Focus: la Virtus dopo le prime dieci partite della stagione

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Partiamo da oggi con una nuova serie di articoli di approfondimento che usciranno a cadenza decadale. Nel senso di ogni dieci partite giocate dalla Virtus. Come ben sappiamo, sarà una lunga stagione: come minimo, tra campionato e Champions, si giocheranno quarantaquattro partite, che tutti ci auguriamo possano avvicinarsi o superare quota cinquanta.

E allora, ogni dieci match giocati complessivamente andremo a fare il punto sulla squadra, come gruppo e come individualità. Sarà un articolo un po’ più lungo dei nostri standard, ma speriamo che dentro possiate trovare abbastanza spunti d’interesse per farvi arrivare fino all’ultima riga.

LA SQUADRA

L’avvio della Virtus in questa stagione può essere definito positivo. Sette vittorie in dieci incontri rappresentano un bottino assolutamente soddisfacente, anche se va pesato il fatto di essere imbattuti in Europa e con, probabilmente, una sconfitta di troppo in Italia. Diciamo che se al momento si fosse sette su dieci con una sconfitta in più in Champions e una in meno in campionato, tra i tifosi ci sarebbe qualche timore in meno. Ma sono dettagli.

Il dettaglio, per ogni giocatori, dei rating di squadra quando lo stesso giocatore è stato in campo (dato globale di tutte le partite giocate)

Il gruppo di Sacripanti ha mostrato a più riprese i suoi pregi e i suoi difetti. Un attacco che sa essere esplosivo e ha giocatori capaci di accendersi con strisce di canestri devastanti (81,6 punti di media in Italia con 109,8 di offensive rating, 86,4 in Europa, con 116,1 di offensive rating), ma anche specialisti difensivi che, all’occorrenza, possono far crescere l’efficacia difensiva nel momento cruciale della gara (vedi vittorie a Avellino e Trieste o in casa con Bayreuth e Klaipeda).

Di contro c’è una sofferenza non sistematica ma comunque marcata a rimbalzo: 31,8 rimbalzi catturati di media in Italia, 46,1% di total rebound percentage, con 37,2 rimbalzi lasciati in media agli avversari che hanno anche un preoccupante 32,3% di offensive rebound percentage, peggior dato del campionato, causa anche del crollo dei dati di rendimento difensivo: 119,5 il defensive rating, un dato assolutamente da migliorare. Situazione migliore, però, in Champions, dove il total rebound passa al 51,5% e l’offensive rebound avversario a un molto più gestibile 23,4%. Con, in conseguenza, una tenuta difensiva di tutt’altro livello, testimoniata dal 95,7 eccellente di rating difensivo.

A fianco a questo un attacco, sì capace di essere devastante, ma dove i tre poli principali (Punter, Aradori, M’Baye) sono giocatori che tendono ad isolarsi molto e a fermare la circolazione del pallone. Così si finisce a vivere abbastanza sulle percentuali (49% dal campo e 41 da tre nelle vittorie, 41% e 29% nelle sconfitte), e i bassi numeri di assist distribuiti testimoniano una circolazione non sempre efficiente: 36,5% di assist percentage in campionato, 46,9% in Champions, quando quelli degli avversari sono, rispettivamente, 56,5% e 65,1%.

Venendo alle rotazioni di Pino Sacripanti, al momento, dei quintetti schierati, quelli che hanno accumulato più possessi giocati sono, comprensibilmente, i due starting five, ovvero sia quelli con Taylor, Punter, Aradori e M’Baye, mentre in centro alternativamente Dejan Kravic o Brian Qvale. E la differenza di rendimento è palese: 79 possessi giocati dal quintetto titolare con Kravic centro e -24,2 di net rating, 64 possessi giocati con Qvale e +25.

Il dettaglio, per ogni giocatori, dei rating di squadra quando lo stesso giocatore è stato in panchina (dato globale di tutte le partite giocate)

Ma attenzione a non precipitare le conclusioni contro il centro serbo, che è presente in altri due dei migliori quintetti bianconeri per net rating (con un numero di possessi un minimo significativo). In generale, quello che emerge, sembra essere che l’accoppiata Kravic-M’Baye sotto canestro non funzioni granché bene: 215 possessi offensivi giocati e -23 il plus/minus complessivo accumulato dalla Virtus in quei frangenti, con -7,8 di net rating. Al contrario, quando Dejan ha diviso il campo con altri compagni di front court i numeri sono praticamente opposti: 190 possessi offensivi e +19 di plus/minus e +7,9 di net rating.

Veniamo ora, nel dettaglio, ai singoli giocatori, in rigoroso ordine di numero di maglia.

KEVIN PUNTER

Il grande protagonista dell’avvio di stagione virtussino. Tre volte oltre quota venti punti nelle prime cinque partite, ha un po’ rallentato nel secondo blocco di cinque gare, forse anche perché le difese cominciano a dedicargli attenzioni extra, ma resta la prima punta offensiva della squadra. 16.8 punti di media con un ragguardevole 48% da dietro l’arco, peraltro con la buona abitudine a non forzare eccessivamente le situazioni e la capacità di andare a prendersi arresti e tiro in avvicinamento che, nel basket moderno, sono merce sempre più rara. Senza di lui in campo i numeri dell’attacco peggiorano sensibilmente, si passa da un offensive rating di 117 a uno di 104.8 con lui in panchina.

KELVIN MARTIN

Pesante l’infortunio che lo ha tolto di mezzo dopo pochi minuti di partita con Venezia e lo terrà fuori dai giochi per circa un mese. La Virtus perde il suo energizzatore principale, che entrando dalla panchina aveva spaccato più di una partita col suo agonismo e la difesa asfissiante capace di mettere in campo. Senza perdere di vista le tre doppie cifre in punti registrate nelle ultime quattro partite (prima di Venezia), segnale di come stesse iniziando a entrare meglio anche nei meccanismi offensivi. Le semplici cifre (7,1 punti, 5,1 rimbalzi, 48% al tiro con le conclusioni pesanti che ancora non prendono ritmo, 3/15) non gli rendono merito. Quelle avanzate lo fanno molto di più: con lui in campo la Virtus produce 23,8 punti in più per cento possessi rispetto a quando è in panchina e la difesa viaggia a un sontuoso 95,9 di rating difensivo. Mancherà tanto nelle prossime gare.

Offensive e defensive rating dei singoli giocatori fino ad ora in campionato (per l’esiguo numero di minuti giocati non sono stati conteggiati Alessandro Cappelletti e Matteo Berti)

ALESSANDRO PAJOLA

L’ultima gara col Besiktas è stata certamente la sua migliore in stagione, dove ha mostrato tutto quello che Pino Sacripanti vorrebbe vedere da lui: sicurezza, faccia tosta, pochi timori a prendersi responsabilità in attacco. Che fino a lì erano andate a sprazzi. Passaggi a vuoto normali per un ragazzo di 19 anni ma che, in questa stagione, possono essere tollerati meno del solito. Le sconfitte con Milano e Venezia hanno mostrato che la Virtus ancora rischia di avere un buco di non poco conto dietro a Tony Taylor (4-17 il parziale con lui panchina contro l’Armani, 19-40 a Venezia). Ma se Alessandro riuscirà ad essere quello visto ad Istanbul il più spesso possibile, allora la musica cambierà radicalmente. Per adesso poco meno di dieci minuti medi di utilizzo. Bisogna cerca di portarli il più possibile verso i quindici.

TONY TAYLOR

A fasi alterne, ma quando accende spacca veramente in due le partite: le sue fiammate a Avellino e Istanbul sono state memorabili. Un paio di passaggi a vuoto contro Klaipeda e Cremona e una signora partita con Milano. In generale, la sensazione di aver pescato bene in cabina di regia, a maggior ragione considerando che è il giocatore con le spalle meno coperte, avendo al suo fianco due ragazzi da aspettare, per motivi diversi, come Pajola e Cappelletti. 11,2 punti di media con 4,8 assist, l’impatto sulla squadra è innegabile e il suo +16,6 di on/off ne è una dimostrazione.

FILIPPO BALDI ROSSI

Di fatto il quarto lungo in rotazione, sta giocando minutaggi abbastanza ridotti (mai sopra i 18). Quando entra però fa il suo, portando soprattutto difesa (con lui in campo il rating difensivo è 100 tondo tondo), mentre in attacco ancora non sembra aver trovato appieno i suoi spazi, in una squadra che tende a esprimersi al meglio quando può galoppare, mentre lui sembra decisamente più un giocatore da trotto. In tal senso, non aiuta il fatto che il tiro da tre punti non stia entrando (7/24). Sacripanti continua a testarlo da cinque tattico in quintetti agili, ma al momento i risultati sono scarsi: poco più di 90 possessi offensivi giocati e offensive rating di squadra sotto il punto a possesso (95,4).

ALESSANDRO CAPPELLETTI

Dentro sempre in Champions League, spesso davanti a Pajola, mentre in campionato ha giocato solo due partite (con Cremona e Venezia). Per ora il campo non ha dato responsi diversi da quelli che ci aveva mostrato la pre season: il coraggio in attacco non manca (a volte pure troppo, 19% di turnover rating in Coppa), mentre in difesa, pur applicandosi, soffre la taglia degli avversari. Può continuare a recuperare forma e condizione senza pressioni comunque.

DEJAN KRAVIC

Alti e bassi anche per Dejan, che ha avuto tre partite davvero positive, in Coppa con Neptunas e Bayreuth e in campionato a Avellino, me è reduce da un periodo difficile, dove ha infilato una serie di prestazioni abbastanza preoccupanti, soprattutto dal punto di vista difensivo: 123.9, 147.6, 152.9 i defensive rating di squadra con lui in campo nelle gare con Cremona, Venezia e Besiktas. Un peccato, perché in più di un’occasione ha mostrato, con le sue lunghe leve, di poter essere un fattore decisivo dietro (1,4 stoppate di media in Champions).

Offensive e defensive rating dei giocatori fin qua in Champions League (non conteggiato Matteo Berti per l’esiguo numero di minuti giocati)

PIETRO ARADORI

Il giocatore che ha diviso di più i pareri in questo inizio di stagione. Partito bene a Trieste (17 punti con 6/9 al tiro, migliore per differenziale tra campo e panchina), ha poi patito un periodo di appannamento, con diverse prestazioni sotto tono. Ma nelle ultime quattro ha viaggiato a 15 punti di media, con percentuali di tiro ancora da rivedere (40% dal campo, ma 8/12 da tre punti tra Venezia e Besiktas), ma un impatto in crescita, anche se resta l’unico giocatore, insieme a Baldi Rossi, con net rating in territorio negativo sia in Italia che in Europa (-5,3 in Italia, -10,3 in Champions). La sua convivenza con Punter è ancora da perfezionare, ma il potenziale è tutto lì da vedere (con loro due in campo Virtus a +5,3 di net rating). A volte il gioco estremamente energetico del gruppo americano è apparso un po’ in controtendenza col suo modo di stare in campo, ma ora, con l’assenza di Martin, il suo contributo sarà più che mai cruciale.

MATTEO BERTI

Qualche sporadica apparizione. Titolare con Cremona. Subito un canestro, poi sofferenza contro Mathiang. Qualche miglioramento si è visto, ma è ancora estremamente leggero.

AMATH M’BAYE

L’ex Milano non è ancora decollato e in certi frangenti ha dato l’impressione di cercare più di non fare danni che di incidere realmente sulla partita. Fino alla gara con Cremona, in campionato, non aveva ancora preso un singolo tiro nel quarto quarto. Poi la tripla decisiva contro Bayreuth che lo ha un minimo sbloccato, bissando con un cesto importante anche nel finale a Istanbul. Ma al momento appare ancora fuori dagli schemi, poco in ritmo. Tre doppie cifre in tutto fin qua. 9.1 punti a partita col 39,8% dal campo. Il suo net rating in campionato è emblematico in tal senso: -24,7. Da trovare l’intesa con Kravic sotto canestro. Con Qvale, invece, le cose vanno molto meglio (+20,7 il net rating di squadra con loro due in campo).

DAVID COURNOOH

Partito forte, soprattutto in Champions, con una gran partita all’esordio contro Klaipeda (11 punti e un 3/3 da tre punti decisivo per risollevare le sorti dell’incontro). Poi un brusco calo, con minutaggi in discesa verticale (8’ a Venezia, 15 di media). Ultimamente non sta riuscendo a dare quell’impatto di energia sulle partite che ci si attende da lui. Non è un minus, ma nemmeno riesce a dare quel quid in più che a lui si richiede nei momenti che passa in campo, specialmente in difesa. Con lui in campo il rendimento della squadra resta sostanzialmente invariato (+0,4 il net rating di squadra rispetto a quando sta seduto), dato dovuto anche al fatto che un rendimento molto sotto tono in campionato (-21,7 di net rating) si bilancia con ottimi numeri in Champions (+35,3).

GORA CAMARA

Il ragazzone senegalese è stato buttato in campo già tre volte in Champions League (circa sette minuti di media) e ha dimostrato di poterci stare su quel campo. Almeno difensivamente, dove tiene la posizione in maniera sorprendente e fa valere il suo corpaccione. In attacco è ancora tutto da costruire, ma il tempo è tutto dalla sua.

BRIAN QVALE

La partita di Istanbul ha ribadito l’importanza vitale del capitano bianconero. Già contro Milano si era potuto ammirare tutto il suo bagaglio di esperienza, offensiva e difensiva. Contro il Besiktas ha fatto una partita gioiello. Gli infortuni per ora lo hanno limitato a sole sei partite giocate, ma i numeri sono tutti dalla sua: 10,7 punti e 6 rimbalzi di media col 62% dal campo, 141.1 l’offensive rating in Champions, Virtus che con lui in campo produce quasi 25 punti in più degli avversari su cento possessi. Non è un mastino a rimbalzo e lo si sapeva (16,8% di total rebound percentage, solo dodicesimo tra i centri in serie A, 19,3% in Champions, nono in totale), ma spesso compensa qualche difetto di mobilità con la capacità di essere al posto giusto al momento giusto.

Nickfiumi

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