Virtus Film Room: l’analisi della partita di Avellino

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Ebbene sì, l’abbiamo fatto. Abbiamo riguardato la partita di domenica. Un paio di volte. E abbiamo provato a fare un po’ di analisi video nonostante tutto. E’ stata dura, obiettivamente. Se domenica sera era stata pesante da digerire, rivederla non ha certo aiutato.

Ma se da un lato c’è stata l’amarezza di ripercorrere una partita da incubo, dall’altra si è rinforzata un’idea. Ossia che, a differenza di quella che è stata la tesi più accreditata (squadra svogliata e con atteggiamento sbagliato), la scoppola rimediata sia stata frutto di una superiorità, tecnica e tattica, dell’avversario. Certo, l’atteggiamento della Virtus nel quarto periodo è stato da schiaffi. Una squadra di professionisti non può farsi prendere in giro a quel modo. Ma nei precedenti tre quarti in cui si è decisa la partita Avellino è stata semplicemente superiore, giocando meglio e con maggiore precisione rispetto a una Virtus che le sue cose ha anche provato a farle, ma sbattendo contro i proprio limiti e una difesa di ferro.

Pronti via e subito i bianconeri hanno pagato dazio a una propria precisa scelta: uscire a raddoppiare forte con l’uomo del bloccante i pick & roll gestiti da Jason Rich. Un scelta che, a priori, aveva assolutamente senso, essendo Rich il miglior marcatore del campionato e cercando così di limitarlo il più possibile in quelle situazioni dove riesce solitamente a crearsi le migliori condizioni per segnare. Il problema è che Sacripanti è stato bravo a far giocare costantemente il pick & roll a Fesenko (o Ndiaye) come bloccante, obbligando così Slaughter a rimanere molto lontano da canestro, aprendo voragini in area. Nelle quali Avellino è andata a nozze, trovando scarichi per gli appoggi del lungo o sponde per tiratori completamente liberi sull’arco, in conseguenza delle rotazioni obbligatorie per la difesa.

Una scelta precisa, come si è reso evidente nel momento in cui il pick & roll è stato giocato da avversari che non fossero Rich. In quel caso Slaughter si è limitato a leggeri aiuti, senza però perdere di vista il proprio uomo. Garantendo così copertura in area e a rimbalzo.

Dal lato difensivo, invece, Avellino ha lavorato molto lontano dalla palla per limitare Pietro Aradori. In particolare sulle uscite dal fondo, dove spesso riesce ad avare ricezioni con vantaggio sul difensore che gli permettono di prendere il centro dell’area e crearsi lo spazio per tirare dal palleggio. La Sidigas, così, ha istruito il suo difensore a passare sempre sopra al blocco, spingendo il numero 21 virtussino a ricevere costantemente verso l’angolo del campo e, a quel punto, spingendolo dentro sulla linea di fondo, dove il capitano della Nazionale è meno a suo agio e dove sarebbero arrivati gli aiuti, a turno, di Fesenko e Ndiaye, con le loro leve interminabili.

Nell’ultimo spezzone si può vedere come per Aradori faccia la differenza quando riesce ad andare verso il centro del campo. Pur prendendo un tiro non proprio semplice arrivano i due punti. Mentre sulla linea di fondo è tutta un’altra storia.

Nel secondo quarto Avellino fa il vuoto anche grazie alla maggiore qualità dei propri uomini.

Qui, ad esempio, vediamo un semplice gioco, eseguito però alla perfezione due volte da Wells. Basta un semplice taglio a ricciolo in area, su cui la Virtus non può muovere aiuti per non liberare Ndiaye sotto il ferro, per permettere una ricezione comoda a Wells. Che poi ne fa buon uso. Prima è lo stesso Ndiaye che ha gioco facile a correggere a rimbalzo l’errore del suo esterno, poi lo stesso Wells converte a canestro con un bel tiro in sospensione. Sfruttando anche un Gentile in una giornata difensiva di totale sofferenza.

Di converso, dall’altra parte del campo la Virtus si è trovata a sbagliare tanto, troppo. Anche le soluzioni ben prese. Per esempio, qui possiamo vedere Michael Umeh trovare due buone soluzioni e sbagliarle entrambe. Una sospensione e una penetrazione al ferro che sembrano tiri aperti ma, improvvisamente, diventano conclusioni difficili per la sola presenza di Fesenko a disturbare. Una differenza, quella della qualità degli interpreti, che fa tutta la differenza del mondo.

E neanche Alessandro Gentile è stato esente da errori. Specie di lettura. Nei due video di seguito possiamo vedere un paio situazioni di post basso praticamente identiche. Il numero zero deve prima forzare un tiro per poi riconoscere l’aiuto di Rich dal perimetro e scaricare, l’azione successiva, palla sullo stesso Umeh, che trova una tripla decisamente nelle corde del suo gioco.

Dettagli. Errori, però, che in una partita del genere ti fanno sprofondare.

Finita sotto di 19 all’intervallo, la Virtus ha comunque trovato la forza di tornare in campo e provare a rimettere in piedi la partita con la difesa. Impatto cambiato. Avellino più in difficoltà. E l’applicazione difensiva dei bianconeri si è vista anche dagli aiuti e dalla comunicazione in campo. Qui, per esempio, una situazione paradossale. Con Gentile che porta un raddoppio affrettato, spalancando l’area per il taglio di Leunen. Nonostante questo, Slaughter, che pure non sarebbe incaricato di portare quel tipo di aiuto, riconosce immediatamente la situazione di pericolo e parte per coprire. Basta questo a far mancare una semplice ricezione all’americano degli irpini, che trasforma due punti già fatti in una palla persa.

Avellino chiuderà il terzo quarto con soli 13 punti segnati e quattro palle perse. Ma la Virtus non tradurrà il lavoro difensivo in altrettante cose positive in attacco. Soprattutto per proprie responsabilità, con i suoi leader a commettere gli errori più grossi.

Errori banali e fatti con leggerezza, che in pochi secondi annullano tutta la fatica fatta in difesa per recuperare il possesso.

O eccessi individuali che fanno perdere di vista compagni liberi, come accade un paio di volte a Pietro Aradori, che prima forza un tiro dal palleggio contro la difesa e poi tiene vivo il palleggio, entrambe le volte ignorando gli scarichi per Klaudio Ndoja, che veniva da un canestro da tre segnato peraltro.

Sbagliando così tanto in attacco, di fatto, è stata lasciata la possbilità ai padroni di casa di continuare a controllare la partita, sapendo che sarebbe bastato un canestro qua e là per mantenere un vantaggio cospicuo. E così è avvenuto. Sono stati infatti due canestri abbastanza casuali, peraltro su ottime difese della Virtus, di Filloy e Rich a chiudere definitivamente una partita che, probabilmente, non si è neanche mai aperta.

Nickfiumi

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