Avellino-Virtus: il post partita di VNera

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Pesantissima vittoria della Virtus, che passa sul campo di Avellino e infila la quarta vittoria in cinque partite ufficiali. Decisivi gli ultimi cinque minuti, dove l’85-81 per la Sidigas viene completamente ribaltato dai bianconeri.

GAME INFO

Risultato: Vittoria per 96-90 sul campo della Sidigas Avellino.

Andamento: seconda vittoria consecutiva, dopo la passeggiata con Ostenda di martedì. Seconda vittoria in trasferta in altrettante gare in campionato.

L’andamento di punteggio (parte bassa del grafico) e rating offensivo (parte alta) di Avellino-Virtus

Fattore X della gara: L’ultimo quarto incredibile di Tony Taylor. Stimolato dal confronto diretto con Norris Cole, il playmaker bianconero ha timbrato 14 dei suoi 22 punti (con 5 rimbalzi e altrettanti assist) negli ultimi dieci minuti. Con lui in campo Virtus a +16 (75-59), quando si è seduto il parziale è stato 31-21 per Avellino. Un’occorrenza che si ripete dopo la gara con Milano.

Classifica: Virtus nel gruppone di sei squadre a quota quattro punti dietro a Milano e Venezia, ancora imbattute.

Prossime partite: mercoledì alle 20.30 sul campo dell’Olimpia Lubiana per la terza giornata di Champions League. Poi domenica 28 ottobre a mezzogiorno, in casa con Cremona.

5 APPUNTI SULLA PARTITA

1. Una vittoria in trasferta con le armi degli avversari

Avellino e Virtus arrivavano alla partita con due profili di gioco simili, ma al contempo differenti. Entrambe squadre da alti punteggi, i campani, però, fin qua avevano corso molto di più dei bianconeri (79 possessi in media, contro i 73 della Virtus). E la partita ha seguito questo spartito, terminando a 80 possessi. La partita della Scandone, insomma. La Segafredo, però, non si è mai tirata indietro, andando a sfidare Avellino sul suo territorio e, infine, avendo la meglio.

2. Il fattore Kravic

Insieme a Tony Taylor, nell’ultimo quarto è salito in cattedra un grande Dejan Kravic, che fin lì, anche per via del problema alla caviglia avuto, era andato un po’ a intermittenza. Gli ultimi cinque minuti della sua partita, invece, sono stati semi perfetti: cinque punti (quattro consecutivi per il pareggio a quota 85 e un libero pesantissimo nel finale), due rimbalzi offensivi, una stoppata a Filloy. 14 punti e 7 rimbalzi, mai come oggi vitali, stante l’assenza di Qvale e un assetto con Baldi Rossi centro che non aveva funzionato.

Il dettaglio ON/OFF dei giocatori Virtus. La statistica riporta l’andamento della squadra con il giocatore in campo (IN) o in panchina (OUT)

3. Kevin Punter è una certezza

23 punti col 50% al tiro. Il canestro del +4 nel finale, un paio di liberi glaciali nell’ultimo minuto. Prima, tutto il suo arsenale offensivo in bella mostra. Sempre con l’attenzione della difesa su di lui al massimo. Il parziale attualmente dice, in campionato, 22 punti di media in tre partite, 13/22 da due, 9/16 da tre, 13/15 ai liberi. Non svegliateci da questo sogno.

4. La difesa al momento giusto

Non è stata certo una partita di “trincea”. Per 35′ gli attacchi hanno, nettamente, avuto la meglio sulle difese. Ma il break decisivo virtussino è arrivato grazie all’applicazione nella propria metà campo, che ha tolto ad Avellino le proprie certezze. Se fino al 35esimo i padroni di casa stavano viaggiando a un difficile da battere 121 di rating offensivo, da lì in poi sono arrivati 5 punti in 11 possessi a chiudere l’incontro (che sarebbe 45,4 di rating difensivo per quel che vale). Decisiva la presenza di Sacripanti nel trovare il quintetto giusto, con Taylor a svettare su Cole e Martin e Kravic a metter pezze ovunque. E la forza mentale dei giocatori di dare l’ultimo cazzotto da KO.

Efficienza offensiva e impatto difensivo: il primo quintetto in lista è quello che vince la partita.

5. Abbi cura della palla e buone cose accadranno

Solo sette le palle perse dalla Virtus. In 79 possessi. 8,8% di turnover ratio, un numero di assoluta elite. E’ vero, la difesa di Avellino non è stata particolarmente pressante. Ma i ritmi alti e l’ambiente ostile avrebbero tranquillamente potuto far sbandare l’attacco in più di un’occasione. Non è quasi mai successo. E questo è un grandissimo merito di tutti i giocatori scesi in campo, in particolare del reparto playmaker: zero palle perse tra Taylor, Pajola e Cournooh.

Nickfiumi

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