2019/2020 Season in Review: Frank Gaines

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Un po’ come per David Cournooh, pur se con responsabilità decisamente maggiori, così si è dipanata anche la stagione di Frank Gaines. Arrivato per essere uomo da punti istantanei in attacco, ma capace anche di farsi sentire in difesa. Pur senza incantare, ha reso abbastanza bene per un paio di mesi, per poi precipitare in una crisi che, allo stop, non aveva accennato ad arrestarsi.

Il passaggio a un sistema di gioco più strutturato non lo ha aiutato

La scommessa fatta su Gaines in estate non era da poco: chiedere a un giocatore che aveva dimostrato punti nelle mani, di diventare un realizzatore di qualità, punti con tiri selezionati, quando, fino al giorno precedente, era stato un cosiddetto volume scorer. Ossia uomo da tante realizzazioni ma anche altrettanti possessi in mano.

Non un caso che nelle prime partite Djordjevic lo avesse fatto partire come sesto uomo, progettandone un ruolo da spaccapartita uscendo dalla panchina. Salvo poi inserirlo in quintetto, probabilmente avendo capito che la scelta iniziale andava a influire sul morale del giocatore.

Con i suoi alti e bassi, comunque, fino a metà dicembre Gaines il suo lo ha fatto. Non è diventato un realizzatore di qualità, ma è stato a lungo un riferimento offensivo abbastanza costante, sfiorando i tredici punti di media, anche se col 40% scarso al tiro e poco più del 33% da tre punti. Dimostrando, però, sempre buona abnegazione difensiva, tratto fondamentale per quelle che sono le richieste di Djordjevic.

Poi la partita di Sassari, con il problema al ginocchio che si è portato dietro a lungo e lo ha condizionato non poco. Da lì rendimento e minuti sono andati in picchiata. Tanto che nelle ultime diciassette partite di stagione è passato da ventiquattro a quattordici minuti di media giocati, scendendo a poco più di cinque punti segnati col 36% dal campo e una sola prestazione in doppia cifra. Con annesse voci di mercato e l’arrivo di Marble a farlo retrocedere ulteriormente nelle gerarchie, tenendolo fuori dai convocati in cinque occasioni.

La sensazione, in generale, è stata quella di un giocatore abbastanza suscettibile emotivamente ai propri andamenti. Tatticamente, invece, è sembrato faticare all’interno di un sistema di gioco con dettami più precisi e qualche libertà in meno rispetto a quelle di cui poteva godere l’anno passato a Cantù.

La miglior partita

Una gara che, a suo modo, resterà nella storia del club. Se non altro perché fu la prima giocata in Fiera. Ospite la De’ Longhi Treviso. Che mise in grossa difficoltà, per tutto il primo tempo, una Segafredo abbastanza distratta, in difesa soprattutto.

Poi un terzo quarto spaventoso di Gaines: diciotto punti con 6/8 dal campo. Quella facilità a segnare vista nei suoi momenti migliori della stagione 18/19, che lo incoronò capocannoniere del campionato. Con anche un’eccellente difesa su David Logan. Un break portato da solo che ribaltò la partita e la instradò verso la Virtus. Che si prese i due punti, da lì in avanti senza dover troppo sudare.

Giudizio finale

Gaines ha avuto una caratteristica non sempre facile da trovare in giocatori USA, ossia la capacità di rimanere concentrato e dentro la partita dal punto di vista difensivo anche in caso di lune storte in attacco. Ma è impossibile non notare la parabola discendente che ha avuto la sua stagione.

Certo, inficiata dal problema al ginocchio di cui parlavamo sopra, ma pur sempre calata in maniera drastica e mai più ripresasi prima dello stop definitivo. Il mantra è sempre quello: finire fuori dalle rotazioni qualche mese dopo essere stato uno dei giocatori centrali della squadra non può esser solo colpa di una lettura forzata dell’allenatore. Per coerenza con quanto scritto nella pagella di Cournooh, anche qui pendiamo più verso il 5,5 che verso il 6.

Nickfiumi

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