Il report da Parma: sconfitte in volata ed esperimenti, è una Virtus ancora in costruzione

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Week end intermittente per la Virtus. Luci ed ombre si sono alternate nelle due partite del Memorial Bertolazzi di Parma. Fughe tentate e recuperi subiti, sia con Trieste che con Brindisi. Con la differenza che, nel primo caso, dopo aver visto un +10 diventare solo un +1, si è avuta la forza di chiudere la partita, mentre contro la Happy Casa un +13 è diventato un -5. Reazione per tornare a +3 a un 1’ dalla fine, poi cinque punti in fila di Adrian Banks e due ultimi brutti possessi di Tony Taylor, per la terza sconfitta in quattro partite per un totale di otto punti di scarto.

Urge rispondere subito alla domanda che in diversi si stanno ponendo: la Virtus ha un problema coi finali di partita, un po’ come accadde regolarmente l’anno scorso?

Partendo dal presupposto che siamo al 10 settembre e ogni conclusione tratta oggi è, per definizione, fallace, di sicuro è mancata lucidità nella gestione dei finali, lo stesso Sacripanti a fine partita lo ha ammesso. Ma così presto in una stagione è difficile che una squadra rinnovata per otto undicesimi sia particolarmente fluida sotto pressione. Per di più, ieri contro Brindisi si giocava praticamente in trasferta, vista la presenza di parecchi e rumorosi tifosi brindisini. Non era come essere al PalaPentassuglia, certo, ma un po’ di pressione, di sicuro, i bianconeri l’hanno sentita.

Poi, però, c’è la questione di come si è arrivati al finale punto a punto di ieri. Ossia con una gestione della partita da parte di Pino Sacripanti volutamente un po’ forzata sotto diversi punti di vista. Cournooh partito in quintetto per Martin, minuti di Baldi Rossi da centro, Taylor da guardia, Qvale e Kravic insieme, Pajola tenuto in campo nel momento della rimonta brindisina per fargli fare esperienza in situazioni difficili di partita. Tutte cose normali in un precampionato dove, come dichiarato dallo stesso allenatore, “anch’io devo allenarmi ad allenarli”. Esperimenti, se vogliamo, che hanno dato risposte, alcune positive altre meno, ma che in una situazione normale probabilmente non si sarebbero visti. E il tutto ricordando che manca un giocatore di importanza capitale come Pietro Aradori.

Insomma, certo, ignorare quanto accaduto negli ultimi due week end sarebbe ingenuo, ma lo sarebbe altrettanto gridare all’allarme per una squadra che non sa vincere le partite in volata. Anche perché, comunque, sabato si era vinta una partita altrettanto in volata con Trieste trovando le giocate giuste al momento giusto. Pertanto, calma.

Venendo alle altre note del week end:

  • La difesa. Diceva Sacripanti di aver lavorato prettamente sugli aspetti difensivi in settimana e, beh, si è visto. Eccome. Tutta un’altra squadra rispetto a quella osservata in Sardegna. Sangue agli occhi in tutte e due le partite. Disponibilità a sbattersi e a fare a sportellate, con Kelvin Martin a capeggiare la squadra, piazzando stoppate da cinema e sporcando una miriade di pallone. La partita con Brindisi è stata una vera e propria battaglia dove nessuno si è tirato indietro. Poi nel finale forse si è pagata anche la stanchezza per lo sforzo, ma è arrivata la dimostrazione che questo gruppo se vuole può difendere, e farlo anche con grande efficacia (tenute abbondantemente sotto i 70 punti sia Trieste che Brindisi);
  • Parlavamo di esperimenti, per esempio Baldi Rossi schierato da centro. Se ad Olbia gli exit pool erano stati non male (7’43” totali, +1 di +/-), ieri le cose sono andate decisamente peggio. Di fatto la Virtus ha cominciato a imbarcare acqua in quei pochi minuti in cui l’ex Trento ha diviso il front court con Amath M’Baye (1’54” complessivi, comprensivi di un passaggio a fine secondo quarto con Martin da “4” tattico). -5 il +/- accumulato in meno di due giri di lancetta. E’ un esperimento, coi suoi rischi (nessuno dei due è difensore eccelso, entrambi mancano di presenza interna), giusto provarlo adesso per capire in quali frangenti di partita poter sfruttare quest’arma;

  • Come detto, provato Taylor (come nell’amichevole di Sestola) da guardia, oltre che, ovviamente, nel suo ruolo naturale di playmaker. E qua i risultati sono stati abbastanza estremi. Nel corso del week end Taylor ha fatto vedere tutte le sue doti di regista e gestore della squadra. In oltre 42’ nella posizione nominale di “1” ha messo insieme un solidissimo +12 di +/-. Nei 10’ in cui è stato schierato con un altro costruttore di gioco a fianco (Pajola o Cappelletti), il dato è sceso a -8. Anche qui, la soluzione c’è, ma bisogna lavorarci sopra;
  • Sotto canestro la coppia M’Baye-Qvale (il centro è stato forse il migliore della due giorni per la Virtus, agevolato anche da avversari inferiori fisicamente come Mosley e Brown) è stata la migliore del week end: 38’18” in campo insieme, +16 il +/-. Ed è una situazione che si ripete. Tolto l’inizio da incubo del match contro Ludwigsburg, con loro due in campo la squadra ha quasi sempre avuto dei differenziali positivi (a Olbia il +/- fu di -9, ma influenzato da un -18 accumulato in poco meno di 10’ contro i tedeschi). Sono giocatori complementari: M’Baye colpisce partendo da fuori, Qvale da sotto e facendosi valere a rimbalzo d’attacco;
  • Segnali positivi, inoltre, nel finale di partita di ieri sera, dall’altro esperimento, quello con Kravic e lo stesso Qvale dentro contemporaneamente. Con loro due è partita la rimonta dell’ultimo quarto che quasi dava la vittoria. In particolare Kravic si candida ad essere una preziosissima arma tattica: ha piedi veloci per seguire davvero i quattro sul perimetro in maniera competente (fatto a più riprese con Gaffney, ad esempio), mentre in attacco i suoi movimenti sinuosi e la capacità di mettere palla a terra, all’occorrenza, gli hanno fruttato ancora buoni bottini personali (quasi 10 punti di media in due partite giocando 18’ a partita);

  • Per dire di come queste partite servano per provare determinate soluzioni: se contro Brindisi sono stati mandati in campo schieramenti abbastanza particolari, il giorno prima contro Trieste il quintetto Taylor-Punter-Martin-M’Baye-Qvale ha calcato il parquet per quasi 15’, una enormità. Ma si tratta del quintetto “quasi” titolare (da vedere quando ci sarà Aradori) e quindi è necessario cominciare a creare intesa in campo;
  • Luci ed ombre ancora per Ale Pajola. Le luci sono, a conferma di quanto visto nelle altre partite, in fase realizzativa, dove è decisamente più a suo agio e continua a mostrare un tiro più fluido. Le ombre un po’ nel resto del gioco. Ha faticato a tenere in mano la squadra e in difesa un po’ troppo spesso si è buttato in anticipi che lo hanno messo fuori gioco, togliendo equilibrio la squadra ed esponendola a situazioni di inferiorità numerica. 26’ tondi giocati in due giorni, -6 il suo +/-. I progressi ci sono e si vedono, ora la sfida vera è dimostrare di essere un’opzione valida come primo cambio di Taylor;
  • A fine partita da notare come tutti i giocatori fossero davvero arrabbiati per la sconfitta e l’umore in spogliatoio fosse decisamente nero. Segnale positivo di come questa squadra tenga a vincere anche partite dal valore praticamente nullo.

Ora si torna in palestra. Venerdì tutti al PalaDozza a tifare per Aradori e gli Azzurri e la sera dopo si replica col Derby per il Trofeo Porelli.

Nickfiumi

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