Film Room: le difficoltà offensive contro Cremona e Bayreuth

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Settimana da una vittoria e una sconfitta questa per la Virtus. Se in Coppa i bianconeri sono rimasti imbattuti, superando 74-67 il medi Bayreuth, in campionato è arrivato il secondo KO interno contro la Vanoli Cremona. Due partite che hanno messo gli uomini di Sacripanti di fronte a un paio di situazioni tattiche affrontate con parecchi problemi. Situazioni su cui, se non altro, ci sono tre giorni di tempo per lavorare in vista delle trasferte di Venezia e Istanbul, in casa del Besiktas.

I CAMBI DIFENSIVI DI CREMONA

Partiamo da domenica, dove la Vanoli Cremona ha scompaginato il piano partita virtussino utilizzando la stessa strategia a causa della quale aveva malamente perso la partita precedente in casa con Cantù: cambi difensivi sistematici. La squadra di Sacchetti, infatti, arrivava da un pesante tonfo casalingo contro la Red October, nato proprio dalla scelta dei canturini di cambiare qualsiasi blocco proposto dall’attacco.

Il coach della Nazionale ha preso appunti e applicato lo stesso trattamento alla Virtus, raccogliendo copiosi frutti: nove assist complessivi per la Virtus, su ventitré canestri e settantaquattro possessi giocati. Numeri bassissimi che hanno testimoniato un attacco bianconero spesso fermo e statico. Quasi sempre a causa dei cambi difensivi.

Una strategia simile, infatti, dove sui pick & roll tra piccolo e lungo i rispettivi difensori cambiano la marcatura, causa sempre un doppio mismatch: sul perimetro, dove il “piccolo” resta con un “lungo” più lento di piedi, e sotto canestro, dove il “lungo” in attacco può prendere posizione vicino al ferro contro il “piccolo” difensore.

Qua la prima complicazione per la Virtus, che, stante l’assenza di Brian Qvale, si trovava senza l’unica vera opzione in post basso. Kravic, infatti, da quelle zone non è certo nella sua comfort zone e lo si è visto quando è stato servito, M’Baye è giocatore soprattutto frontale, e lo stesso Baldi Rossi preferisce giocare aprendosi.

Va da sé che il vantaggio massimo per la Virtus fosse sul perimetro, dove Taylor e compagni si sono quasi sempre trovati accoppiati con un centro o un ala grande da attaccare. E qui è venuto il grave errore di lettura virtussino: spessissimo, invece che prendere d’infilata in palleggio un giocatore più lento di piedi, ci si è accontentati di tiri da tre punti dopo un paio di palleggi. Sul quale il lungo in difesa non ha fatto fatica a difendere, spesso contestando la conclusione. E, così, facendo, per di più, la circolazione offensiva del pallone è stata quasi totalmente annullata. Il 5/23 da dietro l’arco, più che con una giornata di scarsa mira, si spiega soprattutto così.

L’unico giocatore che è stato attaccato regolarmente in palleggio in queste situazioni, specie nel secondo tempo, è stato Giampaolo Ricci, contro cui gli attaccanti virtussini sono stati bravi a raccogliere falli e canestri al ferro.

Il problema, qui, è stato che in attacco il lungo di Sacchetti ha fatto il diavolo a quattro, di fatto rendendo quasi indolori le sue mancanze dietro.

Dice: certo attaccare Ricci è più semplice che farlo con Mathiang e Aldridge, dotati di gambe più esplosive. Vero. In parte, però. Perché quando la Virtus ha avuto la presenza di farlo, ha raccolto frutti anche contro di loro. Vedere l’esempio qua sotto dove è Pajola che va a lucrare du tiri liberi contro il centro di Cremona.

Errori di lettura e scarsa pazienza. Dettagli su cui è importante migliorare.

LA ZONA DI BAYREUTH

Martedì in Coppa, invece, sono arrivati i tedeschi di Bayreuth. Squadra con una difesa di buon livello, che ha propost0, tra le varie cose, una zona fronte pari su cui la Virtus ha avuto problemi non di poco conto.

In particolare gli ospiti hanno sfruttato la fatica dei bianconeri a lavorare in uno dei punti deboli di quel tipo di difesa: la lunetta del tiro libero. Con le due linee schierate, infatti, una zona 2-3 diventa attaccabile nel suo  cuore, ossia nell’area della lunetta. Avere un giocatore che sappia prendere palla lì e creare gioco o trovare canestri, di fatto, rende lo schieramento ineffettivo. Come vediamo, invece, prima Amath M’Baye e poi Kelvin Martin non sono state opzioni valide.

Sacripanti ha provato anche ad attaccare con quattro giocatori fuori dai tre punti e il solo Kravic con posizione interna. Ma il risultato è stato quasi sempre uno sterile movimento di palla orizzontale fuori dall’arco, che ha portato a tiri dettati dallo scadere dei 24” o scelte di penetrazione errate.

Un altro aspetto su cui la Virtus dovrà lavorare per non farsi trovare impreparata in futuro.

Se non altro, qualche segnale lo si è visto: chiudiamo in maniera positiva, con uno dei primi attacchi alla zona della partita eseguito molto bene e concluso con due punti di Kelvin Martin, che mostra abbastanza chiaramente quello a cui bisognerà arrivare in maniera sistematica.

Nickfiumi

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