Piccoli bianconeri crescono: la stagione di Tommaso Oxilia

Tommaso Oxilia
Tempo di lettura 5 minuti
601 letto

Torniamo ad analizzare come sono andate le stagioni dei giovani virtussini che quest’anno erano in prestito ad altre squadre. Settimana scorsa abbiamo visto l’annata imolese di Lollo Penna, oggi andiamo, invece, a guardare più da vicino come se l’è cavata Tommaso Oxilia, sempre in A2, sempre nel girone Est, ma con la Assigeco Piacenza.

Le statistiche della stagione 2017-18 di Tommaso Oxilia

Una stagione diversa rispetto a quella vissuta da Penna, ma comunque positiva per l’esterno classe 1998, che, crescendo in maniera costante nel corso dell’anno, si è ritagliato un ruolo cruciale nella salvezza dei piacentini. Campionato non semplice, tra l’altro, per l’Assigeco, passato per parecchie sconfitte (11-19 il record, e salvezza conquistata ai playout contro Napoli) e un cambio di allenatore, con le dimissioni di Andrea Zanchi, rimpiazzato a inizio febbraio dal suo vice, Cesare Riva, che ci ha parlato un po’ del torneo da poco andato in archivio.

“La stagione di Tommaso ha avuto una costante che è stata la sua voglia di sgobbare e migliorarsi. Ha lavorato tanto con lo staff, spesso chiedendolo lui per primo. Aveva molta voglia di fare e lo si vedeva dalle sue caratteristiche in campo: rimbalzi d’attacco, grinta, difesa. Quest’anno gli serviva per mettere insieme un po’ di cose e rinforzare, ad esempio, il suo tocco sulla palla e costruirsi un tiro in cui si sentisse più sicuro.”

Oxilia ha giocato una stagione dai due volti: più timida la prima parte (5 punti di media col 38% al tiro nel girone d’andata), decisamente più incisiva la seconda (9,6 punti e 52% dal campo tra girone di ritorno e playout, 14 punti, 5 rimbalzi e il 60% al tiro nelle ultime otto gare, Under 21 del mese in aprile). Anche perché il suo inquadramento all’interno della squadra è stato più chiaro. “Nella prima parte di stagione era ancora un po’ diviso tra il ruolo di tre e quello di quattro, anche non agevolato dalle difficoltà della squadra. Da gennaio in poi ha trovato una sua collocazione più precisa.”

Fino al giro di boa, in effetti, Tommaso ha giostrato tra i ruoli di tre e quattro, mentre con l’arrivo di Riva in panchina ha preso stabilmente il ruolo di ala forte. Facendo vedere con continuità le cose migliori e dando la netta impressione che quello sia il suo ruolo per il futuro, specialmente con la piega atletica che ha preso e continua sempre più a prendere il basket moderno.

“Nella seconda parte di stagione è cresciuto esponenzialmente. Ha fatto undici gare in doppia cifra nelle ultime sedici, con ventun punti in quella della salvezza a Napoli. Ma, al di là dei punti, ha giocato un ruolo importante nonostante avessimo a roster quattro lunghi veri, tra cui Jonathan Arledge, Ryan Amoroso e Luca Infante, più Reati e Formenti da tre. Tutti giocatori di buon livello per il campionato. Ha avuto la bravura e la pazienza di aspettare il suo momento e farsi trovare pronto, risultando decisivo e mettendo in pratica tutte quelle cose su cui avevamo lavorato nel corso dell’anno. Penso al tiro ad esempio, dove in più di un’occasione ha segnato triple pesanti, o anche alla solidità che ha avuto in gare come quella in casa della Fortitudo [16 punti e 6 rimbalzi in 24’]. L’ho fatto partire dalla panchina per metterlo più a suo agio e poi lui ha fatto bene da subito, risultando importante anche nel finale.”

Circa due metri, fisico asciutto, si sposa bene con il prototipo di ala capace di spaziare il campo, con buone doti difensive e la velocità per poter punire il difensore partendo da oltre l’arco. Al contempo, però, con già una buona capacità di punire mismatch favorevoli vicino a canestro.

Oltre a questo ha lavorato sodo sul suo tiro, rendendo più fluida la meccanica e crescendo esponenzialmente nelle percentuali realizzative. Bravo nel selezionare quando tirare (un tentativo a partita) è passato dal 3/12 del girone d’andata all’11/20 di quello di ritorno (incluse le due partite di playout), chiudendo con un eccellente 44% complessivo da dietro l’arco (l’anno scorso aveva chiuso la stagione in Virtus col 18%, 5/28).  Non è ovviamente un tiratore nel senso puro del termine, ma ha dimostrato di avere un’arma che può tornare utile e, soprattutto, non consente alle difese di ignorarlo quando può prendersi una conclusione pesante. Rendendogli così anche più facile trovare gli spazi per battere l’uomo dal palleggio.

“Ha fatto un miglioramento tecnico, magari meno evidente, ma che c’è sicuramente stato: nel tiro, ma anche più in generale nel gioco a tutto tondo, vicino e lontano da canestro, una doppia dimensione importante nel basket moderno. Poi la fiducia, che è cresciuta col tempo, ha fatto il resto. Rivedendo alcune partite del girone d’andata sembrava un altro giocatore. Magari provava a mettersi in partita con una giocata non nel suo bagaglio tecnico. Adesso invece ha la maturità di stare in campo facendo le cose migliori per lui e per la squadra senza fretta, magari mettendo un paio di tiri decisivi nell’ultimo quarto. Si è trovato spesso ad attaccare quattro più fisici e meno veloci e tecnici di lui, sfruttando bene questo vantaggio. Ha avuto una crescita anche fisica, ma sempre all’interno di un processo di sviluppo costante, non frutto magari di un exploit estemporaneo”

Difensivamente le cose migliori le ha fatte vedere lontano dalla palla, dove ha già buon senso della posizione e un discreto fiuto per l’aiuto difensivo, mentre sul proprio uomo tende ancora a pagare eccessi di zelo e qualche ingenuità dovuta all’età.

A rimbalzo lavora tanto di voglia e energia. Sotto il canestro avversario va con buona propensione a caccia del pallone, mentre in difesa ha ancora la tendenza a fidarsi troppo delle proprie doti atletiche e talvolta, dimenticando il tagliafuori, finisce per farsi beffare dal suo uomo.

“Non sarà per forza un giocatore da quindici punti a partita, ma può prendere dieci rimbalzi, dare dinamismo difensivo, fare tante altre cose. Deve migliorare ai tiri liberi [55% in stagione], soprattutto perché ha buona capacità di subire falli e tende ad andare molto al ferro.”

Più in generale deve lavorare sul trattamento del pallone, dove non è ancora completamente a suo agio. E’ stato un giocatore molto ordinato in campo, bravo spesso a prendere quello che la partita gli offriva. Ma dotarsi di un ball handling che gli permetta di costruirsi un tiro in autonomia deve essere uno degli aspetti su cui lavorare e che gli potrebbe davvero permettere di fare un salto di qualità. Tende ad andare alla conclusione in massimo un paio di palleggi e sulle situazioni che richiedono qualcosa di extra ancora fatica. Di contro dimostra già una buona coordinazione per la ricezione in corsa, magari a chiudere un coast to coast.

“Per il futuro lui è consapevole di dover fare ancora esperienza in questo campionato e anche io credo che un altro paio d’anni in A2 gli possano fare solo bene. Deve trovare una buona soluzione dove continuare ad avere minuti, anche perché non sarà più il ragazzino quasi esordiente, ma gli verranno chieste più cose e attribuite maggiori responsabilità. Non è più un’incognita, passerà l’estate con l’Under 20 [con cui è stato medaglia d’argento ai Mondiali 2017 e quintetto ideale della manifestazione n.d.a] e deve avere anche lo stimolo di sapere che l’Italia senior è allenata da un coach come Meo Sacchetti che non ha problemi a guardare a giovani come lui. In più la Virtus sta crescendo come struttura e ambizioni, quindi credo che la A2 sia un’ottima palestra per fortificarsi e poi provare il salto. Non deve avere fretta perché le capacità le ha. Ha ambizione personale ma gli va riconosciuto che in questo non ha mai perso di vista la squadra. Con calma arriverà, come quest’anno, dove è improvvisamente sbocciato ma perché alle spalle c’è stato un lavoro costante in palestra.”

In definitiva, rispetto a Penna, Oxilia ha avuto forse una stagione meno altisonante, ma guardandola dal profilo della crescita individuale probabilmente migliore. I suoi progressi sono stati costanti e la sensazione è che solo il termine del campionato abbia, momentaneamente, arrestato un progresso evidente. Fondamentale sarà continuare su questo spartito, perché ci sono tutti gli elementi per pensare a lui come un giocatore che tornerà decisamente utile in futuro.