Final Four Champions League: in semifinale la Virtus affronta il Brose Bamberg

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Presentiamo l’avversaria che troveremo di fronte nella semifinale di Champions League ad Anversa: il Brose Bamberg Basketball.

Dopo dieci anni, la Virtus torna in una Final 4 di una competizione Europea. Si tratta di un traguardo importante e inatteso, è bene ricordarlo, per una squadra al ritorno in una Coppa dopo una lunga traversata nel deserto. I risultati deludenti in campionato vanno per un momento lasciati in disparte. Ci giochiamo, nelle due partite della più affascinante formula della pallacanestro e forse di ogni competizione sportiva a squadre, la vittoria di una Coppa Europea.

L’importanza del traguardo è confermata dalle squadre che con la Virtus si sono qualificate. Tra queste, certamente la società di maggior successo negli ultimi anni è il Brose Bamberg che affronteremo in semifinale. I tedeschi hanno disputato l’Eurolega sei volte negli ultimi dieci anni, con due accessi alla post season. Hanno vinto sette delle ultime dieci edizioni della Bundesliga; sei delle ultime dieci Coppe di Germania. Hanno una struttura societaria solida, una invidiabile continuità in un programma tecnico iniziato anni fa e condotto anche da protagonisti italiani, che in Italia non riuscivano forse a trovare le condizioni che hanno, invece, sfruttato in questa società. Andrea Trinchieri, Luca Banchi ed ora Federico Perego sono state tre delle guide tecniche che hanno portato il Bamberg agli straordinari risultati dell’ultimo periodo. Daniele Baiesi, ora al Bayern, è stato il DS della svolta tecnica, portando qui due dei tre italiani (solo tre, con buona pace della GIBA) che ora sono assoluti protagonisti in Europa e che in altri contesti (okay, in un altro contesto) non si esprimevano agli stessi livelli: Niccolò Melli e Daniel Hackett.

Lo scorso anno, stagione non brillantissima per il Bamberg: fuori in semifinale in campionato, record negativo in Eurolega, fuori ai quarti anche in Coppa. Rivoluzione, direte voi. Invece no: sette giocatori confermati, due innesti di peso, e quest’anno vittoria della Coppa di Germania, Final 4 di Champions e quinti in campionato con un record di 20-11. Siamo noiosi forse ma… la continuità paga.

Questa lunga premessa serve a inquadrare meglio un aspetto della sfida. Si confrontano due società, una vincente, con una solida tradizione di successi nel recente passato; un’altra che si riaffaccia allo scenario Europeo dopo una lunga serie di anni modesti, alcuni in seconda divisione, altri in seria A senza fare i playoff o addirittura retrocedendo. Per chi avesse qualche dubbio: la Virtus non è la prima delle due società descritte qui sopra. Ricordiamocelo quando vedremo gli atleti scendere in campo.

GLI ESTERNI

Entriamo ora nel dettaglio della squadra che affronteremo venerdì partendo, come di consueto, dagli esterni. Il backcourt è composto da giocatori esperti e di livello, i cui nomi si presentano da soli. Nikos Zizis in cabina di regia ad armare la mano di Tyrese Rice e Ricky Hickman. Completano il pacchetto Bryce Taylor ed Elias Harris. Il Brose è una squadra molto equilibrata nella distribuzione delle soluzioni offensive; lo usage di Rice passa il 30%, quello di Hickman il 25, quello di Harris il 20. Vedremo dopo che Usage% molto simili hanno anche due dei lunghi.

Tyrese Rice è certamente uno dei migliori attaccanti della competizione. Buonissimo tiratore da tre punti, soluzione che sceglie ben 6.5 volte a partita e realizza in circa il 35% dei casi. Non si tratta però di un finalizzatore classico; al contrario, è un giocatore che crea moltissimo per i compagni, essendo leader della propria squadra per assist, con ben 4.7 a partita, e per assist%, con un impressionante 33.2. La difesa su Tyrese Rice, più che abbassando i suoi punti limitando la sua capacità di innescare i compagni, può essere cruciale per provare a vincere questa partita. Rice è bravissimo negli scarichi sui raddoppi e sugli aiuti, per cui è fondamentale che il suo difensore individuale lo riesca a contenere il più possibile in 1v1 consentendo al resto della difesa di non ruotare ma poter fare un lavoro eccellente sulle linee di passaggio, al limite concedendo anche qualche tiro da tre punti in più.

Rice è conosciuto soprattutto per le sue doti di finalizzatore, ma alla bisogna sa anche come trovare i compagni in maniera efficace.

Una staffetta può essere la soluzione che coach Djordjevic preparerà per lui, alternando minuti con tutti gli esterni e con attenzione al secondo grande rebus proposto dall’attacco del Bamberg, che risponde al nome di Nikos Zizis. Il greco, che, confesso, è uno dei miei giocatori preferiti, è un playmaker di enorme intelligenza (abbiamo visto domenica con Craft quanto soffriamo giocatori di quel tipo) e stazza importante, per cui l’accoppiamento con Taylor potrebbe essere particolarmente problematico.

Cose semplici fatte con precisione e tempismo impeccabile: a 35 anni Nikos Zisis continua ad essere un direttore d’orchestra di alto livello.

In attesa di vedere in che condizioni si presenterà Mario Chalmers, ci aspettiamo minuti importanti di Pajola che può essere, per fisico, energia ed età, in grado di limitare e mettere in difficoltà l’esperto playmaker del Bamberg. La batteria di esterni è completata da Ricky Hickman, altro giocatore solido ed esperto già visto a Milano, e Bryce Taylor, esperto esterno di complemento. Attenzione ai minuti per i giovani Luis Olinde e Arnoldas Kuboka, ali alte e con buon tiro da fuori. Un lato positivo: a parte Zizis, gli esterni di Bamberg non sono particolarmente stazzati e alti, del tipo che la Virtus ha dimostrato di soffrire di più.

I LUNGHI

Il reparto interno del Bamberg è composto da giocatori di buona qualità ed importante stazza, anche se non c’è un rimbalzista da doppia cifra. L’ala forte è probabilmente il giocatore più importante della squadra per costanza ed equilibrio, Augustin Rubit, che viaggia con un offensive rating di 128.3 ed un defensive rating di 105.2 in Champions (ampiamente il migliore per Net Rating con un eccellente 24.3), oltre ad essere per media il miglior rimbalzista della squadra con sei palloni recuperati a incontro ed il secondo realizzatore con 14.1 punti a partita. E si, avere l’avversario probabilmente più forte nello spot di 4 non è per forza una grande notizia, per la Virtus di quest’anno.

Il centro che gioca più minuti è Cliff Alexander, centro di stazza e mano buona ma non di grandissimo atletismo. E’ affidabilissimo sotto le proprie plance con un 30.8% di defensive rebound % di assoluto livello. Completano il pacchetto, in cui i quattro giocatori si alternano nei due ruoli in combinazioni spesso diverse, l’esperto e solido Elias Harris e Patrick Heckmann, che è in realtà un quarto esterno per stazza e altezza (e propensione al tiro da fuori) e viene spesso utilizzato anche da numero tre.

Rubit porta le giocate di fioretto. Per la potenza citofonare Alexander.

Non si tratta però di una batteria di interni del tipo che la Virtus non riesce ad affrontare, almeno a priori. Non ci sono giocatori dall’atletismo debordante: Rubit, Harris e Alexander raramente escono a tirare da tre punti, sono rimbalzisti più di posizione e tecnica che di atletismo. Sono però difensori decisamente sopra media sia uno contro uno che in aiuto, anche se non grandissimi rim potectors, per cui ai nostri lunghi andrà chiesta soprattutto consistenza a rimbalzo contro avversari forti ma non impossibili nella specialità e sarà importante usarli per quello che sanno fare. La palla a Moreira e Kravic in post basso difficilmente pagherà i dividendi visti contro Brescia e Trento, mentre servire i nostri lunghi in movimento potrebbe essere un’idea migliore.

Brian Qvale, se dovesse essere della partita e stare bene, avrebbe la stazza per contrastare Alexander, che potrebbe invece mettere in difficoltà i nostri due centri più alti e leggeri. Amath M’Baye si troverà contro un difensore che difficilmente gli concederà qualcosa in post basso, mentre portarlo fuori, aprire l’area con qualche pick & pop e magari attaccarlo dal palleggio potrebbe essere più efficace. Inutile dire che non concedere secondi tiri e rimbalzi offensivi, soprattutto ad una squadra non irresistibile in questa specialità, sarebbe particolarmente importante.

In quattro partite di playoff solo una volta Bamberg ha concesso meno del 30% di offensive rebound %. Le possibilità di seconde chance offensive non mancheranno.

COME GIOCANO

La prima impressione vedendo giocare Bamberg è di una squadra intelligente, ordinata e molto compatta, dove sono molto chiari i compiti e gli assegnamenti tattici e che non si scompone mai, nemmeno in momenti di difficoltà ed in cui fatica a fare canestro. Rientrano molto bene in difesa, giocano spesso con due o tre portatori di palla, il che consente una circolazione efficace ed una ottima capacità di servire i lunghi in post basso con precisione, timing e profondità.

Grafica by FIBA (championsleague.basketball.com)

In particolare, Alexander è bravissimo a prendere posizione profonda dove è molto pericoloso e Rubit completa con un tiro mortifero fronte a canestro dai tre metri, dove viene spesso servito, ma è anche in grado di mettere palla a terra ed attaccare dal post basso. Rice è un giocatore che si accende ed accende i compagni anche a giochi rotti, da lui passano i momenti migliori e di maggior fuoco offensivo. La compattezza di una squadra abituata a giocare insieme si vede anche nei numerosi timeout in campo tenuti in genere da Zizis e Rice, leader tecnici e morali della squadra. Spesso vanno molto forte a rimbalzo d’attacco con i lunghi, per cui è particolarmente importante tagliare fuori con ordine.

Grafica by FIBA (championsleague.basketball.com)

Non corrono moltissimo ma sono bravi a leggere i cattivi rientri difensivi, attaccando nei primi secondi dell’azione i mismatch e le eventuali errate disposizioni degli avversari, creando vantaggi che poi concretizzano con una circolazione efficace. Tendono ad usare il pick and roll più per creare vantaggi di posizione e servire poi i lunghi in post basso in situazioni statiche che in movimento. Il contrario di quello che potrebbe provare a fare la Virtus, soprattutto con Kravic. Fa parziale eccezione Rubit per cui c’è spesso un pick and roll laterale sul lato sinistro dell’attacco, il suo preferito, per lasciarlo isolato nel quarto di campo a quattro metri da canestro.

Vi ricordiamo che, se non sarete ad Anversa e vorrete vedere la partita in compagnia, potete unirvi a noi all’Hemingway Cafè di Castenaso!

Nicola Bonazzi

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