Virtus Film Room: l’importanza dell’approccio alle partite

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Il trittico natalizio (Brindisi, Reggio, Trento), ci ha dato l’immagine di una squadra che ha legato molti dei suoi destini agli avvii di gara. Spesso si dice che nel primo quarto non si decidano le partite. Vero: è ormai usuale vedere grandi vantaggi/svantaggi accumulati nei primi minuti di partita venire erosi/recuperati nel corso della gara.

Questo non toglie, però, come un buon avvio possa indirizzare la partita. Costruire subito un cuscinetto di vantaggio rende più semplice la conduzione di gara, prima di tutto psicologicamente. Al contrario, trovarsi subito a dover ricucire grandi svantaggi ti pone nella condizione di dover sempre inseguire, riducendo, progressivamente, il tuo margine d’errore.

In questo senso non meraviglia che gli esiti delle partite giocate a fine dicembre abbiano avuto una correlazione diretta con il modo in cui la Virtus ha iniziato:

  • Sconfitta a Brindisi dopo un primo quarto da 13-29, concedendo il 73% di effective field goal e 159 di offensive rating agli avversari;
  • Vittoria con Reggio dopo un primo quarto vinto 28-15, costringendo la Grissin Bon a otto palle perse;
  • Sconfitta a Trento, finendo sotto 9-20 dopo 10′, con una partenza 0-12 in meno di 4′;

In tutti e tre i casi le partite, nel loro sviluppo, sono finite punto a punto, o comunque giocate fino agli ultimi minuti. Ma, in maniera costante, chi ha avuto l’approccio sbagliato, nel finale ha pagato. Vediamo allora alcuni episodi di queste tre partite, che ci fanno capire come, al di là dei problemi di infortuni e rotazioni accorciate, quello che abbia fatto la differenza per i bianconeri sia spesso stato l’atteggiamento messo sul parquet.

BRINDISI-VIRTUS

In Puglia la Segafredo si è fatta travolgere dalla voglia di riscatto della Happy Casa, che arrivava alla gara da tre sconfitte consecutive e priva del proprio playmaker titolare. Gli uomini di Vitucci hanno iniziato con enorme intensità, trovando la strada spianata da una Virtus che ha concesso cose del genere.

Dopo un tiro abbastanza forzato (uno di vari presi nel primo quarto da Aradori), la Virtus non fa nulla per fermare la galoppata di Chappell verso il canestro. Sarebbe bastato un semplice fallo a metà campo. Arrivano, invece, due pessimi punti regalati.

I problemi, però, sono stati anche di lettura.

Il basket è uno sport di aggiustamenti. Gli avversari propongono una soluzione, e tu devi essere bravo a contrapporre una mossa che vanifichi quella stessa soluzione. Qui, invece, la Virtus subisce la tattica brindisina di svuotare l’area per facilitare il gioco in velocità di Brown, mettendo in difficoltà, al contempo, Brian Qvale. Sulla situazione di doppio blocco iniziale sarebbe stato sufficiente impedire al palleggiatore di prendere il centro del campo, forzando il fondo per creare una situazione molto più gestibile anche da una difesa non proprio eccelsa come quella virtussina.

Virtus che, comunque, non è mancata solo difensivamente, ma anche nei dettagli offensivi.

Qui l’esecuzione del gioco è praticamente perfetta, ma viene sbagliata quella che, a quel punto, è la cosa più facile: il passaggio per un Qvale che avrebbe dovuto solo depositare il pallone nel canestro. Due potenziali punti segnati, così, si trasformano in due subiti, con la Happy Casa che può di nuovo correre in transizione, ancora sfruttando l’agilità di Brown e mettendo a nudo le difficoltà di Qvale a seguirlo in un contesto di gioco simile.

VIRTUS-REGGIO EMILIA

Il Natale alla Unipol, invece, ha regalato uno dei migliori quarti della stagione. Il primo periodo contro la Grissin Bon, pur con le assenze di Aradori e Martin, ha mostrato una Virtus precisa in attacco e attenta in difesa.

La situazione qui è similare all’ultima analizzata dalla partita con Brindisi, con la differenza che l’alley oop per il tagliante lo alza direttamente il playmaker (siamo nel gioco denominato “Spain”). M’Baye blocca correttamente. Al contrario il blocco per lui di Qvale non è perfetto, ma Cournooh che nel frattempo ha liberato lo spazio nel quarto di campo rende il dettaglio irrilevante. Il passaggio di Taylor è millimetrico e per la Virtus sono due punti facili e belli.

Ma anche fuori dai giochi la Segafredo ha prodotto in quel primo quarto. Facendo cose semplici come leggere i raddoppi e cercando, quando possibile, l’uomo libero con un passaggio extra.

Qvale e compagni sono bravi a sfruttare la prima indecisione della difesa di Reggio, facendo partire un domino di rotazioni difensive che alla fine porta al tiro aperto di Cournooh, favorito dall’assist non scontato di un realizzatore come Punter.

Protagonista anche la difesa, però. Con Reggio Emilia tenuta a 69 punti anche grazie a giocate come questa.

La lettura difensiva di Baldi Rossi è l’epitome della piccola cosa che non va sul tabellino ma fa tutta la differenza del mondo. Senza il suo intervento sul taglio di Ortner l’aiuto di Kravic avrebbe avuto un’efficienza completamente diversa, perché alle sue spalle ci sarebbe stato lo stesso Ortner facilmente servibile dal palleggiatore. In questo modo, invece, l’attaccante di Reggio Emilia finisce nella gabbia del lungo serbo e Tony Taylor, perdendo palla.

TRENTO-VIRTUS

La partita successiva ci offre subito un esempio di come queste piccole cose possano indirizzare un’azione.

Notate come il mancato aiuto di Cournooh su Hogue (avrebbe dovuto “spezzare” il taglio, così come fatto sopra da Baldi Rossi) generi un effetto a catena. Kravic contiene la penetrazione correttamente, ma alle spalle ha il tagliante (Hogue) completamente aperto. M’Baye, di conseguenza, non può stare troppo attaccato a Beto, posizionato in mezzo angolo. Finisce che sullo scarico per lo stesso Beto M’Baye, già di per sè difensore non eccelso, esca saltando a vuoto sulla finta di tiro. Il portoghese di Trento sbaglia la conclusione al ferro, ma ormai a rimbalzo non c’è equilibrio. Hogue, così, può segnare i primi due punti della partita.

Certo, poi le mancanze difensive virtussine non sono state solo nel lavoro di squadra. Un canestro del genere, del resto, è difficile da mandar giù e prescinde qualsiasi discorso di collaborazione collettiva.

Problemi a metà campo, ma anche in campo aperto.

Qua, a differenza di quanto successo sul contropiede lasciato a Brindisi, più una questione di pigrizia che altro, c’è un problema di comunicazione. La Virtus riesce a rientrare e deve gestire un contropiede difensivo in parità numerica. Lo fa, però, senza che nessuno si accoppi con Marble, che mette a segno una facile schiacciata.

Tre partite. Situazioni simili. Approcci opposti. Così come gli esiti finali degli incontri.

Giocare contati non aiuta, ma se l’atteggiamento è sbagliato in partenza, non c’è rotazione che tenga.

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Nickfiumi

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