Carta d’identità: Tony Taylor (con il contributo di Fersu Yahyabeyoglu)

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Squadra completata nel giro di pochi giorni per la Virtus. Taylor, M’Baye e Kelvin Martin vanno a chiudere un roster decisamente intrigante per la prossima stagione.

Oggi andiamo a conoscere più da vicino il futuro playmaker bianconero, Tony Taylor.

Classe 1990, 185 centimetri per 87 chilogrammi di peso. Gioca quattro anni a George Washington University, sempre con un ruolo da protagonista (28’ di media già nell’anno da freshman, cosa non usuale), e chiude la sua carriera collegiale con 121 partite, 31.6’ giocati di media, 11 punti e 4 assists a partita.

Non viene scelto al draft NBA, ma resta comunque un anno “nel giro” controllato dai Tulsa 66ers, in NBDL, franchigia collegata agli Oklahoma City Thunder. Nel 2012-2013 gioca 50 partite, delle quali 24 da titolare. Sempre al fianco di giocatori Pro mandati dai Thunder a farsi le ossa al piano inferiore. Impara il mestiere del playmaker, diventa un vero generale in campo. I suoi numeri non sono scintillanti (7 punti e 3 assists di media in 22’), ma l’esperienza maturata gli verrà molto utile in futuro.

L’anno successivo, infatti, dopo un paio di provini non andati a buon fine con New York Knicks e Boston Celtics, approda in Europa, in Polonia, al Turow Zgorzelec. Qui si fermerà due anni, mettendo assieme 114 partite divise tra lega polacca, VTB League, Eurolega e Eurocup, condotte a 9,8 punti e 3,4 assist di media, affermandosi come tiratore veramente pericoloso da dietro l’arco, nonostante una meccanica di tiro abbastanza particolare: 41% di realizzazione.

Terminato il biennio polacco sono i russi dell’Enisey di Krasnoyarsk a mettere gli occhi su di lui. Gioca 49 partite tra VTB League e Eurocup, dove conferma le sue capacità in fatto di playmaking ma dimostra di essere cresciuto offensivamente (12,5 punti di media col 45% da tre in Eurocup). Chiude la stagione con 11 partite a Strasburgo, ma l’anno successivo l’Enisey lo richiama tra le proprie fila, facendo di lui uno dei perni offensivi della squadra: gira a 13.3 punti di media e quasi 5 assist a partita, finendo quinto in VTB League per assist percentage (la statistica avanzata che misura la percentuale di canestri assistiti nei minuti in campo), con un ottimo 32.6%.

L’ultima stagione la passa al Banvit in Turchia, dove arriva anche ai quarti di Champions League, fermato solo dal Monaco, futuro finalista. Stagione da 54 partite la sua, con cifre non troppo dissimili da quelle dell’anno precedente (12.3 punti e 4 assists di media). Si conferma ottimo distributore di gioco (26.8% di assist percentage) ma anche giocatore preciso, finendo quarto tra i playmaker della lega turca per minor percentuale di palle perse sui possessi gestiti (13.6%) e nono per rapporto assist/palle perse (2.53, il migliore in carriera).

Si profila, dunque, il quadro di un giocatore in linea con i precedenti firmati dalla Virtus: nel pieno della maturità agonistica (28 anni), con già una solida esperienza europea, anche a livello di coppe (69 partite tra Eurolega, Eurocup e Champions League), abituato a giocare tante partite con minutaggi elevati (nelle ultime tre stagioni ha giocato in media 51 partite a 27’ di utilizzo medio) e signor tiratore da tre punti: 39.7% in 269 partite giocate in Europa. Soprattutto c’è un dato che fa ben sperare: per due volte, al Turow e all’Enisey, è stato confermato dopo la prima stagione, una cosa non così frequente per un giocatore americano.

In campo Taylor rispecchia, come dicevamo in apertura, il profilo del generale in campo. Gioca principalmente per i compagni. Nell’ultima stagione, tendenzialmente, lo si è visto sviluppare il gioco per cercare le varie opzioni degli schemi o gli scarichi in caso di penetrazione o pick & roll. Come dimostrano le cifre, però, è anche attaccante capace, quindi, in caso di necessità, può mettersi in proprio: nelle ultime due stagioni il suo usage rate si è attestato intorno al 22%. Per intenderci, l’anno scorso quello di Pietro Aradori è stato intorno al 24%.

Ha un fisico compatto e grande esplosività, quindi in penetrazione può battere l’uomo dal palleggio, specialmente andando a destra, dove ha più confidenza rispetto al lato sinistro del campo, sul quale risulta più conservativo. Non ha un ball handling straordinario, quindi in linea di massima tende a cercare la giocata pulita, senza il passaggio ad effetto.

Sempre in controllo del corpo. Se batte l’uomo e trova un varco punta il canestro con decisione.

Non ha grande efficacia ne concludere al ferro se trova la strada sbarrata da qualche aiuto. Al contrario sa costruirsi discretamente il tiro dal palleggio, con movimenti in arretramento, esitazioni e trucchi vari che gli permettono di creare separazione dal difensore per alzarsi al tiro.

Ha la tendenza un po’ troppo spiccata, per un playmaker, a chiudere il palleggio in anticipo, ma va anche detto che ha ottima capacità di non perdere palla, rimanendo sotto controllo e trovando, nella maggior parte dei casi, uno scarico utile.

Come detto, è tiratore da tre punti di alto livello. E, in questo senso, non deve trarre in inganno la meccanica che non è proprio bellissima da vedere. Riesce ad essere pericoloso sia dal palleggio che piedi per terra. In generale, in termini realizzativi produce a fiammate. Se trova un momento della partita in cui mette un paio di canestri può accendersi e segnare una striscia di punti consecutivi.

Difensivamente parlando sfrutta molto il proprio fisico esplosivo, che gli permette di recuperare anche su eventuali errori di posizionamento. In assoluto, però, mette meno pressione di quello che potrebbe, tendendo un po’ ad accontentarsi. Spesso lascia spazio al suo uomo fidandosi delle sue capacità fisiche per recuperare e contrastare fisicamente l’attaccante. Un’abitudine che lo porta ad essere battuto più spesso di quanto il suo fisico gli imporrebbe.

Per aiutarci a conoscerlo ancora meglio abbiamo parlato con Fersu Deniz Yahyabeyoglu, giornalista turco, collaboratore, tra gli altri, di Eurobasket.com (lo trovate qui su Twitter):

“E’ un playmaker nel vero senso della parola, ma che comunque pensa anche a trovare il tiro per  sé stesso. Giocatore sempre sotto controllo, difficile si scomponga con gli arbitri o cada in provocazioni avversarie. E’ un buon tiratore da tre punti ed è capace di segnare sia dal palleggio che sugli scarichi anche se nel corso di una partita ha problemi di consistenza: magari infila una striscia di canestri, ma se perde ritmo può faticare a segnare. Difensore nella media. La differenza per lui la fa la concentrazione. Quando è sul pezzo può davvero mettere grande pressione sul portatore di palla avversario. Le sue migliori caratteristiche? Sicuramente le capacità di penetratore e il grande coraggio che mostra in campo. Possibili difetti? Come per il tiro da tre punti e la difesa, in generale ha problemi di consistenza e costanza nel corso di una partita. Ci sono momenti della gara in cui sparisce un po’ dal campo. Di conseguenza la squadra a volte può risentire di una carenza di leadership e, nei finali di partita, è successo, talvolta, che finisse un po’ per nascondersi.”

Il delicato ruolo di playmaker, insomma, va nelle mani di un giocatore che sembra avere le caratteristiche giuste per inserirsi in un organico che dovrebbe avere in Punter, M’Baye e Aradori le prime punte. Taylor non ha grossi problemi nell’occuparsi prima dei propri compagni che di sé stesso, ma all’occorrenza è un attaccante che la difesa non può permettersi di ignorare.

Da valutare la sua costanza mentale all’interno della gara: considerato che il suo cambio sarà il giovane Pajola (con minuti anche per Cournooh) gli potrà capitare di avere partite con grandi minutaggi in campo. In cui dovrà dimostrare di aver fatto un’ulteriore passo in avanti in questo senso.

Nickfiumi

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