Il giudizio alla stagione Virtus da parte dello staff di VNera – Parte 1

Virtus
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Prima settimana di post stagione. Ormai un po’ dappertutto si parla di futuro: allenatori, giocatori, dirigenti. I rumors sui vari giornali e siti specializzati. Noi di VNera, invece, ci prendiamo ancora una settimana per andare ad analizzare la stagione che è appena andata in archivio. I prossimi giorni, infatti, verteranno principalmente sull’analisi di quello che è stato. Oggi e domani con un paio di pezzi di analisi generale da parte dello staff del sito. Da mercoledì, invece, concentrandosi specificamente sui giocatori. E il week end lo lasceremo per qualche sondaggio da sottoporvi. Da lunedì prossimo, poi, occhi unicamente puntati al futuro, che, ovviamente, speriamo possa lasciarci qualche soddisfazione in più di questa stagione così controversa.

Dunque, dicevamo.

Come valutare questa stagione?

Il giudizio abbastanza universale che si è letto in questi giorni, dicendola in termini di pagelle, è un 5,5. Stagione del ritorno in A. Grande entusiasmo. Mercato estivo che ha galvanizzato il pubblico. Primo obiettivo stagionale (Final Eight di Coppa Italia) centrato, secondo (Playoff) mancato per differenza canestri. In mezzo tutti i problemi che sappiamo bene ci sono stati.

Ed è difficile staccarsi da un giudizio del genere. Guardando il roster della Virtus e pensando a quello che era l’obiettivo dichiarato, appunto i playoff, è praticamente impossibile dare un voto sufficiente alla stagione.

Proviamo allora a spezzare in tre tronconi la valutazione. Squadra, allenatore, dirigenza.

SQUADRA

Non fosse per la prestazione incommentabile di Reggio Emilia, chi vi scrive queste righe darebbe un 7 alla squadra, intesa come giocatori. Che per ventinove (trenta se contiamo la Coppa Italia) partite sono andati in campo dando, a livello di impegno, sempre il massimo. O almeno dando l’impressione di farlo. Poi certo, con gli alti e bassi che possono aver avuto i vari protagonisti (e, come detto, analizzeremo meglio nei prossimi giorni). Ma a livello di voglia di lottare e provare a vincere ogni gara, fino alla partita casalinga con Avellino non credo si possa dire niente di particolare a nessuno. Non è un caso che fino a quel momento la Virtus fosse andata a fondo veramente solo sul campo della Sidigas all’andata. Si ricordano anche sconfitte abbastanza nette in Coppa con Brescia, ma con la fortissima scusante degli infortuni a Aradori e Alessandro Gentile, e a Cremona, dove comunque la reazione per rientrare in partita c’era stata.

Dunque, in definitiva, una squadra certamente non piatta sul parquet. Che, nei suoi problemi tecnico/tattici, ha sempre cercato di dare tutto quello che aveva per fare il meglio possibile.

Fino a Reggio Emilia. Nella partita in cui ci si aspettava che proprio quella forza avrebbe fatto la differenza, contro una squadra già al suo obiettivo da un paio di settimane. E in cui, invece, è arrivato un “no show”  davvero inopinato da parte praticamente di tutti, non salvato neanche parzialmente dai cinque minuti di foga agonistica del terzo quarto.

Ecco quei 40’ reggiani fanno calare tutta un’altra prospettiva sulla stagione della squadra intesa come gruppo di atleti. Perché quando il collettivo sarebbe servito davvero per centrare l’obiettivo è mancato clamorosamente.

Resta una sufficienza comunque. Perché, tra un organico non assemblato al meglio e torturato da problemi fisici e squalifiche nel girone di ritorno, si è comunque restati in lotta fino alla fine. Venendo anche bocciati per via di tanta sfortuna (i canestri Daye e Luca Vitali su tutti).

Ma non mi sento di dare più di un 6. La prestazione del PalaBigi ci metterà tanto tempo per essere digerita.

ALLENATORE

E qui bisognerebbe fare un’ulteriore distinzione tra quello che Alessandro Ramagli ha fatto in campo e come ha gestito tutto l’extra. Sì, perché parliamo sempre di un allenatore che, dalla sconfitta di gara 2 con Casale Monferrato dell’anno scorso, praticamente ha vissuto ogni suo giorno bianconero sulla graticola. E lavorare in questo modo non è certo semplice. Perciò, ad ogni sua vittoria centrata sul campo andrebbe attribuito un peso maggiore.

Però va anche detto che su quel campo non ha dato l’impressione di cavare il massimo dalla squadra. E’ sembrato svolgere il suo compito, senza mai provare a stravolgere assiomi abbastanza basilari. Cambi col manuale. Difesa a uomo a oltranza (davvero questa squadra non poteva difendere a zona?). Quintetti standard, con qualche “spruzzata” di Ale Gentile da quattro. Per finire con il non utilizzo di un giocatore come Jamil Wilson che avrebbe fatto, invece, molto comodo.

Un po’ poco per gestire un gruppo costruito, anche con una parte di sua responsabilità, non al meglio.

Ci si sarebbe aspettati qualche esperimento in più. Qualche azzardo maggiore. Che non è mai arrivato, in favore di una condotta di gara sempre lineare, volendo anche esente da critiche, ma che raramente ha dato ai giocatori in campo quella spinta extra per non vedersi spesso costretti a finali in volata che, puntualmente, li hanno puniti.

Dispiace che l’ultima prestazione, quella che, da sempre, resta negli occhi a memoria di un campionato, sia stata la peggiore dell’anno. Il bilancio del suo biennio resta estremamente positivo, così come il giudizio sulla sua persona, che ha infranto più di un cuore tra i tifosi bianconeri.

Ma, personalmente, il voto a livello di campo per questa annata è un 5,5.

SOCIETA’

Dove convergono molte delle responsabilità di una stagione da “Vorrei ma non posso”. Un susseguirsi di situazioni gestite non al meglio, che hanno creato un’inevitabile catena di eventi alla fine distruttivi. A partire dall’estate, dove non c’è stato il coraggio di andare contro la piazza e cambiare guida tecnica, tenuta così al timone con una fiducia a parole confermata ma percepita da tutti come molto labile.

La conferma di Ramagli ha poi portato i problemi nella costruzione della squadra. Perché, se in entrata è stato fatto un ottimo lavoro (al di là delle considerazioni tecniche, i giocatori portati in estate hanno creato un’ondata di entusiasmo che non si vedeva da un decennio abbondante), in uscita i problemi sono stati maggiori, confermando atleti evidentemente graditi al coach ma che hanno sbattuto contro il livello della serie A e non sono mai del tutto riusciti a mischiarsi con i nuovi innesti. Da lì la gestione negativa del caso Rosselli, brutta spia già ad inizio stagione.

Non aver mai completato il roster è stato il Peccato Originale. Sostenendo di voler attendere per capire quale fosse il giocatore veramente utile, è partita una vana rincorsa durata sei mesi e che si è concretizzata in un acquisto utilizzato dall’allenatore meno di quaranta minuti complessivi nell’arco delle tre decisive partite disputate.

Infine l’errore forse più pesante, quello che, alla prova dei fatti, è costato l’accesso alla post season. Ossia la ridda di voci incontrollate che si è diffusa sul futuro di squadra e allenatore da un paio di mesi a questa parte. Più o meno, cioè, da quando si ha avuto conferma della Wild Card per la Champions League. Che è coincisa con un ruolino di marcia fatto di sette sconfitte nelle ultime undici gare giocate dalla Virtus. Con l’ultima vittoria casalinga che data 25 marzo 2018, in un clima, dall’esterno, percepito come di ormeggi un po’ mollati avendo ricevuto le necessarie rassicurazioni per il futuro. E che ha, troppo spesso, tenuto il focus lontano dal rettangolo di gioco.

Insomma, una fila di errori da cui sicuramente imparare. Non va dimenticato che parliamo pur sempre di una dirigenza molto “giovane” in questo mondo. E che, per quel che vale, ha già fatto sapere di voler fare molto meglio il prossimo anno.

Una seconda chance non si nega a nessuno (e direi che siamo tutti disposti a concedergliene anche più di due), ma per questa stagione il voto è un 5.

 

Nicolò Fiumi