Tirando le somme della pre season bianconera

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Va in archivio il precampionato della Virtus. Dieci partite, sei vittorie (Ferrara, Trieste, Fortitudo, Trento, Cremona, Udine) e quattro sconfitte (Avellino, Ludwigsburg, Brindisi e Varese).

I recap del pre campionato: l’amichevole di Sestola, il torneo di Olbia, il torneo di Parma, il Memorial Porelli, il torneo di Jesolo.

 

L’occhio pessimista nota che la metà delle vittorie sono arrivate contro squadre di A2, mentre contro squadre di A, o europee, sono arrivati quattro KO in sette incontri.

Quello ottimista tiene conto del fatto che la squadra non sia mai stata al completo (prima le assenze di Baldi Rossi e Taylor, poi quella di Aradori, infine Qvale) e che, comunque, le quattro sconfitte siano arrivate per un totale di quindici punti, perdendo per più di quattro lunghezze di scarto solo con Varese.

Come sempre, la amichevoli di settembre lasciano impressioni contrastanti, che tante volte non trovano pieno riscontro quando si inizia a fare davvero sul serio. Certo, resta lo scotto della passata stagione, dove le tante rimonte subite e i crolli dell’ultimo quarto furono poi leit motiv del campionato virtussino.

Come abbiamo avuto modo di dire in passato, però, non sembra una situazione comparabile a quella del 2017/18. Intanto quella era una squadra che partiva con un nucleo decisamente più consolidato. Quattro nuovi arrivi, a fronte degli otto di questa stagione, e sei conferme, contro le tre di quest’anno. Oltre allo stesso allenatore. Quindi era un gruppo con meno necessità di studiarsi, che, sulla carta, avrebbe dovuto giocare da subito con più conoscenza reciproca, fornendo risultati più “credibili”, nonostante si trattasse di amichevoli.

Questa squadra, invece, è praticamente tutta nuova. Dalla panchina al campo, per venti giorni si è andati sul parquet con i soli Baldi Rossi e Pajola che già avevano giocato insieme. E lo stesso Aradori ha avuto nemmeno una decina di giorni per prendersi le misure con gli altri. Di conseguenza, i risultati visti fin qua, pensati su un arco di lungo periodo, vanno presi molto con le molle.

Virtus

C’è da costruire una conoscenza reciproca (il famigerato vissuto di Pianigianiana memoria), un’intesa in campo che, per forza di cose, oggi non può essere vicina al 100%. E lo stesso Sacripanti in questo momento non può conoscere i suoi giocatori come li conoscerà tra un paio di mesi. Con le rotazioni che, conseguentemente, riflettono ciò.

Fatta la necessaria premessa, il campo comunque qualcosa ha detto. Di sicuro possiamo mettere nelle note positive della pre season Kevin Punter, che ha mostrato di essere attaccante sopraffino, dotato di grande tiro, senso del canestro di alto livello e capacità di segnare quado conta (vedi canestri decisivi con Trento e Cremona). Per evitare paragoni fuorvianti, non è un attaccante alla Jason Rich o James Nunnally. Quando deve mettere palla per terra ha meno creatività, specie se dal palleggio non trova l’arresto e tiro. Ma di sicuro è un riferimento certo per l’attacco.

Bene anche Tony Taylor. Che è piaciuto per voglia e atteggiamento. Ha messo in mostra ottime doti di playmaking, capacità di giocare il pick & roll e qualità di realizzatore. Il ruolo di regista dovrebbe essere coperto in maniera egregia quest’anno.

L’altra nota positiva è, certamente, Dejan Kravic, che ci ha messo un attimo a mettersi in mostra. Giocatore di grande versatilità nonostante la stazza. Corre il campo alla grande, ha una capacità di coordinarsi in movimento sorprendente e vicino al ferro sa finire. Più volte in doppia cifra, sfruttando qualche passaggio a vuoto di Qvale ha messo lì una candidatura forte per avere minuti extra in campo. E in difesa può essere un jolly inatteso.

Tra le sorprese va anche Alessandro Cappelletti. Da cui nessuno si aspettava granché, e invece ha fatto molto bene ogni volta che è stato chiamato in causa. In attacco non sembra certo un giocatore reduce da un anno di inattività. In difesa le difficoltà ci sono. Ma come undicesimo di rotazione la Virtus non ha un semplice figurante.

Qualche dubbio, o meglio, la certezza che ci sia ancora da lavorare, lo ha lasciato Amath M’Baye. Che è andato su e giù come un ottovolante, alternando in maniera costante buone prove realizzative ad altre in cui il tiro non è quasi mai entrato. Conferma la sensazione di essere un giocatore che, per trovare i suoi spazi, deve avere palla in mano per più secondi, fermando così un po’ la fluidità del gioco. Di buono c’è che la sua applicazione in campo non è mai mancata e, in ogni caso, sugli scarichi per spaziare il campo si è confermato opzione di alto livello.

Già leader della difesa Kelvin Martin, che in attacco, però, deve a sua volta trovare la collocazione ideale. Troppo spesso è rimasto a trovare tiri e canestri solo in contropiede, mentre nei giochi a metà campo ha faticato a collocarsi. Riuscire a coinvolgerlo come fece l’anno scorso Cremona sarebbe vitale, soprattutto se questo vorrà dire vedere alzarsi le sue percentuali di tiro che farebbero tutta la differenza del mondo.

Piccola chiosa finale su Alessandro Pajola. Che ha fatto vedere decisi passi in avanti rispetto all’anno scorso, ma forse non è ancora quella certezza di cui si avrebbe necessità come primo cambio del play. Il tempo c’è ed è tutto dalla sua, ma da domenica si comincia a fare sul serio e i passaggi a vuoto saranno da limitare il più possibile.

Nickfiumi

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