Alessandro Gentile: perché si, perché no

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E’ uno dei tormentoni del momento in casa Virtus Bologna: il possibile ritorno di Alessandro Gentile.

Un nome che, come normale, scalda i cuori dei tifosi. In positivo o in negativo. Un giocatore che non ha mai lasciato indifferenti nelle varie fasi della sua carriera, non facendo eccezione nemmeno a Bologna.

Un atleta con caratteristiche molto particolari, che sotto le Due Torri mise in luce tutta la sua voglia, il suo carattere, il suo talento. Ma anche la sua complicata collocazione in campo.

Da allora, in mezzo, è corsa una stagione in Spagna, non troppo dissimile da quella virtussina, un cambio di procuratore e, ora, un’estate in Nazionale.

Allora, attendendo che il rebus abbia una soluzione, noi della redazione di VNera abbiamo provato a rispondere sul perché Gentile avrebbe o meno senso con la maglia di questa Virtus, ormai formata ma con un buco aperto dalla partenza di Pietro Aradori.

Cercando di guardare, come sempre, la questione da un punto di vista tecnico/tattico e di compatibilità con questo roster.

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PERCHÉ SI

Nicolò Fiumi

Credo molto al fatto che i giocatori, a un certo punto della carriera, raggiungano un momento di “consapevolezza”, dove riconoscono come mutare il proprio gioco per allungare e migliorare il proprio futuro.

C’è chi ci arriva prima, chi dopo, chi troppo tardi.

Ci sono motivi che mi inducono a pensare che questo, a 26 anni, sia il momento di consapevolezza di Alessandro Gentile.

Perché il campo ha parlato chiaro. Può essere, probabilmente fino al termine dei suoi giorni da cestista, protagonista in squadre di medio/bassa classifica come giocatore di volume, che utilizza un terzo dei possessi di squadra per se.

Ma in questo modo il suo tetto di rendimento è raggiunto. E, onestamente, vedere un talento cestistico come Alessandro Gentile lottare per salvezze o decimi posti nei prossimi sei o sette anni sarebbe un vero spreco.

Diverso il discorso se accettasse di ricostruire il suo gioco su utilizzi più contenuti e maggiormente indirizzati a mettere in luce i suoi pregi, piuttosto che accendere i riflettori sui suoi difetti.

Il cambio di procuratore, un’estate impeccabile in maglia azzurra dove sta sembrando uno dei migliori, se non il migliore, come atteggiamento e rendimento, spesso in uscita dalla panchina e una forma fisica smagliante.

Tutti indizi che portano a sostenere la tesi di cui sopra.

Forse è arrivato il momento in cui Gentile sostituisce l’Alessandro che vuole spaccare il mondo in solitaria con quello che mette a disposizione del gruppo le proprie caratteristiche più funzionali. Per il bene comune.

E un Gentile con questa impostazione mentale è un valore aggiunto non da poco.

Potrebbe essere il leader di una panchina che, in effetti, ad oggi non ha molti punti nelle mani. La sua capacità di strappare un rimbalzo e creare attacco in pochi secondi, tagliando il campo in palleggio, è una dote di cui la Virtus ora è sguarnita. E in difesa ci sarebbero i giocatori per “nasconderlo”.

Non ci sarà più la mano (non tanto) invisibile di Riccardo Sbezzi a muovere i fili della carriera di Alessandro Gentile (foto Superbasket)

Nicola Bonazzi

La capacità di attaccare il canestro.

Al momento, non pare che abbiamo un esterno in grado di giocare stabilmente post basso. In generale, la Virtus non abbonda di giocatori di post basso (anche Baldi Rossi e Ricci prediligono soluzioni fronte a canestro). Gentile è un buon attaccante di post e in avvicinamento, soluzioni offensive che alla Virtus per ora non sembrano abbondare se si eccettua Vince Hunter, che eccelle in questo tipo di fondamentali.

Il fisico.

Gentile è un giocatore fisicamente di grande impatto, senza dubbio in grado di reggere il confronto con i pari ruolo in Eurocup. Aggiungerebbe fisicità alla panchina e potrebbe dare una mano anche da numero 4, dove Baldi Rossi e Ricci potrebbero soffrire avversari di peso. Assetti con Gentile e Weems sarebbero piuttosto intriganti e duri da digerire per molte squadre in Italia ed in Europa.

I rimbalzi.

Gentile è un buon rimbalzista ed anche in questo fondamentale potrebbe aiutare una squadra priva di grandi specialisti ed i cui esterni non sono particolarmente votati a recuperare carambole. Anche in questo caso, potrebbe aiutare a sopperire prevedibili difficoltà dei due numeri 4, piuttosto perimetrali.

Probabilmente il miglior momento in assoluto della carriera di Alessandro Gentile

Davide Trebbi

Gentile ha solo 26 anni ed è uno degli italiani di punta della prossima spedizione Azzurra al Mondiale Cinese.

È già stato a Bologna e magari dopo tante critiche ricevute ha voglia di far cambiare idea a molte persone. Il cambio del procuratore può essere inteso in questa maniera.

Anche avere Djordjevic come allenatore potrebbe aiutarlo a farlo diventare non solo un’occasione ma una risorsa: sono ancora ben visibili gli ottimi due anni con coach Luca Banchi (molto simile a Djordjevic come modo di allenare e dirigere un gruppo) dove Ale era uno dei migliori giocatori continentali.

Ma è passato, purtroppo, tanto tempo: colpa sua, di chi l’ha gestito, di chi gli ha permesso di fare tante cose. Ecco, forse, se l’ha capito e se riuscirà a rispettare lo stile Djordjevic e controllarsi, allora potrà tornare ad essere un signor giocatore.

Ma tutto è un gigantesco SE.

PERCHÉ NO

Nicola Bonazzi

Lo USAGE.

Gentile è un giocatore abituato ad avere palla in mano, spesso in isolamento, e ad essere ormai da anni, direi da sempre, il primo terminale offensivo delle squadre in cui gioca.

Qui avrebbe davanti certamente almeno Teodosic e Hunter, probabilmente Weems e Gaines. In ogni caso, affidare la palla ad un trattatore piuttosto inefficiente come Gentile quando in squadra ci sono Teodosic, Gaines e Markovic non pare l’idea del secolo.

Il tiro.

I problemi di adattamento al sistema e ad un ruolo offensivo, se non marginale, almeno non da prima punta, potrebbero essere tutt’altro che trascurabili, anche dal punto di vista caratteriale ed emotivo. Per un giocatore non semplice da questo punto di vista.

Gentile è un giocatore con range di tiro estremamente ridotto. Scartata, o almeno limitata, l’idea di farlo giocare in isolamento e senza briglie in una squadra che ha grandi trattatori di palla.

Il suo utilizzo principale potrebbe essere vicino a canestro, in ricezione statica o dinamica, o in penetrazione su un sistema di blocchi che gli consenta di prendere un vantaggio per concludere in avvicinamento.

In campo insieme ad Hunter, che tende ad occupare l’area, ed a Markovic, tiratore già non particolarmente affidabile, rischia di far collassare la difesa nel pitturato senza avere la chiave per scardinarla. Anche in questo caso, gli equilibri in campo rischiano di complicarsi e trovare quintetti efficaci in cui inserire Gentile potrebbe non essere semplice.

La difesa.

Gentile è un difensore abbondantemente sotto media, con punte al limite dell’irritante. Questo può essere forse nascosto in una squadra dove è lui la prima opzione offensiva. In una squadra dove è chiamato ad essere la terza o la quarta punta ed a portare più qualità che quantità, l’applicazione difensiva e la tenuta contro gli esterni avversari, in un assetto dove già Teodosic è da proteggere, è un contributo del tutto indispensabile e, vista la storia del giocatore, per nulla garantito.

Numeri che parlano di un giocatore offensivamente non semplice da incastrare: sempre distante dal 50% al tiro, non una minaccia da tre punti, con rating offensivi spesso sotto al punto per possesso a fare da contraltare a quelli difensivi.

Nicolò Fiumi

La realtà del campo, fino ad oggi, ci ha raccontato di un Gentile monodimensionale. Nel senso di un giocatore che ha trovato legittimazione solo in contesti che lo hanno messo al centro della squadra, demandando a lui le principali responsabilità.

E lui ha sempre mostrato un atteggiamento incline a voler su di sé questo tipo di peso.

Prenderlo significherebbe scommettere a scatola chiusa su quel momento di consapevolezza di cui parlavo prima. Con non più di qualche indizio a supporto, e tanta speranza che le cose vadano in tale direzione.

Alessandro sta dimostrando quel tipo di atteggiamento in Nazionale. Ma un conto è farlo per un mese e mezzo tra agosto e settembre. Un altro è avere la forza mentale di reggere una situazione del genere, che può chiamarti oggi a giocare venticinque minuti e domani a starne in panchina trenta, per tutta una stagione.

Ad oggi, Gentile un utilizzo del genere prolungato ha dimostrato di soffrirlo. Non credo per mala fede sua, ma per troppa voglia di giocare e dimostrare.

Prenderlo in questa squadra significa scommettere nel suo impegno ad un’impostazione mentale che mai ha avuto in dieci anni di carriera e che, quando gli è stata richiesta (2016 tra Pana e Hapoel Gerusalemme), ha prodotto la peggior stagione della sua vita.

Sul campo, poi, andrebbe nascosta la difficoltà al tiro, in una squadra che nasce sulle opportunità dal perimetro che Teodosic e Markovic regaleranno ai compagni. Cercando di mascherarla con abilità da tagliante non così marcate.

Poi il lato difensivo. Se è costato il posto ad Aradori, su cui la società aveva fatto un investimento di un certo tipo, certo non risparmierebbe un Gentile che nella propria metà campo non ha mai fatto vedere le cose migliori.

Il lato caratteriale: un altro aspetto da gestire con cautela

Davide Trebbi

Gli ultimi tre anni di Alessandro Gentile parlano chiaro. Ha sprecato tante occasioni e ora che siamo ad un mese dall’inizio dei vari campionati europei nessuna squadra lo ha ancora preso.

Complice il suo carattere, la sua fame offensiva che a volte soffoca e rovina il ritmo ai propri compagni di squadra, la sua mancanza di abnegazione o semplice pigrizia difensiva.

L’abbiamo visto anche qua due anni fa Gentile, osannato come colui che poteva portarci ai playoff. E invece sono ben visibili le batoste subite in trasferta e le partite perse per scelte sbagliate negli ultimi minuti.

Djordjevic ha bisogno di giocatori più altruisti e magari con istinti più difensivi perché la sua pallacanestro è molto semplice ma ha regole chiare e giocatori ben definiti. Gentile per ora non mi pare il profilo adatto e dopo tre anni il mio dubbio che possa trasformarsi e adattarsi a quanto richiede Djordjevic prevale.

Redazione

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