La tavola rotonda di fine stagione: 5 domande sull’annata della Virtus

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Continua la nostra Review Week, dove, come d’abitudine, andiamo a rivivere nel dettaglio la stagione virtussina appena terminata. Siamo partiti con le schede dei singoli giocatori, qua invece proponiamo una piccola tavola rotonda tra i redattori di VNera.

Cinque domande a cui rispondono Nicolò Fiumi, Davide Trebbi e Nicola Bonazzi, per provare ad affrontare alcuni temi dell’annata sportiva 2018/2019.

Qual è l’insegnamento che la Virtus dovrebbe portarsi dietro da questa stagione?

Nicolò Fiumi: credo che questa stagione abbia mostrato a tutti cosa vuol dire giocare una Coppa Europea. Più stanchezza, più stress fisico e mentale, ragionamenti diversi da fare. I giudizi devono essere molto più diluiti nel tempo, da parte di tutti. La cosa che conta è arrivare a marzo/aprile al massimo della forma.

Davide Trebbi: calma e pazienza. Non è possibile dopo una sconfitta gestire così male la comunicazione con i media. Non è possibile fare il giochino dei confronti economici come a condannare un obbligato risultato sul campo: è sport non finanza.

Nicola Bonazzi: banalissimo. Tirare a farne due in più dell’avversario paga a volte e con discontinuità; la difesa paga sempre. Un allenatore che punta sulla difesa e sul sistema è un valore aggiunto importante.

Virtus Bologna

Qual è stata la cosa o la storia più sottovalutata in quest’anno?

NF: come questa squadra, additata dall’opinione generale di essere cestisticamente poco intelligente, abbia saputo cambiare pelle drasticamente a stagione in corso. Da armata offensiva a muro difensivo quando è stato necessario l’ultimo sforzo. Senza la tabella di Vitali oggi eri ai playoff al posto di Trieste.

DT: la preparazione per le Final Four di Basketball Champions League. Dopo aver subito una tabellata da Luca Vitali in una gara che dovevi ampiamente meritare perdere, la Virtus presentatasi ad Anversa era completamente diversa dalla versione in Legabasket: lavoro psico-tattico perfetto per Djordjevic.

NB: l’influenza delle scelte societarie sul campo e la percezione da parte dei giocatori delle vicende extra sportive, in grado di influenzare pesantemente il clima e le prestazioni della squadra e di alcuni giocatori. Credo che si sia sottovalutata l’importanza di un clima sereno e “protetto” rispetto all’esterno.

Qual è stata la partita di quest’anno che più ti rimarrà in mente?

NF: passò quasi sotto silenzio, ma la vittoria in Coppa sul campo del Besiktas a me impressionò per la facilità di gioco della squadra contro un avversario di alto livello, in trasferta. Ebbi la sensazione che la Virtus lì avrebbe potuto svoltare la stagione. Purtroppo non successe.

NB: il ritorno contro Nanterre. L’energia che c’era a palazzo, la prova straordinaria di tutta la squadra, la difesa che mordeva. E la presenza decisiva di Brian Qvale, come avrebbe potuto essere in tutta la stagione.

DT: Nicola mi ha rubato la partita, allora dico la trasferta contro Brindisi, una delle gare più brutte della stagione, arrivati senza la concentrazione necessaria per giocare questo tipo di partite, ammazzati sull’agonismo ed energia in campo.

A prescindere dalla fatto che rimanga in Virtus, da quale giocatore il prossimo anno ti aspetti una grande stagione?

NF: Dejan Kravic. La sua crescita durante la stagione è stata costante e con l’arrivo di Djordjevic si è impennata definitivamente. Spero vivamente resti bianconero, perché il prossimo per lui credo sarà un anno di conferme.

DT: Tony Taylor questa stagione è stato lasciato troppo solo. Se giocherà in un contesto tranquillo e con un backup affidabile, allora purtroppo sono sicuro che ci mangeremo le mani.

NB: Brian Qvale. Credo che andrà in una squadra dove giocherà 50 partite e farà benissimo, e dovremo farci qualche domanda sulla gestione tecnica di questa ed altre situazioni.

Un rimpianto, se c’è, che ti porterai dietro dal 2018/2019.

NF: la settimana post Pistoia. Dove l’ambiente e la società hanno mandato per aria un anno di campionato e, solo grazie a un grande gruppo in campo, non hanno fatto lo stesso in Europa.

DT: parlando di basket giocato, direi sicuramente la mancata qualificazione ai playoff scudetto. Ok lasciare un ricordo positivo come la vittoria della coppa e l’ultima giornata contro Varese può far dormire serenamente in estate, ma il rammarico c’è soprattutto vedendo l’attuale situazione nella post season di Serie A.

NB: la limitazione progressiva, fino all’uscita dalla Virtus, di Marco Martelli e la conseguente fine di un progetto tecnico che, infatti, è di nuovo all’anno zero. Se fosse rimasto, probabilmente staremmo cercando due italiani e due stranieri e partiremmo da un nucleo ben più nutrito di quello da cui stiamo partendo per ricostruire, per la terza volta in tre anni, una squadra che – non dimentichiamolo – ha vinto. Ed avremmo probabilmente una idea anche di società completamente diversa e, a mio avviso, più efficiente.

Redazione

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