V Nera risponde: come gestire la crescita di Alessandro Pajola?

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La vittoria di domenica ha avuto l’effetto di un provvidenziale toccasana per l’ambiente virtussino. Interrotta la striscia di quattro sconfitte consecutive, arrivata, finalmente, la prima vittoria contro un top team del campionato, in trasferta e senza due giocatori di rotazione. Due punti che servono per la classifica, il morale e per guardare al futuro con molta più tranquillità, ora che la sfilza di partite terribili è alle spalle e si va verso la parte di calendario più malleabile.

E la vittoria in terra lombarda, tra i vari protagonisti, ne ha consacrato uno in particolare: Alessandro Pajola. Il suo terzo quarto difensivo è stato di altissimo livello e ha dato lo slancio alla squadra per mettere i bastoni fra le ruote alla Leonessa e andare fuga fino a quel +10 che poi si è rivelato decisivo. 15,3 minuti di utilizzo nelle ultime tre gare per l’assenza di Stefano Gentile. Minuti che hanno confermato come il classe 1999 da Ancona sia già un fattore nella metà campo difensiva (quattro palle recuperate in 46’) e piano piano inizi a prendere fiducia anche in quella offensiva (sette falli subiti e solo due palle perse).

Ora, il rientro di Gentile senior si avvicina e, ovviamente, ci si inizia a chiedere che fine farà il giovane di casa Virtus. Ce lo siamo chiesti anche noi e abbiamo provato a dare qualche risposta sul suo futuro a breve/medio termine.

CON IL RIENTRO DI GENTILE PAJOLA DEVE CONSERVARE I SUOI MINUTI?

Ovviamente verrebbe da dire di sì. Alessandro sta dimostrando di poter tenere il campo egregiamente, e nelle ultime partite è sembrato più a suo agio anche in attacco, dove ha sempre tenuto testa alta cominciando a guardare di più il canestro (sette punti con cinque tiri a Venezia). Mantenerlo in rotazione, giostrandolo da playmaker con lo stesso Gentile, vorrebbe dire permettere a Lafayette più minuti da guardia, e contestualmente avere lo stesso Lafayette a dargli una mano contro l’eventuale pressione difensiva. Riportarlo a zero minuti dopo le ottime cose fatte vedere negli ultimi quindici giorni, peraltro nelle tre gare più impegnative del campionato, sarebbe un vero peccato. Diciamo che la soluzione migliore potrebbe essere quella di tenerlo come parte integrante della rotazione, con un minutaggio inferiore ai quindici minuti giocati tra Venezia, Milano e Brescia. Insomma, dargli quegli otto/dieci minuti utili sia per avere più freschi Lafayette e Gentile che per continuare la sua crescita.

PAJOLA PUO’ ESSERE L’ATERNATIVA ALL’ANDARE SUL MERCATO IN CERCA DI UN AMERICANO?

No. L’errore che non si deve fare a questo punto è quello di caricare di troppe aspettative il ragazzo. Che rimane un 18enne al primo impatto con la serie A. Che ha punti di forza già evidenti (difesa, taglia fisica, è il migliore della Virtus per defensive rating), ma altrettanti limiti ancora su cui lavorare (il tiro prima di tutto, che ancora lo rende riluttante a prendere responsabilità in attacco). Chiedergli di essere più di quello che può  rischia di portare solo a risultati negativi. Inoltre, alla Virtus ora servirebbe un giocatore capace di essere un’ulteriore opzione offensiva, cose che, chiaramente, oggi Pajola non può essere. Quindi, se sul mercato ci sarà l’opportunità di arrivare a un giocatore di valore andrà colta, senza porsi il problema di togliere minuti a Pajola. Certo, finché il roster sarà questo sarebbe importante continuare a dargli minuti di gioco.

E, TERMINATO QUEST’ANNO, COSA SARA’ MEGLIO FARE CON LUI?

Qui si apre un mondo di ipotesi. Che va da un prestito in A2 per giocare una stagione da titolare e mettere in saccoccia minuti e fiducia fino ad un eventuale sguardo al di là dell’Oceano per un’avventura nel mondo dei college USA. In realtà, per chi vi scrive queste quattro righe, sono entrambe ipotesi scartabili, per quanto interessanti. Il prestito in A2 sicuramente gli permetterebbe di avere tanti minuti a disposizione (vedi Lorenzo Penna a Imola), ma per le sue caratteristiche, per assurdo, oggi forse Pajola è un giocatore più adatto alla serie A che alla A2. Le sue caratteristiche difensive lo rendono, al momento, un giocatore di maggior valore su un ruolo più ridotto ma da specialista che in uno da titolare e con maggiori aspettative. Il tutto considerando anche il livello non eccelso della A2 attuale che potrebbe frenare la sua crescita effettiva. Per intenderci: forse meglio 10/15 minuti costanti in A che 25/30 a un livello molto più basso. L’esperienza USA, invece, porterebbe con sé certamente tanti plus (confrontarsi con una realtà diversa, metodi di allenamento differenti, giocare partite davanti a palazzetti con migliaia di spettatori), ma avrebbe anche alcuni contro. Oggi, per fare il salto di qualità, Pajola deve costruirsi un gioco offensivo, lavorando particolarmente sul suo tiro (meccanica, tempi di rilascio), mentre l’esperienza al college probabilmente lo aiuterebbe più che altro a confrontarsi con un livello di fisicità superiore a quello che affronterebbe in un nostro campionato inferiore (e a livello fisico appare già a buon punto, tra l’altro), senza dare garanzie di un lavoro costante e mirato sulle lacune al tiro. Inoltre, spesso, nelle dinamiche delle università statunitensi, i giocatori al primo e al secondo anno giocano minutaggi molto ridotti, cominciando a vedere il campo per davvero solo dalla terza stagione (il motivo per cui Amedeo Della Valle decise di lasciare Ohio State in anticipo). Il rischio sarebbe quello di avere un paio di anni quasi persi, quello che non deve assolutamente accadere. Pertanto la speranza è di vederlo nel roster della Virtus anche la prossima stagione. Con un ruolo un po’ aumentato, iniziando ad avere minutaggi costanti, non per forza elevatissimi, anche nell’ottica di allungamento della panchina con le prospettive di partecipazione a una coppa europea. Già oggi Pajola sta dimostrando di poter dare un contributo reale. Con un anno di esperienza e lavoro con lo staff bianconero in più riteniamo che possa essere giocatore su cui fare affidamento per la squadra della stagione 2018/2019.

 

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Nickfiumi

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