Carta d’identità: Milos Teodosic (presentato da Robert Flom di Clips Nation)

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Ok, mettiamo subito le mani avanti: chi non conosce Milos Teodosic? Insomma, parliamo di uno dei primi quattro/cinque playmaker dell’ultimo decennio di Eurolega. Anche il più distratto degli appassionati lo ha visto giocare almeno una volta e conosce, in linea di massima, il suo genio cestistico e le sue caratteristiche fisiche e tecniche.

Quindi no, oggi non vi tedieremo con cose che, immaginiamo, già saprete bene di vostro o che, nel caso, potete facilmente trovare ovunque in internet. Nelle prossime ore, piuttosto, arriverà un approfondimento video sulle sue uniche due apparizioni ufficiali del 2019, per avere un quadro più chiaro di che giocatore aspettarci realisticamente.

Con l’arrivo di Milos, allora, abbiamo provato a concentrarci sul suo passato recente, ossia il suo anno e mezzo in NBA, che ha lasciato più di un dubbio a gettare qualche ombra su quello che è un curriculum europeo di livello eccelso.

Per farlo abbiamo parlato con Robert Flom, managing editor di Clips Nation, il blog del network Sb Nation che segue quotidianamente i Los Angeles Clippers e, quindi, ha avuto modo di vivere da vicino l’esperienza USA di Teodosic.

Prima di iniziare un paio di numeri per fare contesto. Teodosic in NBA ha giocato complessivamente 60 partite: 45 nel 2017/2018, 15 quest’anno, l’ultima il 15 dicembre. Undici minuti nella sconfitta contro Oklahoma City che hanno portato il suo totale a 150 nella stagione 2018/19. Il taglio definitivo è arrivato il 10 febbraio, momento in cui Milos è ufficialmente diventato free agent.

Le statistiche di Teodosic in NBA (qui la pagina)

Un insieme di problemi, fisici e di campo, hanno impedito alla sua esperienza oltreoceano di decollare. Vediamo allora di provare a capire un po’ meglio quello che è successo e le eventuali ripercussioni su quello che sarà il suo cammino in bianconero.

Robert, sappiamo che Milos ha avuto diversi problemi fisici nel suo periodo a Los Angeles. Esattamente di cosa si è trattato?

Nel suo primo anno Teodosic ha avuto un infortunio alla fascia plantare del piede sinistro in apertura di stagione. Questo gli ha fatto saltare parte della prima metà di campionato, dandogli problemi anche in seguito. Infatti, a fine marzo la situazione si è aggravata e il problema è diventato un vero e proprio strappo, che l’ha messo fuori dai giochi definitivamente. Quest’anno, invece, le cose sono state meno chiare. Ha saltato diverse partite per generici problemi a un polpaccio prima e alle ginocchia poi. Dal mio punto di vista, credo semplicemente il suo corpo ancora non fosse pronto e la sua forma fisica fosse insufficiente per reggere i ritmi che richiede la stagione NBA.

La partita di fine marzo 2018, contro Milwaukee, in cui Teodosic patisce l’infortunio che termina in anticipo la sua stagione

Lo scarso utilizzo avuto nell’ultima stagione è legato solo a questioni fisiche o c’è stato anche dell’altro?

Gli infortuni, ovviamente, hanno avuto un ruolo principale. In generale non ha mai dato l’impressione di essere pienamente recuperato. Nelle rotazioni è finito costantemente dietro agli altri giocatori, in particolare subendo la crescita del rookie Gilgeous-Alexander, che portava in dote difesa, capacità di segnare e taglia fisica, tutte cose che Milos non riusciva a dare. Questo, unito alla presenza di Patrick Beverley, ha ridotto all’osso i minuti disponibili. Quando ha potuto giocare, comunque, Teodosic non ha fatto male. Insomma, alla fine non ci sono sue enormi colpe in questa situazione.

In Europa Teodosic è conosciuto per il suo genio offensivo, nel passaggio e nella capacità di mettere in ritmo i compagni. Ma, al contempo, anche per una difesa non esattamente arcigna. Tutte cose che ha mostrato anche in NBA?

Assolutamente. L’età non ha limitato in alcun modo la capacità di Milos nel passare la palla e coinvolgere i compagni. Continua ad essere un signor playmaker e uno dei migliori passatori al mondo. Quando ha giocato con i Clippers ha letteralmente impazzato per il campo. Tra l’altro tirando molto bene, una sua dote assai sottovalutata, anche da distanza NBA (38% da tre nei suoi anni americani, 97esimo percentile in situazioni di spot up nel 2017/18, per Synergy).

Con lui in campo i Clippers hanno segnato oltre tre punti in più ogni cento possessi nel 2017/18. Il suo assist to usage ratio, ossia ogni quanto spesso un giocatore produce un assist in base a quanto ha la palla in mano, è stato costantemente oltre il 60esimo percentile (per Cleaning The Glass) e, sempre nel 2017/18, in situazione di pick & roll in cui sfrutta il blocco ha prodotto 1.07 punti per possesso, 83esimo percentile (per Synergy).

La difesa, purtroppo, fa parte del pacchetto. Non è che non ci provi, ma, semplicemente, è troppo lento e non abbastanza fisico per competere contro avversari che lo portano in post basso o per strappare i rimbalzi. Difensivamente, in un contesto NBA, è un enorme problema (nell’ultima stagione, seppur in un campione di minuti davvero ridotto, con lui in campo gli avversari hanno aumentato di quasi il 3% la propria effective field goal percentage, un dato peggiore del 93% dei giocatori NBA). Questa cosa potrebbe essere più contenuta in Europa, dove il livello fisico e atletico è inferiore. Comunque, credo sarà opportuno tenerlo spesso in campo con una guardia potente fisicamente o un centro intimidatore. Così da poter limitare gli effetti delle sue carenze.

In spogliatoio, invece, come si è relazionato con i compagni?

Credo che Teodosic fosse ben voluto in spogliatoio. Non ho conoscenza precisa dei suoi rapporti con tutti i suoi compagni, ma so che aveva stretto amicizia soprattutto con il gruppo “europeo” (Gallinari, Marjanovic, Gortat). Non ho mai sentito nulla di negativo su di lui. Certo, voleva giocare di più, ma non credo che questa abbia inficiato in qualche modo il suo rapporto coi compagni di squadra. Ugualmente non ho avuto indicazioni estremamente positive, nel senso che fosse un leader o comunque un giocatore di particolare rilievo in spogliatoio.

La “heat map” di tiro nei suoi anni NBA: dietro l’arco si è confermato un vero pericolo pubblico, tirando con il 38% che ha confermato il 39% avuto in carriera nel Vecchio Continente. Ovviamente le avventure al ferro sono state molto poche.

Per quello che hai visto in questa stagione e mezza, pensi che possa confermarsi un giocatore di alto livello in Europa?

Certamente. Come dicevo prima, le sue doti offensive non sono minimamente intaccate. Sa passare la palla divinamente, è pericoloso al tiro e, certamente, sa dirigere l’attacco di una squadra al meglio. Pur giocando due competizioni, il numero di partite disputate sarà ben distante dalle 82 NBA, dovendo giocare anche meno gare ogni settimana. Questo gli permetterà di logorarsi meno, rendendo meno problematica la sua forma fisica, che qui è sembrata abbastanza precaria. La difesa sarà carente, ma l’attacco più che compenserà il problema.

Nickfiumi

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