Reggio Emilia-Virtus: il post partita più triste dell’anno

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Eh sì.. Tocca farlo sto post partita. Il post partita che non avremmo voluto fare. Che non ci saremmo aspettati.

Twittavamo così due giorni prima della partita con Reggio Emilia. Perché, obiettivamente, era quello che la logica suggeriva. E’ vero, a Reggio Emilia il pubblico era molto carico per quello che loro ritengono Il Derby. Ma a livello di motivazioni non doveva esserci partita. E partita, in effetti, non ce n’è stata. Al contrario.

Quello che ha fatto male è stato l’atteggiamento con cui la Virtus si è presentata in campo. Soprattutto perché ha smentito quello che, nel corso della stagione, nel bene o nel male, era stata una costante: l’impegno e un atteggiamento sempre positivo, anche nelle partite peggiori.

Viene in mente, per esempio, il -28 di Avellino. Vero, la Virtus crollò nel quarto periodo. Ma per 30’ provò a giocare la sua partita, soccombendo a una squadra che si dimostrò più forte e in quel momento era anche in una forma strepitosa.

Al PalaBigi, invece, la Segafredo è andata in campo molle. Dando l’impressione di aspettarsi che la Grissin Bon regalasse i due punti (per non dire di peggio). Intendiamoci: i reggiani non avevano esattamente il sangue agli occhi. Ma si sono resi conto da subito che con poco più del minimo indispensabile avrebbero fatto vivere una bella serata ai propri tifosi. D’altronde in attacco è bastato portare la (non) difesa Virtus sul pick & roll per avere in quantità industriale tiri da tre punti aperti o autostrade al ferro per Jalen Reynolds (i 36 punti più facili nella storia della serie A i suoi).

E in difesa, dopo aver preso il primo vantaggio, è stata sufficiente una banale zona, attaccata, al solito, con scarsa lucidità dai bianconeri. Con la presenza costante in campo di Alessandro Gentile che ha complicato ulteriormente l’assunto.

Quello che ha fatto male è stato vedere come la Virtus non abbia mai reagito fino al terzo quarto. Quando, dopo essere stati doppiati (42-21) e avere visto il tabellone segnare 50 punti subiti in un tempo, ha fatto quello che era lecito attendersi dal primo minuto di gara: aggredire la Grissin Bon con pressione sui portatori di palla. E, pur senza una particolare organizzazione, ci si è (ma va?) accorti che l’attacco di Reggio non è che si fosse trasformato, per una notte, in quello del Real Madrid. Semplicemente giocava senza difesa. E no, Stefano Gentile, non ci sono stati giocatori che hanno segnato canestri mai fatti in carriera. Siamo pur sempre in serie A. Se concedi a giocatori professionisti tiri aperti, questi tendono a segnarli.

Tornati a -4 con la facilità con cui si era scesi a -21, poi, il black out mentale di una squadra che, per stessa ammissione del suo allenatore, ha mancato tutta la stagione di un vero leader emotivo. Tecnico a Alessandro Gentile (su una protesta anche con motivazioni, ma comunque ingiustificabile). Dieci punti di parziale in un amen e tanti saluti a playoff e stagione.

E in mezzo alla débâcle totale ci è andato anche Alessandro Ramagli, sembrato sorpreso lui per primo dall’atteggiamento dei suoi giocatori. Trovatosi a non avere risposte a una squadra che gli è venuta a far mancare quell’impegno che, al contrario, aveva sempre garantito.

Quintetti disparati per attaccare la zona. In particolare, nel secondo quarto, il quintetto con Gentile e Lawson (assieme a Pajola, Stefano Gentile e Ndoja). Uno schieramento con due non tiratori (Pajola e Ale Gentile) più uno, Lawson, tenuto costantemente in post con l’input di appoggiargli il pallone, pur non essendo lui esattamente Jabbar. Risultato un -8 di plus/minus in pochi minuti.

Zero variazioni difensive. La scelta, incomprensibile, di giubilare Jamil Wilson per tenere in campo tutto il secondo tempo lo stesso Gentile, salvifico a tratti ma completamente fuori dalla gara dopo il tecnico (in almeno un paio di occasioni avrebbe meritato il secondo). In generale sempre a rincorrere i quintetti proposti da Menetti (si è visto anche un Baldi Rossi in difesa su Llompart…), che ha stravinto il confronto delle panchina, portando sempre la partita dove ha voluto lui.

E così, per parlare un attimo di statistiche, si è perso in trasferta tirando 15/30 da tre punti. Sprecando 32 punti ( T R E N T A D U E) di Oliver Lafayette. Segnando 99 punti. Senza supplementari. Tutte cose straordinarie, a dir poco, per questa squadra.

Che, però, in difesa è passata da essere la migliore del campionato (104.2 di rating difensivo) a concedere un 138.1 di rating offensivo a Reggio Emilia che, probabilmente, non si vede nemmeno in un All Star Game NBA. Per dire, a Avellino la Virtus si fermò a 120,6.

In generale, vedendo solo le statistiche, sembra di essere di fronte alla classica partita di fine stagione tra due squadre senza più obiettivi, andate in campo per il gusto di divertirsi.

E fa ancora più male, perché l’arma con cui questa Virtus aveva riconquistato il suo pubblico era stata proprio quella di non dare mai l’impressione di essere in campo senza motivazioni. Ed è mancata quando nessuno mai se lo sarebbe aspettato.

Nickfiumi

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