Skipping steps

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Il mercato della Virtus tra ambizione e contratti milionari

Da queste pagine spesso abbiamo parlato di pazienza, di costruzione, di competenza, di necessità di attendere tempi anche lunghi affinché la Virtus potesse tornare ad essere “la Virtus”, quella che competeva per vincere in Italia e in Europa. Per percorrere questo cammino, nel solco tracciato da società come Venezia e Trento, è necessario tempo.

La Virtus targata Segafredo, in questa estate di fuoco e di entusiasmo, ci ha ricordato che è possibile almeno tentare di intraprendere un’altra strada. Quella che ha seguito Milano in tutti questi anni, che prevede l‘aumento degli investimenti – o delle spese – per completare una squadra di giocatori pronti subito e tutti del livello che si ritiene adeguato alle ambizioni.

Abbiamo detto una squadra di giocatori pronti subito, non una squadra pronta subito, e c’è una bella differenza. Milano, appunto, insegna. Il passo che è davvero impossibile saltare è quello del lavoro in palestra. Della ricerca di equilibrio, della traduzione sul campo di quello che, al momento, è un mercato ricchissimo.

Sasha Djordjevic e Paolo Ronci hanno confezionato la squadra totalmente secondo i loro desideri. Nessun compromesso, nemmeno per i contratti in essere, tanto che si sta rescindendo quello più pesante, per tanti motivi – e lo era anche l’anno scorso: Pietro Aradori.

Una disponibilità economica tale da contendere almeno tre giocatori – Teodosic, Markovic, Hunter – a squadre di Eurolega, e vincere la contesa.

Pressione da gestire, contro avversarie più che attrezzate

Ora, su Djordjevic e su Ronci grava, inutile girarci intorno, un’enorme pressione. Il budget è più che raddoppiato, e la Virtus viene da un’annata sì deludente in campionato, ma vincente in coppa. Fare meglio, globalmente, non sarà semplice. Gli obbiettivi sono chiari e, stavolta, dichiarati fin dall’inizio: la semifinale scudetto e la finale di Eurocup. Entrambe sfide difficilissime.

E se per la prima le competitor che possono disporre di un budget e di un’organico – sulla carta – superiore sono poche, per non dire una o due, in Eurocup diverse squadre sono attrezzate per competere per gli stessi obbiettivi.

E qui, il tempo servirà, anche se non ci saranno anni ma mesi. Servirà, perché Djordjevic prenderà in mano la squadra una settimana prima dell’esordio in campionato. E ci vorrà tempo affinché questi giocatori, già pronti individualmente, diventino una squadra pronta per gli obbiettivi indicati dalla proprietà.

Da queste pagine sono arrivati spesso inviti alla pazienza, alla calma ed alla visione di prospettiva. Non è un mistero che a noi di Vnera piacesse il progetto Virtus nato con Marco Martelli l’anno scorso. Basato sulla ricerca di giocatori non “di nome” e non necessariamente pronti, ma da sviluppare per far rendere al massimo il budget speso in ingaggi. Con piccole correzioni ogni anno e la ricerca della crescita nel segno della continuità.

La proprietà, legittimamente, ha deciso che i tempi necessari ad attendere lo sviluppo di un progetto di lungo termine non c’erano. Non c’erano perché i criteri di ammissione alla prossima Eurolega sono cambiati e sono, quest’anno, più permissivi.

L’accesso all’Eurolega porterebbe incassi importanti e trasformerebbe, questo si, in investimenti con un ritorno quelle che ad oggi sembrano, in alcuni casi, spese al limite dei valori di mercato, od oltre.

L’occasione del Decreto Crescita sfruttata al massimo per tentare il salto di qualità

Non c’erano perché il decreto crescita ha consentito una espansione del monte ingaggi superiore proporzionalmente all’espansione del budget. E non c’erano perché questa proprietà ha dimostrato di essere estremamente sensibile agli umori della tifoseria. Di una tifoseria che la parola pazienza non sa nemmeno dove stia di casa.

E allora, di nuovo, alla fine di questo mercato di cui abbiamo analizzato i protagonisti e che analizzeremo nella sua globalità, desideriamo chiedere a chi ci legge di considerare che, come ha detto Ettore Messina nella sua conferenza stampa di insediamento all’Olimpia Milano, nello sport non si può “skip steps”, saltare passi.

Il fatto che a dirlo sia proprio l’uomo scelto da Milano per cercare di rompere il circolo vizioso degli investimenti che dovrebbero pagare subito e non pagano mai dovrebbe farci riflettere.

La proprietà Segafredo ha saltato tutti quelli che era possibile saltare, forse persino qualcuno in più, mettendo in campo tutto il suo potere economico e dando a Sasha Djordjevic carta (quasi) bianca.

Ora, sta anche al pubblico non pretendere l’impossibile, ovvero che si saltino i passi indispensabili alla costruzione di una squadra, da plasmare con il tempo necessario a partire da una materia prima di grande qualità. L’appoggio di cui ha più bisogno la Virtus Segafredo 2019/2020 è, ancora una volta, lo stesso: la pazienza dei suoi tifosi.

Virtus, un nuovo anno zero

Sacripanti
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Anche Dalla Salda saluta. Azzerata la dirigenza scelta 12 mesi fa, si riparte da zero. O quasi.

L’addio di Alessandro Dalla Salda non è una vera notizia. Di fatto, l’AD uscente della Virtus è sfiduciato da metà gennaio, dall’arrivo di Paolo Ronci che ha avuto da subito l’aspetto di una sorta di commissariamento, nonostante le acrobazie dialettiche e gli ovvi eufemismi usati dalla società per spiegare quello che in realtà era chiarissimo. Erano bastati sei mesi alla proprietà per perdere la fiducia in Alessandro Dalla Salda e nel gruppo di lavoro che questi aveva scelto.

La proprietà aveva fatto una scelta molto logica, lo scorso anno. Aveva scelto, nel mercato italiano, quello che probabilmente era il miglior profilo libero. Alessandro Dalla Salda veniva da una esperienza di grande successo a Reggio Emilia, dove aveva portato una provinciale a promozioni plurime, alla presenza costante nei playoff fino alla finale scudetto, per ben due volte, ed in semifinale di Eurocup nell’anno dell’addio. Risultati che non hanno bisogno di commenti perché parlano da soli.

Dalla Salda era arrivato in Virtus dando l’idea di aver trovato una società da ricostruire, o meglio da costruire secondo le sue idee, ordinandola in dipartimenti, amministrativo, tecnico e marketing. Aveva scelto Marco Martelli, astro nascente delle scrivanie italiane, con risultati di grande rilievo alle spalle, a Casale Monferrato.

La prima difficoltà, con la scelta dell’allenatore, operata proprio da Dalla Salda forse anche oltre il suo ruolo, che non pareva comprendere deleghe sportive, e costata la prima frizione con la proprietà, lato mondo coop.

Poi la scommessa vinta del rincaro degli abbonamenti, aumento di incassi pur con un numero minore di abbonati e parecchi biglietti liberi per le gare singole; l’altro successo delle partite alla Unipol per Natale. I problemi della squadra, tra infortuni e pressioni dall’esterno per comprare giocatori. L’impressione è che Dalla Salda avesse chiara la necessità di compattezza e protezione dall’esterno. Intelligenti in questo senso le dichiarazioni ed i richiami alla calma del post trasferta di Trento, quando una Virtus decimata perse onorevolmente una partita proibitiva. Peccato che la società per cui lavorava non la pensasse allo stesso modo.

Quindi si è rotto qualcosa. L’arrivo di Ronci, una sostanziale dichiarazione di sfiducia. Martelli e Sacripanti, i due uomini scelti da Dalla Salda per la parte tecnica, entrambi cacciati. L’addio di Dalla Salda era solo questione di tempo.

Cosa non ha funzionato, in questo modello che sembrava logico? Probabilmente, l’idea della delega in bianco. La proprietà della Virtus non pare disposta a non entrare nella gestione della parte sportiva, come invece fanno altrove (mi vengono in mente Trento, Cremona, Venezia). Dalla Salda non era probabilmente la persona giusta per gestire un certo modo di relazionarsi richiesto dalla proprietà, benché la sua carriera non consenta di avere dubbi sulle sue capacità. Infatti è stato sostituito da una figura che è prima di tutto uomo di fiducia di Segafredo. Quel che è certo è che l’idea di società strutturata che la proprietà pareva avere solo 12 mesi fa oggi è un pallido ricordo. C’è un uomo espressione della proprietà, che non è esattamente un DS, non è esattamente un GM ma fa un po’ di tutto questo insieme, e c’è un allenatore plenipotenziario, scartato dall’AD uscente i soliti 12 mesi fa per il part time – ancora in piedi, peraltro, e nell’anno dei mondiali per di più – con la Nazionale Serba.

La squadra costruita da Marco Martelli nella società messa in piedi da Alessandro Dalla Salda aveva certamente problemi. Ma quei giocatori, scelti 12 mesi fa grazie a quel modello, hanno vinto la Champions League. C’era certamente da correggere. Si è scelto di buttare tutto, e ripartire sostanzialmente da zero. L’anno scorso la Virtus ha cambiato tutti i dirigenti ed ha tenuto tre giocatori italiani, due dei quali perché li aveva già sotto contratto. Quest’anno ha anticipato il cambio dei dirigenti a febbraio ed ha tenuto, ad oggi, e sperando nella conferma di Cornoouh, quattro giocatori italiani. Solo uno in più. La proprietà ha cambiato, legittimamente, idea sul modello che crede adatto a gestire la società che ha in mente e sulla quale ha investito. Speriamo che i risultati la premino andando oltre quelli dell’anno scorso, sia in termini di pubblico e di incassi, sia in termini di risultati sportivi.

VNera season review: Kelvin Martin

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Prima non – conferma ufficiale della lunga, eterna estate bianconera, si sono usate per lui molte definizioni quest’anno. Ago della bilancia, riserva di energia della squadra, leader del defensive team. Tutti giusti. Kelvin Martin è stato il giocatore che più di ogni altro ha dato alla Virtus la fisicità che spesso è mancata, l’energia che non tutti mettevano. L’impegno difensivo che in diversi compagni si risvegliava tiepidamente solo per osmosi all’ingresso in campo del numero 1. La solidità a rimbalzo che spesso non avevano i lunghi.

Annata meno produttiva in attacco rispetto a quella scorsa di Cremona, dove però giocava quasi sempre 4 in un sistema completamente diverso e con meno attaccanti puri.

La stagione di Kelvin Martin è stata falcidiata dagli infortuni che non gli hanno permesso di dare con continuità il molto, a volte moltissimo, soprattutto in termini di “intangibles“, che non ha mai fatto mancare quando è stato presente.

Statistiche Tradizionali Kelvin Martin

CompetizioneGPGSMINFGMFGAFG%3PM3PA3P%FTMFTAFT%OFFDEFTRBASTSTLBLKPFTOVPTS
Complessivo35920.12.405.77.4160.341.49.2310.971.49.6541.112.833.941.171.000.343.031.006.11
Serie A19619.82.585.53.4670.471.47.3210.951.37.6921.162.683.841.000.470.373.110.956.58
BCL14320.92.436.57.3700.211.64.1300.861.29.6671.073.144.211.501.640.292.930.935.93
Coppa Italia2017.50.502.50.2000.000.50.0002.004.00.5001.002.003.000.501.500.503.002.003.00

Statistiche Avanzate Kelvin Martin

CompetizioneGPGSTS%eFG%ORB%DRB%TRB%AST%TOV%STL%BLK%USG%Total S %PPRPPSORtgDRtgPER
Complessivo359.476.4466.6816.6611.719.3413.472.691.6117.76130.05-1.111.0699.2101.511.23
Serie A196.537.5107.1116.7911.918.3913.391.301.7717.24148.04-1.451.19108.1109.412.32
BCL143.415.3866.0717.0211.6611.3511.514.301.2818.73116.670.340.9092.089.412.24
Coppa Italia20.352.2007.1412.5210.013.7031.954.252.7515.8270.00-9.161.2064.4109.73.55

Statistiche On/Off Kelvin Martin

CompetizioneOffensive Rating (ON)Defensive Rating (ON)Net Rating (ON)Offensive Rating (OFF)Defensive Rating (OFF)Net Rating (OFF)
Complessivo111.2102.78.4109.8108.31.5
Serie A108.5110.1-1.6108.7108.60.1
BCL115.290.624.6112.1106.85.3
Coppa Italia109.5119-9.5107.9108.2-0.4

IL MEGLIO DELLA STAGIONE

Kelvin Martin ha avuto una grande dote: la capacità di adattarsi al ruolo che gli è stato richiesto, senza guardare il tabellino ma avendo sempre presente la sua utilità per la squadra. Il suo Defensive Rating ON è il secondo della squadra appena dopo quello di Baldi Rossi, ma ottimo dato è anche il Total Rebound percentage di 10.1, parecchio migliore di quello di alcuni dei lunghi della squadra (vero, Amath?). Giocatore di equilibrio, utile oltre la percezione di tutti, con un atteggiamento in campo sempre perfetto. Esempio lampante, la finale di Champions: 2 soli punti ma +14 di +/- in soli 17 minuti di utilizzo. Se contate che la finale la Virtus l’ha vinta di 12 capite che Kelvin Martin rischia di essere il tipico giocatore della cui importanza ti accorgi quando non c’è più.

IL PEGGIO DELLA STAGIONE

Senza dubbio, gli infortuni. Il primo, pesantissimo, i cui tempi di recupero si sono allungati a dismisura ed hanno sfiorato i due mesi. Il secondo, più breve ma in un periodo molto delicato. Entrambi hanno spezzato periodi positivi ed hanno limitato il rendimento di questo giocatore ed hanno, secondo noi un po’ ingiustamente, diminuito la percezione della sua importanza per questa squadra. Un po’ alterne anche le fortune fuori dal campo, con un uso dei social spesso non lungimirante ed una vita forse non sempre alla Brunamonti, diciamo.

IL VOTO DI VNERA

Al netto degli infortuni, a nostro parere Kelvin Martin ha fatto davvero una stagione oltre la sufficienza, da underdog, dando sempre molto a questa squadra. Speriamo davvero di non rimpiangerlo. Il voto di Vnera è 6.5.

Season review precedenti

Kevin Punter 7
Alessandro Pajola 6,5
Alessandro Cappelletti 6,5
Amath M’Baye 5,5
Tony Taylor 6
Dejan Kravic 7
Brian Qvale 6
Mario Chalmers 5,5
Yanick Moreira 6
Filippo Baldi Rossi 6
Pietro Aradori 5,5
David Cournooh 6

VNera season review: Filippo Baldi Rossi

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Stagione a due, anzi, tre facce per Filippo Baldi Rossi. Grande fatica iniziale, pare fuori condizione ed il tiro, cartina al tornasole del suo stato di fiducia e di forma e suo principale apporto offensivo, non entra.

Poi, a gennaio pare entrare in forma. Fa alcune buone partite e subito dopo esce, misteriosamente, dalle rotazioni. Arriva Djordjevic ed è forse il giocatore che ne risente maggiormente in senso positivo: rientra nelle rotazioni, il tiro ricomincia a rientrare, viene impiegato sia da 4 – benissimo in coppia con Kravic – che da 5.

Solido a rimbalzo e in difesa, dà una mano costante nel finale di stagione.

Statistiche Tradizionali Filippo Baldi Rossi

CompetizioneGPGSMINFGMFGAFG%3PM3PA3P%FTMFTAFT%OFFDEFTRBASTSTLBLKPFTOVPTS
Complessivo51313.11.493.65.4090.591.80.3260.350.51.6920.592.392.980.690.390.101.710.633.92
Serie A29213.81.663.90.4250.591.76.3330.310.48.6430.592.553.140.660.520.071.720.664.21
BCL20112.91.403.60.3890.652.00.3250.450.60.7500.652.353.000.750.250.151.850.653.90
Coppa Italia204.00.000.50.0000.000.50.0000.000.00.0000.000.500.500.500.000.000.000.000.00

Statistiche Avanzate Filippo Baldi Rossi

CompetizioneGPGSTS%eFG%ORB%DRB%TRB%AST%TOV%STL%BLK%USG%Total S %PPRPPSORtgDRtgPER
Complessivo513.506.4895.3721.6913.568.4313.951.640.7016.57142.70-1.331.08102.0104.710.63
Serie A292.512.5005.0021.9313.447.9413.752.050.4716.58140.10-1.631.08101.8106.311.50
BCL201.505.4796.0921.7013.958.9314.401.071.0917.03146.39-1.161.08102.4101.310.98
Coppa Italia20.000.0000.0013.707.3015.620.000.000.005.530.008.010.0061.2120.71.29

Statistiche On/Off Filippo Baldi Rossi

CompetizioneOffensive Rating (ON)Defensive Rating (ON)Net Rating (ON)Offensive Rating (OFF)Defensive Rating (OFF)Net Rating (OFF)
Complessivo106.2102.14.1112.1108.43.7
Serie A105.5102.62.9110.2112.2-2
BCL107.21016.2116.1100.915.2
Coppa Italia113.3126.7-13.3108.8112.1-3.2

IL MEGLIO DELLA STAGIONE

Senz’altro il periodo – Djordjevic, con un impatto importante in difesa dove risulta a fine stagione il migliore per Defensive Rating ON (con lui in campo la squadra ha il DR migliore in assoluto). Con Kravic forma una coppia di lunghi ben assortita, i due si cercano in attacco e Baldi Rossi riesce spesso a coprire le distrazioni di Dejan in difesa, sia nel tagliafuori che negli aiuti.

IL PEGGIO DELLA STAGIONE

La prima parte dell’anno è stata estremamente travagliata. Ci mette molto ad entrare in forma ed in fiducia, e la Virtus ha bisogno con più continuità della sua versione migliore. Questo lo porta a giocare poco, appena 13.8 minuti di media a partita in campionato. Poco, per un giocatore da rotazione, di cui spesso i coach non sembrano fidarsi.

A rimbalzo, le sue cifre sono abbastanza povere, anche se migliori di quello che pare a prima vista a causa dei pochi minuti giocati. Ciononostante, 11.9 di Total Rebound percentage, con un davvero poco incisivo 3.6 di Offensive Rebound percentage, che si riflettono in 3.1 rimbalzi a partita di media sono un dato certamente migliorabile.

IL VOTO DI VNERA

Una media secca tra il 5 della prima parte di stagione ed il 7 del finale, per noi la stagione di Filippo Baldi Rossi è da 6.

Season review precedenti

Kevin Punter 7
Alessandro Pajola 6,5
Alessandro Cappelletti 6,5
Amath M’Baye 5,5
Tony Taylor 6
Dejan Kravic 7
Brian Qvale 6
Mario Chalmers 5,5
Yanick Moreira 6

Final Four Champions League: in semifinale la Virtus affronta il Brose Bamberg

Brose Bamberg
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Presentiamo l’avversaria che troveremo di fronte nella semifinale di Champions League ad Anversa: il Brose Bamberg Basketball.

Dopo dieci anni, la Virtus torna in una Final 4 di una competizione Europea. Si tratta di un traguardo importante e inatteso, è bene ricordarlo, per una squadra al ritorno in una Coppa dopo una lunga traversata nel deserto. I risultati deludenti in campionato vanno per un momento lasciati in disparte. Ci giochiamo, nelle due partite della più affascinante formula della pallacanestro e forse di ogni competizione sportiva a squadre, la vittoria di una Coppa Europea.

L’importanza del traguardo è confermata dalle squadre che con la Virtus si sono qualificate. Tra queste, certamente la società di maggior successo negli ultimi anni è il Brose Bamberg che affronteremo in semifinale. I tedeschi hanno disputato l’Eurolega sei volte negli ultimi dieci anni, con due accessi alla post season. Hanno vinto sette delle ultime dieci edizioni della Bundesliga; sei delle ultime dieci Coppe di Germania. Hanno una struttura societaria solida, una invidiabile continuità in un programma tecnico iniziato anni fa e condotto anche da protagonisti italiani, che in Italia non riuscivano forse a trovare le condizioni che hanno, invece, sfruttato in questa società. Andrea Trinchieri, Luca Banchi ed ora Federico Perego sono state tre delle guide tecniche che hanno portato il Bamberg agli straordinari risultati dell’ultimo periodo. Daniele Baiesi, ora al Bayern, è stato il DS della svolta tecnica, portando qui due dei tre italiani (solo tre, con buona pace della GIBA) che ora sono assoluti protagonisti in Europa e che in altri contesti (okay, in un altro contesto) non si esprimevano agli stessi livelli: Niccolò Melli e Daniel Hackett.

Lo scorso anno, stagione non brillantissima per il Bamberg: fuori in semifinale in campionato, record negativo in Eurolega, fuori ai quarti anche in Coppa. Rivoluzione, direte voi. Invece no: sette giocatori confermati, due innesti di peso, e quest’anno vittoria della Coppa di Germania, Final 4 di Champions e quinti in campionato con un record di 20-11. Siamo noiosi forse ma… la continuità paga.

Questa lunga premessa serve a inquadrare meglio un aspetto della sfida. Si confrontano due società, una vincente, con una solida tradizione di successi nel recente passato; un’altra che si riaffaccia allo scenario Europeo dopo una lunga serie di anni modesti, alcuni in seconda divisione, altri in seria A senza fare i playoff o addirittura retrocedendo. Per chi avesse qualche dubbio: la Virtus non è la prima delle due società descritte qui sopra. Ricordiamocelo quando vedremo gli atleti scendere in campo.

GLI ESTERNI

Entriamo ora nel dettaglio della squadra che affronteremo venerdì partendo, come di consueto, dagli esterni. Il backcourt è composto da giocatori esperti e di livello, i cui nomi si presentano da soli. Nikos Zizis in cabina di regia ad armare la mano di Tyrese Rice e Ricky Hickman. Completano il pacchetto Bryce Taylor ed Elias Harris. Il Brose è una squadra molto equilibrata nella distribuzione delle soluzioni offensive; lo usage di Rice passa il 30%, quello di Hickman il 25, quello di Harris il 20. Vedremo dopo che Usage% molto simili hanno anche due dei lunghi.

Tyrese Rice è certamente uno dei migliori attaccanti della competizione. Buonissimo tiratore da tre punti, soluzione che sceglie ben 6.5 volte a partita e realizza in circa il 35% dei casi. Non si tratta però di un finalizzatore classico; al contrario, è un giocatore che crea moltissimo per i compagni, essendo leader della propria squadra per assist, con ben 4.7 a partita, e per assist%, con un impressionante 33.2. La difesa su Tyrese Rice, più che abbassando i suoi punti limitando la sua capacità di innescare i compagni, può essere cruciale per provare a vincere questa partita. Rice è bravissimo negli scarichi sui raddoppi e sugli aiuti, per cui è fondamentale che il suo difensore individuale lo riesca a contenere il più possibile in 1v1 consentendo al resto della difesa di non ruotare ma poter fare un lavoro eccellente sulle linee di passaggio, al limite concedendo anche qualche tiro da tre punti in più.

Rice è conosciuto soprattutto per le sue doti di finalizzatore, ma alla bisogna sa anche come trovare i compagni in maniera efficace.

Una staffetta può essere la soluzione che coach Djordjevic preparerà per lui, alternando minuti con tutti gli esterni e con attenzione al secondo grande rebus proposto dall’attacco del Bamberg, che risponde al nome di Nikos Zizis. Il greco, che, confesso, è uno dei miei giocatori preferiti, è un playmaker di enorme intelligenza (abbiamo visto domenica con Craft quanto soffriamo giocatori di quel tipo) e stazza importante, per cui l’accoppiamento con Taylor potrebbe essere particolarmente problematico.

Cose semplici fatte con precisione e tempismo impeccabile: a 35 anni Nikos Zisis continua ad essere un direttore d’orchestra di alto livello.

In attesa di vedere in che condizioni si presenterà Mario Chalmers, ci aspettiamo minuti importanti di Pajola che può essere, per fisico, energia ed età, in grado di limitare e mettere in difficoltà l’esperto playmaker del Bamberg. La batteria di esterni è completata da Ricky Hickman, altro giocatore solido ed esperto già visto a Milano, e Bryce Taylor, esperto esterno di complemento. Attenzione ai minuti per i giovani Luis Olinde e Arnoldas Kuboka, ali alte e con buon tiro da fuori. Un lato positivo: a parte Zizis, gli esterni di Bamberg non sono particolarmente stazzati e alti, del tipo che la Virtus ha dimostrato di soffrire di più.

I LUNGHI

Il reparto interno del Bamberg è composto da giocatori di buona qualità ed importante stazza, anche se non c’è un rimbalzista da doppia cifra. L’ala forte è probabilmente il giocatore più importante della squadra per costanza ed equilibrio, Augustin Rubit, che viaggia con un offensive rating di 128.3 ed un defensive rating di 105.2 in Champions (ampiamente il migliore per Net Rating con un eccellente 24.3), oltre ad essere per media il miglior rimbalzista della squadra con sei palloni recuperati a incontro ed il secondo realizzatore con 14.1 punti a partita. E si, avere l’avversario probabilmente più forte nello spot di 4 non è per forza una grande notizia, per la Virtus di quest’anno.

Il centro che gioca più minuti è Cliff Alexander, centro di stazza e mano buona ma non di grandissimo atletismo. E’ affidabilissimo sotto le proprie plance con un 30.8% di defensive rebound % di assoluto livello. Completano il pacchetto, in cui i quattro giocatori si alternano nei due ruoli in combinazioni spesso diverse, l’esperto e solido Elias Harris e Patrick Heckmann, che è in realtà un quarto esterno per stazza e altezza (e propensione al tiro da fuori) e viene spesso utilizzato anche da numero tre.

Rubit porta le giocate di fioretto. Per la potenza citofonare Alexander.

Non si tratta però di una batteria di interni del tipo che la Virtus non riesce ad affrontare, almeno a priori. Non ci sono giocatori dall’atletismo debordante: Rubit, Harris e Alexander raramente escono a tirare da tre punti, sono rimbalzisti più di posizione e tecnica che di atletismo. Sono però difensori decisamente sopra media sia uno contro uno che in aiuto, anche se non grandissimi rim potectors, per cui ai nostri lunghi andrà chiesta soprattutto consistenza a rimbalzo contro avversari forti ma non impossibili nella specialità e sarà importante usarli per quello che sanno fare. La palla a Moreira e Kravic in post basso difficilmente pagherà i dividendi visti contro Brescia e Trento, mentre servire i nostri lunghi in movimento potrebbe essere un’idea migliore.

Brian Qvale, se dovesse essere della partita e stare bene, avrebbe la stazza per contrastare Alexander, che potrebbe invece mettere in difficoltà i nostri due centri più alti e leggeri. Amath M’Baye si troverà contro un difensore che difficilmente gli concederà qualcosa in post basso, mentre portarlo fuori, aprire l’area con qualche pick & pop e magari attaccarlo dal palleggio potrebbe essere più efficace. Inutile dire che non concedere secondi tiri e rimbalzi offensivi, soprattutto ad una squadra non irresistibile in questa specialità, sarebbe particolarmente importante.

In quattro partite di playoff solo una volta Bamberg ha concesso meno del 30% di offensive rebound %. Le possibilità di seconde chance offensive non mancheranno.

COME GIOCANO

La prima impressione vedendo giocare Bamberg è di una squadra intelligente, ordinata e molto compatta, dove sono molto chiari i compiti e gli assegnamenti tattici e che non si scompone mai, nemmeno in momenti di difficoltà ed in cui fatica a fare canestro. Rientrano molto bene in difesa, giocano spesso con due o tre portatori di palla, il che consente una circolazione efficace ed una ottima capacità di servire i lunghi in post basso con precisione, timing e profondità.

Grafica by FIBA (championsleague.basketball.com)

In particolare, Alexander è bravissimo a prendere posizione profonda dove è molto pericoloso e Rubit completa con un tiro mortifero fronte a canestro dai tre metri, dove viene spesso servito, ma è anche in grado di mettere palla a terra ed attaccare dal post basso. Rice è un giocatore che si accende ed accende i compagni anche a giochi rotti, da lui passano i momenti migliori e di maggior fuoco offensivo. La compattezza di una squadra abituata a giocare insieme si vede anche nei numerosi timeout in campo tenuti in genere da Zizis e Rice, leader tecnici e morali della squadra. Spesso vanno molto forte a rimbalzo d’attacco con i lunghi, per cui è particolarmente importante tagliare fuori con ordine.

Grafica by FIBA (championsleague.basketball.com)

Non corrono moltissimo ma sono bravi a leggere i cattivi rientri difensivi, attaccando nei primi secondi dell’azione i mismatch e le eventuali errate disposizioni degli avversari, creando vantaggi che poi concretizzano con una circolazione efficace. Tendono ad usare il pick and roll più per creare vantaggi di posizione e servire poi i lunghi in post basso in situazioni statiche che in movimento. Il contrario di quello che potrebbe provare a fare la Virtus, soprattutto con Kravic. Fa parziale eccezione Rubit per cui c’è spesso un pick and roll laterale sul lato sinistro dell’attacco, il suo preferito, per lasciarlo isolato nel quarto di campo a quattro metri da canestro.

Vi ricordiamo che, se non sarete ad Anversa e vorrete vedere la partita in compagnia, potete unirvi a noi all’Hemingway Cafè di Castenaso!