Il post partita di Virtus-Reggio Emilia

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Primo obiettivo centrato. La qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia è arrivata. Peraltro portando con sé un incrocio ai quarti di finale accolto positivamente: Brescia, a oggi, è un avversario certamente meno temibile di Milano e Venezia. Non sarà di sicuro una passeggiata, ma poteva andare peggio viste le premesse.

Soprattutto la qualificazione è arrivata con una delle migliori prestazioni stagionali. Perché, tolto l’avvio da incubo, la squadra ha fatto finalmente una bella impressione. Difensiva per quasi tutto l’incontro, tolto, appunto, l’avvio. Offensiva a tratti. Nei quali, però, si è rivista quella fluidità e ispirazione che mancava da parecchio. Parliamo del finale di primo tempo, quando un quintetto abbastanza inedito (Lafayette, Umeh, Aradori, Lawson, Slaughter) ha cominciato improvvisamente a frullare con un Umeh scatenato, togliendo punti di riferimento a Reggio Emilia. E di un terzo quarto dove la Virtus ha scavato il solco grazie a un eccellente Filippo Baldi Rossi e un ritrovato Alessandro Gentile.

Ovviamente il numero zero virtussino si è tirato addosso la solita marea di commenti più disparati e vari. Da chi non ha sopportato il suo forzare le situazioni nel primo tempo, quando palesemente era fuori gara, a chi ha apprezzato il suo rientrare dentro la partita mentalmente nel secondo. Sforzo che, forse, in passato non sarebbe stato capace di fare. Di sicuro c’è una cosa che resta: l’immagine del suo abbraccio con Alessandro Ramagli a bordo campo dopo essere uscito dal campo furente nel secondo quarto e aver sfogato la propria frustrazione contro un cartellone pubblicitario. Un gesto che vale più di mille parole e magari metterà a tacere, per qualche giorno, il solito tam tam che vuole il coach livornese non in controllo del proprio spogliatoio.

Alessandro Ramagli, dunque. Altro protagonista di giornata con le sue parole nel post partita. Piccate. Che non hanno nascosto un malessere di fondo, certamente covato a ragione. Da più parti s’è letto di un “ImBoniciollamento” improvviso, e certo la sua conferenza stampa post partita non è stata convenzionale. Ma si fatica anche a dargli torto. Il coach toscano sta vivendo sulla graticola ogni giorno della sua esperienza virtussina da gara due con Casale Monferrato degli scorsi playoff. Ogni sconfitta è buona per sentenziarlo come esonerato. Ogni canestro sbagliato dai suoi giocatori è utile per rinfocolare la polemica di una squadra che “gioca a basket da far schifo”.

E poco importa se nel momento più difficile della stagione quella stessa squadra abbia inanellato quattro vittorie su cinque partite, stringendosi in difesa per ovviare a un attacco non sempre scintillante (ma ben lontano dai peggiori del campionato). Le vittorie sono state rocambolesche e frutto di episodi. Le sconfitte al fotofinish con le migliori ormai troppo lontane per fare testo. A mettersi nei suoi panni c’è da capire il frullamento zebedeico.

Al solito: la verità sta nel mezzo. I giudizi sulla Virtus a oggi non possono essere estremamente positivi, anche se più per le eccessive attese che si erano create in estate. La squadra continua ad avere enormi alti e bassi, nel corso delle stesse partite anche. In attacco ha una manovra talvolta farraginosa e tende a vivere molto sulle lune dello stesso Gentile. Evidenzia, inoltre, una certa difficoltà ad ammazzare le partite. Cosa che la tiene sempre a rischio di finali convulsi. Ma quegli stessi giudizi non possono neanche essere totalmente negativi. Parliamo di una squadra con evidenti difetti di costruzione.

Che ha portato con se cinque interpreti della scorsa stagione (il famoso, e corretto, 33% citato da Ramagli), i quali, normalmente, hanno impatto più limitato nella categoria superiore. Con due prime punte italiane ingombranti, una delle quali con caratteristiche fisiche e cestistiche molto particolari. Tali da renderlo complicato da inserire in qualsiasi contesto (per info citofonare Messina). Due americani di lignaggio europeo che hanno innanzi tutto caratteristiche difensive. E sempre regalando uno straniero. Con tutto ciò, al giro di boa, i bianconeri si mettono alle spalle i finalisti dello scorso anno e i campioni d’Italia 2014-2015.

Insomma, ci sono gli elementi per essere ottimisti. La partita di sabato ha mostrato, tra l’altro, un Baldi Rossi sempre più dentro i meccanismi di squadra e confermato un Marcus Slaughter che è elemento essenziale in campo, a maggior ragione se capace di dare un tale contributo offensivo. Lo stesso Lafayette ha avuto una serata di riscatto, sempre sul pezzo in difesa e autore anche di un paio di cesti importanti in attacco. Ma, soprattutto la cosa che ha fatto più piacere è stata vedere una squadra che, a differenza di Avellino, nel momento difficile non si è sfaldata, ma ha stretto i denti, pur contro una squadra di altro calibro, e fatto il possibile per ribaltare l’inerzia dell’incontro.

Non è poco. Non sarà tanto. Ma è un segnale molto incoraggiante da cui far partire la seconda parte della stagione.

Nickfiumi

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