2019/2020 Season in review: Aleksandar Djordjevic

Tempo di lettura 2 minuti
296 letto

Una stagione sospesa rende molto difficile il giudizio sul nostro coach bianconero. Aleksandar Djordjevic infatti non ha allenato neanche un anno intero con la VNera da quando è arrivato.

Solitamente i risultati di squadra sono utili per valutare le qualità di un allenatore e l’attuale prima posizione in campionato insieme alla conquista per i playoff in Eurocup sono un dato molto positivo.

Forzare la vittoria

La prima posizione in campionato dopo venti partite con solo due sconfitte contro Cremona e Sassari in trasferta, danno l’idea di una grande cavalcata ma in certi tratti il coach serbo ha ottenuto i due punti sacrificando la lunghezza del roster per ottener a tutti i costi il referto rosa.

Questa impressione però si è incrinata nelle final four che ha disputato la Virtus ovvero coppa Intercontinentale e coppa Italia, perchè in una competizione ravvicinata e con un alto tasso di dispendio di forze questo accorciar aggressivamente le rotazioni si è rilevato controproducente per il risultato finale.

“Volevo vincere a tutti i costi” questa una sua frase nel post partita contro Treviso in campionato, in risposta ad una domanda sul perchè aveva impiegato così poco alcuni membri della panchina in una partita contro un avversario più debole ma vinto sul finale.

L’ex commissario tecnico della Serbia è stato molto bravo ed è sempre stato riconosciuto come il Capo di questa squadra, grazie all’aver preso anche decisioni forti in stagione pur d’aver l’attenzione e il comando della squadra come ad esempio l’esclusione nel secondo tempo in Eurocup di Milos Teodosic contro Andorra o quella di non convocare Vince Hunter contro Sassari.

Queste scelte sono state accompagnate da sconfitte, ma sono state prese per far crescere, progredire e infondere fiducia in tutta la squadra; sono scelte che condividiamo completamente, al di là dei risultati.

La miglior partita

In molti ricorderanno il derby o l’ultima decisiva gara vinta prima della quarantena contro il Darussafaka, ma pensiamo che le gare preparate e gestite meglio siano state le sfide contro Olimpia Milano, ed in particolare la difficile trasferta d’Eurocup contro il Monaco.

il boxscore della Virtus di quella partita

Quest’ultima partita è stata allenata molto bene contro un avversario molto tosto, vincendo una gara fondamentale per il passaggio al secondo turno, ma soprattutto gestendo ottimamente le risorse della squadra.

Giudizio finale

Certamente bruciano le sconfitte di coppa italia contro Venezia ai quarti (anche se sul finale e supplementare) e in finale di intercontinentale contro Tenerife (la terza partita giocata in cinque giorni) ma i risultati in campionato ed in Eurocup parlano molto chiaro.

Aver lasciato la Virtus in quella posizione di classifica dopo tantissimi anni e aver centrato i playoff d’eurocup permettono un voto molto positivo, senza ahimè sapere l’epilogo di questa ottima stagione.

Il voto di Vnera per Aleksandar Djordjevic è SETTE.

2019/2020 Season in review: Milos Teodosic

Milos Teodosic
Tempo di lettura 2 minuti
374 letto

Che stagione per l’asso di Valjevo! Arrivato nell’entusiasmo generale, ha fatto preoccupare tanto con i problemi fisici di agosto e settembre. E’ entrato in azione solo dopo tre partite, ma da lì in poi ha cambiato ulteriormente marcia all’annata bianconera.

Momenti di dominio assoluto sulle partite. Canestri decisivi, assist al bacio, presenza mentale ed emotiva sulle partite impressionante. Semplicemente un grandissimo campione.

Una facilità di pallacanestro nelle mani come da tempo non si vedeva

Di tutte le cose che Teodosic ha portato in dote quest’anno, sicuramente la principale è stata quella di mostrare nuovamente al pubblico virtussino cosa vuol dire disporre di un campione di caratura internazionale. Una fluidità di gioco incredibile. Dalla velocità di rilascio del tiro, alle letture delle situazioni offensive, facendo sembrare facili cose per nulla scontate.

Teodosic ha impressionato per come, in tantissime occasioni, è sembrato davvero superiore al livello in campo degli avversari. Illuminante, in tal senso, la capacità di guadagnare falli e tiri liberi (quasi cinque a partita, massimo in carriera) nei finali di partita, per risolvere dalla lunetta azioni, altrimenti, complicate.

L’impatto sui compagni e sulle gare (quasi sei assist a incontro, 39.3% di assist percentage, +10.9 di net rating in Eurocup nei momenti con lui in campo, per Overbasket) è stato talmente grande da far passare in secondo piano percentuali di tiro non sempre scintillanti: 43% dal campo, 35% da tre, raccontate però molto meglio dall’ottimo 61% di true shooting, dato che tiene in conto anche i tiri liberi e assegna un maggior peso al tiro da tre.

In difesa è stato quello che ci si aspettava. Spesso letargico, in generale giocatore da cercare di “nascondere” per evitare di essere puntato in uno contro uno (cosa che, per esempio, il Partizan ha sfruttato molto bene in entrambe le gare). Sfruttando la sua grande conoscenza del gioco, se non altro, spesso ha limitato i danni con rotazioni e palle rubate di tempismo dal lato debole.

La miglior partita

Se ne potrebbero trovare davvero tante di grandi partite nella stagione di Teodosic. Ma noi andiamo con la sua prima in assoluto in maglia bianconera: sei ottobre, terza di campionato. Dopo un buon avvio, con tre vittorie tra coppa e campionato, ma contro avversarie di caratura decisamente inferiore, la Virtus ha il primo vero test, in casa contro i Campioni d’Italia della Reyer Venezia.

Teodosic è in panchina e non c’è certezza sul suo utilizzo. L’avvio di gara è traumatico: gli ospiti vanno avanti 19-6 e poi si chiudono in una zona che mette ulteriormente in ambasce la Segafredo. A 3’29” dalla fine del primo quarto entra Milos. Primo attacco, primo pallone toccato. Non c’è bisogno di niente: un gioco, un blocco. Si alza in una frazione di secondo e segna da tre. Facendo esplodere il Paladozza e cambiando immediatamente l’inerzia della partita. 22 punti e 7 assist in 21′ alla fine. Vittoria 75-70 in rimonta.

A fine gara disse che la gente non doveva aspettarsi che segnasse sempre così tanto. Chissà se faceva sul serio o stava bluffando…

Giudizio finale

Al netto dell’impatto difensivo spesso carente, tutto quello prodotto da Teodosic nell’altra metà campo è stato di un tale valore e impatto da renderlo, quasi da solo, motivo delle vittorie in diverse occasioni.

Nell’ultimo mese di partite giocate si stava evidenziando il problema della cattiva gestione del suo minutaggio, che lo portava completamente svuotato e non lucido nei finali. Cosa comunque non imputabile a lui. Per il resto uno spettacolo vero. A cui siamo stati felicissimi di assistere.

Otto e mezzo per l’MVP di questo 2019/2020 virtussino.

2019/2020 Season in review: Stefan Markovic

Stefan Markovic
Tempo di lettura 2 minuti
365 letto

Scelto per affiancare Milos Teodosic e liberarlo alla bisogna dai compiti di costruzione, lasciandolo libero di uscire dai blocchi invece che dover portare la palla ad ogni azione, c’è il dubbio fondato che Stefan Markovic abbia fatto alla Virtus la miglior stagione in carriera insieme a quella, sempre in Eurocup, del 2016 allo Zenit San Pietroburgo.

La punta di diamante di una squadra che si passa la palla

8.6 punti e 5.8 assist in Eurocup, 6,7 punti e 7,1 assist in campionato, la stagione di Stefan Markovic è contrassegnata da un minimo comune denominatore: la continuità impressionante nello smazzare assist, in una squadra il cui credo offensivo è stato il tentativo costante di far girare vorticosamente la palla.

Le statistiche di assist/possesso chiariscono meglio il dominio del fondamentale da parte del serbo: 39.9 assist per 100 possessi in campionato. 57 in Eurocup. In media, una possesso su due per Markovic diventa un assist. Con rispettivamente 2.4 e 2.1 assist per palla persa, un rapporto certamente accettabile.

Stefan Markovic è un difensore eccellente quando serve, benché oggettivamente non continuo; perfettamente comprensibile, vista l’età non più verdissima ed il minutaggio elevato per cui è stato impiegato durante tutto l’anno. Quando contava, comunque, ha fatto la differenza dietro, come testimoniano i defensive rating eccezionali, 98.8 in campionato e 90.7 in Eurocup.

La stagione offensiva di Markovic è stata un po’ meno efficace, come ci si poteva attendere, con il tallone d’Achille rappresentato dai tiri liberi, con un accettabile 74% in Eurocup ma un rivedibile 58% in campionato. Piuttosto discontinuo anche al tiro da tre punti, ma è altrove che il plamaker serbo ha fatto la differenza.

La miglior partita

Difficile scegliere tra le tante, eccellenti partite di Stefan Markovic in una stagione segnata dalla continuità. Probabilmente la prova casalinga con il Partizan meriterebbe la palma, ma in una stagione con tante vittorie preferiamo non ricordare una delle poche sconfitte. Così come meriterebbe la grande partita a Brescia, dove però Markovic si era messo per una volta in proprio.

Ma, anche per lo standing dell’avversario, ho scelto la partita alla Segafredo Arena contro Milano, che ben rappresenta il meglio della stagione del numero 9 bianconero. 33 minuti in campo, 8 soli punti frutto di basse percentuali da 2 e da 3 e di un orrendo 2/6 ai liberi, ma 12 assist, 7 falli subiti e 5 rimbalzi, 99.8 di Defensive Rating, spesso sul Chacho Rodriguez, ed una capacità di mettere in ritmo tutti i compagni che ha contraddistinto la stagione del Polluce bianconero.

Giudizio finale

Stefan Markovic è l’interprete ideale per la pallacanestro che Djordjevic ha in mente e la spalla perfetta per liberare e far esprimere al meglio il talento di Milos Teodosic. Per entrambi, speriamo che l’età e le condizioni fisiche consentano loro di ripetere la straordinaria cavalcata, interrotta sul più bello, percorsa in questa stagione.

Il nostro voto è un otto pieno.

2019/2020 Season in review: Kyle Weems

Kyle Weems
Tempo di lettura 3 minuti
337 letto

L’arrivo di Kyle Weems è stato quello forse più sottovalutato in estate, rispetto ai nomi più conosciuti al grande pubblico arrivati in bianconero. Ebbene, l’ala ex Tofas si è rivelata una gran presa, si è inserito, in attacco ed in difesa, alla grande nel sistema di Djordjevic ed ha convinto tutti.

Solido difensore, utile in attacco

Unico della squadra sostanzialmente senza un backup, stante il totale inutilizzo di Stefan Nikolic, inizia la stagione con minutaggi spesso oltre i 35. Con la crescita di Pajola ed un utilizzo più diffuso di Cournooh, gioca comunque in media 26.3 minuti in campionato e 27 in Eurocup, viaggiando in entrambe le competizioni a circa 11 punti e 4.5 rimbalzi a partita. Buonissime anche le sue statistiche avanzate: 116.8 di OR in LBA e 108.5 in Eurocup, 100.3 di DR in Italia ed un eccellente 90.6 in Europa, confermandosi uno dei migliori difensori bianconeri lungo tutta la stagione.

Come ci si poteva attendere, non ha ripetuto le incredibili cifre dell’anno precedente al tiro da tre punti al Tofas (dove aveva sfiorato il 50%), ma si è comunque confermato tiratore affidabile con il 37% in Italia ed un leggermente più deficitario 32.7% in Eurocup.

La sua annata è stata caratterizzata da una comprensibilissima flessione coincisa con la malattia e poi, purtroppo, la morte del padre; in quella circostanza si è certamente rafforzato il legame del giocatore con la società, che gli ha consentito di essere accanto alla sua famiglia in un momento così difficile, ed il pubblico, che ne ha percepito tutto l’impegno e l’atteggiamento impeccabile. Weems si è poi ripreso alla grande e pareva in decisa crescita durante le ultime uscite, culminate con un’ottima prestazione contro il Darussafaka.

Ci fa piacere per una volta citare anche un aspetto personale davvero peculiare che è apparso chiaro anche nelle ultime, complesse settimane: un utilizzo dei social media di un equilibrio davvero fuori dal comune, molto apprezzabile per uno sportivo professionista.

Unica nota negativa, se si vuole, è apparso a volte un po’ in sofferenza contro le ali grosse e atletiche di alcune delle migliori avversarie, essendo giocatore di doti fisiche buone ma non esuberanti e di non particolare tonnellaggio per il ruolo. Nella eventuale scelta di un’ala che ne costituisca un solido backup per il prossimo anno, potrebbe essere un elemento da tenere in considerazione.

La miglior partita

La scelta in questo caso, tra ragioni affettive e numeri, è fin troppo facile. Kyle Weems è stato protagonista assoluto del match contro la Fortitudo, facendo passare davvero una brutta serata all’ex Aradori, annichilito con la difesa e massacrato in attacco, tra alley-oop, backdoor, schiacciate e tiri in faccia.

Giustificando – se mai ce ne fosse stato bisogno, e con buona pace di alcuni commentatori locali – la scelta estiva di coach Djordjevic di preferirlo all’ex capitano in fase di costruzione della squadra. 32 punti con 13/16 dal campo e 31 di valutazione sono le cifre del vero dominatore del derby di Natale.

Giudizio finale

Giocatore solido, utile, con pochi fronzoli e moltissima concretezza, protagonista in attacco quando serviva, non ingombrante quando erano altri a prendersi il proscenio, sempre applicato ed efficace in difesa. Kyle Weems è il giocatore che tutti vorrebbero nella propria squadra e non vediamo l’ora di rivederlo in campo col 34 bianconero.

Il nostro voto è un bel sette e mezzo.

2019/2020 Season in Review: Julian Gamble

Julian Gamble
Tempo di lettura 2 minuti
313 letto

Arrivato come centro “operaio”, da legna più che cesello, Gamble si è mostrato decisamente più di tutto questo. Preso il posto da titolare se lo è tenuto stretto giocando una stagione di altissimo livello, in Italia come in Europa.

Per il tipo di competizione a cui ha preso parte probabilmente la migliore annata della sua carriera. Con un’ottima continuità di rendimento.

Poche cose, ma fatte molto bene

Il principale merito di Gamble è stato portare alla causa esattamente quello che serviva per integrarsi al meglio con i direttori di orchestra virtussini: blocchi e rapidità, sorprendente, di piedi per rollare velocemente a canestro e un paio di movimenti, scolastici ma efficaci, per giocare in post basso.

Con questo, l’ex Nanterre è stata un’opzione offensiva costante e consistente. Certo, avere gli assist al bacio di Markovic e Teodosic per un lungo è pura manna dal cielo, ma va riconosciuta la capacità di capire cosa venisse richiesto e la capacità di farlo al meglio.

Ottima, tra l’altro, l’attitudine a segnare con fallo, in questo modo mitigando cifre ai tiri liberi che, seppure migliorando dopo un inizio tragico (3/17 dopo quattro partite che avevano fatto tremare parecchi), sono rimaste su livelli piuttosto carenti: 48% a fine stagione, 53% dopo quel 3/17.

In difesa è stata una delle ancore della squadra, con la sua presenza sotto il ferro costante ad alterare tiri, limitando tantissimo le percentuali di realizzazione avversarie. Come detto, è stata anche una buona opzione nel contenimento del pick & roll. Certo, non con la capacità di cambiare e contenere di Hunter, cosa normale, vista la differenza di tonnellaggio. Ma comunque efficiente quanto basta per essere ingranaggio funzionale di una difesa di alto livello.

La miglior partita

Gamble quest’anno ha avuto un conto aperto con Trento. In tre partite contro la squadra di Brienza ha viaggiata a diciassette punti e dieci rimbalzi di media con 21/30 dal campo.

In una gara, in particolare, ha dato il meglio di se. Quella di ritorno nel girone di Eurocup, il ventinove gennaio. 20+11 con 8/12 dal campo in diciannove minuti in cui la Dolomiti non ha trovato un singolo modo per arginare le sue ricezioni, che fossero statiche o in movimento.

Giudizio finale

Una stagione decisamente sopra e righe per Gamble, che forse, più che per la quantità di quanto prodotto, ha sorpreso per la costanza con cui lo ha fatto. Non rubando l’occhio per tecnica o pulizia stilistica, ma dando a Djordjevic esattamente quel riferimento sotto canestro centrale per il suo modo di intendere la pallacanestro.

Come per Vince Hunter, confermiamo il sette e mezzo anche a lui.