Film Room: cambio di mentalità difensiva, la chiave per la vittoria con Brescia

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“Questa è la vittoria dei giocatori, noi possiamo indirizzarli, ma sono loro che trasformano le indicazioni in una partita come questa. Faccio enormi complimenti a tutta la squadra, è la loro vittoria e di nessun altro. […]

La partita non è stata decisa dai cambi sistematici o altre mie trovate. Sarebbe da presuntosi. E’ come loro giocano e si dedicano che ti fa progredire.”

Un estratto della conferenza stampa di coach Ramagli nel post partita che però, per una volta, spiega bene quella che è stata la storia dell’incontro.

La gara di Montichiari ha avuto due volti: un primo tempo di champagne in attacco e difese allegrotte (41 pari, 53% al tiro la Germani, 51% la Segafredo) a fare da contraltare a un secondo dove è salita in cattedra la difesa bianconera. Sempre gli stessi giocatori. Con una faccia diversa però. Come dice Ramagli: se l’atteggiamento difensivo è quello dei primi 20′ è un conto, nel quale difficilmente si potrà inserire una vittoria su un campo così complicato, ma se è quello del secondo tempo, allora le cose per gli avversari si complicano tremendamente. E non c’è sempre un Austin Daye a salvarli.

La Virtus nel primo tempo non ha interpretato male la partita, mettendo comunque in campo concentrazione e volontà. Ma, di contro a una fase offensiva fluida e ben giocata, ha contrapposto una difesa che ha sì seguito i dettami del coach (cambi difensivi quasi costanti, passaggio sotto ai blocchi nei pick & roll per Luca Vitali), ma sempre concedendo quel mezzo passo di spazio che ha permesso ai padroni di casa di giocare senza tanti patemi. In particolare a Luca Vitali. Che nei primi 20′ ha letteralmente spiegato pallacanestro, con sette assists più un paio di triple, avendo addosso poca pressione che gli ha permesso di scegliere sempre la giocata migliore per i propri compagni senza fatica. Una condizione che lo rende letale per il nostro campionato e che ha diminuito notevolmente l’impatto della scelta di difenderlo con i chili e i centimetri di Alessandro Gentile.

Anche per responsabilità dello stesso Gentile, che tanto bene ha fatto in attacco nel primo tempo, quanto in difesa ha sempre lasciato un po’ di spazio extra al numero sette avversario. Che si è trasformato in queste cose.

Senza pressione Vitali può alzare la testa, vagliare le sue opzioni, ma soprattutto fare arrivare palla in mano ai tiratori con la precisione che lo contraddistingue. E, nella pratica, significa regalare a uno specialista come il fratello quei decimi di secondo di vantaggio sulla difesa in recupero (prima Aradori e poi Lafayette, mentre nel caso del canestro di Landry va ascritta un po’ di responsabilità anche a Baldi Rossi) che fanno la differenza tra tre punti e un ferro.



Nel secondo tempo lo spartito è stato completamente diverso. Già dalla prima azione, dove dopo una bella difesa di squadra Lafayette va a prendere sfondamento su una penetrazione di Lee Moore (confronto diretto stravinto dal play bianconero). Poi la svolta è arrivata circa a metà del terzo periodo, quando Ramagli ha mandato in campo un quintetto prettamente difensivo: Pajola, Lafayette, Umeh, Baldi Rossi, Slaughter. Che ha dato un cazzotto quasi da ko alla Germani, facendo, peraltro, molto bene anche in attacco: in quattro minuti 9-0 di parziale, con 4/4 dal campo, lasciando a 0/4, al contrario, gli avversari.

La differenza, però, è stata in difesa. E a farla scattare è stato ancora Alessandro Pajola, che con la sua energia e la sua taglia (195 centimetri e braccia lughissime) si è messo sulle tracce degli esterni avversari, difendendo alla morte sui ventotto metri. +9 di plus/minus per lui, migliore dell’incontro, 96.4 di rating difensivo.

Già dal primo possesso, pur spendendo un fallo, ha fatto capire a Vitali come la musica fosse cambiata.

Anche nelle situazioni di cambio difensivo previste ha fatto benissimo. Ad esempio qui, con un lavoro eccellente su un attaccante del calibro di Marcus Landry che ha dovuto fare i conti con il suo dinamismo e le sue lunghe leve.

E insieme a Pajola ha continuato a fare un grande lavoro, sull’uomo e lontano dalla palla, Oliver Lafayette (+7 di plus/minus secondo migliore, 97 di rating difensivo). Esempio perfetto l’azione seguente, in cui, lontano dal pallone, l’ex play dell’Olimpia dà un saggio del suo intuito difensivo scattando con anticipo per andare a tentare il furto del pallone. Furto che non riesce, ma mette l’attacco bresciano nella condizione di muoversi in emergenza. Ne esce un tiro sbagliato su cui Moore è bravo a recuperare il rimbalzo offensivo. Ma la sostanza per la Virtus è quella di aver nuovamente impedito ai padroni di casa di giocare sotto controllo il proprio basket.

Il risultato di questa ritrovata intensità difensiva virtussina è stato un terzo quarto in cui, senza il proprio faro (zero assists per Vitali nel terzo quarto, tre in tutto il secondo tempo con 2/8 al tiro), Brescia si è fermata a 10 punti con 5/11 al tiro e quattro palle perse, finendo sotto in doppia cifra, rompendo il ritmo offensivo che fin lì l’aveva supportata e che invece le è mancato nel periodo finale quando sarebbe servito per rimontare lo svantaggio.

Alla Virtus, così, è bastato un quarto quarto appena sufficiente per portare a casa una vittoria pesantissima.

Nickfiumi

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