Stefan Markovic: presentazione e carta d’identità

Stefan Markovic
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Dopo una settimana di ferie anche per noi, torniamo con l’ultimo profilo mancante di questa nuova Virtus: Stefan Markovic, che con Milos Teodosic avrà in mano le chiavi dell’attacco bolognese.

Contro Daniel Hackett nell’ultima edizione di Eurolega

LA CARRIERA

Classe 1988, veterano di mille battaglie nel vero senso della parola: 464 partite giocate in carriera in Europa, di cui 106 in Eurocup e 91 in Eurolega. Arriva dal Khimki, sua settima diversa squadra dagli esordi, nel 2006, con l’Hemofarm di Vrsac.

Club con cui resta quattro anni, giocando sempre l’Eurocup, in un costante crescendo che lo porta ad approdare alla Benetton Treviso nel 2010, dove sarà compagno di squadra di Alessandro Gentile, allenato da Jasmin Repesa.

Per i verdi è una discreta annata. Arrivano le semifinali in Italia (fuori 0-3 con Siena) e la Final Four di Eurocup, giocata in casa peraltro, dove però non si va oltre il quarto posto.

L’annata in Veneto gli consente il secondo salto della sua carriera. Approda in ACB al Valencia, dove resta due anni e colleziona altrettante finali: nel 2012 in Eurocup, dove gli spagnoli vengono fermati, ironicamente, dal Khimki, nel 2013 in Copa del Rey, dove è il Barcelona a stoppare Markovic e soci.

Il “soggiorno” iberico di Stefan si interrompe per una stagione a quel punto. Arriva la firma con il Banvit in Turchia, dove, però, le cose non vanno benissimo. Specialmente nel finale: in campionato, dopo una regular season chiusa al primo posto con sole due sconfitte all’attivo, arriva l’eliminazione in semifinale che interrompe i sogni di gloria.

Le statistiche tradizionali di Stefan Markovic in carriera

Complice anche una campagna europea tutt’altro che indimenticabile (meno di due punti di media in tredici partite di Eurocup), Markovic ritorna in spagna, al Malaga questa volta.

Come a Valencia, si ferma due anni e compie l’ultimo passo del suo cammino, esordendo in Eurolega, fermandosi due volte alle Top 16 e aggiungendo una semifinale di campionato e una finale persa in Supercoppa di Spagna.

Nel 2016-17 si sposta in Russia allo Zenit San Pietroburgo, dove “retrocede” in Eurocup ma gioca la sua miglior stagione realizzativa in carriera, chiudendo per la prima e unica volta in doppia cifra di media.

Cosa che lo riporta subito in Eurolega, con il Khimki di Alexey Shved, dove ha militato nelle ultime due stagioni. Anni importanti a livello di risultati sportivi. Non arrivano titoli, ma ci sono due secondi posti in VTB League e una sorprendente campagna in Eurolega, due anni fa, dove mette paura nei quarti di finale al CSKA di Mosca, uscendo con grande e onore e un 1-3 meno netto di quanto non dica il risultato.

E’ stato membro fisso della selezione serba fino al 2016 quando, al termine delle Olimpiadi di Rio chiuse al secondo posto, decise di ritirarsi dalle attività nazionali. Con la maglia del suo paese vanta un oro mondiale Under 19 (2007) e tre argenti senior: uno europeo (2009), uno mondiale (2014) e quello olimpico sopra citato.

Un video con i suoi punti di forza risalente alla stagione con lo Zenit

CARATTERISTICHE FISICHE

Il fisico è uno dei suoi punti di forza. E’ un playmaker a tutti gli effetti dall’alto del suo metro e novantanove, abbinato a quasi cento chili di peso.

Chiaramente, non lega un atletismo o una rapidità straordinaria e con il passare degli anni probabilmente ha anche perso un passo, sia offensivamente che difensivamente, specie negli scivolamenti laterali.

Usa la sua taglia spesso in attacco per prendere vantaggio in post contro i playmaker avversari “normodotati”, mentre dal palleggio i quasi due metri gli consentono di vedere oltre le braccia del difensore, per trovare linee di passaggio aggiuntive a quelle più tradizionali.

Stefan Markovic
In difesa su Kyrie Irving nella finale Olimpica di Rio 2016

ATTACCO

Come detto, Stefan Markovic può ormai essere considerato un playmaker d’esperienza e come tendenze è certamente uno che guarda prima al passaggio per i compagni che al proprio tiro: nelle ultime tre stagioni rispettivamente 43, 27 e 32% di assist percentage.

Preciso nel suggerimento sia in situazione di pick & roll che in campo aperto, dove può trovare linee di passaggio a una mano dal palleggio con grande facilità, specialmente per i lunghi in corsa.

Non è uno scorer (come detto in precedenza, solo una volta in carriera oltre i dieci punti di media) e negli ultimi anni non ha sempre avuto grande efficienza nelle conclusioni dal campo, rimanendo sotto il 50% di effective field goal sia quest’anno che quello precedente.

Dal pick & roll, leggendo la situazione, sa sia trovare passaggi rilasciati con tempismo per i tiratori che prendersi floater in area su cui ha buon tocco.

Dal perimetro, invece, non è un tiratore puro: in carriera è attorno al 30% da dietro l’arco. Questo però non lo rende giocatore “battezzabile”, perché comunque non ha problemi ha prendere la conclusione, con la possibilità di segnare anche da parecchio dietro la linea.

Dato interessante: pur non essendo un attaccante nel senso stretto del termine (negli ultimi due anni è stato intorno al 16% di usage) il segmento di partita in cui segna di più sono gli ultimi cinque minuti. Una buona indicazione per cercare qualcuno a cui affidare possessi pesanti nel finale.

Stefan Markovic

Per conoscerlo meglio abbiamo parlato con la redazione di 3&P, podcast settimanale che segue il basket europeo, con particolare attenzione all’Eurolega, di cui consigliamo vivamente l’ascolto.

Luca Cappelletti, Paolo D’Angelo e Luca Maghini ci hanno dato le loro impressioni.

Luca Cappelletti

Markovic non arriva da una stagione Europea esaltante [-3.6 il suo net rating On/Off, secondo newstats.eu]: con il suo Khimki ha faticato durante l’intera stagione. Ma questo perché è mancato per la maggior parte della regular season il loro giocatore cardine, ovvero Shved.

Le prestazioni nella media di Markovic sono quindi da calibrare ricordando questo particolare fattore: il play serbo è infatti un ottimo atleta da affiancare (o ancora meglio alternare) ad un giocatore offensivamente di alto livello.

Questo perché, grazie alle caratteristiche di Stefan, si colmano alcune lacune tipiche di giocatori come Shved, ovvero la poca propensione alla difesa e la tendenza ad andare uno contro uno piuttosto che premiare i movimenti dei compagni.

Offensivamente è dotato di buona visione di gioco (40 assists ogni cento possessi offensivi e tre assist per ogni palla persa). Non è un tiratore infallibile (35% da 3 con tre tentativi a partita), ma il fatto che non possa essere battezzato a priori garantisce comunque di poter aprire l’area nei momenti in cui non è palla in mano.

Paolo D’Angelo

Stefan Markovic è un giocatore che personalmente apprezzo molto, e non solo per il suo essere serbo.

Offensivamente, nonostante delle carenze al tiro, offre diverse soluzioni, anche perché sui pick & roll, in linea di principio, sa che gli altri passeranno in terza ed è molto bravo a sfruttare i repick, quindi in questo caso l’abilità dei bloccanti sarà fondamentale per esaltarlo al meglio.

Bravo a giocare sui contatti, anche perché fisicamente parliamo di un giocatore grosso per il ruolo. A ritmi alti ha il gusto per la fucilata ad un compagno in angolo dopo un rapido pick & roll laterale

Luca Maghini

Innanzitutto credo che l’inserimento di Markovic si debba valutare nella sua convivenza con il resto del backcourt, quindi principalmente con Milos Teodosic.

Offensivamente la mancanza di un tiro affidabile mi fa preferire Markovic in un ruolo di handler nei momenti in cui Teodosic è in panchina piuttosto che come ricevitore da scarichi; il tutto considerando come Teodosic sia meno finalizzatore e più passatore dello Shved avuto come compagno quest’anno e Markovic non abbia mezzi fisici e atletici per essere un tagliante straordinario.

Sempre dal punto di vista fisico mi sembra più un gestore da ritmi alti, senza però quella caratteristica “a la Mike James”, per intenderci, di creare transizione con la sola imposizione delle mani, o meglio, delle proprie gambe.

DIFESA

Anche in questo caso la sua taglia fisica è la dote che più lo rende interessante. Non ha un’esplosività di base incredibile, ma il fatto di essere spesso parecchio più alto del suo avversario diretto lo aiuta parecchio.

E gli permette di spendersi su almeno due, quando non tre, ruoli, cosa che alla Virtus tornerà certo molto utile in più occasioni.

E’ furbo e con l’esperienza maturata negli anni ha imparato ad anticipare la giocata, trovando magari la rubata sulle linee di passaggio. Nonostante con l’età abbia perso un giro a livello fisico, compensa con la conoscenza del gioco che gli permette ancora di avere un impatto non trascurabile, anche se i suoi numeri avanzati dicono che le ultime due stagioni sono state le prime sopra al 110 di rating difensivo dal 2007.

Stefan Markovic
Le statistiche avanzate di Stefan Markovic in carriera

Luca Cappelletti

E’ un buonissimo difensore sugli esterni, pur avendo un fisico non indifferente. Questo gli permette di poter accettare cambi difensivi anche con alcuni “3” europei.

C’è da capire come Djodjevic intenda utilizzare Teodosic e Markovic: detto delle caratteristiche di Stefan, il coach della Virtus può trarre vantaggio sia alternando i due play, sia facendoli giocare assieme, a seconda della situazione.

L’alternanza garantirebbe una guida offensiva simile (con le dovute differenze di qualità), mentre in difesa ci sarebbe sicuramente un miglioramento.

Utilizzarli assieme invece permetterebbe all’allenatore di poter nascondere Teodosic in fase difensiva e avere due trattatori di palla assieme in campo, cosa utile in situazione di gioco offensivo sterile.

Paolo D’Angelo

Difensivamente, assieme al mai abbastanza lodato Bogdanovic, ha retto a lungo le sorti del backcourt in nazionale, difendendo in maniera fisica sia sulla palla che sugli esterni da uscite, magari più rapidi di lui, ma ai quali fa sentire la propria presenza passando sui blocchi.

Resta un’aggiunta quindi di valore, che darà il meglio di sé con la presenza anche di Teodosic, se non altro per la già collaudata convivenza.

Luca Maghini

Difensivamente Markovic è ottimo per giocare insieme a un difensore sotto la media, come fu Shved e come, presumibilmente, sarà Teodosic. Perché difende lui sul punto d’attacco permettendo di nascondere il compagno su un esterno meno pericoloso.

Le caratteristiche di Stefan Markovic riassunte in questo video del sito bhoops.com

Kyle Weems: carta d’identità e presentazione

Kyle Weems
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La partenza di Kelvin Martin aveva lasciato un vuoto nei cuori dei tifosi virtussini. Mancava un uomo di temperamento ed energia che potesse creare da subito feeling con i tifosi. La ricerca dello staff bianconero ha portato, così, alla firma di Kyle Weems, che sarà una delle due ali titolari della prossima Segafredo.

Kyle Weems

LA CARRIERA

Classe 1989, nasce a Topeka, Kansas e frequenta il college a Missouri State. Entra nel 2007 e inizia a giocare dopo un’annata in redshirt. Esordisce nella stagione 2008-2009 ed è subito freshman dell’anno della Missouri Valley Conference. La stagione seguente guida i Bears alla conquista del CIT (terzo torneo collegiale, dietro quello NCAA e il NIT).

La sua è una crescita costante: nell’anno da junior viaggia a 16 punti di media e porta la sua squadra al titolo di conference in regular season, di cui viene anche nominato MVP. Chiude il 2011-12 (stagione da senior) a quasi 16 punti e oltre 7 rimbalzi di media con il 40% da tre punti.

Al draft NBA di quell’estate non viene scelto e allora attraversa subito l’Oceano, approdando a Bonn in Germania. Dove gioca una notevole stagione d’esordio (14+5 di media) che lo porta, l’anno seguente, al medi Bayreuth (15 punti e 6 rimbalzi a partita).

Le statistiche tradizionali in carriera di Kyle Weems (qui la sua pagina Real GM)

Termina il biennio tedesco e va in Francia, al Nanterre. Con cui vince subito la Supercoppa prendendosi anche il titolo di MVP (19+12 nella finale contro Rouen) e poi l’Eurochallenge.

Mette gli occhi su di lui, allora, Strasburgo, che nella stagione 2015-2016 partecipa all’Eurolega e ha bisogno di un esterno con fisico e in rampa di lancio. Weems accusa l’impatto (chiude le dieci partite nella massima competizione poco oltre i sette punti di media col 36% dal campo), ma gioca comunque una stagione complessivamente sufficiente.

Dopo la Francia è la volta della Turchia, dove arriva la chiamata del Besiktas. Seguono due anni complicati, in un contesto che finisce spesso nei guai finanziari, in particolare nella stagione 2017-2018.

Da qui il passaggio al Tofas Bursa in cui nell’ultimo anno, anche questo non serenissimo dal punto di vista societario, diventa perno della squadra di coach Orhun Ene, confermandosi solido giocatore di livello europeo.

CARATTERISTICHE FISICHE

Fisicamente tostissimo (198 centimetri per 105 chili) è un’ala nel vero senso della parola. Con l’altezza e i chili giusti per stare sia sul perimetro che accoppiarsi con i lunghi avversari.

Caratterialmente parlando sembra un giocatore molto coinvolto nel contesto di squadra: nelle partite col suo Tofas, quest’anno, era sempre il primo ad esaltarsi per una giocata di un compagno, ad avere un applauso per la squadra, a riunire i compagni per un huddle veloce. Caratteristica da non sottovalutare.

Un veloce profilo di Weems dalla sua ultima stagione in Turchia

Come con Julian Gamble prendiamo in prestito le parole di Lorenzo Neri, scout freelance, che ha partecipato a una recente puntata di Backdoor Podcast.

Weems è un’ala ben dimensionata. Sia al Tofas che in precedenza, in Germania e in Francia, è stato usato come “4” non per forza tattico, ma anche stabilmente. In Virtus credo farà il tre, almeno inizialmente.
Garantisce fisicità e ottimo contributo a rimbalzo difensivo (16% di defensive rebound percentage nell’ultima stagione)

ATTACCO

Giocatore ordinato, non particolarmente appariscente, che ha esperienza e la usa per sfruttare i momenti della partita migliori in cui prendere i suoi spazi. Grazie a questo è sempre stato molto efficiente, pur non essendo un realizzatore puro: in carriera, in Europa, ha il 53% da due, il 38% da tre e l’80% ai liberi. 126.6 di offensive rating col Tofas nell’ultima stagione.

Il tiro da tre è un’arma micidiale a sua disposizione: quest’anno ha sfiorato addirittura il 47% su quasi quattro tentativi a partita. Piedi per terra è una sentenza, ma può segnare anche dal palleggio. In Eurocup quest’anno il 43% dei suoi tiri totali sono arrivati da dietro l’arco.

E’ un giocatore abbastanza scolastico, non avendo un talento o un’inventiva particolare in attacco. Questo ha effetti positivi e negativi. Non rischia tanto, di conseguenza perde pochissimi palloni (sotto l’8% di turnover percentage quest’anno, miglior dato in carriera dove ha comunque sempre avuto numeri simili). Ma a volte tende a rimanere un po’ fuori dal gioco, parcheggiato in angolo senza contribuire.

Deve lavorare meglio lontano dal possesso, ma con la palla in mano sa cosa fare. Quando prende una linea di penetrazione sa portarla a conclusione, aiutato da una struttura fisica che gli permette di chiudere contro i lunghi.

Con la sua stazza, però, quando si muove per un taglio è un bersaglio notevole. Di fatto la sua seconda fonte di punti è questa, pur avendo problemi a finire in traffico se il fisico da solo non gli basta per trovare un angolo di tiro. Come detto, non è giocatore di talento, pertanto aggiustare il tiro in corsa non gli viene naturale.

Questo inficia sul suo numero di tiri liberi tentati, da sempre molto basso (1,5 in partita in carriera). Inoltre, a rimbalzo offensivo è quasi inesistente (sotto il 3% di offensive rebound percentage quest’anno).

Le statistiche avanzate in carriera di Kyle Weems (qui la sua pagina Real GM)

DIFESA

Va idealmente a sostituire Martin, ma non è un difensore con quel tipo di impatto. E’ fisico, ma non aggredisce l’uomo come Kelvin. In generale è un discreto difensore, ma non eccelso. Questo non toglie che abbia pregi innegabili.

A partire dalla versatilità: può difendere su quattro ruoli. Sui cambi difensivi può stare con un’ala come con una guardia. Uno contro uno non è una sentenza (la mobilità laterale non è granché), ma nemmeno un buco nero. E, talvolta, dove non arriva con lo scivolamento può compensare col fisico.

Sull’uomo, ma anche sulle linee di passaggio, è un pericolo. Tocca e sporca tanti palloni ed è più pericoloso di quello che dicano statistiche comunque non male (1.32 palle recuperate a partita quest’anno). In generale è un giocatore positivo per la squadra: in Eurocup quest’anno con lui in campo il Tofas ha avuto +5.7 di net rating (104.4 il defensive), mentre con lui fuori è sceso a -18.8 (117.1 il defensive, statistiche da Overbasket.com).

Come detto, però, ci sono anche lati oscuri nella sua difesa. Da lato debole è sempre molto attento a quello che gli succede intorno. In aiuto ai compagni ha buoni tempi di intervento e spesso è ben posizionato e con angoli giusti.

Questo però, talvolta, lo porta a perdere di vista, letteralmente, il suo uomo. Subendo tagli dietro la schiena, concedendo tiri aperti, portandolo a spendere qualche fallo di troppo. Cosa che, comunque, raramente gli causa problemi nella gestione delle penalità personali all’interno della partita.

Carta d’identità: Julian Gamble

Julian Gamble
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Il backup scelto per coprire le spalle a Vince Hunter e, chissà, giocare al suo fianco schierando l’artiglieria pesante è una conoscenza della Virtus, che l’ha incontrato nei quarti di Champions League. Julian Gamble era il centro del Nanterre 92, ed ha giocato due signore partite contro la Vnera. La prima soprattutto, 12 + 12 in casa dominando nel pitturato ed essendo il migliore dei suoi.

Julian Gamble

LA CARRIERA

Dopo la NCAA a Miami, con numeri non più che discreti, inizia subito l’avventura europea nella serie B francese. Poi passa al campionato belga, due anni al Basic-Fit Brussels, da lì a quello tedesco, altre due stagioni al Telekom Bonn, e l’anno scorso al Nanterre92, dove raggiunge i quarti uscendo contro la Virtus.

Gli Highlight della partita di andata contro la Virtus, con tutto il repertorio di Julian Gamble: Pick and Roll, posizione profonda e strong finish sotto canestro

Le statistiche di Julian Gamble sono più o meno costanti negli anni. A cavallo della doppia cifra di punti, attorno ai 6 rimbalzi in un impiego medio tra i 20 ed i 25 minuti. Molto interessanti come al solito, al di là di questi numeri, le statistiche avanzate che ci raccontano molto di più del giocatore: spesso sotto i 105 di defensive rating (eccellente il 97.8 della BCL di quest’anno), spesso sopra il 115 in offensive rating, costantemente sopra il 10% di OR% e sopra il 22% di DR%, questi numeri ci parlano di un giocatore essenzialmente funzionale, che non spicca ma non delude in nessuna fase del gioco. 

L’impressione è di trovarsi di fronte ad un giocatore dal talento limitato ma che riesce con le sue doti fisiche e le cose che sa fare bene in campo ad essere utile alla squadra. 

Le statistiche tradizionali in carriera di Julian Gamble (qui il link alla pagina del giocatore sui Real GM)

CARATTERISTICHE FISICHE

Julian Gamble è il classico centro “pesante”, 2.08 per 120 kg, mancino, molto fisico e non esageratamente atletico. Nato nel 1989, compirà 30 anni a settembre ed è quindi un giocatore arrivato alla sua completa maturazione.

Come lo ha descritto anche Lorenzo Neri, scout freelance ospite di Simone Mazzola per una recente puntata di Backdoor Podcast.

Gamble è un lungo più tradizionale rispetto a Hunter. Più interno, fisico, grande bloccatore. Non ha l’agilità dell’ex AEK ma come rollante ha il suo valore. Soprattutto a rimbalzo è uno che farà sentire il suo peso.

ATTACCO

Come detto, Julian Gamble sembra un giocatore in grado di fare non moltissime cose ma tutte piuttosto bene. In attacco è un bloccante di primo livello ed un eccellente rollante – dote che immaginiamo abbia attratto l’attenzione degli scout Virtus, visto chi avrà la palla in mano quest’anno. Senglin, nella stagione appena conclusa, ha sfruttato moltissimo la sua pulizia e consistenza nei blocchi sia per sceglierlo come bersaglio del passaggio, sia per costruirsi tiri dopo il blocco, se il difensore passava “sotto”.

Nel roll tende ad usare l’altra caratteristica positiva che gli vediamo: è uno strong finisher, usa bene il fisico per concludere di potenza vicino a canestro e predilige prendere posizione profonda più che eseguire un P&R esageratamente dinamico o concludere in alley-oop. Oltre al Pick and Roll è bravo a prendere posizione profonda in situazioni di contropiede secondario e nell’attacco a metà campo, sgomitando generosamente. Come detto, poche cose ma fatte bene. 

Le statistiche avanzate in carriera di Julian Gamble (qui il link alla pagina del giocatore su Real GM)

Nella ricezione in post basso è pericoloso sul lato destro dell’attacco, dove tende a prendere palla e concludere in semigancio o in appoggio dopo alcuni palleggi verso il centro, con una discreta sensibilità nell’utilizzare la tabella. Non è il postino, ma dargli la palla in post può essere una soluzione, specie contro avversari più leggeri e con difficoltà a chiudere la mano mancina.

La migliore prestazione offensiva dell’anno per Gamble in BCL al Taliercio. Nel video tutto il suo repertorio offensivo, fatto di posizione profonda, consistenza e solidità fisica sotto canestro contro un “susanello” come Gasper Vidmar, esecuzione ordinata dei Pick and Roll, ed una bella stoppata in cui prende il tempo a Mitchell Watt.

I tiri liberi sono decisamente un tallone d’Achille, con parecchie stagioni finite sotto il 50%. 

Non è un rimbalzista strepitoso ma tende ad essere relativamente più efficace in attacco che in difesa, soprattutto guadagnandosi secondi tiri su conclusioni da vicino che lui stesso sbaglia. Molto consistente anche fisicamente, come detto, nei pressi del ferro. 

Giocatore da non molti tocchi in attacco, ma con gente come Teodosic, per giocare i pick & roll, o Gaines, per portargli blocchi e liberarlo al tiro, farà molto comodo. Dovrebbe comunque essere il cambio di Vince Hunter.

Ancora un bel video del non vario ma solido repertorio offensivo di Julian Gamble. Notare la solidità nei blocchi, sempre molto puliti e fermi, ed il tempismo nel roll; nell’ultima azione una magnifica posizione profonda che l’attacco sfrutta con un triangolo di passaggio e Julian chiude in schiacciata.

DIFESA

In difesa Julian Gamble è un giocatore abbastanza consistente, pur non essendo un atleta clamoroso. Spesso sopra al 5% di block percentage (dato tutt’altro che trascurabile), sembra sveglio in aiuto e, ancora, consistente sotto canestro.

Una stoppata di Gamble, fatta di non straordinario atletismo ma di perfetta posizione ed intelligente lettura. Non salta due metri, ma tiene perfettamente il centro dell’area, non staccandosi sull’avversario in posizione non pericolosa, ed aiuta con tempismo sulla penetrazione persa dal compagno.

Tende ad andare più in difficoltà sui P&R che sulla difesa 1vs1 anche se sembra a volte un po’ pollo nella gestione dei falli, aspetto che dovrà assolutamente contenere con Djordjevic.

Non stiamo parlando di un clamoroso rim protector ma probabilmente di un giocatore che è in grado di mettere un corpaccione consistente contro quei centri con cui Vince Hunter dovesse soffrire per taglia, senza far perdere troppo in attacco. 

Come detto, non è Dennis Rodman ma tende ad essere piuttosto ordinato nell’esecuzione del tagliafuori, favorendo anche altri rimbalzisti di posizione o di atletismo tra i piccoli. 

Difensore non particolarmente versatile, non ha piedi molto veloci. Però ha braccia lunghe, dentro l’area si fa sentire, non si fa spostare.

Carta d’identità: Vince Hunter presentato da Christos Tsaltas di SDNA

Vince Hunter
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Dopo settimane di rumors sul giocatore, l’annuncio: il 22 luglio Vince Hunter diventa ufficialmente un giocatore della Virtus.

Un grande colpo per la Segafredo, che aggiunge al roster il capocannoniere della scorsa Basketball Champions League, ma anche un atleta di prospettiva, visti i soli 25 anni (ad agosto) del ragazzo.

LA CARRIERA

Vince, dopo l’high school nella natia Detroit, ha svolto il suo percorso collegiale a Utep, in Texas. Freshman dell’anno in Conference USA nel 2013-2014, 15 punti e 9 rimbalzi di media nella sua stagione da sophomore.

Nel 2015 tenta il salto in Nba, senza però essere scelto al Draft. Quindi partecipa alla Summer League con Philadelphia e firma con Sacramento, venendo tagliato al termine del training camp.

Quindi passa in DLeague con i Reno BigHorns, mettendo assieme grandi numeri (22+11 di media) che gli valgono la chiamata per l’All Star Game della seconda lega americana. A tre giorni distanza dal quale firma con il Panathinaikos, inaugurando così il suo cammino europeo. Con i Green gioca fino al termine della stagione esordendo anche in Euroleague.

Queste le sue parole al sito Germanhoops.com (al link potete trovare l’intervista completa)

Giocare per una squadra di Eurolega è stata davvero una gran cosa. Ho avuto da subito a che fare con un tipo di basket diverso da quello a cui ero abituato e questo mi ha aiutato. Inizialmente ero davvero spaesato. Non conoscevo questo tipo di basket, ma in campo l’ho scoperto in fretta. Sono arrivato convinto di poter fare 30+20 ogni partita, ma ho capito subito che era semplicemente impossibile. Capitava anche che tirassi una o due volte in tutta una partita

Le sue statistiche tradizionali in carriera (da Real GM)

Nell’estate del 2016 passa di nuovo per Summer League e Training Camp NBA, per poi firmare in Russia all’Avtodor Saratov.

L’estate successiva, invece, il circuito delle leghe estive lo porta al tanto agognato contratto NBA. Sono i Memphis Grizzlies a dargli un’opportunità. Che si esaurisce in quattro partite, al termine della quali attraversa di nuovo l’Oceano Atlantico, per approdare all’AEK Atene, con cui vince Champions League e Coppa di Grecia in compagnia di Kevin Punter.

Infrange parecchi cuori nella Capitale questa volta, così i gialloneri lo confermano. E lui non tradisce, giocando nettamente la sua miglior stagione europea fin qua. Arriva una Coppa Intercontinentale e in Champions League, pur uscendo ai quarti contro Bamberg, rimane in corsa fino all’ultimo per il titolo di MVP.

In patria non va altrettanto bene: il suo AEK (e di Luca Banchi) non sfrutta il circo Olympiakos e sciupa a gara 5 di semifinale con Patrasso la chance per giocarsi il titolo contro il Panathinaikos.

Le sue statistiche avanzate in carriera

Noi di VNera quindi abbiamo deciso di intervistare colui che per primo ha dato la notizia di un possibile approdo di Hunter sotto le Due Torri: Christos Tsaltas di Sdna.

Prima di tutto Vince è un ragazzo molto tranquillo. Gentile ed educato con i fan ed i giornalisti. Fa battute e quando gioca bene ha sempre una gran voglia di parlare.

CARATTERISTICHE FISICHE

Nato il 5 agosto 1994, in molti a Bologna, al suo annuncio, si sono chiesti se fosse un centro o un’ala grande. Nonostante i 203 centimetri Vince Hunter è assolutamente e indubitabilmente un centro.

Ricalca appieno il modello di 5 sottodimensionato che compensa la carenza in centimetri con atletismo, voglia e iperattività in campo. E lo fa a un livello decisamente elevato, aiutato dai suoi 211 centimetri di apertura di braccia.

Dati che chiariscono bene quale sia la posizione naturale di Hunter

Fisico tosto ma gambe veloci. Hunter può andare a lottare nei pressi del ferro grazie alle sue capacità di salto, così come rendersi pericoloso fronte a canestro, attaccando l’avversario dal palleggio.

La sua attività in campo è un valore aggiunto anche in difesa e completa il pacchetto di un giocatore che porta in dote tantissime qualità che a prima vista non gli si attribuirebbero.

Le cose migliori in Grecia le ha fatte da centro, giocando da bloccante nel pick & roll o in isolamento. Vince è un buon difensore. Non il migliore in Europa, ma gioca molto bene sul proprio lato di campo. Magari potrebbe avere qualche problema a marcare centri molto più grossi come Gudaitis, ma in generale sa il fatto suo in difesa.

ATTACCO

I suoi 18 punti di media in Champions League testimoniano come la Virtus abbia preso un giocatore che sa mettere il pallone dentro il canestro. E questo deriva, come dicevamo in precedenza, dalla sua costante attività in campo. Può correre in transizione ed essere pericoloso sui giochi a due, sia come rollante classico che in situazioni di “short roll“.

Ma non è finita qua. Perché Hunter ha anche ottime mani per il tipo di giocatore che appare da fuori. Sa trattare il pallone, può attaccare in palleggio in maniera competente, passa meglio di quanto si crederebbe (12% di assist percentage non è un numero usuale per un centro) anche se deve migliorare nelle letture dei raddoppi.

È un grande passatore ed un grande esecutore. È molto bravo a giocare per se stesso e può segnare in svariati modi. Nei pressi del canestro è uno che crea sempre problemi alle difese avversarie.

Vince Hunter

Il suo range di tiro non si estende oltre i 4/5 metri, ma dalla media può comunque essere un’opzione utilizzabile. Dai liberi, invece, la situazione è negativa ma non disastrosa: circa il 63% l’anno scorso, che rispecchia i numeri tenuti in carriera. Un dato che vanifica in parte il fatto che Hunter sia molto abile a conquistare falli (oltre sei liberi di media tentati nella ultima Champions League).

Lo scorso anno Vince Hunter ha tirato molto dalla media con risultati abbastanza scarsi, però. Coach Luca Banchi gli ha dato questa libertà per provare a renderlo pericoloso su più zone del campo. Il lavoro si è visto, comunque, con il suo tiro che nel corso dell’anno è andato in crescendo.

Un altro aspetto che deve essere migliorato sono i tiri liberi. Durante la stagione ha avuto alcune partite in cui ha tirato con percentuali davvero terribili. Questo è un tratto del suo gioco cruciale se vuole crescere come giocatore.

DIFESA

Versatilità è il termine che più si addice a Hunter nella propria metà campo. Può reggere il contatto nelle battaglia d’area e, al contempo, uscire sui pick & roll cambiando quasi indifferentemente su cinque ruoli. Una dote fondamentale per le idee difensive di Sasha Djordjevic.

Può apparire dal lato debole per una stoppata in aiuto (oltre il 4% di block percentage in carriera), pur non essendo uno specialista del fondamentale, così come intervenire sulle linee di passaggio per rubare un pallone (1.4 recuperi a partita quest’anno).

Non è un rimbalzista eccezionale: 15,6% di total rebound percentage in carriera, 6 rimbalzi di media in 25′ l’anno scorso.

L’anno scorso ha lavorato molto sul suo posizionamento dal lato debole. Lo ha migliorato rispetto agli anni precedenti. Il suo atletismo lo aiuta a coprire molto il campo. Anche nella difesa può stoppare in qualsiasi modo l’avversario: che si tratti di una semplice penetrazione o un tiro dalla media.

In definitiva Hunter arriva per essere una delle prime punte di questa Virtus. Dopo due anni in Grecia giocando la Champions League prova ora il salto in Eurocup, per cercare di rientrare in quella Eurolega che lo ha masticato e sputato quando aveva solo 21 anni.

Il pick & roll con Teodosic promette scintille. La sua fisicità e il suo atletismo garantiscono highlight per il pubblico, di cui si candida ad essere uno degli idoli.

Carta d’identità: Milos Teodosic (presentato da Robert Flom di Clips Nation)

Milos Teodosic
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Ok, mettiamo subito le mani avanti: chi non conosce Milos Teodosic? Insomma, parliamo di uno dei primi quattro/cinque playmaker dell’ultimo decennio di Eurolega. Anche il più distratto degli appassionati lo ha visto giocare almeno una volta e conosce, in linea di massima, il suo genio cestistico e le sue caratteristiche fisiche e tecniche.

Quindi no, oggi non vi tedieremo con cose che, immaginiamo, già saprete bene di vostro o che, nel caso, potete facilmente trovare ovunque in internet. Nelle prossime ore, piuttosto, arriverà un approfondimento video sulle sue uniche due apparizioni ufficiali del 2019, per avere un quadro più chiaro di che giocatore aspettarci realisticamente.

Con l’arrivo di Milos, allora, abbiamo provato a concentrarci sul suo passato recente, ossia il suo anno e mezzo in NBA, che ha lasciato più di un dubbio a gettare qualche ombra su quello che è un curriculum europeo di livello eccelso.

Per farlo abbiamo parlato con Robert Flom, managing editor di Clips Nation, il blog del network Sb Nation che segue quotidianamente i Los Angeles Clippers e, quindi, ha avuto modo di vivere da vicino l’esperienza USA di Teodosic.

Prima di iniziare un paio di numeri per fare contesto. Teodosic in NBA ha giocato complessivamente 60 partite: 45 nel 2017/2018, 15 quest’anno, l’ultima il 15 dicembre. Undici minuti nella sconfitta contro Oklahoma City che hanno portato il suo totale a 150 nella stagione 2018/19. Il taglio definitivo è arrivato il 10 febbraio, momento in cui Milos è ufficialmente diventato free agent.

Le statistiche di Teodosic in NBA (qui la pagina)

Un insieme di problemi, fisici e di campo, hanno impedito alla sua esperienza oltreoceano di decollare. Vediamo allora di provare a capire un po’ meglio quello che è successo e le eventuali ripercussioni su quello che sarà il suo cammino in bianconero.

Robert, sappiamo che Milos ha avuto diversi problemi fisici nel suo periodo a Los Angeles. Esattamente di cosa si è trattato?

Nel suo primo anno Teodosic ha avuto un infortunio alla fascia plantare del piede sinistro in apertura di stagione. Questo gli ha fatto saltare parte della prima metà di campionato, dandogli problemi anche in seguito. Infatti, a fine marzo la situazione si è aggravata e il problema è diventato un vero e proprio strappo, che l’ha messo fuori dai giochi definitivamente. Quest’anno, invece, le cose sono state meno chiare. Ha saltato diverse partite per generici problemi a un polpaccio prima e alle ginocchia poi. Dal mio punto di vista, credo semplicemente il suo corpo ancora non fosse pronto e la sua forma fisica fosse insufficiente per reggere i ritmi che richiede la stagione NBA.

La partita di fine marzo 2018, contro Milwaukee, in cui Teodosic patisce l’infortunio che termina in anticipo la sua stagione

Lo scarso utilizzo avuto nell’ultima stagione è legato solo a questioni fisiche o c’è stato anche dell’altro?

Gli infortuni, ovviamente, hanno avuto un ruolo principale. In generale non ha mai dato l’impressione di essere pienamente recuperato. Nelle rotazioni è finito costantemente dietro agli altri giocatori, in particolare subendo la crescita del rookie Gilgeous-Alexander, che portava in dote difesa, capacità di segnare e taglia fisica, tutte cose che Milos non riusciva a dare. Questo, unito alla presenza di Patrick Beverley, ha ridotto all’osso i minuti disponibili. Quando ha potuto giocare, comunque, Teodosic non ha fatto male. Insomma, alla fine non ci sono sue enormi colpe in questa situazione.

In Europa Teodosic è conosciuto per il suo genio offensivo, nel passaggio e nella capacità di mettere in ritmo i compagni. Ma, al contempo, anche per una difesa non esattamente arcigna. Tutte cose che ha mostrato anche in NBA?

Assolutamente. L’età non ha limitato in alcun modo la capacità di Milos nel passare la palla e coinvolgere i compagni. Continua ad essere un signor playmaker e uno dei migliori passatori al mondo. Quando ha giocato con i Clippers ha letteralmente impazzato per il campo. Tra l’altro tirando molto bene, una sua dote assai sottovalutata, anche da distanza NBA (38% da tre nei suoi anni americani, 97esimo percentile in situazioni di spot up nel 2017/18, per Synergy).

Con lui in campo i Clippers hanno segnato oltre tre punti in più ogni cento possessi nel 2017/18. Il suo assist to usage ratio, ossia ogni quanto spesso un giocatore produce un assist in base a quanto ha la palla in mano, è stato costantemente oltre il 60esimo percentile (per Cleaning The Glass) e, sempre nel 2017/18, in situazione di pick & roll in cui sfrutta il blocco ha prodotto 1.07 punti per possesso, 83esimo percentile (per Synergy).

La difesa, purtroppo, fa parte del pacchetto. Non è che non ci provi, ma, semplicemente, è troppo lento e non abbastanza fisico per competere contro avversari che lo portano in post basso o per strappare i rimbalzi. Difensivamente, in un contesto NBA, è un enorme problema (nell’ultima stagione, seppur in un campione di minuti davvero ridotto, con lui in campo gli avversari hanno aumentato di quasi il 3% la propria effective field goal percentage, un dato peggiore del 93% dei giocatori NBA). Questa cosa potrebbe essere più contenuta in Europa, dove il livello fisico e atletico è inferiore. Comunque, credo sarà opportuno tenerlo spesso in campo con una guardia potente fisicamente o un centro intimidatore. Così da poter limitare gli effetti delle sue carenze.

In spogliatoio, invece, come si è relazionato con i compagni?

Credo che Teodosic fosse ben voluto in spogliatoio. Non ho conoscenza precisa dei suoi rapporti con tutti i suoi compagni, ma so che aveva stretto amicizia soprattutto con il gruppo “europeo” (Gallinari, Marjanovic, Gortat). Non ho mai sentito nulla di negativo su di lui. Certo, voleva giocare di più, ma non credo che questa abbia inficiato in qualche modo il suo rapporto coi compagni di squadra. Ugualmente non ho avuto indicazioni estremamente positive, nel senso che fosse un leader o comunque un giocatore di particolare rilievo in spogliatoio.

La “heat map” di tiro nei suoi anni NBA: dietro l’arco si è confermato un vero pericolo pubblico, tirando con il 38% che ha confermato il 39% avuto in carriera nel Vecchio Continente. Ovviamente le avventure al ferro sono state molto poche.

Per quello che hai visto in questa stagione e mezza, pensi che possa confermarsi un giocatore di alto livello in Europa?

Certamente. Come dicevo prima, le sue doti offensive non sono minimamente intaccate. Sa passare la palla divinamente, è pericoloso al tiro e, certamente, sa dirigere l’attacco di una squadra al meglio. Pur giocando due competizioni, il numero di partite disputate sarà ben distante dalle 82 NBA, dovendo giocare anche meno gare ogni settimana. Questo gli permetterà di logorarsi meno, rendendo meno problematica la sua forma fisica, che qui è sembrata abbastanza precaria. La difesa sarà carente, ma l’attacco più che compenserà il problema.