Torino-Virtus: il post partita

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Si dice che gli episodi, in una stagione, tendano a pareggiarsi sul lungo periodo. Se si va a prendere un campionato, riavvolgendo il nastro dello stesso spesso ci si accorge che i colpi di fortuna o i casi comunque favorevoli vanno a pareggiarsi, più o meno, con quelli avversi. Certo, poi il tempismo con cui questo accade può essere variabile.

Così Landon Milbourne sbaglia un incredibile sotto mano sulla sirena regalando la vittoria alla Virtus in dicembre e Austin Daye si inventa una tripla impossibile allo scadere per battere la Segafredo a inizio marzo. Brescia, a metà febbraio, batte i bianconeri senza Pietro Aradori in Coppa Italia e, un mese esatto dopo, deve lasciare strada tra le mura amiche a Aradori e compagnia pagando a caro prezzo l’assenza di David Moss. Aradori e compagnia che affondano contro una Cantù alla classica partita della vita, dove ogni tiro entra a canestro, e soli sette giorni dopo si rialzano, passando a Torino contro una Fiat praticamente incapace di segnare da dietro l’arco (5/28) e ferma a 48 punti negli ultimi 35’ di gioco.

Alessandro Pajola in tutti i migliori quintetti schierati ieri da Ramagli

Capita. Sono le dinamiche del gioco. E bisogno essere, da una parte, bravi a sfruttarle e, dall’altra, a non farcisi travolgere quando ti si ribellano contro.

Il campionato non era finito sabato scorso. L’obiettivo non è raggiunto oggi.

Però, la vittoria di Torino ha, ovviamente, una valenza incredibile. Intanto ci si prende il 2-0 nei confronti dei piemontesi che sono virtualmente fuori dalla corsa alla post season. E in un sol colpo si pone rimedio al pasticcio casalingo combinato con la Red October.

Venendo alla partita in sé, possiamo andare a cercare i pro e i contro di quanto visto in campo.

  • Ottima la reazione dopo l’inizio shock: da 5-17 si è rimontato, sorpassato e poi condotto in pratica per tutto l’incontro fino ai due punti finali. Poco importa se la sostanza non ha particolarmente appagato l’occhio. Considerati i discorsi di classifica e l’assenza di Gentile contava vincere, non il modo in cui lo si sarebbe fatto;
  • Di contro, ovviamente, quella partenza ad handicap ha lasciato col naso storto parecchi, soprattutto per il linguaggio fisico dei giocatori. Ramagli ha parlato di un non meglio precisato problema privato di un membro della squadra (che si è poi scoperto essere stato un furto nell’appartamento di Oliver Lafayette, di cui si è appreso poco prima della palla a due) che ha fatto entrare in campo i bianconeri senza testa. Resta che partire così in trasferta spesso ti condanna alla sconfitta;
  • Bene la solidità difensiva mostrata, lucrando anche sulle debolezze altrui: leggasi difendere l’area concedendo qualcosa dietro l’arco, confidando sulle percentuali rivedibili degli avversari. E anche al di là delle scelte tattiche, si è visto spirito di squadra, sacrificio, voglia di lottare. Ancora un ottimo segnale da parte di un gruppo che, al di là dei risultati, dimostra ogni partita una coesione invidiabile;
  • Male il tracollo a rimbalzo. Ok, si sapeva che Mbakwe e Norvel Pelle sarebbero stati avversari difficili da arginare (11 rimbalzi offensivi in due), a maggior ragione con i problemi di falli di Slaughter. Ma le sofferenze a rimbalzo sono state anche conseguenza di un lavoro collettivo sotto i tabelloni quasi mai efficiente;
  • Bene, benissimo, benone Lawson e Pajola. In questo periodo di contumacia Gentile e acciacchi vari ad atri titolari sarà necessario che qualcuno dalla panchina, a turno, sappia diventare protagonista. E contro Torino l’insolito duo ha fatto esattamente questo. Lawson vestendo i panni del leone in attacco (clamoroso davvero il suo primo tempo), Pajola cambiando la partita in difesa (+14 il suo plus/minus). Direte: ormai ci siamo abituati. Ma vedere la sicurezza con cui va in campo questo ragazzo del 1999 ogni partita ci stupisce sempre di più. E premia la voglia di lavorare sul gruppo da parte dello staff tecnico, un po’ per volontà un po’ per necessità;
  • Male, anche qui chiaramente, l’altro tracollo della partita: quello dell’ultimo minuto, che stava per trasformare un comodo +7 a meno di due minuti dal termine in una sconfitta. Ok la stanchezza e le rotazioni accorciate, ma certi errori (due infrazioni di campo consecutive?) non vanno riproposti;
  • Bene avere avuto, nuovamente, come avversario Sasha Vujacic. L’ex Los Angeles Lakers, dopo lo 0/10 dell’andata, anche ieri ha fatto i disastri veri per Torino, non segnando praticamente mai (4/13 dal campo) e perdendo il pallone decisivo. Sasha, ti vorremmo vedere più spesso…

Ora conta rimanere concentrati. Il passo fatto verso la qualificazione ai playoff è stato importante, ma ancora non definitivo. Serve non toppare domenica con Varese. Una vittoria contro la Openjob sì che metterebbe in cassaforte quasi definitivamente un posto nelle otto.

Mancherà ancora Ale Gentile, ma questo gruppo ha dimostrato di essere squadra vera e ci aspettiamo che sappia ancora andare oltre le difficoltà, con in più la spinta del Paladozza.

Nickfiumi

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