Film Room: l’analisi video di Virtus-Pesaro

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Sette su otto per la Virtus. Sette vittorie raccolte dal 17 dicembre, giorno in cui cadde la Fiat Torino al Paladozza. Sette vittorie, su otto incontri, arrivate in 50 giorni dove la stagione, per ora, ha virato decisamente. Aiutata dal calendario, che ora si fa di nuovo duro, ma che ha anche mostrato una squadra brava a sfruttare le occasioni e a cambiare pelle a seconda degli avversari.

Contro Pesaro è arrivato un successo molto comodo, figlio anche di un avversario quanto mai arrendevole, ma che ha avuto paternità in casa bianconera. La contesa, di fatto, è durata il tempo dei primi dieci minuti di gioco. E lì andiamo a trovare la due chiavi di volta della partita.

La prima offensiva. Perché, tornando a quello che era stato un canovaccio di inizio stagione, la Segafredo ha iniziato la partita spingendo fortissimo sul pedale dell’acceleratore, cercando tiri quanto più rapidi. Tant’è vero che i primi dieci attacchi bianconeri (con sette canestri realizzati) sono durati in media nove secondi. Un dato non usuale per una squadra che, nel filotto di vittorie recenti, non aveva alzato particolarmente i ritmi. Sabato contro Pesaro la Virtus ha giocato 79 possessi offensivi, mentre nelle precedenti sei vittorie si era attestata all’incirca sui 71 a incontro.

Contro la Vuelle Ramagli e i suoi giocatori hanno capito subito che l’arma migliore per mettere al tappeto gli avversari fosse proprio quella di correre, alzare i ritmi e mettere la gara sui binari del ritmo. A maggior ragione nel caso in cui le percentuali avessero premiato da subito i bianconeri. Cosa accaduta e che, contestualmente, ha infuocato il clima all’interno del palazzo dello sport.

Palla poco ferma, decisioni rapide, modalità attacco sempre attiva. Così Oliver Lafayette ha dovuto gestire meno l’attacco, prendendo decisioni rapide e più semplici. Michael Umeh è entrato in ritmo, così come Pietro Aradori. E Marcus Slaughter è stato sempre riferimento a centro area. Il tutto unito a una pessima, in alcuni casi davvero inguardabile, difesa da parte di Pesaro. Contro un avversario in così grandi difficoltà partire 30-12 ha di fatto chiuso ogni discorso anticipatamente. Anche perché oggi la Virtus ha una maggior coesione di squadra rispetto a quando vantaggi simili li ha sciupati, e Pesaro è certamente avversario di caratura inferiore rispetto a Trento, Venezia e Brescia che certi disavanzi li rimontarono con successo alla Segafredo.

Anche in difesa, però, il gruppo di Ramagli ha fatto una buona partita, partendo con un piano semplice ma preciso: fermare Dallas Moore. Il piccoletto di Pesaro era il pericolo pubblico numero, anche perché fin qui è stato uno degli attaccanti migliori del campionato e decisivo nelle poche vittorie dei marchigiani: 22 punti di media nei successi, 18 nelle sconfitte. Oliver Lafayette e Stefano Gentile si sono alternati molto bene su di lui, con un primo compito molto chiaro: negargli il lato sinistro del campo.

Già dalla prima difesa della partita la posizione difensiva di Lafayette è chiaramente orientata a concedere il lato destro del campo a Moore.

E anche nel prosieguo dell’incontro l’atteggiamento viene ancora più accentuato partendo già da metà campo.

La situazione si è ripetuta con costanza, con l’idea precisa di impedirgli proprio di andare a ricevere palla  sui blocchi per andare a sinistra.

Dalle immagini si vede bene come Lafayette metta il corpo per impedire la ricezione, per Moore, del pallone consegnato da parte del lungo. Una ricezione che consentirebbe al playmaker pesarese di avere lo slancio per partire in penetrazione verso il canestro dal suo lato favorito. Così facendo, invece, l’attacco di Pesaro perde la sua prima opzione, dovendo andare a cercarne di seconde decisamente meno efficaci.

Come Ramagli abbia dato indicazione di togliere il lato sinistro al playmaker avversario lo si vede bene anche dalle indicazione che prima Lafayette e poi Gentile danno ai propri compagni in situazione di pick & roll.

Con il pick & roll che si avvicina Lafayette indica chiaramente al difensore del bloccante di spingere il blocco in modo da mandare Moore a destra.

Stessa identica situazione con Stefano Gentile difensore.

Dal video si vede come Gentile mandi Moore molto chiaramente a destra, indicando la scelta a Lawson, a costo di spingerlo dentro l’area contro un difensore di pick&roll non proprio eccelso come Kenny. E arriva, non casualmente, una conclusione improbabile per il numero 14 della Vuelle.

Il lavoro della coppia di play bianconeri, però, non si è limitato solo a questa specifica, ma anche al cercare di negare la semplice ricezione in qualsiasi momento al proprio avversario diretto.

Come si vede, entrambi giocano sempre per mettersi sulla linea di passaggio in qualsiasi momento dell’azione, non solo mentre Moore si muove verso il pallone. L’idea è chiara: togliere alla Vuelle la propria principale fonte di gioco e punti, lasciando gravare il compito su compagni non esattamente talentuosissimi. E i risultati sono chiari: Pesaro, praticamente senza la propria guida tecnica, gioca un primo quarto da 4/17 al tiro e 6 palle perse. Moore finirà con 25 punti, ma mai tale bottino sarà più ingannevole. Quasi tutti i punti arriveranno a partita bella che andata e nel decisivo primo quarto il suo score reciterà zero punti e, soprattutto, due soli tiri tentati dal campo, anche per  una scarsa propensione a cercare di liberarsi dalla guardia montata dalla Virtus.

Un plauso alla partita della Segafredo, dunque. Contro un’avversaria inferiore, certo, ma lo stesso brava a leggere le chiavi tattiche della partita, per metterla immediatamente sui propri binari e chiudere rapidamente i conti, senza dover faticare eccessivamente.

Nickfiumi

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