Film Room: anche ad Avellino è la difesa a indirizzare la partita

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Sono passati ormai due giorni pieni dal sacco di Avellino. Ma la gioia per una vittoria che da tempo, per le modalità, non arrivava in casa Virtus, ancora non è passata.

Partita ostica, difficile, combattuta. Con i padroni di casa certo non in una giornata storta, anzi. Ma che, senza mai mollare un centimetro, la Virtus alla fine ha portato a casa. E, ancora una volta, la protagonista è stata la difesa.

Già, questa è una squadra che risalta per il proprio potenziale offensivo: 111.4 l’offensive rating in Champions League, 118.2 in campionato. Ma su quattro partite vinte, ogni singola volta è stata la difesa a dare il là ai break: lo avevamo visto sia con Trieste che con Klaipeda. E con Ostenda decisivo era risultato un secondo quarto da soli tre punti subiti.

In Irpinia è stata per 35′ buoni una partita di attacchi, e anche il punteggio di 96-90 lo testimonia. Ma il parziale di 15-5 che ha chiuso l’incontro in favore degli uomini di Sacripanti nasce dal modificato atteggiamento difensivo.

A lungo, infatti, i bianconeri hanno subito l’aggressività dei piccoli avellinesi, Cole, Filloy e Sykes (43 punti, ma soprattutto 16 assist in tre) su tutti. Poca resistenza sugli uno contro uno, in particolare grandi sofferenze sul pick & roll, che ha permesso a Costello di segnare valanghe di punti.

Troppo spesso, infatti, il difensore del palleggiatore è rimasto indietro sul blocco, lasciando il proprio lungo uno contro due (il palleggiatore e il lungo avversario in taglio).

Capacità dei piccoli avellinesi, che non sono certo avversari semplici da contenere, ma anche un po’ di complicità di una difesa non sempre al 100% della propria intensità.

Tutto il contrario di quanto accaduto nel finale, quando, trovato il quintetto giusto, con la fisicità di Martin, le leve di Kravic e un Taylor on fire, la Virtus ha fatto sentire alla Sidigas tutti i propri muscoli. Lottando su ogni singolo blocco, di ogni singolo possesso, con tutta un’altra voglia.

La differenza tra i due video è abbastanza lampante: nel primo, i giocatori di Avellino hanno sempre quel mezzo metro di spazio e quel mezzo secondo di tempo extra per preparare la giocata. Un suicidio contro portatori di palla con simili capacità, realizzative e di passaggio.

Nel secondo, invece, il palleggiatore biancoverde, che sia Cole, Sykes o Filloy, ha sempre il contatto fisico del proprio difensore addosso. Questo porta a diverse buone conseguenze, per la Virtus: nel primo video, con Martin che riesce a rimanere bene su Cole, Kravic può prendere migliori decisioni. Inizialmente non deve preoccuparsi del tiro del playmaker avversario, resta su Costello, che fatica comunque a tagliare anche per via del contatto fisico di Martin, e può sporcare il pallone dentro con le sue lunghe leve.

Nel secondo pick & roll, invece, il contatto fisico di Martin crea problemi allo stesso Cole, che arriva fuori equilibrio dopo aver preso il blocco. Kravic riconosce la situazione e gli salta letteralmente addosso, recuperando il pallone.

Nel secondo spezzone, addirittura, Tony Taylor toglie proprio dal campo il pick & roll di Avellino, aggredendo Sykes molto prima della ricezione, di fatto impedita. Ne viene fuori un uno contro uno mal gestito, dove il piccolo avellinese sbatte contro Taylor e commette infrazione di passi.

Nell’ultimo spezzone, infine, ci sono le conseguenze del buon parziale Virtus (che intanto in attacco non sta sbagliando un colpo): Vucinic è costretto a togliere Costello, andando “piccolo”, con Green da cinque. Punter, così, ha meno difficoltà a passare sul blocco (cosa che nel video del primo tempo non si era mai vista), rimanendo con Filloy, forzato a un tiro difficile e stoppato da Kravic.

Tre giocate che, alla fine dei conti, fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta. La Virtus continua a dimostrare di poter avere momenti di difesa davvero dominante. Ora si deve lavorare per cercare di estendere questi momenti sempre di più.

Nickfiumi

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