Film Room: a Cremona cattivo attacco uguale cattiva difesa

Tempo di lettura 3 minuti
429 letto

Le conferenze stampa degli allenatori spesso danno buoni spunti su cui riflettere. Alessandro Ramagli, peraltro, è uno che ogni volta lascia qualche analisi, spicciola, di aspetti della partita che hanno avuto un peso sull’esito della stessa. E talvolta magari sfuggono all’occhio. Contro la Vanoli, ad esempio, verrebbe da puntare il dito contro una difesa capace di concedere 91 punti e 18 canestri da tre. Ma, come vedremo, ci sono almeno altrettante responsabilità dell’attacco.

Avevamo già iniziato un precedente Film Room con una sua dichiarazione, e oggi, in modo simile, viene alla mente un passaggio delle sue dichiarazioni post partita nella vittoria con Brindisi.

“Ha fatto tutto il nostro attacco. L’idea di giocare nei primi 7 secondi ha sicuramente pagato, poi però era importante capire che serviva più pazienza quando nei primi 7” non c’era vantaggio. Invece abbiamo preso troppi tiri tra il 7° e il 12° secondo dell’azione, concedendo a loro la transizione, da cui loro hanno fatto molti punti in contropiede. Il nostro attacco non è stato bilanciato, i lunghi non hanno toccato mai la palla. Dobbiamo rimproverarci qualcosa, la nostra difesa è stata lasciata spesso scoperta dal nostro attacco.”

Una tendenza che la Virtus ha riproposto anche a Cremona. Con effetti, comprensibilmente, avversi. Se alzare il ritmo in casa e contro una squadra di bassa classifica può comunque non impedirti di vincere, diverso è il discorso in trasferta e contro una squadra che si sta rivelando di ottimo livello per il nostro torneo. Specie quando può condurre il gioco nel modo che le è più congeniale: Cremona è seconda in serie A per numero di tiri da tre punti tentati a partita e terza per percentuale di realizzazione.

Per di più, se la Segafredo contro Brindisi aveva alzato il numero dei possessi giocati in maniera sensibile rispetto alle proprie abitudini (77 possessi contro 72,3 di media) tenendo però un’efficienza offensiva molto elevata (122.2 di rating offensivo, quarta miglior prestazione stagionale), al Pala Radi i possessi sono stati ancora di più (79) ma con una prestazione offensiva decisamente deficitaria (99.3 di rating offensivo, peggio solo in quattro altre circostanze).

Brutta prestazione offensiva, sommata a scelte di tiro affrettate e poco equilibrate che si sono trasformate in transizioni su cui i Diener e compagnia cantante hanno fatto gara, segnando da tre punti a ripetizione.

Tiri presi male, con poco equilibrio. Che generano rimbalzi su cui poi la difesa (molto pigra) non riesce riorganizzarsi. Situazione in cui Cremona coi suoi tiratori va a nozze.

E notare come il cronometro dei 24’’, al momento di tiro della Virtus, sia spesso in quel lasso di tempo indicato proprio da Ramagli, tra il settimo e il dodicesimo secondo dell’azione. Un momento dell’azione offensiva dove, statisticamente, se la scelta non è ottimale genera possessi vantaggiosi per gli avversari.

La sconfitta di Cremona, inoltre, ha confermato la tendenza della Virtus a faticare a imporre il proprio ritmo alla partita. Su ventiquattro gare giocate in campionato diciassette volte è stata lei a discostarsi maggiormente dal proprio pace medio rispetto agli avversari. Per capirci, contro Cremona sono stati giocati 79 possessi. 2,2 in più della propria media per i padroni di casa, ma quasi sei in più per la Virtus. Dato che ci indica come siano stati gli uomini di Sacchetti a fare la propria gara e i bianconeri ad adattarcisi.

In effetti, se certe squadre sono facilmente inseribili nelle categorie “Squadra che corre” (Cremona, Cantù, Torno, Brindisi) o “Squadra che abbassa i ritmi” (Milano, Brescia, Avellino, Varese), la Virtus si piazza esattamente nel mezzo (72,8 possessi a partita, settima in serie A). E’ un dato interessante e offre diversi spunti che nei prossimi giorni approfondiremo maggiormente, ma che, di pancia, ci porta a dire che sia, in parte, la spia di come la Segafredo ancora si stia formando come squadra e identità. Le manca ancora quello step per imporre il proprio gioco, magari come salvagente negli incontri in cui le cose non stanno andando per il verso giusto.

Nickfiumi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *