E se l’esempio venisse dai tifosi?

Virtus Bologna
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Non sono solito scrivere di questioni extra campo. Tendenzialmente non mi appassionano particolarmente e, in generale, preferisco parlare di quello che si vede sul parquet, più che fare congetture su cose di cui spesso veniamo a conoscenza solo di frammenti.

Poi ci sono le situazioni che fanno eccezione. Tipo quella delle ultime ore.

Il riassunto è quasi superfluo, vista la cassa di risonanza avuta dall’accaduto. Dopo la pessima sconfitta interna con Pistoia, Kevin Punter, Kelvin Martin, Tony Taylor, Yanick Moreira e Mario Chalmers si concedono una serata in una nota discoteca milanese, in buona compagnia. Buona compagnia che, il giorno successivo, posta su Instagram alcuni video dei giocatori che fanno festa nel corso della serata. Ballando, cantando, facendo, insomma, quello che fanno più o meno tutte le persone che decidono di passare una serata in discoteca.

Apriti cielo. E’ la situazione classica che scatena quella mentalità provinciale di cui tutta la Bologna sportiva è permeata.

Indignazione generale. Giocatori menfreghisti. Che non rispettano la maglia. Che non hanno a cuore la Virtus. Dopo una partita come quella giocata dovevano starsene chiusi in casa a riflettere. E poi, Djordjevic non aveva detto che Taylor non stava in piedi? Guarda come balla!

E via così, in un leit motiv che, in fondo, ben conosciamo.

Che porta, nella serata di martedì, a un comunicato della Società, dove addirittura si pone l’ipotesi del ricorso a vie legali per tutelare i propri interessi. Comunicato tanto duro quanto inopportuno e fuori luogo, a venti giorni dall’obiettivo numero uno della stagione, la Final Four di Champions League.

Ora, l’idea del gruppo USA virtussino non è stata certo di quelle catalogabili tra le più lungimiranti. Far festa dopo una partita ci sta (il piano di partenza, ossia andare a Milano e non in un locale cittadino, non era neanche malvagio, peraltro), ma magari serviva l’accortezza di non farsi riprendere. I video non sono stati diffusi dai giocatori, ma ciò non toglie che sarebbe potuta esserci un po’ di attenzione in più a questo dettaglio, che dettaglio non è.

Ma, detto ciò, tutta la reazione popolare seguita è stata abbastanza spropositata, se ci si ferma a guardarla da fuori con un minimo di lucidità.

Sono gli stessi giocatori che quattro giorni prima erano acclamati alla stregua di eroi dopo la vittoria su Nanterre.

I video non mostrano alcun comportamento fuori dalle righe. Nessuno beve o si ubriaca. Nessuno fuma. Nessuno fa cose che uno sportivo professionista non dovrebbe fare. Nella propria serata libera, dopo almeno un paio di settimane dove non c’era stata una pausa.

Una delle maggiori obiezioni mosse è stata che almeno due dei giocatori presenti fossero stati dichiarati non in condizioni di giocare contro Pistoia, o ai limiti. Anche qui, pare abbastanza evidente che la condizione fisica necessaria per giocare una partita di serie A o andare in discoteca con gli amici sia un attimo diversa. Per intenderci, se alle otto di sera sto bene non ho grossi problemi ad andare in discoteca due ore dopo, anche se, magari, fino al giorno prima ero steso a letto. Specie a 25 anni o giù di lì. Ma andare in campo a giocare una partita, quando nei giorni precedenti ho avuto problemi di disidratazione e non mi sono potuto allenare è tutta un’altra storia.

E’ stato anche detto che i giocatori rappresentano la Virtus con i loro comportamenti e così facendo hanno creato un danno di immagine alla società e alla sua storia. Ripetuto che nessuno, nei video, ha tenuto comportamenti in un qualche modo fuori dalle righe del contesto, la storia della Virtus non è stata forse costruita, anche, da giocatori come Sugar Ray Richardson, che fuori dalle mattonelle del parquet diciamo non fosse esattamente un agnellino? E non venitemi a dire: “Si ma Sugar in campo faceva la differenza”, perché se il discrimine per giudicare le azioni di un giocatore fuori dal campo sono le sue prestazioni sul campo, allora stiamo discutendo del classico nulla.

Quanto al menefreghismo dei giocatori: in campo occorre ricordare che la Virtus ha perso una partita giocata con Alessandro Cappelletti in quintetto titolare, Tony Taylor in campo dopo tre giorni di virus intestinale, senza Martin e Qvale, il tutto mentre Nanterre, seconda in classifica in Francia, veniva schiaffeggiata per 90-68 sul proprio campo dal Boulazac Basket Dordogne. A riprova del dispendio di energie della partita di mercoledì. Insomma, il KO di domenica resta brutto tendente all’orrendo, ma qualche motivazione dietro c’è. Motivazioni che difficilmente sarebbero state risolte rimanendo chiusi in casa domenica sera dopo la partita.

E qui veniamo al punto del discorso. Come detto, la società ha ritenuto necessario emettere un comunicato stampa parecchio pesante. Comunicato che è sembrato dettato soprattutto dalla necessità di dare un segnale ai tifosi, in subbuglio e arrabbiati. Quei tifosi che pagano profumatamente per vedere la propria squadra, tanto da essere equiparati ad azionisti della società.

Sì, il tifoso paga, e in Virtus lo fa più che da ogni altra parte, quindi ha il diritto di poter dire la sua. Che non vuole però dire farlo in maniera schizofrenica e irrazionale.

Anche perché, a differenza di tante altre piazze, qua il tifoso ha un vantaggio: la società lo ascolta. Pure troppo verrebbe da dire.

In mezzo al marasma di questa stagione, quello che è apparso evidente, è come, da metà dicembre circa in avanti, la proprietà Virtus abbia preso molte decisioni se non strettamente collegate alla volontà della piazza, quanto meno arrivate seguendo ragionamenti “da tifoso” più che da uomini di campo.

Le prese di Moreira e Chalmers, per esempio. Affrettate, imposte allo staff tecnico. Che al momento si stanno rivelando discreti autogol e poco indicate per quelle che erano le reali necessità del roster.

Molte dichiarazioni fuori luogo, che hanno spesso acceso pericolosi focolai.

L’assurda situazione dell’esonero di Sacripanti e delle dimissioni indotte di Martelli.

La posizione indecifrabile che al momento ricopre Alessandro Dalla Salda.

Tante scelte arrivate anche per i mal di pancia di una tifoseria che, storicamente, viene riconosciuta come competente. #BasketCity #SiamoLaVirtus.

E allora, il punto estremo di questa sbrodolata è: se i primi a prendere coscienza del proprio peso e ad avere un comportamento razionale e lineare fossero proprio i tifosi? Se fossero loro i primi a dare l’esempio di come seguire in maniera più sana la propria squadra? Affrontando in maniera più razionale gli alti e i bassi. I successi e le sconfitte. Le grandi prestazioni e quelle tragicomiche. Cercando così di instradare meglio chi questo approccio alle cose dovrebbe averlo per ruolo.

Certo, suona come un controsenso. L’adagio è che il tifoso deve fare il tifoso. Ragionare di pancia. Esultare come un matto per un successo il mercoledì e chiedere il taglio di otto giocatori la domenica.

Ma, appunto, qui non c’è un pubblico competente? Che ha visto grandi campioni? Che sa come si vince?

E allora perché non provare a invertire il trend? Perché non essere quel valore aggiunto che, probabilmente, nessuno può vantarsi di avere?

Domenica arriva Brindisi. I playoff in campionato sono praticamente compromessi. Ma c’è da arrivare al meglio alle Finali di Champions e a fine stagione. Per non trovarsi, soprattutto, a fare ancora una volta tabula rasa, partendo con basi più solide il prossimo anno.

Ecco, se Bologna è veramente Basket City. Se il pubblico Virtus vuole dare veramente un segnale. Se si vuole dimostrare quello stile tanto sventolato, questo è il momento.

Focus Unipol Arena per diventare grandi, ma come?

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Si sta parlando tanto della partita di Natale e Befana della Virtus all’Unipol Arena con grosso dissenso (cori, striscioni, cartelli) da parte del gruppo organizzato Vecchio Stile.

Il tifoso ama e vorrebbe giocare sempre al Paladozza, ma sa che per crescere e tornare minimamente la squadra del 2000 deve rigiocare a Casalecchio.

Perché?

Unipol Arena è più grande come palazzetto a differenza del tanto amato Paladozza (8500 posti contro i 5500) con la possibilità quindi d’incrementare il botteghino (11 mila euro a partita con 26 mila nella sfida contro Milano), fattore fondamentale di crescita per una società in uno sport come il basket.

La V che ha già giocato per 20 anni in quell’impianto e ha vinto 2 Euroleghe, 2 scudetti, una Eurochallenge e una coppa Italia LNP e ha un museo con le coppe esposte nel lato Est e paga un mutuo fino al 2024.

Museo Virtus

Se lo scorso anno la Virtus è riuscita a coprire questo costo investendo sul marchio con i nostri media locali, quest’anno senza questa opportunità ha deciso di ritornarci anche per coprire questa fastidiosa entrata: praticamente il prezzo di un giocatore delle giovanili, solo che questo non può mai scendere in campo per dimostrare il suo valore.

Ma cosa deve fare l’Unipol per rendersi più adeguata per la Virtus ed i suoi tifosi?

VNera con Autocad e altri programmi similari costruisce la nuova struttura 😃 (no l’ho fatto con photoshop ma rende l’idea 😃)

La curva originale

Forse sostituendo la curva di casa con una più alta in verticale e più capiente (con buona pace per lo schermo centrale) potrebbe essere una soluzione, avvicinandola al campo, anche per permettere una maggiore affluenza e sonorità in curva visto che i 1425 posti della curva al Paladozza (li ho contati uno ad uno, un giorno finita la partita, si sono pazzo 😃) potrebbe far contenti tutti anche il Vecchio Stile che in quel caso avrebbe un suo posto e non sistemato un po’ in giro per il palazzo vista la presenza di soli 800 posti.

Forse accendendo tutte le luci e rendendo l’Unipol Arena più un’arena sportiva dove tutti senza sforzarsi possono vedersi la partita, piuttosto che un cinema al chiuso con gente che si deve sforzare anche dal secondo anello per guardare il campo e magari così anche il sottoscritto e altri colleghi non si portano la abat jour dal negozio svedese di fianco per le scarse condizioni della sala stampa (anche un rooter nuovo e più potente come al Paladozza ormai che ci siamo 😃)

Forse anche aprendo il palazzo molto tempo prima così come i 9 bar della zona e mettendo nuovi stand culinari e non solo potrebbero rendere la UA non solo una grande struttura per il basket ma anche il palazzetto dei tifosi con iniziative di diverso genere ispirandosi alle maggiori società sportive europee.

Oppure dobbiamo solamente attendere, siamo andati via per i continui problemi d’organizzazione con il nostro ex proprietario e forse, sognando, dal 2024 avremo una nuova Arena al Parco Nord chiamata Segafredo Arena 😂, oppure verrà ristrutturato il Paladozza aggiungendo un anello dopo aver sistemato le zone non a norma da un imprenditore locale, o forse meglio smettere con la birretta nel weekend…

L’Editoriale di VNera: Luca Cocchi di Basketcity

Virtus

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Torna l’Editoriale di VNera, lo spazio per gli ospiti di VNera che ci dicono la loro sulla Virtus che si affaccia alla stagione 2018/19 ormai alle porte.

Oggi abbiamo il grande piacere di avere con noi Luca Cocchi, di BasketCity.

Finito il tempo delle chiacchiere si è passato ai fatti, partita la stagione praticamente in simultanea tra campionato e coppa.

Se gli impegni ravvicinati saranno un problema per la gestione dei tempi, degli allenamenti e soprattutto nella preparazione degli incontri sulle caratteristiche degli avversari, ci sarà però il vantaggio di non dover restare un’intera settimana a marcire sui perché di una sconfitta. Fin qui il cammino è stato in linea con le aspettative, squadra nuova in costruzione, bei lampi di gioco e sonni profondi, tenuta sui 40’ ancora lontana dal palesarsi.

Da un inizio dove la difesa pareva non pervenuta, vedi torneo di Olbia, e si provava a far partita in attacco, a situazioni dove si è verificato l’opposto, più tornei gestiti sui 70 punti subiti e situazioni offensive portate a termine più dal talento offensivo che dal gioco richiesto dal coach, sfruttare il centro in post basso e riaprire, così da coinvolgere tutti nell’attacco, situazione che porta anche a vantaggi difensivi avendo i 5 in campo maggiormente intraprendenti.

Il primo test concreto a Trieste ha palesato grossi difetti nel pitturato, evanescenti a rimbalzo e in difficoltà a chiudere l’area sui pick & roll, di fronte non una potenza del campionato ma una squadra con un roster ridotto per infortuni, su quel versante ancora molto da sistemare, dato per scontato che il difetto di atletismo non sia sanabile. Quello che si poteva prevedere, utilizzo di un 4 atipico come Martin per dare fisicità è divenuto legge immediata, unito al sapere di Baldi Rossi, che rimedia alla verticalità limitata col fosforo nelle letture, sia difensive (fin dove può), sia offensive.

Davanti invece lampi di gran gioco quando si va con l’inerzia in poppa, momenti di problematiche letture quando occorre costruire inseguendo l’avversario, e non potrà sempre essere San Punter a togliere le castagne dal fuoco. Ma i primi punti sono nel carrello, gli impegni di coppa non impossibili (2 casalinghe a fila) saranno utili sia per allungare il minutaggio positivo, sia per sanare eventuali sconfitte che il calendario di campionato mette in fila, Milano in casa non è roba banale, come non lo sarà Avellino a domicilio.

Il presidente Bucci aveva dichiarato di ritenersi soddisfatto nel chiudere il primo trittico con una vittoria, accontentato già al primo colpo, chissà che la squadra non provi a dargli ulteriori soddisfazioni.

Luca Cocchi

L’Editoriale di VNera: Giovanni Fornaciari di Tiro da Tre

Virtus

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Torna l’Editoriale di VNera, lo spazio per gli ospiti di VNera che ci dicono la loro sulla Virtus che si affaccia alla stagione 2018/19 ormai alle porte.

Oggi abbiamo il grande piacere di avere con noi Giovanni Fornaciari, di Tiro da Tre.

Ormai siamo alla vigilia dell’inizio della stagione di LBA, pochi giorni ci separano dall’esordio della Virtus in Basketball Champions League, e dunque il ritorno in Europa per le V nere.

Fra la trepidante attesa e la curiosità di vedere questa “versione” 2018-2019 della Virtus Segafredo Bologna, vi sono alcuni aspetti della struttura della squadra e non solo che meritano di essere analizzati più da vicino.

Infatti la Virtus che sta per iniziare questa lunga stagione è una squadra che ha cambiato molto dalla fine dell’annata scorsa, sia sul parquet che fuori. Partendo dall’area dirigenziale, per questo “nuovo corso” si è deciso di definire dei ruoli ben chiari con delle professionalità altrettanto ben definite all’interno della società. E per ricoprire questi ruoli sono arrivati il nuovo amministratore delegato, Alessandro Della Salda, figura di grande esperienza (maturata con Reggio Emilia per diversi anni), e Marco Martelli come nuovo DS delle V nere, che lavorando in sinergia col già citato Della Salda e con il nuovo capo allenatore Pino Sacripanti, ha costruito quella che sarà la Virtus di questa stagione.

E proprio sul nuovo capo allenatore dei bianconeri che si concentra un altro punto del nostro focus: Stefano “Pino” Sacripanti, coach esperto che è giunto sulla panchina di Bologna con l’obbiettivo di costruire una squadra solida, ambiziosa, assortita con un chiaro concetto di basket al principio e con comunque l’idea di fondo di crescere, sia durante la stagione come squadra, sia individualmente nei suoi componenti.

Per questo sono arrivati giocatori con già esperienza in campo europeo, come Qvale, Taylor, Punter e Martin, sia giocatori che hanno potenzialità ma cercano un’occasione per mostrarle (vedi Cappelletti o Dejan Kravic), o “riportarle alla luce”, vedasi Amath M’Baye, reduce da una stagione abbastanza deludente con l’Olimpia Milano e desideroso (o almeno noi così speriamo) di ritornare ai livelli di quando indossava la canotta di Brindisi. Tra i nuovi acquisti va fatta menzione a parte per David Cournooh, vero e proprio “senatore” di coach Pino Sacripanti, e giocatore che uscendo dalla panchina può portare ordine in campo.

Ai nuovi arrivi, naturalmente, si affiancano i tre giocatori rimasti dalla passata stagione: Pietro Aradori, Filippo Baldi-Rossi e Alessandro Pajola. I tifosi delle V nere hanno imparato a conoscere, con pregi e difetti, questi tre giocatori, ma è probabile che quest’anno li vedremo “rivestire ruoli leggermente diversi” dal passato. Per quanto riguarda Aradori, con la conformazione attuale della squadra, risulta evidente che non sarà più lui l’unico “go-to-guy” della Virtus in caso di emergenza in attacco, ma bensì verrà “sollevato” da questo compito sia da Punter che da Taylor. Inoltre vedremo Pietro giocare più probabilmente come ala piccola, piuttosto che come guardia, e comunque l’alternanza con Kelvin Martin per lo spot di 3 sarà, a mio avviso, una delle costanti di quest’anno.

Baldi-Rossi è sulla via del ritorno verso la versione di FBR vista a Trento prima dell’infortunio. Ciò sarebbe ottimo, perché Baldi Rossi dalla panchina può offrire ottimi minuti di qualità su entrambi i lati del campo.

Infine Pajola, giovane che è entrato nel cuore di tutti i virtussini per la sua grinta, la sua determinazione e la “difesa asfissiante” che qualche volta ci ha mostrato in partita. Quest’anno però gli viene chiesto di fare anche un passo ulteriore in avanti per migliorare il proprio aspetto offensivo. Minuti di gioco gli saranno senza dubbio concessi, anche se dovrà probabilmente spartirli con Cappelletti.

Per concludere, la Virtus di quest’anno pare una squadra costruita con un criterio ben preciso, abbastanza equilibrio tra i ruoli e le caratteristiche di ognuno dei giocatori, per evitare che ci si “pestino i piedi in campo”. Inoltre la guida tecnica pare molto concentrata e motivata, cosa che fa ben sperare sulla tenuta sia fisica ma anche mentale durante il corso della stagione, che ci tengo a ricordarlo, come minimo sarà più lunga di quasi il 50% rispetto alle annate precedenti.

Termino con una breve riflessione sul campionato LBA che va per cominciare: come abbiamo visto negli ultimi anni, oltre alle squadre che nettamente guidano la classifica di Serie A, il distacco tra la 4 e la dodicesima squadra spesso è molto risicato, mostrando un generale equilibrio dove una squadra può passare, in una sola partita, dall’essere abbondantemente in zona playoff all’essere cacciata fuori dalle prime 8 e dover inseguire. E ciò vuol dire che l’attenzione dovrà sempre essere al massimo, anche con il doppio impegno a drenare qualche energia.

Ciò che però non dovrà mai mancare è il calore e l’affetto dei tifosi, che riempiranno il PalaDozza ed inciteranno la squadra. L’augurio che mi sento di fare a tutti i virtussini è quello di uscire dopo ogni partita dal Palazzo con la consapevolezza che, comunque sia andato l’incontro, i ragazzi in campo abbiano dato il massimo per quella maglia.

Buon basket e buona stagione a tutti.

 

Giovanni Fornaciari

L’editoriale di VNera: Marco Bogoni di DailyBasket

Virtus

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Ritorna l’Editoriale di VNera, lo spazio per i nostri ospiti che ci raccontano, settimana dopo settimana, come stanno vedendo crescere e formarsi questa nuova Virtus versione 2018/2019.

Questa settimana è con noi Marco Bogoni, di DailyBasket. Buona lettura.

Memorial Porelli

Sono passati quasi cinque mesi da quella terribile sera al PalaBigi che ha sancito l’esclusione della Virtus dai playoff della passata stagione. Da quel momento è iniziata una rivoluzione in casa bianconera che ha troncato il cordone ombelicale con lo staff e i giocatori che avevano trionfato in A2. Si è partito dall’alto, dai ruoli dirigenziali. Salutati Julio Trovato e Valeriano d’Orta, la Virtus ha ingaggiato due nuove menti pensanti: Alessandro Dalla Salda (amministratore delegato) e Marco Martelli (direttore sportivo). Loro, insieme al nuovo coach Pino Sacripanti, che ha sostituito Ramagli, hanno plasmato e dato forma alla nuova Virtus.

L’obiettivo è quello di consolidare la dimensione europea che il club ha ritrovato quest’anno con la partecipazione alla Basketball Champions League. Rispetto al recente passato, si è deciso di virare su una trazione principalmente americana e non più tricolore, forse anche perché quest’anno l’importo del premio per il minutaggio degli italiani è stato sensibilmente diminuito. Attorno ad Aradori, Baldi Rossi e Pajola, sono stati inseriti giocatori americani che hanno già esperienza con i campionati e con le coppe europee.

Il playmaker titolare sarà Tony Taylor, che già dalle prime uscite ha dimostrato di avere la leadership per guidare questo gruppo. La principale bocca da fuoco sarà Kevin Punter. Molti scout europei dicono che è stato il vero colpo di mercato di Martelli che ha avuto la bravura di soffiare questo giocatore a club di Eurolega ed Eurocup proponendo per primo a Punter un contratto da firmare. L’ex Cremona, Kelvin Martin, si alternerà a Pientro Aradori nello spot di ala piccola, mentre Amath M’Baye è giunto a Bologna in cerca di riscatto dopo l’opaca esperienza a Milano.

Sotto canestro non mancherà tonnellaggio per non trasgredire la filosofia cestistica di Sacripanti: ai 211 cm di Dejan Kravic vanno aggiunti i 210 cm di Brian Qvale. Completano il roster David Cournooh, giunto alla quinta stagione consecutiva in SerieA, e Alessandro Cappelletti, il giovane talento umbro che potrebbe essere una delle rivelazioni della stagione bianconera.

La squadra è intrigante e il precampionato sta lasciando buone sensazioni a staff e tifosi. A chi sostiene che le amichevoli estive non contino nulla, rispondo dicendo che alcuni difetti della Virtus della passata stagione si erano già intravisti fin da settembre in cui i finali punto a punto venivano vissuti come un incubo. Il roster odierno è composto da giocatori al culmine della loro maturità cestistica che hanno scelto di venire a Bologna per alzare ulteriormente l’asticella della loro competitività. Gli ingredienti di buona qualità ci sono, ora toccherà a Pino Sacripanti saperli mixare nel modo giusto per regalare ai tifosi bianconeri una stagione di successi.