Luci, ombre, errori.

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Analizziamo la stagione della Virtus in chiave propositiva, provando ad individuare quello che vorremmo non rivedere l’anno prossimo.

Dopo la bellissima qualificazione alla Final 4 di Champions League conquistata in una serata magica contro l’ostico Nanterre, la Virtus era attesa da un ciclo importante e non impossibile di partite che le avrebbero dato la concreta possibilità di qualificarsi ai playoff scudetto, e possibilmente in posizione discreta. Il settimo, ma anche il sesto e addirittura il quinto posto erano raggiungibili. A meno di un inopinato crollo.

La Virtus è crollata. Due volte, in casa, prima con Pistoia, l’ultima in classifica, precedente vittoria il 6 gennaio. Poi con Brindisi, certo non nel suo miglior momento di forma, con un Banks apparso sulle gambe e pericolosa in soli tre elementi. Nel momento della verità questa squadra si è sciolta come neve al sole. “Giochiamo con un crampo all’anima” dice coach Djordjevic in conferenza stampa, sconsolato, ammettendo di non avere la minima idea di come poter invertire la tendenza e salvare un’annata che, in campionato, sembra ormai perduta ed a cui resta solo un’appendice, due partite di Coppa, per darle un finale più dolce. La discontinuità ha caratterizzato questa seconda parte di stagione, e non si trova una via di uscita.

Non ci interessa cercare colpevoli, in questa sede. Ci interessa provare a riflettere sugli errori che certamente sono stati fatti e che vorremmo non vedere ripetuti l’anno prossimo.

Iniziamo col dire che la qualificazione alla final 4 di Champions League è un grande risultato. Non un buon risultato, un grande risultato. Tanto che squadre certamente migliori della Virtus, più lunghe, più ricche, come Venezia, AEK, Hapoel Gerusalemme, Murcia non ci sono arrivate. Di questo va dato merito a questa squadra ed a chi l’ha costruita e allenata.

La qualificazione è stata ottenuta in due fasi distinte. La prima, grazie all’eccellente girone di andata della squadra allenata da Sacripanti, che aveva iniziato, anche in campionato ma soprattutto in Coppa, molto bene. La seconda, grazie a due partite in casa molto ben giocate e preparate dalla Virtus 2.0 con Djordjevic in panchina. La prima, con il coach serbo appena sceso dall’aereo e frutto certamente anche della scossa emotiva e nervosa data dal cambio. La seconda, la migliore della Virtus nella sua seconda versione, grazie anche ad una impeccabile preparazione e gestione del suo allenatore. Indubbiamente però anche in coppa il rendimento della squadra ha avuto una flessione.

Ci sembra interessante analizzare la curva di rendimento della Virtus nel tempo, prendendo come parametro la percentuale di vittorie. Non consideriamo la Coppa Italia, fatta di due partite una vinta ed una persa, per semplicità. Abbiamo evidenziato i numerosi eventi extra campo che si sono alternati nella tribolata stagione virtussina. Ecco il grafico; nella lettura, tenete conto che la pendenza della curva diminuisce a parità di eventi al crescere del numero delle partite giocate, perché varia meno in valore assoluto la percentuale di vittorie dopo ogni partita. In altre parole, una pendenza più accentuata nella parte sinistra del grafico corrisponde ad una meno accentuata nella parte destra, in termini di ciclo di vittorie/sconfitte.

Andamento della percentuale di vittorie partita per partita

L’inizio era stato buono, anzi, molto buono in Coppa e buono anche in campionato. Con alcune cadute, inizialmente contro squadre che parevano inferiori ma si sono dimostrate al contrario più forti (Cremona e Sassari) ed una, evitabile, con Pesaro nel suo unico buon momento. Dopo l’infortunio a Kelvin Martin la squadra aveva reagito alla grande con cinque vittorie consecutive tra coppa e campionato, pagando poi lo sforzo e la somma di altri infortuni (Aradori, Cornoouh, Qvale spesso indisponibile) che hanno decimato la squadra nell’ultimo mese dell’anno. Si gioca contati, arrivano sconfitte indolori in coppa, più pesanti in campionato. Tra fine dicembre e gennaio, però, si inverte di nuovo la tendenza, rientra Martin, rientra Aradori, viene inserito – con impatto eccellente – Moreira ed arriva un altro bel filotto di quattro vittorie. Siamo a metà gennaio, alla fine della diciassettesima giornata, seconda di ritorno, e la Virtus è settima, a una vittoria dal quinto ed a due vittorie dal terzo posto, qualificata alla Final 8 di Coppa Italia e qualificata, da vincitrice del girone, ai playoff di Champions League. Ha vinto poco meno di due partite su tre giocate. Questo, nonostante le condizioni a dir poco precarie del centro titolare, giocatore chiave nell’idea di gioco dell’allenatore, e l’assenza del giocatore forse più decisivo ed insostituibile della squadra, Kelvin Martin, per due mesi, e di Pietro Aradori per diverse partite. Mi chiedo, e chiedo a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui: era una squadra mal costruita da un DS incapace, al primo anno di serie A ed evidentemente inesperto ed inadeguato al compito? L’allenatore era uno che non aveva in pugno la squadra che aveva portato a questi certo non banali risultati?

La risposta può essere una sola: no. Fino a quel momento, le cose in campo funzionano. Non perfettamente, ma in linea con gli obbiettivi e meglio di quanto si potesse prevedere per una squadra totalmente nuova in ogni sua componente e sottoposta al doppio impegno. Ora però la squadra è al completo, quattro vittorie consecutive, la qualificazione alla seconda fase di Champions ottenuta, la final 8 di Coppa Italia da giocare. La Virtus fa a Varese la prima partita della stagione al completo: è la migliore dell’anno, vittoria di autorità in casa di una squadra in forma. Il momento per un’altra accelerazione sembra arrivato.

Invece, qualcosa si rompe.

Vedere cosa, a mio parere è molto facile. La società si muove. Inserisce Paolo Ronci a fare sostanzialmente da tutor a Dalla Salda e Martelli.
Baraldi esterna, alza l’asticella, pone l’obbiettivo alla Final 4 di Champions dicendo che con Moreira è stato preso “un pezzo grosso, senza tagliare nessuno”. In realtà si è preso un giocatore funzionale che potesse tamponare l’assenza perdurante di Qvale in un ruolo dove era difficile trovarne uno, e basta guardare il mercato delle altre (Avellino con Young, che qualcuno avrebbe voluto qui, Milano che spende fior di quattrini per prendere Omic, no, dico, Omic…) per rendersene conto. La squadra invece, con buona pace di Baraldi, è sempre quella che è stabilmente in zona playoff in campionato e prima in Coppa, non è cambiata, non è una squadra da primi 4 posti perché non è stata costruita per quello. Sono state fatte scommesse, rischiose, su due ragazzi come cambio del play per provare a far crescere un prodotto del vivaio. Sono stati presi stranieri molto economici per completare un roster lungo, tra l’altro con risultato spesa – resa eccellente (Martin, Kravic). A forza di alzare l’asticella, la squadra non riesce più a saltarla. Le tensioni sbocciano, inevitabilmente.
Martelli viene allontanato progressivamente dalla squadra, prima smette di sedersi a fianco della panchina, poi addirittura non va alla Final 8 di Coppa Italia, si parla di sfiducia, infine si dimette. Salutato Martelli, è la volta di Sacripanti, che viene di fatto esonerato prima dell’andata con Le Mans, allena, da gran professionista, pareggia – mettendo le basi per il passaggio del turno – e saluta. Nel frattempo viene cambiato (perché?) il capitano, dando la fascia a Pietro Aradori.

Arriva Mario Chalmers, preso da Ronci (e pagato parecchio, secondo la penna più equilibrata e solitamente meglio informata di Bologna; pagato più di tutti, in effetti). Grande nome, le visite gliele avranno pur fatte, starà bene. Si siede in panchina Sasha Djordjevic, che oltre a certificare subito che Chalmers è “lontanissimo da una forma accettabile”, fa benissimo le prime tre, aiutato anche dal calendario, nell’unica serie di più di due vittorie da quella sera di metà gennaio. Perde in Francia, perde a Sassari ma vince bene, come detto, in casa col Nanterre e completa l’opera di Sacripanti qualificandosi per la F4. Da lì è storia recente, con una serata in discoteca i cui eccessi risiedono forse solo nel comunicato della società, ennesimo scivolone, finito in una bolla di sapone che non depone a favore di chi ha usato il pugno duro a scriverlo. Anzi, finito in una contestazione ad uno che non c’entrava niente, perché sarebbe andato “a Milano a puttane” dopo una sconfitta. Mentre lui, poveretto, magari era a casa incazzato dopo essersi sbattuto come sempre in difesa contro Pistoia. Ecco, forse questo è uno dei pochi effetti di quel comunicato dal pugno duro.

Il momento in cui la Virtus ha iniziato la sua curva discendente senza più risalite in effetti non è difficile da individuare. Coincide con l’ingresso in società di Ronci, le dichiarazioni ripetute di Baraldi, la conseguente uscita di Martelli, la sostanziale sfiducia a Dalla Salda ed il finale esonero di Sacripanti. Tutti movimenti voluti dall’alto, in un affanno di correzione a posteriori di quelli che erano stati gli obbiettivi iniziali e che si era in linea per raggiungere. Nessuno di questi movimenti scomposti e affannosi, è un fatto, ha migliorato la situazione. La Virtus si è qualificata per la F4 con Djordjevic in panchina, verissimo, ma in primo luogo non è detto che non l’avrebbe fatto con Sacripanti, che di questa qualificazione ha messo le basi; secondo, con il serbo sono arrivate anche le peggiori sconfitte. Verrebbe da dire: non tutto merito suo il primo risultato, non tutta colpa sua gli ultimi, ovviamente. Al netto della fiducia che va data a Djordjevic, che certamente è un allenatore di assoluto valore e l’uomo da cui ripartire l’anno prossimo, è un fatto che cacciare Sacripanti non ha migliorato, anzi, la posizione in classifica.

Come ho iniziato, concludo. Questo articolo non vuole essere una caccia alle streghe. Vuole essere un racconto della parabola negativa di una squadra, con la ricostruzione cronologica dei fatti extrasportivi, troppi, che hanno contraddistinto la stagione. Con la speranza che si possa, da questi, imparare. La società aveva fatto scelte logiche, a giugno. Affidarsi a professionisti competenti, con un programma chiaro, obbiettivi precisi, che con ogni probabilità sarebbero stati raggiunti. Non lasciarli lavorare in serenità, non proteggere loro e la squadra dalle pressioni esterne ed, anzi, aggiungerne dall’alto è stato, lo dicono i fatti, controproducente.

Fra il 3 ed il 5 maggio si può aggiungere un episodio importantissimo che può salvare questa stagione. La società è convinta di avere messo le basi per la prossima. Ha deciso di affidarsi a nuovi professionisti, Paolo Ronci e Sasha Djordjevic. Speriamo che non tocchi loro di ripercorrere il sentiero tutto in salita che è toccato a Martelli e Sacripanti.

Vnera Pod: Puntata 20

VNera Pod
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Puntata numero 20 di VNera Pod.

Parliamo della nefasta partita contro Brindisi, analizzando quello che non ha funzionato.

Parleremo e daremo un opinione su i fatti del post partita.

Infine incredibilmente siamo ancora in corsa playoff e parleremo delle ultime 4 gare della Virtus in campionato

Infine diamo un opinione su cosa migliorare e come cambiare il trend nella corsa finale.

Come sempre con Nicolò Fiumi e Davide Trebbi e Nicola Bonazzi.

Buon ascolto!

Ascolta “VNera Pod – Puntata 20” su Spreaker.

Virtus – Brindisi: il post partita di VNera

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La peggior Virtus della stagione crolla in casa al Paladozza contro Brindisi e ora non può sbagliare per qualificarsi per i playoff scudetto.

GAME INFO

Risultato finale: sconfitta 61-77

ANDAMENTO DELL’INCONTRO: punteggio basso tanti errori, Brindisi si porta avanti poi Qvale e un canestro di rapina di Baldi Rossi rispondono in pochi secondi dal termine del primo quarto: 18-17 al 10º; rientrati in campo nessuno fa canestro HappyCasa prova lanciandosi a +10 con Chappell e Moraschini, Qvale limita i danni ma il palazzo è ormai stufo e cantano “Vnere fuori le palle” 30-38 all’intervallo. Nella ripresa 2 triple di M’baye e Kravic pareggiano l’incontro (42-42), Brindisi risponde e dopo il quarto fallo di Taylor scappa con Brown protagonista ed esaltato dopo una gran schiacciata su lo stesso Kravic, Chalmers pasticcia sul finale di terzo quarto con il risultato di 51-56; ultimo quarto Chappell affonda la V a -8 perché la Segafredo non fa mai canestro e dopo il quinto di Martin, la V molla definitivamente la gara con il tifo che insorge; finisce in un incubo 61-77 finale.

CLASSIFICA: A quattro giornate dalla fine la Virtus per ottenere il Pass per i playoff scudetto non può più sbagliare, guardando però sempre con un occhio di riguardo Sassari (0-2 nello scontro diretto) Cantù (1-1) Avellino (2-0) e Varese (1-0 è scontro ultima giornata).

FATTORE X DELLA PARTITA: le grosse difficoltà al tiro e l’attitudine difensiva.

PROSSIME PARTITE:La Virtus giocherà domenica sera 20 aprile a Reggio Emilia alle ore 20.30

LE PAROLE DEI PROTAGNISTI

APPUNTO SULLA PARTITA

Non ce la sentiamo di mettere i consueti cinque punti e quindi ne faremo soltanto uno

Vedere una partita concludersi così è sconfortante. Vedere una squadra che nonostante le difficoltà al tiro non riesca ad applicarsi difensivamente e venir ogni volta puniti sempre contro i centri e le ali piccole avversarie è ancor peggio sembra un deja-vu o film già visto troppe volte in questa stagione. Non abbiamo subito tanti canestri ma è come: palle vaganti, difesa che non collabora, nessuna tap o idea difensiva specifica su i giocatori più caldi… insomma 

Mancava Punter e la Virtus partita dopo partita riscrive in negativo la statistica dei punti segnati al termine della sirena. 61 punti segnati è il minimo stagionale: una prestazione insufficiente su tutta la linea nonostante i miglioramenti a rimbalzo ma la grossa difficoltà a trasformare quei secondi possesso in punti.


Recap Virtus Bologna – Brindisi: la peggior Virtus della stagione crolla nuovamente in casa.

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La Virtus crolla nuovamente e ora non deve più sbagliare per ottenere la qualificazione playoff.

RISULTATO FINALE: sconfitta per 61-77.

VIRTUS
BRINDISI
61 PUNTEGGIO FINALE 77
18 PRIMO QUARTO 17
30 (12) SECONDO QUARTO 38 (21)
51 (21) TERZO QUARTO 56 (18)
61 (10) QUARTO QUARTO 77 (21)
SUPPLEMENTARI
2 MASSIMO VANTAGGIO 16
6 CAMBI VANTAGGIO 6
6:41 TEMPO IN VANTAGGIO 29:45

FATTORE X DELLA GARA:I soliti rimbalzi e l’atteggiamento dimostrato.

IL TABELLINO

VIRTUS:Martin 8; Pajola ne; Taylor 7; Baldi Rossi 7; Cappelletti 2; Kravic 6; Aradori 4; M’Baye 10; Cournooh 2; Chalmers 6; Qvale 9. All. Djordjevic

BRINDISI:Moraschini , Banks 2, Chappell 25, Brown 29, Gaffney 2, Cazzolato, Zanelli 3, Rush 2, Taddeo ne, Wojciechowski, Clark 1, Orlandino ne. All. Vitucci.

STATISTICHE DEI SINGOLI

VIRTUS
BRINDISI
10 M’baye PUNTI 29 Brown
7 Taylor RIMBALZI 10 Brown Chapell
5 Chalmers ASSIST 6 Banks
4 Kravic PALLE PERSE 5 Banks
3 Baldi Rossi PALLE RECUPERATE 4 Banks
0 STOPPATE 1 in 3
-1 Qvale +/- 16 Brown
13 Kravic VALUTAZIONE 38 Chapell

STATISTICHE DI GIOCO

VIRTUS
BRINDISI
21/43 (49%) Tiri da 2 23/42 (55%)
3/17 (18%) Tiri da 3 7/19 (37%)
10/18 (56%) Tiri liberi 10/19 (53%)
23 Rimbalzi difensivi 30
10 Rimbalzi offensivi 10
33 Rimbalzi totali 40
13 Assist 20
15 Palle perse 13
11 Palle recuperate 12
0 Stoppate 3
23 Falli 18
26 Punti dalla panchina 6
10 Punti su secondi tiri 8
36 Punti in area 36

LE PAROLE DEI PROTAGONISTI

grazie della collaborazione con Sport Press

PROSSIMO IMPEGNO

Virtus torna in campo domenica 20 aprile alle 20:30 in trasferta a Reggio Emilia, per la ventisettesima giornata di campionato.

Pre partita Virtus – Brindisi: testa al campo per provare a risalire

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Dopo un’altra settimana da tragi-commedia la Virtus si prepara al ritorno in campo. Sul parquet del Paladozza l’ospite sarà la sorprendente Happy Casa Brindisi, che continua la sua corsa verso un posto nelle prime quattro.

GAME INFO

Quando:domenica 14 aprile, ore 20:45

Dove: Paladozza, Bologna

TV:Rai Sport, Eurosport, Eurosport Player

All’andata: sconfitta per 89-81.

PROBABILI QUINTETTI

VIRTUS BOLOGNABRINDISI
Tony Taylor Riccardo Moraschini
Kevin PunterAdrian Banks
Pietro AradoriJeremy Chappell
Amath M’bayeTony Gaffney
Dejan KravicJohn Brown

INDISPONIBILI

Virtus:

Brindisi: Wes Clark

COME STA BRINDISI: Brindisi viene da una bella vittoria interna contro Venezia (71-65 con un decisivo Jakub Wojciechowski), ma, in realtà, dopo la finale di Coppa Italia, ha avuto un andamento abbastanza a singhiozzo in campionato, alternando sempre una vittoria e una sconfitta. Ha perso le ultime tre trasferte a Cantù, Brescia e Reggio Emilia, vincendo in casa con Torino, Varese e, appunto, Venezia. A metà marzo era rientrato Wes Clark, che nei piani della stagione era il play titolare, infortunatosi a dicembre. Il recupero, però, non è proceduto secondo i piani e così la società ora è sul mercato alla ricerca di un rimpiazzo, dopo aver perso, meno di un mese fa, anche l’ultimo arrivato, Devondrick Walker, che un infortunio a un piede ha messo KO fino al termine della stagione.

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5 APPUNTI SULLA PARTITA

1. Riccardo Moraschini, proprio lui

Il segreto di pulcinella dietro la stagione di Brindisi è la stagione totalmente sopra le aspettative che sta disputando Riccardo Moraschini. Dal nulla, dopo una serie di infruttuosi saliscendi dalla A2, il ragazzo ex Virtus ha trovato la sua dimensione e sta giocando come mai fatto in carriera: 11.4 punti, 3.1 rimbalzi, 2.8 assist e una maggiore confidenza al tiro da tre punti (dove ancora non è certo uno specialista, 34%, ma può segnare). Con l’infortunio di Clark è diventato lui il playmaker della squadra e da lì è definitivamente sbocciato. Quando è in campo Brindisi produce 7,5 punti in più degli avversari ogni cento possessi. Senza di lui 7,8 in meno. +108 il plus/minus totale nei minuti in campo, -45 in quelli passati seduto.

2. Adrian Banks è l’uomo d’esperienza e qualità

Il miglior realizzatore della squadra è Adrian Banks, guardia 33enne tornata a Brindisi dopo una stagione all’Hapoel Tel Aviv, che non sta deludendo le attese. Serve da palleggiatore secondario al fianco dello stesso Moraschini e in attacco può far male in molti modi sfruttando la sua versatilità. Segna quasi 16 punti a partita, pur non essendo, lui pure, un tiratore da tre eccelso (33,6%). Come il resto della squadra il suo periodo di forma recente non è scintillante. Se togliamo i 25 punti segnati nella sconfitta di Reggio Emilia, nelle ultime quattro partita ha 10 punti di media col 40% al tiro e 1/11 da dietro l’arco.

3. E’ la difesa che fa la differenza

Ciò che ha innalzato Brindisi in questo campionato, però, è stata la sua difesa. Con un roster composto da atleti versatili (Banks, Chappell, Brown, Moraschini, Rush), spesso gli uomini di Frank Vitucci hanno vinto le partite nella propria metà campo: 103 il defensive rating, secondo migliore del campionato. Con una lettura del gioco assolutamente al passo con i tempi, l’Happy Casa può cambiare praticamente su ogni blocco, continuando ad applicare grande pressione difensiva sulla palla e cercando di limitare i propri difetti in termini di centimetri sotto canestro (undicesimi per total rebound percentage con 49.1%) con l’attività dei suoi giocatori.

4. Il punto debole è il tiro

32.8% da tre punti è il dato statistico, tra i vari, peggiore per l’Happy Casa. Che non ha mai avuto un giocatore veramente pericoloso da dietro l’arco e quando l’ha trovato, Devondrick Walker aveva il 45% in sette partite giocate, lo ha perso dopo poco. Detto di Moraschini e Banks, anche i vari Chappell, Gaffney (forse il giocatore più deludente della stagione fin qui), Zanelli, Rush, sono tiratori al più occasionali. Tra questi, c’è il solo Zanelli che arriva al 37% su circa due tentativi a incontro, mentre tra gli altri i meno peggio sono Chappell e Rush col 34,2%.

5. Gli infortuni iniziano a far pesare rotazioni molto corte

Per necessità Brindisi ha quasi sempre dovuto far ricorso a rotazioni molto strette, con poche alternanze di quintetti, rispetto a quella che è la media in serie A, chiedendo tanto ai primi cinque/sei uomini del proprio roster. Vitucci è stato comunque bravo a spremere il massimo da rincalzi come Rush (giocatore con dati di On/Off estremamente positivi, +8,9 di net rating con lui in campo, -1,6 in panchina), Wojciechowski e Zanelli, all’esordio in A. Ma alla lunga le assenze prima di Clark e ora di Walker stanno iniziando a pesare sulle gambe dei giocatori. Con quattro giocatori oltre i 27′ di utilizzo medio il tasso di stanchezza non può che aumentare e ora più che mai è il momento per cercare di forzare il più possibile i pugliesi a usare energie extra che forse scarseggiano nel serbatoio.