’infortunio. Ciò sarebbe ottimo, perché Baldi Rossi dalla panchina può offrire ottimi minuti di qualità su entrambi i lati del campo.

Infine Pajola, giovane che è entrato nel cuore di tutti i virtussini per la sua grinta, la sua determinazione e la “difesa asfissiante” che qualche volta ci ha mostrato in partita. Quest’anno però gli viene chiesto di fare anche un passo ulteriore in avanti per migliorare il proprio aspetto offensivo. Minuti di gioco gli saranno senza dubbio concessi, anche se dovrà probabilmente spartirli con Cappelletti.

Per concludere, la Virtus di quest’anno pare una squadra costruita con un criterio ben preciso, abbastanza equilibrio tra i ruoli e le caratteristiche di ognuno dei giocatori, per evitare che ci si “pestino i piedi in campo”. Inoltre la guida tecnica pare molto concentrata e motivata, cosa che fa ben sperare sulla tenuta sia fisica ma anche mentale durante il corso della stagione, che ci tengo a ricordarlo, come minimo sarà più lunga di quasi il 50% rispetto alle annate precedenti.

Termino con una breve riflessione sul campionato LBA che va per cominciare: come abbiamo visto negli ultimi anni, oltre alle squadre che nettamente guidano la classifica di Serie A, il distacco tra la 4 e la dodicesima squadra spesso è molto risicato, mostrando un generale equilibrio dove una squadra può passare, in una sola partita, dall’essere abbondantemente in zona playoff all’essere cacciata fuori dalle prime 8 e dover inseguire. E ciò vuol dire che l’attenzione dovrà sempre essere al massimo, anche con il doppio impegno a drenare qualche energia.

Ciò che però non dovrà mai mancare è il calore e l’affetto dei tifosi, che riempiranno il PalaDozza ed inciteranno la squadra. L’augurio che mi sento di fare a tutti i virtussini è quello di uscire dopo ogni partita dal Palazzo con la consapevolezza che, comunque sia andato l’incontro, i ragazzi in campo abbiano dato il massimo per quella maglia.

Buon basket e buona stagione a tutti.

 

Giovanni Fornaciari

L’editoriale di VNera: Marco Bogoni di DailyBasket

Virtus
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Ritorna l’Editoriale di VNera, lo spazio per i nostri ospiti che ci raccontano, settimana dopo settimana, come stanno vedendo crescere e formarsi questa nuova Virtus versione 2018/2019.

Questa settimana è con noi Marco Bogoni, di DailyBasket. Buona lettura.

Memorial Porelli

Sono passati quasi cinque mesi da quella terribile sera al PalaBigi che ha sancito l’esclusione della Virtus dai playoff della passata stagione. Da quel momento è iniziata una rivoluzione in casa bianconera che ha troncato il cordone ombelicale con lo staff e i giocatori che avevano trionfato in A2. Si è partito dall’alto, dai ruoli dirigenziali. Salutati Julio Trovato e Valeriano d’Orta, la Virtus ha ingaggiato due nuove menti pensanti: Alessandro Dalla Salda (amministratore delegato) e Marco Martelli (direttore sportivo). Loro, insieme al nuovo coach Pino Sacripanti, che ha sostituito Ramagli, hanno plasmato e dato forma alla nuova Virtus.

L’obiettivo è quello di consolidare la dimensione europea che il club ha ritrovato quest’anno con la partecipazione alla Basketball Champions League. Rispetto al recente passato, si è deciso di virare su una trazione principalmente americana e non più tricolore, forse anche perché quest’anno l’importo del premio per il minutaggio degli italiani è stato sensibilmente diminuito. Attorno ad Aradori, Baldi Rossi e Pajola, sono stati inseriti giocatori americani che hanno già esperienza con i campionati e con le coppe europee.

Il playmaker titolare sarà Tony Taylor, che già dalle prime uscite ha dimostrato di avere la leadership per guidare questo gruppo. La principale bocca da fuoco sarà Kevin Punter. Molti scout europei dicono che è stato il vero colpo di mercato di Martelli che ha avuto la bravura di soffiare questo giocatore a club di Eurolega ed Eurocup proponendo per primo a Punter un contratto da firmare. L’ex Cremona, Kelvin Martin, si alternerà a Pientro Aradori nello spot di ala piccola, mentre Amath M’Baye è giunto a Bologna in cerca di riscatto dopo l’opaca esperienza a Milano.

Sotto canestro non mancherà tonnellaggio per non trasgredire la filosofia cestistica di Sacripanti: ai 211 cm di Dejan Kravic vanno aggiunti i 210 cm di Brian Qvale. Completano il roster David Cournooh, giunto alla quinta stagione consecutiva in SerieA, e Alessandro Cappelletti, il giovane talento umbro che potrebbe essere una delle rivelazioni della stagione bianconera.

La squadra è intrigante e il precampionato sta lasciando buone sensazioni a staff e tifosi. A chi sostiene che le amichevoli estive non contino nulla, rispondo dicendo che alcuni difetti della Virtus della passata stagione si erano già intravisti fin da settembre in cui i finali punto a punto venivano vissuti come un incubo. Il roster odierno è composto da giocatori al culmine della loro maturità cestistica che hanno scelto di venire a Bologna per alzare ulteriormente l’asticella della loro competitività. Gli ingredienti di buona qualità ci sono, ora toccherà a Pino Sacripanti saperli mixare nel modo giusto per regalare ai tifosi bianconeri una stagione di successi.