Film Room: l’analisi video di Capo D’Orlando-Virtus

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Torniamo al nostro consueto Film Room. Con qualche giorno di ritardo, perchè la terribile sindrome di influenza di quest’ultimo periodo ha chiesto il suo pizzo a chi vi scrive.

Ma nel prepararci alla partita di domani con Pesaro non fa certo male rivedere le tante cose positive che la trasferta siciliana ha mostrato, con una squadra enormemente ispirata in attacco, che ha fatto partita di testa per 40′, mostrando grande forza, anche di nervi, pur contro un’avversaria di caratura decisamente inferiore.

Protagonista assoluto Marcus Slaughter, che ha fatto per se, ma anche tantissimo per i compagni di squadra. Ad esempio, semplicemente con i suoi tagli centro area, aprendo gli spazi per tiri aperti dal perimetro.

Oppure servendo in prima persona ottimi assist dal post basso, leggendo raddoppi e adeguamenti di una difesa che non è mai riuscita a prendergli le misure.

E’ chiaro che se il lungo ex Real Madrid continua ad essere il riferimento offensivo che ha dimostrato di essere nel’ultimo mese e mezzo, e a questo aggiunge la qualità delle letture evidenziata qui sopra, la musica per l’attacco di Alessandro Ramagli cambia e nemmeno di poco. Avere un giocatore che può mettere a frutto il suo vantaggio di chili contro gli avversari o, in alternativa, sfruttare gli aggiustamenti difensivi per dare tiri liberi a tutti i suoi compagni è un lusso che poche squadre possono permettersi in Italia. E considerando che era arrivato con compiti prettamente difensivi…

Chi, invece, era arrivato con compiti soprattutto offensivi era Pietro Aradori. Che contro la Betaland non ha certo tradito, dando alla causa esattamente ciò che gli si chiedeva, a maggior ragione stante l’assenza di Alessandro Gentile: attacco dal nulla, punti veloci da situazioni di uno contro uno, un riferimento costante per i compagni nei momenti in cui l’attacco corale non cavava il ragno dal buco.

Talento, controllo del cronometro, capacità di attaccare il proprio uomo in equilibrio. Tutto il repertorio del capitano della Nazionale, al suo meglio come visto contro Brindisi e Pistoia. Il solista perfetto in una band che ha suonato quasi sempre all’unisono.

Si perchè la Virtus ha comunque giocato una bella partita offensiva di gruppo. Mettendo in mostra anche quegli “schemi” della cui assenza ci si è per tanto tempo lamentati. Qui un esempio.

Gioco eseguito bene, con tempi giusti e fino all’ultima opzione dello stesso anche quando Capo d’Orlando sembrava averlo disinnescato.

Il gioco si sviluppa su un finto pick&roll tra Gentile e Lawson. Il lungo, in realtà, va a portare un blocco verticale per l’uscita di Umeh, con il chiaro intento di cogliere impreparata la difesa che si aspetta, invece, un taglio verso il centro dell’area.

La Betaland difende comunque bene la prima soluzione Virtus, ossia l’uscita di Umeh. Che però prosegue il gioco, restituendo palla a Gentile e prendendo un nuovo blocco in allontanamento da Lawson. Che questa volta apre lo spazio utile alla guardia per segnare da dietro l’arco. Si tratta di una situazione che la Virtus prova almeno due/tre volte a partita.

E anche sulle rimesse dal fondo in più di un’occasione si sono viste situazioni codificate giocate con ottima precisione ed efficienza. Segnale di una squadra in controllo e che segue bene quello che l’allenatore impartisce.

Il primo obiettivo del gioco è togliere un lungo dall’area. E per questo è addirittura Stefano Gentile a portare un blocco per l’uscita di Lawson. Il suo difensore è costretto a seguirlo, data la pericolosità di Kenny da dietro l’arco.

Successivamente, infatti, Aradori va a bloccare per agevolare la presa di posizione di Slaughter in un area a quel punto sgombra.

Per poi finire a giocare un pick&pop veloce con Lawson. E da qui la Virtus ha tre soluzioni: il tiro di Aradori se la difesa rimane distante, il tiro di Lawson (come avviene) che dopo il blocco si apre, oppure la palla dentro a Slaughter, perfettamente davanti al suo uomo. Attacco ben congegnato e, in questo caso, altrettanto ben eseguito.

Anche fuori dagli schemi, comunque, la Segafredo ha mosso bene il pallone, come poche altre volte in passato. Spesso tutti i giocatori coinvolti. Palla poco ferma nelle mani di un singolo attaccante. Ancora una volta ottima gestione di tutti i 24″, con la capacità di trovare buone soluzioni anche allo scadere, senza farsi prendere da frenesie.

Un atteggiamento che per le difese può essere letale, perchè costringe ad essere sempre piegati sulle gambe e non permette un momento di rilassamento. Che appena arriva è subito punito.

Una nota negativa alla partita, in ogni caso, la si può trovare. La colpa dei bianconeri è stata quella di non chiudere mai del tutto la gara fino a circa 4′ dalla fine, permettendo sempre in un modo o in un altro ai padroni di casa di rimanere aggrappati alla gara con le unghie e i denti. A metà del terzo quarto, poi, raggiunto il +16, c’è stata una sbandata difensiva molto pericolosa, dove gli uomini di Ramagli per cinque azioni hanno concesso veramente troppo, venendo graziati in qualche occasione dalla poca qualità della Betaland e in qualche altra dalla buona sorte.

In particolare da notare l’ultima tripla sbagliata da Stojanovic, che veniva da un 6/6, perso in maniera gravissima da tutta la difesa e che avrebbe potuto tagliare lo svantaggio fino al -6, con ancora tantissimo da giocare e un pubblico che stava iniziando a scaldarsi.

Sono rischi che non bisogna correre. Perché contro una squadra afflitta da tanti problemi non hanno portato troppe conseguenze, ma sono poi gli stessi che a inizio campionato hanno portato alle dolorose sconfitte con le varie Trento, Venezia e Brescia.

Nickfiumi

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