Stefan Markovic: presentazione e carta d’identità

Stefan Markovic
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Dopo una settimana di ferie anche per noi, torniamo con l’ultimo profilo mancante di questa nuova Virtus: Stefan Markovic, che con Milos Teodosic avrà in mano le chiavi dell’attacco bolognese.

Contro Daniel Hackett nell’ultima edizione di Eurolega

LA CARRIERA

Classe 1988, veterano di mille battaglie nel vero senso della parola: 464 partite giocate in carriera in Europa, di cui 106 in Eurocup e 91 in Eurolega. Arriva dal Khimki, sua settima diversa squadra dagli esordi, nel 2006, con l’Hemofarm di Vrsac.

Club con cui resta quattro anni, giocando sempre l’Eurocup, in un costante crescendo che lo porta ad approdare alla Benetton Treviso nel 2010, dove sarà compagno di squadra di Alessandro Gentile, allenato da Jasmin Repesa.

Per i verdi è una discreta annata. Arrivano le semifinali in Italia (fuori 0-3 con Siena) e la Final Four di Eurocup, giocata in casa peraltro, dove però non si va oltre il quarto posto.

L’annata in Veneto gli consente il secondo salto della sua carriera. Approda in ACB al Valencia, dove resta due anni e colleziona altrettante finali: nel 2012 in Eurocup, dove gli spagnoli vengono fermati, ironicamente, dal Khimki, nel 2013 in Copa del Rey, dove è il Barcelona a stoppare Markovic e soci.

Il “soggiorno” iberico di Stefan si interrompe per una stagione a quel punto. Arriva la firma con il Banvit in Turchia, dove, però, le cose non vanno benissimo. Specialmente nel finale: in campionato, dopo una regular season chiusa al primo posto con sole due sconfitte all’attivo, arriva l’eliminazione in semifinale che interrompe i sogni di gloria.

Le statistiche tradizionali di Stefan Markovic in carriera

Complice anche una campagna europea tutt’altro che indimenticabile (meno di due punti di media in tredici partite di Eurocup), Markovic ritorna in spagna, al Malaga questa volta.

Come a Valencia, si ferma due anni e compie l’ultimo passo del suo cammino, esordendo in Eurolega, fermandosi due volte alle Top 16 e aggiungendo una semifinale di campionato e una finale persa in Supercoppa di Spagna.

Nel 2016-17 si sposta in Russia allo Zenit San Pietroburgo, dove “retrocede” in Eurocup ma gioca la sua miglior stagione realizzativa in carriera, chiudendo per la prima e unica volta in doppia cifra di media.

Cosa che lo riporta subito in Eurolega, con il Khimki di Alexey Shved, dove ha militato nelle ultime due stagioni. Anni importanti a livello di risultati sportivi. Non arrivano titoli, ma ci sono due secondi posti in VTB League e una sorprendente campagna in Eurolega, due anni fa, dove mette paura nei quarti di finale al CSKA di Mosca, uscendo con grande e onore e un 1-3 meno netto di quanto non dica il risultato.

E’ stato membro fisso della selezione serba fino al 2016 quando, al termine delle Olimpiadi di Rio chiuse al secondo posto, decise di ritirarsi dalle attività nazionali. Con la maglia del suo paese vanta un oro mondiale Under 19 (2007) e tre argenti senior: uno europeo (2009), uno mondiale (2014) e quello olimpico sopra citato.

Un video con i suoi punti di forza risalente alla stagione con lo Zenit

CARATTERISTICHE FISICHE

Il fisico è uno dei suoi punti di forza. E’ un playmaker a tutti gli effetti dall’alto del suo metro e novantanove, abbinato a quasi cento chili di peso.

Chiaramente, non lega un atletismo o una rapidità straordinaria e con il passare degli anni probabilmente ha anche perso un passo, sia offensivamente che difensivamente, specie negli scivolamenti laterali.

Usa la sua taglia spesso in attacco per prendere vantaggio in post contro i playmaker avversari “normodotati”, mentre dal palleggio i quasi due metri gli consentono di vedere oltre le braccia del difensore, per trovare linee di passaggio aggiuntive a quelle più tradizionali.

Stefan Markovic
In difesa su Kyrie Irving nella finale Olimpica di Rio 2016

ATTACCO

Come detto, Stefan Markovic può ormai essere considerato un playmaker d’esperienza e come tendenze è certamente uno che guarda prima al passaggio per i compagni che al proprio tiro: nelle ultime tre stagioni rispettivamente 43, 27 e 32% di assist percentage.

Preciso nel suggerimento sia in situazione di pick & roll che in campo aperto, dove può trovare linee di passaggio a una mano dal palleggio con grande facilità, specialmente per i lunghi in corsa.

Non è uno scorer (come detto in precedenza, solo una volta in carriera oltre i dieci punti di media) e negli ultimi anni non ha sempre avuto grande efficienza nelle conclusioni dal campo, rimanendo sotto il 50% di effective field goal sia quest’anno che quello precedente.

Dal pick & roll, leggendo la situazione, sa sia trovare passaggi rilasciati con tempismo per i tiratori che prendersi floater in area su cui ha buon tocco.

Dal perimetro, invece, non è un tiratore puro: in carriera è attorno al 30% da dietro l’arco. Questo però non lo rende giocatore “battezzabile”, perché comunque non ha problemi ha prendere la conclusione, con la possibilità di segnare anche da parecchio dietro la linea.

Dato interessante: pur non essendo un attaccante nel senso stretto del termine (negli ultimi due anni è stato intorno al 16% di usage) il segmento di partita in cui segna di più sono gli ultimi cinque minuti. Una buona indicazione per cercare qualcuno a cui affidare possessi pesanti nel finale.

Stefan Markovic

Per conoscerlo meglio abbiamo parlato con la redazione di 3&P, podcast settimanale che segue il basket europeo, con particolare attenzione all’Eurolega, di cui consigliamo vivamente l’ascolto.

Luca Cappelletti, Paolo D’Angelo e Luca Maghini ci hanno dato le loro impressioni.

Luca Cappelletti

Markovic non arriva da una stagione Europea esaltante [-3.6 il suo net rating On/Off, secondo newstats.eu]: con il suo Khimki ha faticato durante l’intera stagione. Ma questo perché è mancato per la maggior parte della regular season il loro giocatore cardine, ovvero Shved.

Le prestazioni nella media di Markovic sono quindi da calibrare ricordando questo particolare fattore: il play serbo è infatti un ottimo atleta da affiancare (o ancora meglio alternare) ad un giocatore offensivamente di alto livello.

Questo perché, grazie alle caratteristiche di Stefan, si colmano alcune lacune tipiche di giocatori come Shved, ovvero la poca propensione alla difesa e la tendenza ad andare uno contro uno piuttosto che premiare i movimenti dei compagni.

Offensivamente è dotato di buona visione di gioco (40 assists ogni cento possessi offensivi e tre assist per ogni palla persa). Non è un tiratore infallibile (35% da 3 con tre tentativi a partita), ma il fatto che non possa essere battezzato a priori garantisce comunque di poter aprire l’area nei momenti in cui non è palla in mano.

Paolo D’Angelo

Stefan Markovic è un giocatore che personalmente apprezzo molto, e non solo per il suo essere serbo.

Offensivamente, nonostante delle carenze al tiro, offre diverse soluzioni, anche perché sui pick & roll, in linea di principio, sa che gli altri passeranno in terza ed è molto bravo a sfruttare i repick, quindi in questo caso l’abilità dei bloccanti sarà fondamentale per esaltarlo al meglio.

Bravo a giocare sui contatti, anche perché fisicamente parliamo di un giocatore grosso per il ruolo. A ritmi alti ha il gusto per la fucilata ad un compagno in angolo dopo un rapido pick & roll laterale

Luca Maghini

Innanzitutto credo che l’inserimento di Markovic si debba valutare nella sua convivenza con il resto del backcourt, quindi principalmente con Milos Teodosic.

Offensivamente la mancanza di un tiro affidabile mi fa preferire Markovic in un ruolo di handler nei momenti in cui Teodosic è in panchina piuttosto che come ricevitore da scarichi; il tutto considerando come Teodosic sia meno finalizzatore e più passatore dello Shved avuto come compagno quest’anno e Markovic non abbia mezzi fisici e atletici per essere un tagliante straordinario.

Sempre dal punto di vista fisico mi sembra più un gestore da ritmi alti, senza però quella caratteristica “a la Mike James”, per intenderci, di creare transizione con la sola imposizione delle mani, o meglio, delle proprie gambe.

DIFESA

Anche in questo caso la sua taglia fisica è la dote che più lo rende interessante. Non ha un’esplosività di base incredibile, ma il fatto di essere spesso parecchio più alto del suo avversario diretto lo aiuta parecchio.

E gli permette di spendersi su almeno due, quando non tre, ruoli, cosa che alla Virtus tornerà certo molto utile in più occasioni.

E’ furbo e con l’esperienza maturata negli anni ha imparato ad anticipare la giocata, trovando magari la rubata sulle linee di passaggio. Nonostante con l’età abbia perso un giro a livello fisico, compensa con la conoscenza del gioco che gli permette ancora di avere un impatto non trascurabile, anche se i suoi numeri avanzati dicono che le ultime due stagioni sono state le prime sopra al 110 di rating difensivo dal 2007.

Stefan Markovic
Le statistiche avanzate di Stefan Markovic in carriera

Luca Cappelletti

E’ un buonissimo difensore sugli esterni, pur avendo un fisico non indifferente. Questo gli permette di poter accettare cambi difensivi anche con alcuni “3” europei.

C’è da capire come Djodjevic intenda utilizzare Teodosic e Markovic: detto delle caratteristiche di Stefan, il coach della Virtus può trarre vantaggio sia alternando i due play, sia facendoli giocare assieme, a seconda della situazione.

L’alternanza garantirebbe una guida offensiva simile (con le dovute differenze di qualità), mentre in difesa ci sarebbe sicuramente un miglioramento.

Utilizzarli assieme invece permetterebbe all’allenatore di poter nascondere Teodosic in fase difensiva e avere due trattatori di palla assieme in campo, cosa utile in situazione di gioco offensivo sterile.

Paolo D’Angelo

Difensivamente, assieme al mai abbastanza lodato Bogdanovic, ha retto a lungo le sorti del backcourt in nazionale, difendendo in maniera fisica sia sulla palla che sugli esterni da uscite, magari più rapidi di lui, ma ai quali fa sentire la propria presenza passando sui blocchi.

Resta un’aggiunta quindi di valore, che darà il meglio di sé con la presenza anche di Teodosic, se non altro per la già collaudata convivenza.

Luca Maghini

Difensivamente Markovic è ottimo per giocare insieme a un difensore sotto la media, come fu Shved e come, presumibilmente, sarà Teodosic. Perché difende lui sul punto d’attacco permettendo di nascondere il compagno su un esterno meno pericoloso.

Le caratteristiche di Stefan Markovic riassunte in questo video del sito bhoops.com

Kyle Weems: carta d’identità e presentazione

Kyle Weems
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La partenza di Kelvin Martin aveva lasciato un vuoto nei cuori dei tifosi virtussini. Mancava un uomo di temperamento ed energia che potesse creare da subito feeling con i tifosi. La ricerca dello staff bianconero ha portato, così, alla firma di Kyle Weems, che sarà una delle due ali titolari della prossima Segafredo.

Kyle Weems

LA CARRIERA

Classe 1989, nasce a Topeka, Kansas e frequenta il college a Missouri State. Entra nel 2007 e inizia a giocare dopo un’annata in redshirt. Esordisce nella stagione 2008-2009 ed è subito freshman dell’anno della Missouri Valley Conference. La stagione seguente guida i Bears alla conquista del CIT (terzo torneo collegiale, dietro quello NCAA e il NIT).

La sua è una crescita costante: nell’anno da junior viaggia a 16 punti di media e porta la sua squadra al titolo di conference in regular season, di cui viene anche nominato MVP. Chiude il 2011-12 (stagione da senior) a quasi 16 punti e oltre 7 rimbalzi di media con il 40% da tre punti.

Al draft NBA di quell’estate non viene scelto e allora attraversa subito l’Oceano, approdando a Bonn in Germania. Dove gioca una notevole stagione d’esordio (14+5 di media) che lo porta, l’anno seguente, al medi Bayreuth (15 punti e 6 rimbalzi a partita).

Le statistiche tradizionali in carriera di Kyle Weems (qui la sua pagina Real GM)

Termina il biennio tedesco e va in Francia, al Nanterre. Con cui vince subito la Supercoppa prendendosi anche il titolo di MVP (19+12 nella finale contro Rouen) e poi l’Eurochallenge.

Mette gli occhi su di lui, allora, Strasburgo, che nella stagione 2015-2016 partecipa all’Eurolega e ha bisogno di un esterno con fisico e in rampa di lancio. Weems accusa l’impatto (chiude le dieci partite nella massima competizione poco oltre i sette punti di media col 36% dal campo), ma gioca comunque una stagione complessivamente sufficiente.

Dopo la Francia è la volta della Turchia, dove arriva la chiamata del Besiktas. Seguono due anni complicati, in un contesto che finisce spesso nei guai finanziari, in particolare nella stagione 2017-2018.

Da qui il passaggio al Tofas Bursa in cui nell’ultimo anno, anche questo non serenissimo dal punto di vista societario, diventa perno della squadra di coach Orhun Ene, confermandosi solido giocatore di livello europeo.

CARATTERISTICHE FISICHE

Fisicamente tostissimo (198 centimetri per 105 chili) è un’ala nel vero senso della parola. Con l’altezza e i chili giusti per stare sia sul perimetro che accoppiarsi con i lunghi avversari.

Caratterialmente parlando sembra un giocatore molto coinvolto nel contesto di squadra: nelle partite col suo Tofas, quest’anno, era sempre il primo ad esaltarsi per una giocata di un compagno, ad avere un applauso per la squadra, a riunire i compagni per un huddle veloce. Caratteristica da non sottovalutare.

Un veloce profilo di Weems dalla sua ultima stagione in Turchia

Come con Julian Gamble prendiamo in prestito le parole di Lorenzo Neri, scout freelance, che ha partecipato a una recente puntata di Backdoor Podcast.

Weems è un’ala ben dimensionata. Sia al Tofas che in precedenza, in Germania e in Francia, è stato usato come “4” non per forza tattico, ma anche stabilmente. In Virtus credo farà il tre, almeno inizialmente.
Garantisce fisicità e ottimo contributo a rimbalzo difensivo (16% di defensive rebound percentage nell’ultima stagione)

ATTACCO

Giocatore ordinato, non particolarmente appariscente, che ha esperienza e la usa per sfruttare i momenti della partita migliori in cui prendere i suoi spazi. Grazie a questo è sempre stato molto efficiente, pur non essendo un realizzatore puro: in carriera, in Europa, ha il 53% da due, il 38% da tre e l’80% ai liberi. 126.6 di offensive rating col Tofas nell’ultima stagione.

Il tiro da tre è un’arma micidiale a sua disposizione: quest’anno ha sfiorato addirittura il 47% su quasi quattro tentativi a partita. Piedi per terra è una sentenza, ma può segnare anche dal palleggio. In Eurocup quest’anno il 43% dei suoi tiri totali sono arrivati da dietro l’arco.

E’ un giocatore abbastanza scolastico, non avendo un talento o un’inventiva particolare in attacco. Questo ha effetti positivi e negativi. Non rischia tanto, di conseguenza perde pochissimi palloni (sotto l’8% di turnover percentage quest’anno, miglior dato in carriera dove ha comunque sempre avuto numeri simili). Ma a volte tende a rimanere un po’ fuori dal gioco, parcheggiato in angolo senza contribuire.

Deve lavorare meglio lontano dal possesso, ma con la palla in mano sa cosa fare. Quando prende una linea di penetrazione sa portarla a conclusione, aiutato da una struttura fisica che gli permette di chiudere contro i lunghi.

Con la sua stazza, però, quando si muove per un taglio è un bersaglio notevole. Di fatto la sua seconda fonte di punti è questa, pur avendo problemi a finire in traffico se il fisico da solo non gli basta per trovare un angolo di tiro. Come detto, non è giocatore di talento, pertanto aggiustare il tiro in corsa non gli viene naturale.

Questo inficia sul suo numero di tiri liberi tentati, da sempre molto basso (1,5 in partita in carriera). Inoltre, a rimbalzo offensivo è quasi inesistente (sotto il 3% di offensive rebound percentage quest’anno).

Le statistiche avanzate in carriera di Kyle Weems (qui la sua pagina Real GM)

DIFESA

Va idealmente a sostituire Martin, ma non è un difensore con quel tipo di impatto. E’ fisico, ma non aggredisce l’uomo come Kelvin. In generale è un discreto difensore, ma non eccelso. Questo non toglie che abbia pregi innegabili.

A partire dalla versatilità: può difendere su quattro ruoli. Sui cambi difensivi può stare con un’ala come con una guardia. Uno contro uno non è una sentenza (la mobilità laterale non è granché), ma nemmeno un buco nero. E, talvolta, dove non arriva con lo scivolamento può compensare col fisico.

Sull’uomo, ma anche sulle linee di passaggio, è un pericolo. Tocca e sporca tanti palloni ed è più pericoloso di quello che dicano statistiche comunque non male (1.32 palle recuperate a partita quest’anno). In generale è un giocatore positivo per la squadra: in Eurocup quest’anno con lui in campo il Tofas ha avuto +5.7 di net rating (104.4 il defensive), mentre con lui fuori è sceso a -18.8 (117.1 il defensive, statistiche da Overbasket.com).

Come detto, però, ci sono anche lati oscuri nella sua difesa. Da lato debole è sempre molto attento a quello che gli succede intorno. In aiuto ai compagni ha buoni tempi di intervento e spesso è ben posizionato e con angoli giusti.

Questo però, talvolta, lo porta a perdere di vista, letteralmente, il suo uomo. Subendo tagli dietro la schiena, concedendo tiri aperti, portandolo a spendere qualche fallo di troppo. Cosa che, comunque, raramente gli causa problemi nella gestione delle penalità personali all’interno della partita.

Una video analisi di Milos Teodosic

Milos Teodosic
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Come avevamo anticipato nella sua carta d’identità la settimana scorsa, eccoci qua a proporvi una piccola video analisi di Milos Teodosic.

Abbiamo fatto una scelta ben precisa, andando a prendere le sue due uniche partite ufficiali disputate sin qui nel 2019. Si tratta delle gare di qualificazione ai Mondiali giocate in febbraio con la Serbia, contro Estonia e Israele.

Scelta effettuata per una serie di motivi:

  • quest’anno in NBA ha giocato poco, spesso in frangenti di partita poco rilevanti (garbage time o simili), in un contesto comunque molto diverso da quello che è il basket FIBA;
  • le partite della stagione precedente sono state giocate prima dell’infortunio al piede patito a marzo 2018;
  • le gare giocate in Europa prima dell’esperienza NBA sono troppo vecchie e fanno riferimento a una versione del giocatore presumibilmente diversa da quella odierna.

La coppia di partite con la nazionale, invece, è la fotografia più recente del suo stato di forma. Disputate con una Serbia molto rimaneggiata, in un contesto che sarà, gioco forza, più vicino a quello che Teodosic tornerà ad affrontare.

Ne possiamo, dunque, trarre spunti migliori per quello che ci offrirà il futuro, a maggior ragione considerando la presenza di Sasha Djordjevic in panchina.

Le gare sono state disputate il 21 e il 24 febbraio di quest’anno. La Serbia ha perso 71-70 in Estonia e vinto, qualificandosi ai Mondiali, 97-76 con Israele.

La shot chart contro l’Estonia

A livello statistico Teodosic ha lasciato il segno: doppia doppia da 16 punti e 10 assist nella prima gara, 11 punti e 9 cioccolatini per i compagni nella seconda. Pur con una condizione fisica evidentemente non al top è stato in campo 31′ di media, sembrando spesso il miglior giocatore sul parquet, specialmente contro l’Estonia, gara in cui alla Serbia mancavano Lucic e Milutinov, presenti invece con Israele.

Il suo apporto è stato vitale: +31 il suo plus/minus in 62′ complessivi di utilizzo. Senza di lui i compagni hanno totalizzato un -11 in 18′.

La shot chart contro Israele

Al tiro è andato malino: 7/23 complessivo, anche se contro l’Estonia ha dovuto prendere più di una conclusione forzata, dettata dalle situazioni più che dalla sua volontà (4/14). La distribuzione dei tiri è stata estremamente sbilanciata verso il perimetro: 19 delle 23 conclusioni complessive sono state prese dietro l’arco, da cui sono arrivati tutti i suoi sette canestri totali (0/4 da due). Il tiro, in ogni caso, resta davvero bello da vedere e di una rapidità sorprendente nel caricamento.

Al ferro ha provato qualche escursione più con l’Estonia, guadagnandosi d’esperienza un paio di viaggi in lunetta. In generale l’impressione è stata di una forma fisica che non gli permettesse di andare a sfidare i lunghi avversari, cosa che, comunque, non è mai stata specialità della casa.

Va detto che, messi i piedi dentro l’area dei tre punti, ha confermato, ce ne fosse mai stato il bisogno, la sua straordinaria capacità di trovare il pertugio per un passaggio illuminante ai compagni (i 19 assist in due partite sono lì a testimoniarlo). Quindi il dato dei pochi tiri al ferro va visto anche sotto questo aspetto.

Quello che sorprende, per assurdo, è quasi più la sua capacità nel fare la “lettura facile” corretta, anticipando tutto quello che sta accadendo in campo, piuttosto del passaggio da highlight, che comunque prima o poi arriva.

La gestione del pallone non è sempre stata ottimale (nove perse complessive). In parte per due motivi: l’utilizzo sul lungo periodo gli ha fatto perdere un po’ di lucidità, in più ogni tanto ha provato il passaggio difficile, anche con un po’ di sufficienza, quasi annoiato dalla soluzione più comoda. Anche qui, un classico di Teodosic.

E’ stato il faro del gioco serbo, ma Djordjevic non ha comunque disdegnato di utilizzarlo off the ball. Sia facendo semplicemente iniziare il gioco da un altro compagno di squadra (il neo varesino Tepic su tutti, ma anche Milosavljevic e Avramovic in alcuni casi), per restituirgli rapidamente la palla ed entrare in un pick & roll in movimento, che utilizzandolo praticamente da guardia.

La prima situazione è stata quella privilegiata, per un motivo semplice: iniziando il pick & roll in corsa Teodosic spesso, prima ancora di ricevere il pallone, riesce a prendere vantaggio sul suo uomo, che deve adattare la propria difesa a una situazione dinamica, piuttosto che partire statico e con i piedi settati.

Questo, sommato alla capacità di Milos di passare palla in mano sui blocchi dei suoi lunghi, gli ha permesso spessissimo di guadagnare vantaggi considerevoli sul proprio marcatore. E Teodosic con vantaggio su una situazione di pick & roll è una sentenza, non lo scopriamo certo oggi.

La seconda situazione è stata residuale, usata in realtà spesso per fargli prendere un giro di riposo in attacco, ma anche per provare qualche volta a sfruttare i suoi 196 centimetri in post basso.

Le rimesse, lato o fondo, sono state tutte sue. Anche qui per una varietà di motivi: tornare a prendersi il pallone in situazione dinamica e entrare nel pick & roll, sfruttare le sue doti di passatore direttamente da rimessa e “rubare” due punti, ma anche per una buona capacità di bloccare, in situazione di rimessa dal fondo.

Non è che Teodosic faccia blocchi di marmo, ma d’esperienza in più di un’occasione ha saputo creare vantaggio per i suoi compagni, che hanno avuto ricezioni pulite.

La difesa… Beh, la difesa è stata la solita. In particolare contro l’Estonia gli errori e le distrazioni sono davvero stati tanti, mentre con Israele ha mostrato più impegno e concentrazione, giocando tutto sommato una partita onesta nella sua metà campo.

Resta comunque un ampio repertorio di svarioni: dormite dal lato debole, difese porose in uno contro uno, sia in recupero che statiche, difficoltà a rimbalzo e in difesa sui pick & roll.

Djordjevic ha provato a nasconderlo il più possibile sull’attaccante meno pericoloso ma, con cadenza precisa, gli avversari sono riusciti a sfruttare le sue lacune. In particolare l’accoppiata difensiva con Raduljca sui pick & roll è stato un discreto museo degli orrori. Questo è certamente il punto su cui, in stagione, si dovrà lavorare maggiormente per trovare un equilibrio.

In definitiva, le indicazioni da trarre sono assolutamente positive. Se partiamo dal presupposto di un giocatore che arrivava da due mesi abbondanti di inattività e con i postumi dei problemi fisici avuti, le sue prestazioni sono state incoraggianti. La prospettiva di averlo a disposizione dopo il Mondiale e con una preparazione fisica di tutt’altro tipo fa ben sperare.

Le partite con la Serbia hanno mostrato un giocatore che ha ancora a disposizione la maggior parte delle armi che ne hanno fatto uno dei migliori playmaker d’Europa. Certo, il suo gioco non è esente da difetti.

Ma se il Milos Teodosic che vedremo in bianconero sarà questo con una condizione fisica migliore, avremo certamente di che lustrarci gli occhi.

BONUS TRACK

Attaccare una zona a volte può essere così semplice…

Quando Israele si rende conto di cosa sta per succedere ormai è troppo tardi.

Carta d’identità: Milos Teodosic (presentato da Robert Flom di Clips Nation)

Milos Teodosic
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Ok, mettiamo subito le mani avanti: chi non conosce Milos Teodosic? Insomma, parliamo di uno dei primi quattro/cinque playmaker dell’ultimo decennio di Eurolega. Anche il più distratto degli appassionati lo ha visto giocare almeno una volta e conosce, in linea di massima, il suo genio cestistico e le sue caratteristiche fisiche e tecniche.

Quindi no, oggi non vi tedieremo con cose che, immaginiamo, già saprete bene di vostro o che, nel caso, potete facilmente trovare ovunque in internet. Nelle prossime ore, piuttosto, arriverà un approfondimento video sulle sue uniche due apparizioni ufficiali del 2019, per avere un quadro più chiaro di che giocatore aspettarci realisticamente.

Con l’arrivo di Milos, allora, abbiamo provato a concentrarci sul suo passato recente, ossia il suo anno e mezzo in NBA, che ha lasciato più di un dubbio a gettare qualche ombra su quello che è un curriculum europeo di livello eccelso.

Per farlo abbiamo parlato con Robert Flom, managing editor di Clips Nation, il blog del network Sb Nation che segue quotidianamente i Los Angeles Clippers e, quindi, ha avuto modo di vivere da vicino l’esperienza USA di Teodosic.

Prima di iniziare un paio di numeri per fare contesto. Teodosic in NBA ha giocato complessivamente 60 partite: 45 nel 2017/2018, 15 quest’anno, l’ultima il 15 dicembre. Undici minuti nella sconfitta contro Oklahoma City che hanno portato il suo totale a 150 nella stagione 2018/19. Il taglio definitivo è arrivato il 10 febbraio, momento in cui Milos è ufficialmente diventato free agent.

Le statistiche di Teodosic in NBA (qui la pagina)

Un insieme di problemi, fisici e di campo, hanno impedito alla sua esperienza oltreoceano di decollare. Vediamo allora di provare a capire un po’ meglio quello che è successo e le eventuali ripercussioni su quello che sarà il suo cammino in bianconero.

Robert, sappiamo che Milos ha avuto diversi problemi fisici nel suo periodo a Los Angeles. Esattamente di cosa si è trattato?

Nel suo primo anno Teodosic ha avuto un infortunio alla fascia plantare del piede sinistro in apertura di stagione. Questo gli ha fatto saltare parte della prima metà di campionato, dandogli problemi anche in seguito. Infatti, a fine marzo la situazione si è aggravata e il problema è diventato un vero e proprio strappo, che l’ha messo fuori dai giochi definitivamente. Quest’anno, invece, le cose sono state meno chiare. Ha saltato diverse partite per generici problemi a un polpaccio prima e alle ginocchia poi. Dal mio punto di vista, credo semplicemente il suo corpo ancora non fosse pronto e la sua forma fisica fosse insufficiente per reggere i ritmi che richiede la stagione NBA.

La partita di fine marzo 2018, contro Milwaukee, in cui Teodosic patisce l’infortunio che termina in anticipo la sua stagione

Lo scarso utilizzo avuto nell’ultima stagione è legato solo a questioni fisiche o c’è stato anche dell’altro?

Gli infortuni, ovviamente, hanno avuto un ruolo principale. In generale non ha mai dato l’impressione di essere pienamente recuperato. Nelle rotazioni è finito costantemente dietro agli altri giocatori, in particolare subendo la crescita del rookie Gilgeous-Alexander, che portava in dote difesa, capacità di segnare e taglia fisica, tutte cose che Milos non riusciva a dare. Questo, unito alla presenza di Patrick Beverley, ha ridotto all’osso i minuti disponibili. Quando ha potuto giocare, comunque, Teodosic non ha fatto male. Insomma, alla fine non ci sono sue enormi colpe in questa situazione.

In Europa Teodosic è conosciuto per il suo genio offensivo, nel passaggio e nella capacità di mettere in ritmo i compagni. Ma, al contempo, anche per una difesa non esattamente arcigna. Tutte cose che ha mostrato anche in NBA?

Assolutamente. L’età non ha limitato in alcun modo la capacità di Milos nel passare la palla e coinvolgere i compagni. Continua ad essere un signor playmaker e uno dei migliori passatori al mondo. Quando ha giocato con i Clippers ha letteralmente impazzato per il campo. Tra l’altro tirando molto bene, una sua dote assai sottovalutata, anche da distanza NBA (38% da tre nei suoi anni americani, 97esimo percentile in situazioni di spot up nel 2017/18, per Synergy).

Con lui in campo i Clippers hanno segnato oltre tre punti in più ogni cento possessi nel 2017/18. Il suo assist to usage ratio, ossia ogni quanto spesso un giocatore produce un assist in base a quanto ha la palla in mano, è stato costantemente oltre il 60esimo percentile (per Cleaning The Glass) e, sempre nel 2017/18, in situazione di pick & roll in cui sfrutta il blocco ha prodotto 1.07 punti per possesso, 83esimo percentile (per Synergy).

La difesa, purtroppo, fa parte del pacchetto. Non è che non ci provi, ma, semplicemente, è troppo lento e non abbastanza fisico per competere contro avversari che lo portano in post basso o per strappare i rimbalzi. Difensivamente, in un contesto NBA, è un enorme problema (nell’ultima stagione, seppur in un campione di minuti davvero ridotto, con lui in campo gli avversari hanno aumentato di quasi il 3% la propria effective field goal percentage, un dato peggiore del 93% dei giocatori NBA). Questa cosa potrebbe essere più contenuta in Europa, dove il livello fisico e atletico è inferiore. Comunque, credo sarà opportuno tenerlo spesso in campo con una guardia potente fisicamente o un centro intimidatore. Così da poter limitare gli effetti delle sue carenze.

In spogliatoio, invece, come si è relazionato con i compagni?

Credo che Teodosic fosse ben voluto in spogliatoio. Non ho conoscenza precisa dei suoi rapporti con tutti i suoi compagni, ma so che aveva stretto amicizia soprattutto con il gruppo “europeo” (Gallinari, Marjanovic, Gortat). Non ho mai sentito nulla di negativo su di lui. Certo, voleva giocare di più, ma non credo che questa abbia inficiato in qualche modo il suo rapporto coi compagni di squadra. Ugualmente non ho avuto indicazioni estremamente positive, nel senso che fosse un leader o comunque un giocatore di particolare rilievo in spogliatoio.

La “heat map” di tiro nei suoi anni NBA: dietro l’arco si è confermato un vero pericolo pubblico, tirando con il 38% che ha confermato il 39% avuto in carriera nel Vecchio Continente. Ovviamente le avventure al ferro sono state molto poche.

Per quello che hai visto in questa stagione e mezza, pensi che possa confermarsi un giocatore di alto livello in Europa?

Certamente. Come dicevo prima, le sue doti offensive non sono minimamente intaccate. Sa passare la palla divinamente, è pericoloso al tiro e, certamente, sa dirigere l’attacco di una squadra al meglio. Pur giocando due competizioni, il numero di partite disputate sarà ben distante dalle 82 NBA, dovendo giocare anche meno gare ogni settimana. Questo gli permetterà di logorarsi meno, rendendo meno problematica la sua forma fisica, che qui è sembrata abbastanza precaria. La difesa sarà carente, ma l’attacco più che compenserà il problema.

Carta d’identità: Stefan Nikolic (presentato da Giuseppe Pisano)

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Il primo acquisto ufficiale della Virtus 2019/2020 è Stefan Nikolic. Più che un acquisto un ritorno alla base, visto che era già stato da queste parti, nel 2013/2014, laureandosi Campione d’Italia under 17 da MVP della competizione.

Classe 1997, 203 centimetri per 95 chili di peso. Arriva dalla GSA Udine, dove ha disputato una stagione di A2 in continuo crescendo, giocando al fianco di un altro giovane ex bianconero, Lollo Penna.

Per aiutarci a presentarlo abbiamo parlato con Giuseppe Pisano, che segue la GSA per il Messaggero Veneto.

“Stefan è arrivato a Udine in sordina, verso fine mercato. Nei piani era il nono uomo ma nel corso della stagione ha scalato le gerarchie. Ha sfruttato le occasioni che gli si sono presentate, soprattutto per via dei tanti infortuni che hanno colpito Udine e tolto di mezzo i vari Cortese, Powell, Amici. E’ stato il giocatore a cui ho dato il voto più alto nelle pagelle che faccio a fine anno. Unico con costanza di rendimento, spesso l’ultimo a mollare.”

Le statistiche tradizionali di Stefan Nikolic

LA CARRIERA

Stefan Nikolic nasce a Belgrado e si sviluppa nel settore giovanile della Stella Rossa. Qui la Virtus lo preleva nel 2013, dopo aver giocato il Jordan Brand Classic, torneo in cui si mettono in mostra i migliori talenti di tutto il mondo. Resta un altro anno, poi passa alla Stella Azzurra Roma, dove si alterna tra la formazione di DNG e la prima squadra in serie B, iniziando a giocare da senior.

Capo d’Orlando ci mette gli occhi sopra. I siciliani lo prelevano, mandandolo in prestito a Napoli, dove resta un anno e mezzo, conquistando la promozione in A2 e la Coppa di Lega, con annesso trofeo di MVP della Final Four. L’anno scorso, dopo aver iniziato, molto bene, la stagione in Campania, è passato a Montegranaro a metà campionato, dove però non ha trovato feeling con squadra e ambiente.

Finisce così a Udine, con la quale gioca una stagione molto solida, soprattutto nella seconda metà di campionato, dove il cambio di panchina (da Cavina a Martelossi) e tanti infortuni ai titolari aumentano sensibilmente i suoi minuti in campo. Che lui sfrutta molto bene, girando a 11 punti e 5 rimbalzi di media nelle ultime 14 partite disputate, col 54% dal campo.

CARATTERISTICHE FISICHE

Dotato di ottimo fisico, ben strutturato, specie nella parte superiore del corpo grazie alla quale assorbe i contatti meglio di quanto si potrebbe pensare. E’ un eccellente atleta, specialmente quando può liberarsi in campo aperto. Se ne ha l’opportunità è facile vederlo andare sopra al ferro.

La velocità di piedi non è il punto forte ma nemmeno una debolezza strutturale. In attacco comunque ha un primo passo che può sfruttare con efficacia contro avversari meno rapidi, mentre in difesa non è certo un plantigrado.

Si è alternato, e continuerà a farlo, nei ruoli di ala. Facile intuire che potrà sfruttare l’agilità per sfuggire a catturare qualche pallone sotto il canestro avversario, mentre in difesa dovrà lottare per non subire fisicamente avversari più dotati di chili.

“Può giocare i due ruoli di ala e avere anche una doppia dimensione, attacco/difesa. Forse deve togliersi un po’ di timidezza e quest’anno la crescita di minuti verso metà stagione lo ha aiutato in quel senso. A Bologna comunque viene da Djordjevic che è un idolo per lui.”

Le statistiche avanzate di Stefan Nikolic

ATTACCO

Giocatore ordinato, che sa stare al suo posto e nell’ultima stagione ha dato l’impressione di avere ben chiari i propri pregi e difetti. Lo scintillante 124.9 di offensive rating (12esimo in tutto il campionato) è frutto anche di questo. Il decsion making è sembrato buono in relazione alle sue capacità attuali: solo 9.7% di turnover rating, top 30 del campionato. Certo, senza prendersi particolari responsabilità (16,7% di usage).

In attacco vive di alcune situazioni specifiche. Come detto, quando può cerca di andare in campo aperto, dove ha stazza e atletismo che gli permettono di salire al ferro per schiacciare anche in spazi ridotti.

Il campo aperto è il suo habitat naturale. Con lo spazio per ricevere e staccare va al ferro con grande facilità

Non esagera nell’utilizzo dell’uno contro uno, ma ha un primo passo con il quale può tranquillamente battere difensori più lenti o fuori posizione. A rimbalzo d’attacco è una minaccia, anche perché va con grande continuità e intensità: 11esimo in A2 per offensive rebound percentage, 10.9%.

A rimbalzo prova ad andare sempre, cerca di toccare i palloni. Spesso se non li recupera lui può favorire un compagno. Con difensori poco propensi al tagliafuori, partendo da fuori i tre punti, può fare davvero male.

Il tiro è chiaramente dove sono richiesti i maggiori progressi. Nelle ultime due stagioni in A2 ha viaggiato col 27% da tre, mentre nell’anno in B con Napoli era a un più sostenibile 34%. La meccanica è piuttosto bruttina da vedere e ci sarà sicuramente da lavorare.

Sulla meccanica c’è decisamente da lavorare. Anche perché, in questo modo, il suo difensore può permettersi aiuti extra dentro l’area.

C’è però margine. I tiri liberi, considerati come buon indicatore per capire i potenziali margini di miglioramento di un tiratore, quest’anno sono andati dentro con un ottimo 79%. E il tiro dalla media, quando preso piedi a terra e con un minimo di spazio, comincia ad essere più fluido. Dell’arresto e tiro, invece, ancora poche tracce.

“Quest’anno ha dato il meglio da quattro, sfruttando l’atletismo e la verve a rimbalzo d’attacco. Il tiro al momento è quello che gli impedisce di essere un tre affidabile. Dovesse metterlo su credo potrebbe diventare un’ala molto pericolosa, specialmente se usato da quattro”.

DIFESA

In difesa non è un mastino ma neanche un buco nero. In un contesto di A2 aveva un mix di fisico e rapidità che gli consentiva di poter marcare, senza soffrire eccessivamente in nessuna delle due situazioni, sia i tre che i quattro. Condizione che, gioco forza, al piano di sopra diventerà più difficile da sostenere.

Non partirà certo con un ruolo di primo piano, anzi. Dovesse, però, dimostrare di portare un minimo di duttilità, tenendo difensivamente su almeno un paio di ruoli, potrebbe guadagnarsi minuti extra da mettere a frutto.

Commette ancora qualche errore di gioventù, specialmente quando deve difendere dal lato debole. Posizione e rotazioni non sono sempre ottimali. Errori che in A rischia di pagare ancora a più caro prezzo.

“Non è una sentinella difensiva. Però ha grande voglia e applicazione. Quando si è fatto male Powell, che ormai in difesa era disastroso, ha comunque portato un contributo positivo e migliorativo per la squadra.”

Piccoli errori di posizionamento, ritardi nella rotazione impercettibili. Che portano a punti subiti e falli spesi. Nell’ultima clip, poi, è in una posizione completamente errata in aiuto e subisce canestro da tre.

In conclusione, Nikolic è una scommessa. Interessante, ma su cui si dovrà lavorare senza fretta. Ha sulle spalle già un po’ di esperienza, ma il salto che gli si propone di fare non è indifferente.

Il tempo è dalla sua, nessuno gli correrà dietro. Partirà indietro nelle rotazioni, ma così avrà il vantaggio di poter limare i suoi difetti con calma. Sicuramente ogni tanto verrà chiamato in causa. E lì dovrà essere bravo a farsi trovare pronto, anche solo per un paio di minuti.

Tutto quello che verrà, quest’anno, sarà guadagnato.