Virtus Film Room: il gioco base dell’attacco Virtus

Virtus
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Continuiamo a vedere come gioca la nuova Virtus di coach Pino Sacripanti in queste prime fasi di pre stagione.

Settimana scorsa avevamo visto un gioco usato in alcune situazioni nella partita con Ferrara. Un gioco disegnato quasi appositamente per Kevin Punter e che aveva dato risultati eccellenti (e che ha continuato ad essere utilizzato anche nel week end appena passato).

Oggi vediamo quello che sembra essere il set base dell’attacco virtussino, con alcune delle varianti che abbiamo osservato nelle partite con Avellino e Ludwigsburg. Buona parte degli attacchi bianconeri nel week end sono partiti così.

Il gioco prende avvio con uno schieramento di questo tipo, solo con i giocatori un paio di metri più avanti, di modo da avere i due lunghi appena fuori dai tre punti e gli esterni in angolo:

Da qui si sviluppa il gioco base. I due lunghi si incrociano e riceve, aprendosi ben al di fuori dell’arco, quello sul lato sinistro del campo. Il playmaker, dopo il passaggio, taglia a centro area, mentre il secondo lungo si abbassa leggermente. Nel frattempo l’uomo con la palla scambia in palleggio con l’esterno di lato forte che sale dall’angolo a ricevere palla. Quest’ultimo prosegue in palleggio fino al centro del campo, dove effettua un passaggio consegnato all’altro esterno, intanto salito dall’angolo opposto sfruttando il blocco del lungo che in precedenza si era abbassato.

Mentre accade questo, il playmaker riceve un blocco sulle tacche ed esce sul perimetro, in posizione di ala. Qui il gioco ha tre possibili sviluppi: l’esterno che riceve il consegnato può sfruttare il vantaggio accumulato per attaccare in uno contro uno, attendere l’uscita del playmaker per premiare la sua uscita o fare arrivare il lungo più vicino per giocare il pick & roll.

Nei video vediamo come la Virtus, per ora, utilizzi le soluzioni finali che non siano il pick & roll più come specchietto per le allodole per tenere attiva la difesa. Ma quando torneranno Taylor e, soprattutto, Aradori, il gioco potrebbe avere sbocchi differenti.

Lo schema, in ogni caso, ha già diverse varianti. Per esempio nel prossimo video vediamo un caso in cui si gioca per creare una doppia uscita e avere due opzioni di passaggio per l’esterno che riceve il primo consegnato dal lungo. Opzioni che possono portare a un tiro da tre o a una penetrazione con l’area aperta come in questa situazione.

Nel prossimo video, invece, il lungo che non riceve il primo passaggio blocca per il playmaker, che può cercare di “rubare” due punti sotto canestro. Si crea poi un blocco “tandem” per l’esterno in angolo dal lato forte, da cui uscire per cercare un tiro o, come in questo caso, un angolo di passaggio per il lungo in post.

Il set può anche piegarsi alle letture dei giocatori. Qui, per esempio, Cappelletti rifiuta il blocco tandem e sale verticale. M’Baye con un blocco agevola la sua uscita, mentre Kravic, dal lato opposto, si alza per giocare il pick & roll. Da notare come Cournooh sfili via sulla linea di fondo per lasciare un quarto di campo libero alla penetrazione, costringendo il proprio difensore a scegliere se seguirlo o rimanere in area agevolando un possibile scarico su di lui.

Altra variazione sul tema nello spezzone seguente. Qui il playmaker, dopo aver ricevuto il blocco centrale del lungo, non cerca la ricezione ma va a portare un blocco verticale, il primo di due, per l’esterno sul proprio lato di campo. In questo caso Cournooh esce con buon vantaggio, sfruttando l’errore della difesa che passa sopra i blocchi. Pur con una ricezione imperfetta ha tempo per mettere a posto palla e piedi e segnare. Fosse proseguito il gioco sarebbe arrivato un doppio blocco per l’esterno in angolo opposto, come visto in precedenza.

I dettami di coach Sacripanti si cominciano a vedere. Come dicevamo ieri, la Virtus ha cercato di giocare tanto stando dentro questi schemi che, al momento, sembrano il fulcro del gioco virtussino. Ci aspettiamo di vedere diverse modifiche e aggiustamenti nel corso della stagione, ma questo tipo di gioco ha sicuramente un paio di pregi: tiene tutti i giocatori in movimento e attivi e, di conseguenza e forse cosa principale, non fa mai sedere la difesa, rendendo più probabili errori che possono facilitare la via al canestro.

Ora non resta che vedere come la squadra continuerà a lavorare su questi concetti, aspettando di vederli applicati con Taylor e Aradori nel motore.

Chi sale e chi scende: appunti sparsi dal torneo di Olbia

Torneo Olbia
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Secondo week end di partite per la Virtus, a Olbia, contro avversarie di tutt’altro spessore rispetto alla Ferrara incerottata vista domenica scorsa a Sestola. Avellino (senza Filloy, N’Diaye e Campogrande) e Ludwigsburg (senza Waleskowski, Klein e Jallow), rispettivamente finalista di Europe Cup e semifinalista di Champions League nella passata stagione.

Indicazioni (perché, ripetiamo, a questo punto della preparazione solo di indicazioni si può parlare, e niente più) ce ne sono state. Positive e meno positive. Le due sconfitte, peraltro arrivate entrambe  in volata, contano il giusto. Senza Taylor e Aradori, obiettivamente, guardare troppo al tabellone sarebbe stato un errore. Pino Sacripanti ha dovuto adattare molto le rotazioni di un back court praticamente dimezzato. Ma, come si dice, nelle emergenze spesso nascono le opportunità.

Dal minuto 3:08 le parole di Marco Martelli prima della partita con Avellino

E così sono arrivati i primi minuti (poco meno di trenta in due partite) per Alessandro Cappelletti, la sorpresa più piacevole della due giorni sarda. In campo senza paura e a testa alta in entrambe le partite. Non è certo sembrato un giocatore reduce da un anno di inattività. Ha attaccato mostrando buona propensione al canestro. Da rivedere, un po’ come tutti, in difesa dove ha subito abbastanza. Contro Ludwigsburg, dopo l’inizio reso molto difficile dal pressing dei tedeschi, la squadra ha recuperato equilibrio con lui e Cournooh in campo.

Cournooh che ha già messo in mostra tutto il suo valore come jolly tattico. E’ stato sul parquet soprattutto come guardia, giocando però anche minuti da playmaker, unico o in appoggio al portatore di palla principale. Ha dimostrato di essere già in discrete condizioni fisiche e portato buon contributo offensivo.

Dal trio di “piccoli” quello che esce un po’ meno bene è Alessandro Pajola. Niente di grave sia chiaro, ma dopo una prima partita con Avellino tutto sommato positiva, ha mostrato grandi difficoltà contro il pressing a tutto campo imposto da Ludwigsburg. Tutta esperienza che servirà molto in futuro, ma certo al momento non si può fare affidamento unicamente su di lui come cambio di Taylor. Positivo, comunque, il fatto che in attacco sembri più a suo agio del passato quando si tratta di guardare al canestro.

“MVP” della due giorni, senza fare grandi fatiche a immaginarlo, Kevin Punter. Gran partita contro Avellino. Bene anche nella finale 3°/4° posto, anche se un po’ sparito nel secondo tempo. 48 punti in due partite e, soprattutto, la sensazione di un giocatore che offensivamente sia di un livello superiore. La naturalezza di tiro la si conosceva, queste prime partite hanno messo in mostra anche discreto ball handling. Ha la tendenza a cercare di “spezzare” i raddoppi col palleggio in maniera un po’ forzata a volte, ma se batte l’uomo poi vede il cesto in maniera davvero incredibile.

In rialzo le quotazioni di Amath M’Baye, che ha fatto vedere bene tutto quello che è: un talento offensivo da tenere all’interno di un sistema in difesa. Ha una caratteristica che farà sicuramente molto comodo alla Virtus, ossia quella di poter risolvere attacchi ricevendo da fermo e andando in uno contro uno. Difensivamente ha angoli tutti da rivedere (tante volte battuto dal palleggio), ma se dall’altra parte del campo produce come ha fatto tra sabato e domenica può non essere un problema insormontabile.

Indietro di condizione ancora Qvale. Cosa evidente soprattutto in difesa, dove ancora non si sono viste le sue ottime doti nel contenimento dell’esterno in palleggio sui pick & roll (più di una volta in ritardo sugli show difensivi). Situazione abbastanza naturale, vista la stazza del giocatore, che certo non preoccupa.

Discorso simile per Kelvin Martin, ancora lontano dalla condizione ideale e penalizzato oltremodo da un tiro che non è mai entrato. Anche qui, poco di cui preoccuparsi. La taglia fisica del giocatore è particolare, e non è certo questo il momento per attenderlo al top della forma fisica.

Venendo alla squadra, da notare come in attacco la Virtus sia quasi sempre all’interno di un set offensivo. Vuoi perché in preparazione si tende sempre a giocare per  provare gli schemi, però è stato abbastanza raro vedere la squadra giocare azioni senza una chiamata specifica. Poi ci sono stati tanti giochi rotti dove si è dovuto ricorrere a soluzioni personali o pick & roll, ma in linea di massima si è sempre andati all’interno di un gioco, spesso filato abbastanza fluido, per essere i primi di settembre.

Sacripanti ha usato un approccio abbastanza differente nelle due partite: contro Avellino ha avuto rotazioni più “convenzionali” cambiando meno e giostrando quintetti abbastanza standard, mentre con Ludwigsburg ha sperimentato di più. Specialmente provando, come anticipato a Sestola, quintetti con Baldi Rossi da cinque o Kelvin Martin da quattro.

Dal minuto 2:30:06 le parole di Pino Sacripanti al termine della gara con Ludwigsburg

Dalla difesa e a rimbalzo sono arrivate le note dolenti. La Virtus ha fatto grande fatica per tutto il week end a contenere gli uno contro uno avversari. E, in una situazione dove gli automatismi difensivi di squadra non possono essere ancora perfetti (i movimenti di aiuto ci sono, mancano i tempi), questo ha portato a subire tanti punti (88,5 di media, dopo i 77 con Ferrara). Gambe pesanti, certo, ma ci sono stati anche errori tecnici. Nella seconda partita è venuta fuori anche una discreta difficoltà in transizione difensiva, con i tedeschi che hanno segnato spesso in contropiede, talvolta in conseguenza di tiri presi con poco equilibrio dai bianconeri.

A rimbalzo il discorso va diviso tra lunghi ed esterni. Qvale e Kravic hanno sofferto abbastanza, specialmente nelle situazioni di uno contro uno a rimbalzo, facendosi portare via diversi palloni. Come dicevamo, nessuno dei due è un grandissimo rimbalzista, e certe difficoltà hanno cominciato ad emergere. Di contro, va detto, gli esterni hanno lavorato bene sotto le plance. In particolare Cournooh, Martin e lo stesso Punter hanno dato una bella mano per bilanciare i problemi emersi.

Prossimo appuntamento, sperando di vedere la squadra quasi al completo (sicuramente ancora assente Aradori), sabato prossimo a Parma per il Memorial Bertolazzi. Ore 17.30 palla a due contro Trieste. Nell’altra semifinale Reggio Emilia e Brindisi.