Carta d’identità: Aleksandar Djordjevic descritto da Dario Ronzulli

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Dopo un corteggiamento che è durato tutt’estate Aleksandar Djordjevic, 11 marzo 2019 è il nuovo allenatore della Virtus Bologna.

L’attuale commissario tecnico della nazionale serba dopo aver avuto l’ok dal presidente Predrag Danilovic e quindi da parte della federazione, è arrivato con tutto il suo staff, nuovamente sotto le due torri ma nelle vesti d’allenatore.

LA CARRIERA da GIOCATORE

Aleksander Djordjevic è stato un’icona della pallacanestro europea tra gli anni 80’ fino al 2000.

È il figlio di Bratislav coach che ha vinto negli anni Settanta due scudetti jugoslavi con la Stella Rossa, ma a differenza di suo padre è cresciuto ed esploso tra i rivali del Partizan Belgrado.

In prima squadra vince tre scudetti nazionali, una coppa Korac, ma si ricorda in particolare il suo canestro della vittoria in Coppa Campioni battendo gli spagnoli della Juventud Badalona con il suo Partizan Fuenlabrada (esiliato in Spagna dopo le guerre jugoslave).

Successivamente prova senza successo la carriera in America con i Boston Celtics ma nel 1992 firma con Olimpia Milano dove vince un’altra coppa Korac da trascinatore, diventando anche decisivo in nazionale (vincendo successivamente tre europei) e nel 1994 ci sarà un primo contatto con Bologna: approdando alla Fortitudo.

Due anni senza vittorie e con il soprannome di Sale datogli dalla Fossa dei Leoni differenziandolo da Sasha Danilovic, nel 1996 riprova la carta Nba ai Portland Trail Blazers dopo aver vinto un argento alle Olimpiadi di Atlanta quell’anno in Nazionale, ma ancora senza grossa convinzione.

Quindi passerà in Spagna precisamente al Barcellona e vincerà due campionati spagnoli e la terza coppa Korac fino all’approdo ai rivali del Real Madrid nel 2000.

Con i blancos riuscirà però a vincere “solo” il suo terzo campionato spagnolo, tornando poi nel 2003 in Italia alla ScavoliniPesaro.

Nella squadra marchigiana ottenne la finale di coppa Italia persa con Treviso e la qualificazione in Eurolega ma due anni dopo nel 2005 tornò all’Olimpia Milano.

Nella squadra milanese verrà ricordata la sua stagione per la gara5 persa contro la Fortitudo, dove un canestro allo scadere di Douglas fu il primo ad essere convalidato dopo instant replay.

LA CARRIERA da ALLENATORE

L’anno successivo dopo quella terribile sconfitta in finale scudetto nel 2006 diventa allenatore senza patentino dell’Olimpia Milano, ottenendo un buon piazzamento ma uscendo contro la sua futura squadra: la Benetton Treviso.

Dopo aver preso il patentino nel 2011 arriva appunto in Veneto per un anno, fino alla rinuncia della società al professionismo e la chiamata come allenatore della nazionale serba conquistando nel 2014 un argento ai Mondiali di Spagna.

Nel 2015 ritenta la carta di club approdando al Panathinaikos ma verrà esonerato dopo esser stato eliminato ai quarti di finali in Eurolega dal Baskonia Vitoria.

L’anno successivo ottiene un argento alle Olimpiadi di Rio e una nuova chiamata stavolta in Germania al Bayern Monaco: due anni con una sola coppa nazionale conquistata, troppo poco e dopo disguidi con la proprietà ed eliminazione in Eurocup contro il Darussafaka e la sconfitta contro Alba Berlino in campionato verrà esonerato il 29 marzo 2018.

Dopo un anno di inattività con il club e il suo nome molto caldo in estate arriva appunto alla Virtus 11 marzo 2019 dopo l’esonero di Pino Sacripanti.

Per avere un punto anche esterno sul nuovo allenatore della Virtus abbiamo chiesto a un grande fan di Djordjevic: Dario Ronzulli.

ATTACCO

Come giocano in attacco le squadre di Sale?

“È presto per fare valutazioni generali, ma possiamo dire vedendo giocare la Virtus e la nazionale serba che l’attacco è legato a due aspetti: l’utilizzo del pick and roll se ha interpreti di valore e il coinvolgimento di tutti giocatori in attacco e non un solo delegato al compito offensivo.

L’attacco quindi si focalizza sui principi della della pallacanestro serba: un attacco di squadra dove tutti sono pericolosi e tecnici.”

https://youtu.be/vur3GTHjjNY

DIFESA

Come difendono le squadre di Sale?

“in questo aspetto abbiamo avuto dopo il cambio in panchina la trasformazione più evidente, più netta.

Una difesa che non ha problemi nel cambio sistematico di squadra, ed è molto aggressiva.

La Virtus di Djordjevic vuole forzare le decisioni in attacco non attendere.

Nelle fin qui poche partite giocate, abbiamo visto tanti punti in contropiede, quindi un aumento del numero di possessi e una transizione che si focalizza appunto dal lavoro in marcatura nella propria metà campo”

RAPPORTO CON MEDIA

Com’è il rapporto con la stampa?

“il rapporto con la stampa è molto simile alla mentalità serba: una ricerca dell’ironia e della battuta però i rapporti sono distanti e non alla ricerca di simpatia da parte della carta stampata. Sa molto bene qual è il suo ruolo e quello dei giornalisti.”

GENERALE

Cosa manca per essere considerato un grande allenatore?

“ bellissima domanda. Djordjevic A grandi qualità conosce il gioco come pochi grande carisma forse quello che gli manca e scendere a patti: capacità di volare un po’ le sue idee.

È un idealista con molta autostima ha però bisogno di fare un passo indietro, nonostante abbia un palmares prestigioso: è molto bravo ad allenare in palestra, sa crescere i giovani e le sue squadre hanno un’anima ben definita, forse dopo la batosta tra Bayern Monaco e Panathinaikos, è arrivato nel contesto giusto alla Virtus: entrambe hanno una gran voglia di rilancio.”

https://youtu.be/_TFJpO8tPIY

Focus: Virtus alla ventesima partita, i giocatori

Virtus Bologna
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Proseguiamo il nostro focus sulla Virtus, arrivata alla ventesima partita stagionale (in teoria la ventunesima è già stata giocata, ma, ehi, non faremo mica le pulci a queste piccolezze?). Analizziamo la stagione a blocchi di dieci partite. Questa volta stiamo vedendo le gare dalla vittoria casalinga con Cantù alla sconfitta di Brindisi.

Qui trovate il focus sulla squadra, adesso andiamo nel dettaglio a vedere come sono andati i singoli giocatori nelle ultime dieci partite giocate.

Le statistiche dei giocatori nelle ultime sei partite di Campionato

TONY TAYLOR

Periodo di flessione per playmaker bianconero. Gioca una grande partita a Patrasso, in una vittoria cruciale per il cammino Champions, poi per il resto fatica più del solito a trovare i suoi ritmi, accusando soliti problemi coi falli. Il suo peso in campo è sempre elevato, ma il momento non proprio brillante si vede anche dal dettaglio ON/OFF: se dopo dieci partite la differenza tra averlo o meno in campo si traduceva in diciassette punti per cento possessi, nelle successive dieci il dato è passato a 6,9 in campionato e 11 in Champions.

KEVIN PUNTER

Il suo regno è l’Europa: lì produce le sue migliori prestazioni con continuità (17 punti di media col 44% da tre, 26 punti contro Strasburgo), mentre in campionato sbatte più spesso contro difese che sembrano avergli preso un minimo di misure (13,8 punti col 42% dal campo, sotto la doppia cifra con Cantù e Pesaro). E’ sempre il faro dell’attacco, ma il suo andare molto a strisce è pregio e difetto: quando non si accende rischia di essere latente alla gara. Certo, se mette un paio di triple sono guai per tutti.

PIETRO ARADORI

All’esatto opposto del suo compagno di back court: lui è in Campionato che ha alzato, eccome, lo sparo. 17,3 di media nelle ultime sei col 47% da tre in Italia, meno di 12 in Champions, dove fatica di più, anche se la Virtus, con lui in campo, soffre meno difensivamente rispetto al campionato (115.9 il rating difensivo di squadra con lui in campo in serie A, 102 in Champions, sempre tenendo conto delle ultime dieci partite). L’inversione di tendenza comunque, dopo un avvio un po’ farraginoso, è ormai certificato e si è retto su un’impennata nelle percentuali di tiro pesante. 47% da tre globale nelle ultime dieci giocate. Un dato di elite assoluta.

Dalla pagina Facebook Virtus Segafredo Bologna

AMATH M’BAYE

Continua a piacere per l’applicazione che ci mette per provare ad andare oltre i suoi limiti strutturali, anche se la difesa, con lui fuori, sale invariabilmente. Assicura quasi sempre la sua doppia cifra, trovando con più facilità picchi in Europa (20 punti a Klaipeda). Bruttissimo passaggio a vuoto in casa con Sassari e negativo anche a Brindisi. Tende ad accentrare un po’ il gioco in post basso accontentandosi di tiri dalla media ormai sempre più in disuso. Non convince ancora a pieno, ma non è neanche totalmente negativo.

BRIAN QVALE

Senza alcun dubbio il giocatore più chiacchierato dell’ultimo periodo. I problemi alla schiena ci sono stati e in campo si sono visti. Dalla pausa nazionali, però, ha mostrato cose buone (14+6 a Pistoia, 13+8 a Ostenda, in precedenza 16+12 a Patrasso). I limiti ci sono e sono riconosciuti (difficoltà a rimbalzo in primis). Sono venuti fuori, in questo periodo, soprattutto in Campionato, dove nelle ultime sei gare è stato in campo meno di 17′ di media. Rimane l’osservato speciale numero uno, anche perché i suoi rating testimoniano di come la Virtus sia andata meglio con lui in panchina, in generale.


Le statistiche dei giocatori nelle ultime quattro partite di Champions League

ALESSANDRO PAJOLA

Per il giovane Alessandro c’è sempre un dato da tenere sott’occhio: i net rating di squadra quando lui è in campo. Che tradotto significa capire quanto riesca a far girare la squadra a dovere quando Taylor si riposa. E i numeri sono dalla sua, testimoniando una crescita che, piano piano, si sta sviluppando. -0,7 nelle ultime sei di campionato, -1 nelle ultime quattro di Champions (dove Sacripanti lo alterna molto di più con Cappelletti). Dato migliorabile, ma che la Virtus può accettare molto più rispetto ai diversi tracolli registrati in avvio di stagione. Buono il rapporto assist palle perse.

DEJAN KRAVIC

Ottimo spezzone di campionato per Dejan: 26 punti con Cantù, 22+10 a Pesaro, 12+8 a Brindisi. In Italia, con la sua atipicità si conferma un giocatore molto utile, pur con i suoi limiti (comunque undicesimo in campionato per total rebound percentage, non male). Meno brillante in Champions, dove spesso ha fatto più comodo l’esperienza di Qvale (appena 15′ di media in campo nelle ultime quattro partite). Il net rating della Virtus con lui in campo è comunque positivo: +4.6 in campionato, +8.4 in Europa.

Dalla pagina Facebook Virtus Segafredo Bologna

ALESSANDRO CAPPELLETTI

Stabile nel suo andamento. Sacripanti non sempre lo mette in campo (giocate sette partite su dieci), ma quando lo fa raramente si fa trovare impreparato. Offensivamente continua a non aver paura e a trovare sempre i suo 1/2 canestri a partita. Si conferma valida alternativa a Pajola.

DAVID COURNOOH

Passa un momento in cui va praticamente fuori dalle rotazioni, forse eccessivamente penalizzato dalle penurie al tiro (32% dal campo in serie A nelle ultime sei). Dal dopo Nazionali, però, Sacripanti lavora chiaramente per recuperarlo e ne alza il minutaggio, inserendolo anche in quintetto a Klaipeda. Lui dimostra di esserci eccome: il net rating di squadra con lui in campo in questo scorcio di stagione è di +9.3 in campionato e +22.1 in Champions. Anche se in attacco non è sempre preciso (continua però a tirare benissimo da tre in Coppa), la sua versatilità e l’impatto difensivo sono risorse troppo preziose per questa squadra.

FILIPPO BALDI ROSSI

Forse il giocatore che appare più in difficoltà al momento. Soprattutto fisicamente. Sembra abbastanza a corto di fiato, non fluido come nei momenti migliori della sua carriera. Che il lavoro fisico in palestra effettuato in estate cominci ad avere qualche effetto collaterale? C’è da dire che se in attacco è davvero in un tunnel (3.2 punti col 33% in campionato, 1.8 col 23% in Coppa), in difesa il suo lo fa. Con lui in campo in Campionato la Virtus è stata largamente sotto il 100 di defensive rating e comunque in zona (101.5) in Champions League.

Focus: Virtus alla ventesima partita stagionale, la squadra

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Secondo articolo di approfondimento sulla Virtus e il suo andamento in questa stagione. Come avevamo visto nel primo appuntamento, ogni dieci partite andremo a fare il punto su come sta andando la squadra, spostandoci poi a vedere nel dettaglio il rendimento di ogni giocatore in quel lasso di tempo.

Qui trovate la prima puntata. Adesso tuffiamoci nel presente, concentrandoci in questo pezzo sulla squadra in generale. Queste le ultime dieci partite giocate:

Non serve neanche dirlo: il momento è negativo. Molto negativo dopo la sconfitta sul campo di Brindisi. Se l’ultima volta in cui ci eravamo aggiornati le cose andavano decisamente bene (sette vittorie in dieci partite, reduci dal successo sul campo del Besiktas), ora la musica è totalmente diversa. Anche comprensibilmente: la decima partita stagionale, quella appunto in trasferta a Istanbul, fu la prima senza Kelvin Martin. La Segafredo, nell’immediato, ha risposto alla grande all’infortunio del suo energizzatore principale: cinque vittorie consecutive tra campionato e coppa, segnando quasi novanta punti di media e vivendo, nettamente, il proprio miglior momento con le vittorie italiane su Torino e Cantù e europee con Strasburgo e Patrasso.

Filippo Baldi Rossi, uno degli osservati speciali del momento
(dalla pagina FB Virtus Segafredo Bologna)

Poi, comprensibilmente, è arrivato il calo. Coincidenza anche di un calendario che si è fatto improvvisamente molto più difficile. Sconfitta inopinata a Pesaro prima della pausa. Che non ha portato consiglio. Dal post Nazionali, infatti, sono arrivati altri quattro ko in cinque incontri, per una situazione che ora vede i bianconeri sempre primi in Champions con sette vittorie in nove incontri, ma un vantaggio ridotto a una partita sulle inseguitrici, e, soprattutto, sei sconfitte in undici partite in campionato, dove la caccia alle Final Eight di Coppa Italia ora è quanto mai in salita.

Il dettaglio ON/OFF dei giocatori nelle ultime sei partite di campionato

L’attenzione, al momento, è giustamente tutta sul lato difensivo del campo, dove la Virtus sta mostrando una fragilità davvero impressionante. Le cifre dicono che, rispetto alla prima decina di partite, i bianconeri hanno fatto un po’ meglio in campionato, passando dal 116,8 di rating difensivo delle prime cinque gare, al 112,5 delle ultime sei, dove ci sono state discrete prove contro Cantù e Torino e un’ottima gara a Pistoia (100 di defensive rating). Dove la Segafredo è crollata è in Champions: se nelle prime cinque partite il rendimento difensivo era un incredibile (e poco sostenibile) 94.4 di defensive rating, nelle ultime quattro è scesa a un pessimo 116,1, inficiato soprattutto da quanto prodotto sui campi di Patrasso e Klaipeda, rispettivamente 121.4 e 125.7 di rating. Un passaggio che ha fatto diventare la Virtus da seconda miglior difesa del torneo a decima. In campionato, con 114.5 punti concessi per cento possessi, i bianconeri si mantengono nelle posizioni basse, al 14esimo posto in serie A (Venezia è primissima con 94.3).

Il dettaglio ON/OFF dei giocatori nelle ultime quattro partite di Champions League

Da dove vengono queste difficoltà? Una seconda tranche di dieci partite ha rafforzato l’idea che, attualmente, la Virtus sia spaccata in due tronconi: uno prettamente offensivo, quello titolare, e uno spiccatamente difensivo, quello che esce dalla panchina. In particolare, le tre prime punte bianconere, Aradori-Punter-M’Baye, che catalizzano su di sè la maggior parte dei possessi offensivi, difensivamente sono un problema. Specie quando schierati insieme. I dati parlano abbastanza chiaro: i peggiori rating difensivi la Virtus li registra quando sono in campo Aradori (115.5), Punter (113.7) e M’Baye (112.1, di poco dietro a Dejan Kravic), dato che si amplifica in campionato, mentre risulta più mitigato, specie per M’Baye, in Coppa.

Andando più nel dettaglio: quando Aradori-Punter-M’Baye condividono il campo la Virtus incassa 116,5 punti per cento possessi. Quando tutti e tre sono in panca il dato scende a 90,8. Ovviamente sono molti più i possessi giocati (527) con i tre in campo, piuttosto che quelli con loro in panchina (109), ma ormai la sostanza è chiara: quando giocano insieme la Virtus diventa particolarmente vulnerabile in difesa e se in attacco i meccanismi si inceppano è notte fonda.

La soluzione sulla carta potrebbe essere quella, già citata diverse volte, di mischiare un po’ i quintetti, magari in partenza spostando uno dei tre da sesto uomo. Cosa che in parte sta succedendo con David Cournooh, che dopo essere quasi uscito dalle rotazioni, nelle ultime tre partite ha giocato 24′ di media, partendo in quintetto a Klaipeda e dando risultati interessanti. Altro potenziale candidato potrebbe essere Filippo Baldi Rossi, un altro dei giocatori in grande difficoltà di questa squadra. Provare a dargli fiducia con qualche minuto extra in avvio di partita potrebbe giovare a lui e dare un po’ di equilibrio alla squadra. Con tutti i suoi limiti, comunque, è il giocatore della cui presenza la Virtus giova di più difensivamente: 103.6 il rating difensivo della Segafredo con lui in campo, il dato migliore (Martin a parte).

Momento di flessione anche per Taylor e Punter (dalla pagina FB Virtus Segafredo Bologna)

Vale poi la pena spostare l’attenzione sulla questione lunghi. Brian Qvale è attualmente il giocatore più bersagliato dalle critiche di tifosi e addetti ai lavori. Prima i problemi alla schiena, poi un rendimento che, a quanto pare, lascia scontenti molti. Ma, guardando alle sue cifre, ci si accorge che i suoi numeri non si discostano particolarmente da quelli dell’anno scorso, quando fu finalista di Eurocup con il Lokomotiv Kuban. Ergo, il problema non risiede solo nel capitano bianconero, quanto in tutto il reparto. Lui e Kravic, come da progetti estivi, si stanno alternando in maniera regolare: quando rende uno fatica l’altro e viceversa. Quello che è costante, però, è la fatica a rimbalzo: nessuno dei due è uno specialista e questo si vede. Kravic si fa spostare troppo facilmente, Qvale perde molti rimbalzi dove gli avversari sono più agili di lui.

L’andamento del net rating di Qvale e Kravic nella ultime dieci partite: se sale uno scende l’altro

Certo, l’essere sollecitati spesso da una difesa che sul perimetro concede tantissime penetrazioni, non li aiuta ad essere nella posizione ideale, dovendo spesso muoversi per aiutare. Da qui l’idea ormai ben chiara di cercare sul mercato un 4/5 atletico, che possa dare impatto fisico a difesa e a rimbalzo. Lato su cui anche Amath M’Baye e Filippo Baldi Rossi faticano.

Infine un piccolo appunto su una sensazione avuta nelle ultime partite: ossia che alcuni giocatori siano un po’ col fiato corto. Dettaglio non di poco conto. Che dopo venti partite in circa settanta giorni può anche essere fisiologico, ma deve essere assolutamente tenuto d’occhio.

Focus: quante triple deve segnare la Virtus per vincere la partita?

virtus

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Diciassette partite in stagione per la Virtus e possiamo notare un altra piccola caratteristica che pregiudica il risultato finale della nostra amata V.

Ebbene abbiamo notato che la VNera vince quando più o meno segna dalle 8 triple in sù.

In campionato la squadra di Sacripanti subisce 7.9 bombe segnate in 21.0 tentativi quindi in media gli avversari hanno il 37% da tre.

In attacco invece la Segafredo segna in media 8 su 22 tentativi quindi in media tira con il 35%.

Ecco un breve elenco delle partite perse e le medie da tre punti:

6/21 vs Milano

5/23 vs Cremona

7/19 vs Venezia

6/22 vs Pesaro

L’attuale record di triple segnate per ora appartiene alla gara d’esordio contro Trieste (13/24 54%) mentre in casa contro Torino ci siamo riavvicinati senza eguagliarlo o superarlo (11/28 39%).

In Champions League invece la Virtus da tre punti ha ottenuto queste percentuali nelle sue vittorie:

9/16 vs Patrasso

10/24 vs Strasburgo

11/28 vs Oostende

9/20 vs Besiktas

7/19 Vs Medi Bayreuth

11/26 vs Lubiana

Subisce in media 5.8 canestri da tre su 15.7 tentativi con una media del 37.3%, mentre realizza appunto 9.1 triple di media su 22.4 tentativi con una media ottima il 40.8%.

A livello singolo in campionato la Virtus ha:

Cappelletti 50% però meno di un tiro a partita,

46% Aradori,

39% Punter,

36% Mbaye,

34% Taylor

12% Martin (1/8)

18% Baldi Rossi (2/11)

In Champions League invece

Punter 49%,

Aradori 46%,

Taylor 38%,

Mbaye 20%

Cournooh 69%!!!!!,

Baldi Rossi 32%,

Cappelletti 50% ma 3/6,

Martin 29%

VNera Risponde: Abbiamo trovato in Pajola il vice Martin?

Virtus

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In passato un infortunio come quello subito da Kelvin Martin poteva rovinare la stagione ed in particolare creare tanti problemi in difesa. Ma la Virtus in queste partite ha trovato in Alessandro Pajola il suo sostituto ideale.

Nella gara contro Cantù, appena entrato, si è messo in difesa contro Tony Mitchell (come vediamo nel video qua sotto), un’ala piccola, e gli è entrato sotto pelle, facendogli forzare tantissimi tiri e togliendolo piano piano dall’incontro; contro Strasburgo invece ha pressato nel secondo quarto tantissimo il play Mike Green, togliendogli fiato e lucidità nei minuti finali quando è esploso Kevin Punter. Infine ricordiamo anche contro il Besiktas l’ottima marcatura contro Jason Rich, non l’ultimo arrivato: l’ex MVP del Campionato…

Quindi possiamo dire che al momento Ale sta valendo KM anche per la capacità d’aumentare la pressione in difesa e l’intensità nella partita, cosa che già vedevamo lo scorso anno.

Il suo Defensive Rating è di 117 uguale a quello di Martin, così come il ST% (ovvero la percentuale di palle rubate sui possessi giocati nel corso della gara): 2,3% Ale mentre il nostro Kalvino’s 2.4%.

I numeri delle ultime sei partite, quelle senza Martin, parlano chiaramente del suo impatto difensivo: con lui in campo la Virtus concede 109 punti per cento possessi, che diventano 115 con lui in panchina.

Un evoluzione difensiva che pian piano va di pari passo con attacco, Pajola è alla terza stagione professionistica e la seconda nella massima serie. Rispetto lo scorso anno quindi, sta crescendo sempre di più anche nell’altra metà campo, che fa ben sperare per il futuro e lo pone anche come valida alternativa al nostro numero uno.

Al momento la scelta di venir confermato in bianconero è stata azzeccata anche perché Ale si è trovato nel contesto ideale per crescere: giocare contro tanti avversari diversi ogni tre giorni e allenarsi con compagni di squadra esperti e affamati di rivincita (KP, Tony, Ale Cappelletti). Ma soprattutto giocare in un contesto dove non è solamente un giovane, ma parte integrante della squadra: la soluzione ideale più di qualunque prestito per lui.