Pre partita Virtus – Brindisi: testa al campo per provare a risalire

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Dopo un’altra settimana da tragi-commedia la Virtus si prepara al ritorno in campo. Sul parquet del Paladozza l’ospite sarà la sorprendente Happy Casa Brindisi, che continua la sua corsa verso un posto nelle prime quattro.

GAME INFO

Quando:domenica 14 aprile, ore 20:45

Dove: Paladozza, Bologna

TV:Rai Sport, Eurosport, Eurosport Player

All’andata: sconfitta per 89-81.

PROBABILI QUINTETTI

VIRTUS BOLOGNABRINDISI
Tony Taylor Riccardo Moraschini
Kevin PunterAdrian Banks
Pietro AradoriJeremy Chappell
Amath M’bayeTony Gaffney
Dejan KravicJohn Brown

INDISPONIBILI

Virtus:

Brindisi: Wes Clark

COME STA BRINDISI: Brindisi viene da una bella vittoria interna contro Venezia (71-65 con un decisivo Jakub Wojciechowski), ma, in realtà, dopo la finale di Coppa Italia, ha avuto un andamento abbastanza a singhiozzo in campionato, alternando sempre una vittoria e una sconfitta. Ha perso le ultime tre trasferte a Cantù, Brescia e Reggio Emilia, vincendo in casa con Torino, Varese e, appunto, Venezia. A metà marzo era rientrato Wes Clark, che nei piani della stagione era il play titolare, infortunatosi a dicembre. Il recupero, però, non è proceduto secondo i piani e così la società ora è sul mercato alla ricerca di un rimpiazzo, dopo aver perso, meno di un mese fa, anche l’ultimo arrivato, Devondrick Walker, che un infortunio a un piede ha messo KO fino al termine della stagione.

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5 APPUNTI SULLA PARTITA

1. Riccardo Moraschini, proprio lui

Il segreto di pulcinella dietro la stagione di Brindisi è la stagione totalmente sopra le aspettative che sta disputando Riccardo Moraschini. Dal nulla, dopo una serie di infruttuosi saliscendi dalla A2, il ragazzo ex Virtus ha trovato la sua dimensione e sta giocando come mai fatto in carriera: 11.4 punti, 3.1 rimbalzi, 2.8 assist e una maggiore confidenza al tiro da tre punti (dove ancora non è certo uno specialista, 34%, ma può segnare). Con l’infortunio di Clark è diventato lui il playmaker della squadra e da lì è definitivamente sbocciato. Quando è in campo Brindisi produce 7,5 punti in più degli avversari ogni cento possessi. Senza di lui 7,8 in meno. +108 il plus/minus totale nei minuti in campo, -45 in quelli passati seduto.

2. Adrian Banks è l’uomo d’esperienza e qualità

Il miglior realizzatore della squadra è Adrian Banks, guardia 33enne tornata a Brindisi dopo una stagione all’Hapoel Tel Aviv, che non sta deludendo le attese. Serve da palleggiatore secondario al fianco dello stesso Moraschini e in attacco può far male in molti modi sfruttando la sua versatilità. Segna quasi 16 punti a partita, pur non essendo, lui pure, un tiratore da tre eccelso (33,6%). Come il resto della squadra il suo periodo di forma recente non è scintillante. Se togliamo i 25 punti segnati nella sconfitta di Reggio Emilia, nelle ultime quattro partita ha 10 punti di media col 40% al tiro e 1/11 da dietro l’arco.

3. E’ la difesa che fa la differenza

Ciò che ha innalzato Brindisi in questo campionato, però, è stata la sua difesa. Con un roster composto da atleti versatili (Banks, Chappell, Brown, Moraschini, Rush), spesso gli uomini di Frank Vitucci hanno vinto le partite nella propria metà campo: 103 il defensive rating, secondo migliore del campionato. Con una lettura del gioco assolutamente al passo con i tempi, l’Happy Casa può cambiare praticamente su ogni blocco, continuando ad applicare grande pressione difensiva sulla palla e cercando di limitare i propri difetti in termini di centimetri sotto canestro (undicesimi per total rebound percentage con 49.1%) con l’attività dei suoi giocatori.

4. Il punto debole è il tiro

32.8% da tre punti è il dato statistico, tra i vari, peggiore per l’Happy Casa. Che non ha mai avuto un giocatore veramente pericoloso da dietro l’arco e quando l’ha trovato, Devondrick Walker aveva il 45% in sette partite giocate, lo ha perso dopo poco. Detto di Moraschini e Banks, anche i vari Chappell, Gaffney (forse il giocatore più deludente della stagione fin qui), Zanelli, Rush, sono tiratori al più occasionali. Tra questi, c’è il solo Zanelli che arriva al 37% su circa due tentativi a incontro, mentre tra gli altri i meno peggio sono Chappell e Rush col 34,2%.

5. Gli infortuni iniziano a far pesare rotazioni molto corte

Per necessità Brindisi ha quasi sempre dovuto far ricorso a rotazioni molto strette, con poche alternanze di quintetti, rispetto a quella che è la media in serie A, chiedendo tanto ai primi cinque/sei uomini del proprio roster. Vitucci è stato comunque bravo a spremere il massimo da rincalzi come Rush (giocatore con dati di On/Off estremamente positivi, +8,9 di net rating con lui in campo, -1,6 in panchina), Wojciechowski e Zanelli, all’esordio in A. Ma alla lunga le assenze prima di Clark e ora di Walker stanno iniziando a pesare sulle gambe dei giocatori. Con quattro giocatori oltre i 27′ di utilizzo medio il tasso di stanchezza non può che aumentare e ora più che mai è il momento per cercare di forzare il più possibile i pugliesi a usare energie extra che forse scarseggiano nel serbatoio.

Virtus Film Room: l’importanza dell’approccio alle partite

Virtus
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Il trittico natalizio (Brindisi, Reggio, Trento), ci ha dato l’immagine di una squadra che ha legato molti dei suoi destini agli avvii di gara. Spesso si dice che nel primo quarto non si decidano le partite. Vero: è ormai usuale vedere grandi vantaggi/svantaggi accumulati nei primi minuti di partita venire erosi/recuperati nel corso della gara.

Questo non toglie, però, come un buon avvio possa indirizzare la partita. Costruire subito un cuscinetto di vantaggio rende più semplice la conduzione di gara, prima di tutto psicologicamente. Al contrario, trovarsi subito a dover ricucire grandi svantaggi ti pone nella condizione di dover sempre inseguire, riducendo, progressivamente, il tuo margine d’errore.

In questo senso non meraviglia che gli esiti delle partite giocate a fine dicembre abbiano avuto una correlazione diretta con il modo in cui la Virtus ha iniziato:

  • Sconfitta a Brindisi dopo un primo quarto da 13-29, concedendo il 73% di effective field goal e 159 di offensive rating agli avversari;
  • Vittoria con Reggio dopo un primo quarto vinto 28-15, costringendo la Grissin Bon a otto palle perse;
  • Sconfitta a Trento, finendo sotto 9-20 dopo 10′, con una partenza 0-12 in meno di 4′;

In tutti e tre i casi le partite, nel loro sviluppo, sono finite punto a punto, o comunque giocate fino agli ultimi minuti. Ma, in maniera costante, chi ha avuto l’approccio sbagliato, nel finale ha pagato. Vediamo allora alcuni episodi di queste tre partite, che ci fanno capire come, al di là dei problemi di infortuni e rotazioni accorciate, quello che abbia fatto la differenza per i bianconeri sia spesso stato l’atteggiamento messo sul parquet.

BRINDISI-VIRTUS

In Puglia la Segafredo si è fatta travolgere dalla voglia di riscatto della Happy Casa, che arrivava alla gara da tre sconfitte consecutive e priva del proprio playmaker titolare. Gli uomini di Vitucci hanno iniziato con enorme intensità, trovando la strada spianata da una Virtus che ha concesso cose del genere.

Dopo un tiro abbastanza forzato (uno di vari presi nel primo quarto da Aradori), la Virtus non fa nulla per fermare la galoppata di Chappell verso il canestro. Sarebbe bastato un semplice fallo a metà campo. Arrivano, invece, due pessimi punti regalati.

I problemi, però, sono stati anche di lettura.

Il basket è uno sport di aggiustamenti. Gli avversari propongono una soluzione, e tu devi essere bravo a contrapporre una mossa che vanifichi quella stessa soluzione. Qui, invece, la Virtus subisce la tattica brindisina di svuotare l’area per facilitare il gioco in velocità di Brown, mettendo in difficoltà, al contempo, Brian Qvale. Sulla situazione di doppio blocco iniziale sarebbe stato sufficiente impedire al palleggiatore di prendere il centro del campo, forzando il fondo per creare una situazione molto più gestibile anche da una difesa non proprio eccelsa come quella virtussina.

Virtus che, comunque, non è mancata solo difensivamente, ma anche nei dettagli offensivi.

Qui l’esecuzione del gioco è praticamente perfetta, ma viene sbagliata quella che, a quel punto, è la cosa più facile: il passaggio per un Qvale che avrebbe dovuto solo depositare il pallone nel canestro. Due potenziali punti segnati, così, si trasformano in due subiti, con la Happy Casa che può di nuovo correre in transizione, ancora sfruttando l’agilità di Brown e mettendo a nudo le difficoltà di Qvale a seguirlo in un contesto di gioco simile.

VIRTUS-REGGIO EMILIA

Il Natale alla Unipol, invece, ha regalato uno dei migliori quarti della stagione. Il primo periodo contro la Grissin Bon, pur con le assenze di Aradori e Martin, ha mostrato una Virtus precisa in attacco e attenta in difesa.

La situazione qui è similare all’ultima analizzata dalla partita con Brindisi, con la differenza che l’alley oop per il tagliante lo alza direttamente il playmaker (siamo nel gioco denominato “Spain”). M’Baye blocca correttamente. Al contrario il blocco per lui di Qvale non è perfetto, ma Cournooh che nel frattempo ha liberato lo spazio nel quarto di campo rende il dettaglio irrilevante. Il passaggio di Taylor è millimetrico e per la Virtus sono due punti facili e belli.

Ma anche fuori dai giochi la Segafredo ha prodotto in quel primo quarto. Facendo cose semplici come leggere i raddoppi e cercando, quando possibile, l’uomo libero con un passaggio extra.

Qvale e compagni sono bravi a sfruttare la prima indecisione della difesa di Reggio, facendo partire un domino di rotazioni difensive che alla fine porta al tiro aperto di Cournooh, favorito dall’assist non scontato di un realizzatore come Punter.

Protagonista anche la difesa, però. Con Reggio Emilia tenuta a 69 punti anche grazie a giocate come questa.

La lettura difensiva di Baldi Rossi è l’epitome della piccola cosa che non va sul tabellino ma fa tutta la differenza del mondo. Senza il suo intervento sul taglio di Ortner l’aiuto di Kravic avrebbe avuto un’efficienza completamente diversa, perché alle sue spalle ci sarebbe stato lo stesso Ortner facilmente servibile dal palleggiatore. In questo modo, invece, l’attaccante di Reggio Emilia finisce nella gabbia del lungo serbo e Tony Taylor, perdendo palla.

TRENTO-VIRTUS

La partita successiva ci offre subito un esempio di come queste piccole cose possano indirizzare un’azione.

Notate come il mancato aiuto di Cournooh su Hogue (avrebbe dovuto “spezzare” il taglio, così come fatto sopra da Baldi Rossi) generi un effetto a catena. Kravic contiene la penetrazione correttamente, ma alle spalle ha il tagliante (Hogue) completamente aperto. M’Baye, di conseguenza, non può stare troppo attaccato a Beto, posizionato in mezzo angolo. Finisce che sullo scarico per lo stesso Beto M’Baye, già di per sè difensore non eccelso, esca saltando a vuoto sulla finta di tiro. Il portoghese di Trento sbaglia la conclusione al ferro, ma ormai a rimbalzo non c’è equilibrio. Hogue, così, può segnare i primi due punti della partita.

Certo, poi le mancanze difensive virtussine non sono state solo nel lavoro di squadra. Un canestro del genere, del resto, è difficile da mandar giù e prescinde qualsiasi discorso di collaborazione collettiva.

Problemi a metà campo, ma anche in campo aperto.

Qua, a differenza di quanto successo sul contropiede lasciato a Brindisi, più una questione di pigrizia che altro, c’è un problema di comunicazione. La Virtus riesce a rientrare e deve gestire un contropiede difensivo in parità numerica. Lo fa, però, senza che nessuno si accoppi con Marble, che mette a segno una facile schiacciata.

Tre partite. Situazioni simili. Approcci opposti. Così come gli esiti finali degli incontri.

Giocare contati non aiuta, ma se l’atteggiamento è sbagliato in partenza, non c’è rotazione che tenga.

VNera Pod: Puntata 12

VNera Pod
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Inizia il 2019 e torna VNera Pod, il podcast di VNera.it per i tifosi della Virtus Bologna.
Puntata numero 12 e prima del nuovo anno con tanta carne al fuoco.
Si parla delle gare giocate sotto le feste, con un occhio alle ultime due del girone d’andata e alla corsa Final Eight. Ma anche di mercato, contestazioni e situazione infortuni.
Per chiudere poi con un giochino divertente che riproporremo ogni puntata in una nuova salsa e sul quale anche voi dovrete farci sapere la vostra!

Come sempre con Nicolò Fiumi e Davide Trebbi alla conduzione e, anche qui come sempre, vi ricordiamo che questo podcast e tutte le puntate precedenti le potete trovare anche su Spreaker.

Buon ascolto.

Ascolta “VNera Pod Puntata 12” su Spreaker.

La Virtus e gli incroci che portano alla Final Eight

Final Eight
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Due giornate al termine del girone d’andata e Virtus che, come l’anno scorso, è nel pieno della lotta per accedere alle Final Eight di Coppa Italia. In una posizione, purtroppo, di rincorsa.

Come abitudine, allora, andiamo a vedere il quadro completo della situazione, analizzando, squadra per squadra, tutte le pretendenti agli ultimi tre posti disponibili, essendo i primi cinque già matematicamente assegnati a Milano, Varese, Venezia, Avellino e Cremona.

In maiuscolo le partite in casa

La classifica è, come sempre, molto corta, e in quattro punti troviamo sei squadre, dal sesto all’undicesimo posto. Brindisi e Trieste partono avanti a quota 14 punti, Trento, al momento, per la classifica avulsa è ottava a quota 12, mentre Sassari e Virtus restano alle spalle, con Brescia a 10 ancora in corsa, ma più per la matematica che altro.

HAPPY CASA BRINDISI: I pugliesi si sono confermati (ne avevamo parlato nella nostra preview) come una delle sorprese di questo campionato. Squadra rognosa, costruita bene, che sta avendo ottime cose da un lungo sottodimensionato come John Brown. Hanno superato il momento più delicato della stagione con due eccellenti vittorie contro la Virtus e dilagando sul campo di Trieste. E ora hanno anche trovato un sostituto per l’infortunato Wes Clark (William Hatcher, ex Sassari). Sono sicuramente la squadra messa meglio in partenza, anche se il calendario non è semplicissimo (in casa con Avellino e in trasferta a Trento). Se vincono domenica sono quasi certi di essere dentro. Se perdono, però, vanno a Trento per l’ultima di andata con parecchia pressione addosso.

ALMA TRIESTE: dopo la sfortuna terribile di inizio stagione, con una sequela di infortuni inenarrabile, i giuliani si sono rialzati di prepotenza, vincendo cinque delle ultime sette partite e mettendosi in corsa per partecipare alla kermesse fiorentina. La pesante sconfitta interna con Brindisi ha, però, freddato abbastanza gli entusiasmi, anche perché ora il cammino è parecchio in salita: si va a Sassari e si finisce in casa con Milano. Il rischio di uno 0-2 è forte e finire il girone d’andata a quota 14 punti, con una sola vittoria contro dirette rivali (escludendo Brescia), potrebbe essere fatale.

Il dettaglio degli scontri diretti fin qua

DOLOMITI ENERGIA TRENTO: come ogni maledetto anno, Trento è partita lenta (ma veramente tanto), per poi ripartire di scatto. Zero vittorie nelle prime cinque partite. Sette nelle successive otto. Gli uomini di Buscaglia continuano a non essere la squadra più solida o spettacolare del lotto, ma con la vittoria di domenica contro la Virtus hanno fatto un sensibile passo avanti in ottica qualificazione. Tutto passa per l’ultimo turno, in casa con Brindisi, dando come mission impossibile la prossima partita al Forum con Milano, reduce dalla prima sconfitta stagionale. Con una vittoria sulla Happy Casa, e lo scontro diretto sfavorevole solo con Trieste, l’Aquila sarebbe in una buona posizione, anche se non completamente al sicuro in caso di arrivo multiplo, probabile, a quota 14.

BANCO DI SARDEGNA SASSARI: Squadra schizofrenica quella sarda. Capace di grandi partite (ad esempio il +24 sul campo di Brescia all’ultimo turno) e sconfitte cocenti (il KO interno con Pistoia grida ancora vendetta). Nell’ottovolante che è stata fin qui la stagione, però, il Banco potrebbe avere ottime chance di agganciare il treno Final Eight. E’ vero che attualmente è nona, ma, vedendo il calendario, potrebbe essere quella con più possibilità di fare percorso netto nelle prossime due partite: in casa con una Trieste appena travolta da Brindisi e poi a Cantù, a fronteggiare una squadra che vive alla giornata. Un due su due varrebbe quasi certamente il pass, ma anche una sola vittoria, purché con Trieste, potrebbe bastare, considerato come negli scontri diretti abbia perso solo con Trento.

VIRTUS BOLOGNA: il destino dei bianconeri è appeso a un filo. L’unica combinazione che darebbe la quasi garanzia di qualificazione è un due su due nelle restanti gare del girone d’andata (in casa con Brescia alla Befana poi in trasferta, in posticipo quindi sapendo già tutti i risultati, a Varese). Con una sola vittoria, al contrario, ci vorrebbe un incrocio fortunato. Di fatto, la Virtus non prevale in alcuno arrivo a tre o più squadre, avendo vinto solo con Trieste delle dirette concorrenti. Servirebbe che una sola squadra raggiungesse quota 16 punti e dietro si formasse un arrivo a tre a 14 punti per gli ultimi due posti con Trieste e una fra Brindisi, Trento o Sassari. Tutti casi in cui, comunque, la Virtus passerebbe come ottava (ponendo la vittoria casalinga di Sassari con Trieste domenica). In caso di arrivi a quattro o addirittura a cinque la Segafredo sarebbe fuori.

GERMANI BASKET BRESCIA: come detto, i bresciani sono in corsa più che altro perché la matematica ancora non li esclude. Dovrebbero vincere entrambe le partite, sperando in uno 0/2 contemporaneo di Virtus, Trento e Sassari o di un arrivo a pari punti solo con la Virtus, vincendo alla Unipol, o comunque in un arrivo a tre che coinvolga la Virtus, vincendo però largamente il match di domenica. Gli scontri diretti sono tutti contro i lombardi.

Un quadro non particolarmente incoraggiante, insomma. Ma da domenica, se non altro, il roster a disposizione di coach Sacripanti, seppur menomato, dovrebbe essere al completo. Non resta che andare in campo e provarci fino in fondo.

Brindisi-Virtus: il post partita di VNera

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Prosegue il momento nero della Virtus, che perde la quinta delle ultime sei partite cadendo senza appello a Brindisi, in una gara di scempi difensivi.

GAME INFO

RISULTATO: sconfitta per 89-81.

La progressione di offensive rating e punteggio di Brindisi-Virtus

ANDAMENTO: la Virtus scende in Puglia, contro una squadra reduce da tre sconfitte filate, senza playmaker titolare e in crisi offensiva, con l’atteggiamento totalmente errato. Si fa sbranare viva dalla voglia di riscatto dei padroni di casa nel primo quarto, che termina sotto 29-13. Poi sembra poter recuperare la partita, rientrando fino anche al pareggio nel secondo quarto. 43-40 a metà partita per Brindisi. Sembra cambiato il vento, ma al rientro in campo, in realtà, riattacca lo spartito dei primi 10′. Tornata sotto in doppia cifra, punita a ripetizione da Banks, Brown e Moraschini, la Virtus, solo di voglia, ricuce fino al -6. A un minuto dal termine ha la tripla del -3 in mano, ma la scaglia Pajola. Ferro. E partita finita.

FATTORE X DELLA PARTITA: Brindisi arrivava alla partita come peggior attacco della serie A per offensive rating: chiude con 89 punti all’attivo e 30/42 da due punti.

Ascolta “VNera Pod – Post partita Brindisi” su Spreaker.

CLASSIFICA: sconfitta con implicazioni di classifica molto pesanti per la Virtus, che era, prima della gara, a pari punti con Brindisi, ora, ovviamente, avanti di due lunghezze. Prima delle gare di oggi i bianconeri sono noni con cinque vittorie e sei sconfitte.

PROSSIME PARTITE: Natale alla Unipol! Il 25 alle 21 si torna in campo per il derby “casalingo” contro Reggio Emilia.

5 APPUNTI SULLA PARTITA

1. Una difesa indifendibile

Poco da aggiungere. Nel pre partita segnalavamo come Brindisi arrivasse alla gara in crisi vera: 64 punti di media nelle ultime tre partite perse, con un offensive rating inferiore a 90 che ne faceva il peggior attacco del campionato. Bene, la Virtus è riuscita a concedere ai padroni di casa la bellezza di 89 punti, lasciando autostrade al ferro, facendosi sistematicamente battere in un palleggio in uno contro uno. 30/42 da due punti per Brindisi, utile per ovviare a un non ottimale 5/20 da tre. 120.6 di offensive rating per la squadra di Vitucci, ovviamente high stagionale.

2. Zero intimidazione

Il 30/42 da due punti di Brindisi è figlio di numerosissime conclusioni arrivate al ferro o nei suoi pressi pressoché indisturbate. La Virtus ha chiuso la sua seconda partita in fila senza stoppate date (fu così anche a Ostenda). In generale, in campionato, in nove partite su undici ne ha date solo due o meno. Vero che se gli esterni danno una linea di penetrazione troppo diretta ai pari ruolo avversari diventa difficile fermarli. Ma certo, anche il reparto lunghi virtussino non ha particolarmente contribuito a fermare gli avversari.

IL DETTAGLIO DEI QUINTETTI SCHIERATI DALLA VIRTUS

3. (quasi) Mai così poco in lunetta

Solo dieci tiri liberi tentati dalla Virtus. Il secondo dato più basso della stagione, dopo i nove tentati contro Milano. Un chiaro segnale di come i bianconeri abbiano totalmente sbagliato l’approccio alla partita. Vero che Brindisi ha confermato la sua tendenza a mandare poco gli avversari a tirar liberi (14,6 di media concessi, solo Torino e Varese fanno meglio), ma è stato anche sintomo di come la Segafredo non abbia saputo sfruttare a dovere il netto vantaggio di centimetri di Kravic e Qvale, ad esempio, spesso accontentandosi dei tiri forzati, da tre o dalla media, dai vari M’Baye, Aradori, Punter (14/43 in tre).

4. Salvate il soldato David

Continua la risalita di David Cournooh. Che gioca il suo high stagionale di minuti (31) ed è certamente l’unico a salvarsi della Virtus. Sacripanti, spinto dai falli di Taylor e Pajola, lo uso anche come cambio del play e non solo delle guardie. Lui ripaga con una prova di sostanza, dove da difesa e, nel primo tempo, è anche il più efficace in attacco, segnando tutti i suoi nove punti. Chiude a zero di plus/minus, che è già un successo. Nei nove minuti in cui sta seduto la Virtus subisce 22 punti in 15 possessi.

IL DETTAGLIO CAMPO/PANCHINA DEI GIOCATORI VIRTUS


5. Final Eight andate? Non proprio.

La partita aveva ovvie implicazioni in ottica Final Eight di Coppa Italia. Virtus e Brindisi condividevano la stessa posizione in classifica e ora la Happy Casa ha lo scontro diretto a suo favore, oltre a due punti in più. Ma, storicamente, per qualificarsi bastano otto vittorie, a volte sette (vedi i casi di Avellino nel 2015/2016 o la stessa Brindisi la stagione successiva). Mancano quattro partite: in casa con Reggio e Brescia e in trasferta a Trento e Varese. E’ una mission quasi impossibile, ma la Segafredo deve provarci fino in fondo.

Date un giudizio alla prestazione della Virtus contro Brindisi

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