Film Room: cosa ci ha detto la Coppa Italia

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Competizioni come la Coppa Italia sono sempre foriere di giudizi complicati: se non arrivi in fondo da vincitore l’ultima partita che ti rimane negli occhi è una sconfitta e, quindi, si ha la tendenza a dare un giudizio negativo a tutto tondo.

Non ha fatto eccezione la tre giorni di Firenze, con ancora la pioggia di triple di Diener che scalda gli animi bianconeri. Ma solo 48 ore prima era arrivato un inatteso a bellissimo successo sull’Olimpia Milano. A distanza di una decina di giorni, allora, riavvolgiamo un attimo il nastro delle due partite per provare a vedere cosa ha funzionato e cosa no nelle due partite virtussine.

QUARTI DI FINALE: ESECUZIONE DEL PIANO PARTITA, DIFESA, COLLABORAZIONE AVVERSARIA

La vittoria contro Milano è stata uno dei punti più alti della stagione bianconera fin qua. 38’ ai limiti della perfezione per la Segafredo, con il brivido finale che, comunque, non ha cancellato una partita preparata bene e giocata meglio. E’ rimasta nelle memoria collettiva, giustamente, la difesa di David Cournooh su Mike James: l’ex Cantù ha montato una guardia spietata sulla guardia meneghina il quale però, per onestà, va riconosciuto come molto abbia sbagliato anche per demeriti propri.

Da lì è passato molto del successo bianconero: senza riferimenti come Gudaitis, Nedovic e Tarczewski, Milano è andata in sofferenza offensiva con il proprio leader in serata totalmente storta. Ma anche attorno la Virtus ha fatto ottime cose dal punto di vista difensivo. Prima di tutto su James Nunnally, altro pericolo pubblico. Sacripanti, ovviamente, conosceva molto bene il suo avversario e ha istruito i suoi ad aggredirlo fisicamente sul pick & roll per non concedergli tiri o decisioni facili, ma anche a fare il possibile per togliergli il post basso, situazione che usa spesso per sfruttare i vantaggi in termini di centimetri e chili sui pari ruolo.

Nunnally, dall’alto del suo talento, ha prodotto comunque 19 punti con 7/11 al tiro, ma nel contempo perso cinque palloni e, dal secondo quarto in poi, fatto grande fatica per costruirsi il tiro.

L’altro giocatore a cui la Virtus doveva porre massima attenzione era Vladimir Micov, un professore che i bianconeri avrebbero potuto subire molto per la sua capacità di costruirsi un tiro praticamente in ogni situazione. Anche qui l’istruzione è stata chiara: aggressione sul palleggio, cercando di passare sul pick & roll e rimanendo sempre di fronte a lui, disturbando il più possibile la conclusione. Concetti esplicitati in maniera perfetta nel video seguente da Kelvin Martin e Yanick Moreira.

Anche qui, con il talento a disposizione Micov ha tirato fuori una partita da 17 punti e 8/13 dal campo, ma la buona difesa virtussina in più di un’occasione lo ha portato a dover lavorare molto più di quanto voluto dal palleggio, finendo talvolta a prendere tiri difficili sulla sirena dei 24” senza coinvolgere i compagni, già abbastanza  esclusi dal gioco dalla serataccia di Mike James.

Certo, in tutto questo, poi, non va dimenticato come le assenze milanesi abbiano anche aiutato gli uomini di Sacripanti. Cinciarini debilitato per via dell’influenza ha tolto un’opzione di playmaking che sarebbe stata vitale per l’Armani. Ma, soprattutto, la Virtus ha sfruttato al meglio tutti i difetti di Alen Omic, un gigante di 2.18 con una difficoltà tremenda a finire al ferro e scarsa voglia di rollare con forza verso il canestro.

SEMIFINALE: DIENER IN SERATA DI GRAZIA, PROBLEMI DI ACCOPPIAMENTO E TROPPI ERRORI INDIVIDUALI

La partita con Cremona, invece, ha presentato un quadro completamente diverso. La Vanoli è arrivata in piena forma, senza assenze e come la squadra che, fin qua, ha messo più in crisi i bianconeri. C’è stata un’azione emblematica in tal senso, nella quale, in pochi secondi, sono emersi tutti i problemi che hanno condannato i bianconeri: errori difensivi sulle proprie competenze individuali e cattivi accoppiamenti dovuti a una differenza di taglia difficile da contenere.

La Virtus, in realtà, a livello di approccio alla partita non aveva fatto per niente male nei primi 15’, abbassando il ritmo il più possibile in attacco (18 possessi nel primo quarto, tirando con in media 7” rimanenti sul cronometro dei 24), per muovere una difesa buona ma che, se sollecitata a lungo, tende a lasciare buoni tiri (14/17 da due punti per la Segafredo a fine primo tempo), e al contempo non far prendere ritmo all’attacco di Sacchetti. Poi i 5’ fatali, arrivati proprio nel miglior momento bianconero (23-29 a metà secondo periodo).

Lì la squadra si è disunita, cominciando a commettere errori difensivi di ogni tipo: individuali e di squadra. Nel video seguente, ad esempio, vediamo una sequenza di “buchi” che trasformano anche buone difese di squadra in undici punti a tabellone per la Vanoli.

E sono tutte competenze individuali mancate: uno contro uno mancati da Aradori, errore di lettura di M’Baye, dormita (non inusuale) di Punter.

A queste, poi, si sono aggiunte collaborazioni imperfette sul pick & roll di Cremona, che hanno regalato valanghe di 2+1 ai giocatori avversari (e che hanno mostrato come giocare contro Mathiang o Omic cambi, non poco).

La Virtus, a quel punto, ha perso il filo del discorso anche in attacco, iniziando ad aumentare il ritmo in maniera incontrollata (23 possessi nel secondo quarto, tirando in media con 10” residui sul cronometro dei 24). La ricetta perfetta per il disastro, perché, così facendo, a tutto quello visto fin qua si è aggiunta la transizione di Cremona. Già di per sé arma molto affilata, ancora più letale considerando le ataviche difficoltà della Virtus ad accoppiarsi difensivamente in quei frangenti.

In definitiva, la Coppa Italia è stato un passaggio sicuramente importante per la stagione virtussina: da un lato la fiducia data dal successo contro Milano, dall’altro la sveglia suonata nella sconfitta con Cremona che ha mostrato ancora una volta un aspetto cruciale. Questa squadra non può prescindere dalla concentrazione massima sui 40’ per vincere partite di un certo livello.

Nickfiumi

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