Il post partita di Varese-Virtus: si riapre una striscia ma non c’è da esaltarsi

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Day after di una vittoria pesantissima e di cui c’era bisogno assoluto per continuare la corsa Final Eight. Con Trento che sembra essere entrata davvero in forma e Cantù che ha vinto in scioltezza contro Pesaro lasciare per strada punti sul campo della Openjobmetis sarebbe stato il colpo mortale per le speranze di qualificazione. Peraltro, in attesa del posticipo tra Avellino e Capo D’Orlando, la Virtus è in una parità a tre con lombardi e trentini che la lascerebbe al nono posto.

Restando per ora alla gara, occorre però partire da cosa non ha funzionato, perché non si può dire che sia stata la vittoria che voleva Ramagli. Vero, l’assenza di Oliver Lafayette non è fattore secondario. Vero, Varese in casa ha sempre dato il meglio di sé, abbassando i ritmi e imponendo la stazza del suo duo interno Cain-Pelle. Ma su una squadra rimasta orfana di Weller e Hollis si pensava di avere la meglio senza sudare così tanto.

Sul banco degli imputati va, ovviamente, la difesa. Che, per assurdo, ha fatto un ottimo lavoro sull’attaccante più pericoloso, Stanley Okoye, che per segnare 18 punti ha dovuto tirare 19 volte. Ma, in maniera autolesionista, ha concesso troppo a giocatori normalmente marginali, o comunque non così decisivi in attacco. Ferrero, Tambone e Avramovic, che solitamente producono in media poco più di 18 punti in tre, hanno quasi raddoppiato il proprio bottino, mettendo 34 punti complessivi che sono quasi costati la partita. In particolare l’approccio difensivo su Ferrero è stato da mani nei capelli. Se un paio di “battezzi” iniziali per prendere la temperatura a un giocatore solitamente non investito di grandi responsabilità offensive potevano starci, non ha davvero avuto una giustificazione l’atteggiamento difensivo seguente che ha continuato a concedergli tiri aperti. Così come restano nella mente cinque difensori che guardano Tambone andare al ferro a fine terzo quarto e diverse difese molto passive sulle penetrazioni di Avramovic. Se la sofferenza sotto canestro contro l’eccellente coppia di lunghi USA degli avversari poteva essere messa in conto, la leggerezza con cui sono stati trattati dei presunti comprimari ha tenuto in vita una partita che poteva essere chiusa con anticipo.

Poi l’attacco, che ha prodotto 90 punti con i cinque minuti extra a disposizione, ma non ha particolarmente brillato per larghi tratti di partita. Varese ha messo la partita sui suoi binari subito, impedendo alla Virtus tutte quelle sgroppate in transizione viste, per esempio, contro Torino e che sono fondamentali per l’attacco di Ramagli, che a metà campo continua a faticare. Peraltro il tiro da tre non ha tolto quasi mai le castagne dal fuoco (se non proprio in extremis e comunque si è tornati a vedere troppi tentativi da dietro l’arco, 32 sui 68 complessivi) e così alla lunga ci si è dovuti rifugiare negli isolamenti spalle a canestro di Gentile, trovando qualche variante solo grazie alle fiammate di Umeh e Baldi Rossi e ai punti cavati fuori dai giochi da Aradori. Le debolezze strutturali del gioco d’attacco sono un problema davvero di difficile soluzione per le caratteristiche particolari degli interpreti. Da Gentile che è un esterno atipico, a Aradori che produce soprattutto fuori dai giochi, arrivando al fatto di non avere una presenza interna di riferimento, visto che Slaughter non è certo l’uomo a cui dare la palla in cassaforte in post basso. A questo giro il talento individuale ha risolto tanti problemi, ma contro certe squadre è un problema che ti penalizza nove volte su dieci.

Tra le note negative da segnalare la questione tiri liberi, che diventa sempre più d’attualità. 16/23 questa volta, con un errore pesante di Aradori, uno 0/2 di Stefano Gentile in avvio di supplementari e altre sbavature qua e là. La Virtus arrivava alla partita come tredicesima in campionato per percentuale dalla lunetta con poco più del 70% e non ha migliorato la sua situazione. Vero che ci sono giocatori con problemi atavici in questo fondamentale (Ale Gentile e Slaughter su tutti, 5/8 ieri), ma anche qui parliamo di un dettaglio che tale non è alla lunga può fare enorme differenza sull’andamento non solo di una partita, ma anche di una stagione.

Si è comunque vinto e quindi non è certo il caso di vedere solo il bicchiere mezzo vuoto.

Alessandro Gentile ha giocato una partita da togliersi il cappello e nel finale ha spezzato le reni dei padroni di casa quasi da solo. In una gara in cui ha cercato sempre con costanza il tiro da tre: 2/6 e i due a segno hanno avuto un peso specifico gigantesco. Peraltro, Ramagli nel post partita (trovate il video qui) ha detto che lui si fida del tiro da tre del numero zero e che vuole che lo prenda con meno esitazioni. In effetti, per quanto la meccanica rimanga davvero brutta, quando l’ex Milano prende il tiro con convinzione e senza indecisioni le sue percentuali si alzano verso numeri quanto meno sufficienti. Che per il suo gioco farebbe tutta la differenza del mondo.

Gran prova anche di Pietro Aradori. Che ha riscattato l’errore ai liberi di fine regolamentari con un break di cinque punti nel supplementare impedendo a Varese la fuga e lanciando l’assolo finale di Gentile. Il capitano della Nazionale ha dimostrato grande intelligenza nell’aspettare la partita, come si dice in gergo, trovando un paio di canestri difficili all’inizio, senza forzare troppo (nove tiri totali), conquistando liberi in momenti cruciali e, mentre non arrivava l’attacco, rendendosi utile in altre zone del campo (leggasi 10 rimbalzi). Che, per un giocatore che dovrebbe essere prettamente un attaccante e prima punta non è cosa scontata.

Filippo Baldi Rossi prosegue il suo inserimento nei meccanismi di squadra e mostra capacità offensive e difensive che ne fanno, semplificando, un Ndoja di un livello più alto. Segna da tre piazzato con buon rendimento, ma ha maggior utilità nel mettere palla a terra e nei pressi del ferro. Difende con intensità, ma ha leve più lunghe che lo rendono maggiormente efficace sulle linee di passaggio. Lui e l’italo-albanese, che è incappato nella sua peggior partita stagionale, possono formare una coppia interessante nello spot di ala forte. Entrambi, però, con potenziali problemi di accoppiamento che li rendono difficili da tenere in campo in certi momenti.

Infine, col successo di Masnago si è riaperta una striscia positiva che mancava da oltre due mesi. Un bel segnale di reazione al grande momento di difficoltà vissuto dopo il ko con Cantù. Ora l’obbligo è quello di mantenere alta la concertazione e non fare errori nel match casalingo del 2 gennaio contro Pistoia. In una giornata dove Trento (in casa con Torino) e Cantù (a Reggio) avranno due partite complicate e anche Sassari (in casa con Avellino) potrebbe rischiare di ritrovarsi invischiata nella corsa per un posto nelle otto.

Nickfiumi

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