Virtus Film Room: a Torino area piena per inceppare l’attacco della Fiat

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Torniamo al Pala Ruffini di Torino per andare a vedere nel dettaglio quella che è stata la scelta difensiva della Virtus, che dopo essere partita con un tramortente 7-19 di parziale ha rialzato la testa, apportando un piccolo ma decisivo cambiamento nella propria difesa di squadra che ha mandato in confusione l’attacco dei padroni di casa.

La FIAT è una squadra che fa massiccio utilizzo del pick & roll. Principalmente per liberare l’area e favorire i roll a canestro di Mbakwe o Pelle.

Nella costruzione del gioco a due si può vedere come Torino liberi completamente il lato di campo su cui Poeta e Pelle giocano il pick&roll, in modo da lasciare la massima libertà di movimento al lungo e la possibilità al playmaker di poter alzare un alley oop praticamente in qualsiasi momento.

Il pick&roll di Torino, però, può avere anche solo l’obiettivo di aprire linee di penetrazione per gli esterni. Come nel caso seguente.

In questo caso i gialloblù fanno partire il pick & roll molto in alto (almeno a otto metri da canestro) e probabilmente c’è una lettura errata di Baldi Rossi, che, invece di contenere il palleggio di Vujacic, spinge il blocco di Mazzola, liberando una linea di penetrazione allo sloveno.

Umeh resta sul blocco. Slaughter e Lafayette non sono in posizione per aiutare. Così a Vujacic basta una banale finta su Aradori per arrivare abbastanza comodamente al ferro. Punti troppo facili per la FIAT, che la Virtus sapeva di non potersi permettere. E ai quali ha rimediato così.

Intanto, il difensore del lungo sul pick & roll passa sotto il blocco, non aprendo così il corridoio di penetrazione per l’esterno visto prima. E poi dal lato forte gli aiuti si muovono in maniera molto più decisa: prima Baldi Rossi e poi Ndoja scommettono volentieri sulle percentuali di tiro di Mazzola e Boungou Coulou, con risultati decisamente positivi (al netto dei rimbalzi difensivi mancati).

Baldi Rossi e Ndoja portano due aiuti dal lato forte che, normalmente, farebbero venire i brividi ad ogni allenatore. Ma in questo caso hanno un senso logico.

Più in generale la Virtus ha cominciato a intasare l’area il più possibile. Per scoraggiare le penetrazione dei fisici esterni torinesi e anche per cercare un po’ di copertura (non arrivata in realtà) a rimbalzo difensivo.

Qui vediamo due esempi di ottimo lavoro di squadra, dove in pratica tutti e cinque i giocatori vanno a mettere almeno un piede dentro l’area. Anche in questo caso sapendo di poter concedere qualcosa in più a Torino sul perimetro.

Tutti dentro l’area. A costo di lasciare tre potenziali tiratori sul perimetro.

Arrivano due palle recuperate e, cosa più importante, quello è il momento in cui la partita inizia a girare verso la Segafredo, mentre Torino va in confusione, finendo per ammucchiare un sacco di tiri affrettati e sparati sul ferro e in generale giocando un tipo di basket decisamente non nelle proprie corde.

Certo. E’ una tattica rischiosa, e come succede che un Vujacic faccia 2/10 da dietro l’arco, può capitarti di perdere perché i Cournooh e i Jeremy Chappell del caso, tiratori da 29%, mettano le triple decisive per inchiodarti.

Ma alla fine, ancora una volta, la differenza vera l’ha fatta la convinzione con cui la Virtus ha eseguito il suo piano difensivo.

 

Nickfiumi

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