2019/2020 Season in Review: Devyn Marble

Devyn Marble
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L’ultimo arrivato alla corte bianconera. Dopo tanti rumors di mercato, un po’ a sorpresa, la Virtus si è orientata verso di lui per allungare la rotazione sugli esterni, con l’approcciarsi delle scadenze per l’Eurocup.

Solo sette partite giocate, che lasciano difficile dare un giudizio compiuto a quanto visto. Proviamo comunque a valutare quel che l’ex Trento ha mostrato sul parquet.

Campione ridotto, ma pregi e difetti in mostra

Come detto, sette partite sono un campione veramente troppo ridotto per trarre conclusioni. Da un lato i numeri non hanno una reale valenza statistica: per esempio, il 9/18 da tre punti è in controtendenza con la sua carriera, ma può anche essere stato un exploit momentaneo, come suggerisce il 5/11 ai liberi, situazioni che hanno spesso una correlazione piuttosto forte nel lungo periodo.

Dall’altro, però, va riconosciuto al giocatore il fatto di avere avuto un mese scarso per entrare in sintonia con i compagni, peraltro nel momento nettamente più complicato della stagione. Quindi, le attenuanti ci sono tutte.

Per quello che abbiamo visto, il campo cosa ha detto? Bene o male ha confermato quello che scrivevamo nella nostra presentazione, eccezion fatta, come detto, per un mese di buone percentuali al tiro da tre punti.

Palla in mano in attacco ha dimostrato di non essere particolarmente a suo agio e anche nel finire al ferro ha spesso fatto fatica. Questo, però, compensato dal tiro da tre punti che gli ha aggiunto una dimensione cruciale per il suo gioco.

In difesa è stata un’aggiunta notevole quanto a stazza. Di fatto ha preso il posto di Cournooh nelle rotazioni. Avendo però più fisico e confidenza offensiva. L’abbiamo visto giostrare, come da attese, su tre ruoli, con buoni risultati. Ma, appunto, poi tutto si è fermato e, pertanto, non c’è molto altro materiale per cui sbilanciarsi nei giudizi.

La miglior partita

La finale di Intercontinentale contro Tenerife ci ha mostrato senza dubbio il suo miglior volto. Efficace in difesa e pericoloso in attacco.

Punti in taglio, rubati in contropiede e canestri da tre punti dagli angoli. Non un caso che, con lui in campo, nel finale sia avvenuta la rimonta che quasi ribaltava una partita passata sempre ad inseguire affannosamente.

Giudizio finale

Ci ripetiamo per l’ennesima volta: c’è davvero poco materiale per un giudizio onesto. Il voto più giusto probabilmente sarebbe non giudicabile, anche per non far torto al giocatore, arrivato davvero in una condizione non semplice, per difficoltà delle partite giocate (Partizan, Tenerife, Venezia, Darussafaka) e situazione generale.

Volendo proprio sbilanciarci, sei ci sembra il voto più corretto. Ha mostrato cose buone e altre meno. Senza deludere e senza nemmeno entusiasmare.

Carta d’identità: Devyn Marble

Marble
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Pensavate ce ne fossimo andati, vero? Vi eravamo mancati un pochino? Bene eccoci qua, dopo una pausa di riorganizzazione.

Si, perché nel frattempo, tra tutto quello che è successo, la Virtus è andata sul mercato a pescare quel giocatore mancante al proprio puzzle: Devyn Marble, ex seconda scelta NBA nel 2014, l’anno scorso a Trento dopo esserci passato già una prima volta nel 2016/17.

Curiosità: quest’estate era stato uno dei profili che avevamo inserito nella nostra “lista dei preferiti”.

E allora, come nostra abitudine, andiamo a conoscerlo meglio.

LA CARRIERA

Esce dal college di Iowa, dove spende i suoi quattro anni crescendo nel rendimento in maniera sistematica, dal 2010 al 2014. Sarà il capitano della squadra nelle sue due ultime stagioni e guadagnerà l’inclusione nel primo quintetto della Big Ten nell’anno da senior, chiuso a 17 punti di media, con oltre tre assist a incontro.

Va al draft, venendo scelto con la chiamata numero 56 dai Denver Nuggets, che lo cederanno agli Orlando Magic. Tra la stagione 2014/2015 e la successiva gioca 44 partite coi pro in maglia Magic, totalizzando poco più di 10 minuti di impiego medio. Intervallate da viaggi regolari verso Erie, dove hanno sede i BayHawks, squadra di G-League affiliata a Orlando.

Nell’estate 2016 viene scambiato ai Los Angeles Clippers, che lo tagliano immediatamente, ponendo fine, almeno per ora, alla sua carriera NBA.

Ad agosto firma in Grecia con l’Aris. Resiste 18 partite, tra campionato e Champions League, chiuse a 8.9 punti e 3.5 rimbalzi, prima di lasciare, verso fine 2016, a causa di mancati pagamenti da parte della società. Resta disoccupato per poco, però, perché arriva in meno di un mese la chiamata di Trento, dove giocherà assieme a Filippo Baldi Rossi.

Marble
Devyn Marble in maglia Iowa Hawkeyes

L’esperienza in Trentino, purtroppo, dura solo dieci partite: il 2 aprile 2017, in una vittoria contro Milano, si rompe il crociato anteriore del ginocchio destro. Perdendo così, non solo il resto della stagione, ma anche tutta quella successiva, passata in riabilitazione.

La buona impressione lasciata, però, è tale da fargli guadagnare un’altra chiamata da parte dell’Aquila nella stagione 2018/2019, con l’idea di sostituire il vuoto lasciato dalla partenza di Shavon Shields. Marble si dimostra recuperato fisicamente, giocando 44 gare a 27′ di impiego medio, segnando 12,2 punti a incontro anche se con percentuali dal campo molto rivedibili (39% complessivo, 29% da tre punti).

Quest’anno ha provato a rimettersi in gioco in NBA, militando nelle fila dei Santa Cruz Warriors, squadra di G-League affiliata a Golden State. 12,4 punti e quasi cinque rimbalzi di media in 30′ a partita per lui.

Prima della chiamata della Virtus, che già lo aveva cercato in estate.

Marble
I numeri in carriera

CARATTERISTICHE FISICHE

Guardia/ala di 196 centimetri per circa una novantina di chili. Filiforme, 206 centimetri l’apertura di braccia.

Una curiosità: dalle misurazioni pre draft effettuate dalla NBA nel 2014 risulta avere mani abbastanza piccole, se comparate agli altri giocatori di altezza simile alla sua presenti in quel draft. Per esempio, come dimensioni, risultò avere mani più piccole di giocatori come Lamar Patterson, KJ McDaniels, PJ Hairston, Dante Exum e Sean Kilpatrick, tutti più piccoli di lui in quanto a centimetri.

Atleticamente Marble non è un verticalista eccezionale o dotato di grandissima esplosività. Ha però buon equilibrio che gli consente, comunque, di poter finire al ferro ovviando a un fisico non estremamente massiccio.

Per la sua taglia fisica è rapido negli spostamenti laterali. Cosa che lo rende buon difensore su almeno tre ruoli ed efficace anche nel recupero sui tiratori, viste anche le braccia piuttosto lunghe.

ATTACCO

I numeri della sua carriera parlano chiaro: non è un attaccante naturale. Ha percentuali di realizzazione abbastanza basse e, in generale, un’efficienza offensiva che nei suoi anni europei ha faticato spesso ad arrivare al punto per possesso.

Questo è dovuto, principalmente, alle sue difficoltà al tiro. Da tre punti si attesta circa al 30% di realizzazione. Sia piedi per terra che dal palleggio non è affidabile, anche quando prova a farlo da media distanza. Difetto che lo ha portato col tempo ad eliminare, quando possibile, questa soluzione dal suo arsenale, come si vede anche dalla mappa di tiro seguente, relativa alle nove partite giocate in Eurocup la passata stagione.

Marble
Da https://basketballguru.gr/

Ciò non toglie che abbia punti di forza non trascurabili nel suo gioco. Quelli che, probabilmente, la Virtus stava cercando maggiormente.

Buon ball handling, capacità di giocare lontano dal pallone, abilità di correre in contropiede. Tre caratteristiche ricercate, che vanno a sposarsi bene con la presenza di Teodosic e Markovic in squadra. Cui Marble potrà dare fiato di tanto in tanto nella gestione del pallone ma, sopratutto, a cui darà tante linee di passaggio aggiuntive grazie alla sua capacità di muoversi senza palla.

Come detto, sa riempire a dovere le corsie in contropiede, dove poi finisce con buona efficienza. Altra dote di grande valore nel contesto di questa squadra, che sul contropiede costruisce molte delle sue fortune.

Palla in mano, invece, la gestione non è sempre il massimo. L’anno scorso a Trento gli è stato chiesto troppo spesso di giocare il pick & roll, quasi sempre per trovare punti (cosa praticamente sparita quest’anno in G-League). Un carico che fatica a gestire, anche per i problemi al tiro di cui parlavamo sopra, che permettono alla difesa di poter speculare su di lui. Probabilmente, però, in una situazione dove questo gli verrà richiesto meno di frequente si potrebbe vedere la sua efficienza crescere. Specie se saprà sfruttare gli spazi per aprirsi linee di penetrazione dirette a canestro.

Il suo uomo lo “spinge dentro”, il lungo lo aspetta in area; Marble è costretto a prendere il tiro dal palleggio dalla media, che non è il piatto forte della casa.

DIFESA

Sul lato difensivo del campo sicuramente Djordjevic ha visto tante cose di suo gradimento.

Intanto le dimensioni fisiche mixate alla mobilità, che lo rendono difensore buono per tutti e tre i ruoli del back court. Dote importante quando servirà “nascondere” Teodosic nella propria metà campo.

L’anno scorso con Trento lo si è visto spesso francobollarsi al playmaker avversario, disturbandolo con i suoi centimetri e dimostrando di saper lottare bene sui blocchi, rivelandosi come ottimo difensore su situazione di pick & roll.

Lo vediamo alternarsi su Tony Taylor, MarQuez Haynes e Andrea De Nicolao; anche quando resta sul blocco può, in recupero, disturbare il tiro con le sue lunghe leve.

E’ un buon recupera palloni: 1,27 di media l’anno scorso tra campionato e coppa, tra i primi quindici nella specialità in Serie A. Frutto della sua attività in campo e di questo fisico longilineo con braccia sempre pronte a sporcare una linea di passaggio o a rendere difficoltoso un palleggio.

In generale, Devyn Marble può sicuramente essere ritenuto un buon difensore, individualmente e di squadra. Un giocatore che dovrebbe andare a inserirsi bene in un sistema oliato come quello virtussino, andando ad aggiungere ulteriori armi. Utili per affrontare con una coperta meno corta la parte di stagione davvero tosta che attende i bianconeri da qui in avanti.