Virtus-Milano: il post partita

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Cade ancora la Virtus e se sette giorni fa a Venezia c’era il rammarico di una sconfitta immeritata quanto sfortunata, questa volta il nuovo parquet del Paladozza ha sputato un verdetto inappellabile: Milano è stata più forte. Punto.

Ma, nonostante tutto, la sconfitta non ha lasciato troppo amaro in bocca. Sarà perché il 13-34 di metà secondo quarto faceva presagire a una mattanza da subire tra le mura amiche. Sarà per i ranghi ridotti a cui hanno costretto l’assenza di Stefano Gentile e le precarie condizioni di Alessandro Gentile e Pietro Aradori. Sarà per l’ottima impressione destata ancora dal giovane Alessandro Pajola. Com’è come non è, si è tornati a casa certo non contenti, ma con l’impressione di una squadra che c’è e sta semplicemente facendo i conti con un periodo di incroci del destino avversi.

Certo, senza ignorare quello che ha mostrato il campo:

  • Milano estremamente più fisica, con una difesa che ha tolto il fiato alla Segafredo a lungo;
  • Almeno quattro giocatori bianconeri apparsi completamente avulsi dal livello di gioco imposto dalla EA7 (il reparto lunghi, Slaughter escluso, più Umeh, sempre applicato al massimo, ma distrutto dalla taglia dei pari ruolo avversari);
  • La superiorità di Tarczewski e Gudaitis a tratti è stata quasi imbarazzante, con l’Olimpia che, una volta preso vantaggio, ha potuto limitarsi a picchiare la palla ai suoi due lunghi, o ad aspettare i loro rimbalzi offensivi, per mantenersi avanti senza mai temere davvero che la Virtus potesse superarla;
  • Anche perché nei due possessi cruciali, con la Virtus a -7 e l’inerzia dalla propria parte, Lafayette e Aradori hanno preso tiri scriteriati. Uno marcato da otto metri dopo cinque secondi di azione, e un altro ancora più marcato e sbagliato, quando avrebbe certamente giovato una maggiore costruzione dell’azione, se non altro per testare la consistenza di una Milano che avrebbe potuto vedere davvero per la prima volta avvicinarsi seriamente i bianconeri;

Tutta roba che ci sta, però, contro un’avversaria che, giova sempre ricordarlo, ha tagliato senza tanti rimpianti Kalnietis e Cory Jefferson e lascia in tribuna Amath M’Baye, che in questi lidi sarebbero pronti a ricoprire d’oro. E che da qualche partita ad oggi sembra aver ingranato le marce alte.

E’ per questo, probabilmente, che la reazione della Segafredo, capace di non affondare e giocarsi un dignitosissimo secondo tempo, lascia aperti tanti spiragli di speranza. L’unità del gruppo si conferma di domenica in domenica. Le sconfitte onorevoli non fanno classifica, ma alla lunga, dovessero aggiustarsi un po’ di cose e arrivare l’americano tanto agognato, avere un gruppo coeso e mai domo potrebbe fare tanta differenza quando ci sarà da stringere per davvero.

Marcus Slaughter si conferma giocatore di valore internazionale (reggere da solo contro quegli avversari è impresa per pochissimi nel campionato italiano). Pietro Aradori, pur sparacchiando in attacco, ha sempre avuto un buon atteggiamento, cercando lo stesso di rendersi utile (7 rimbalzi, 4 assists). Ale Pajola dimostra ancora di poter dare minuti difensivamente di buon livello.

Certo, servirebbe una vittoria di peso, per la classifica, ma forse ancora di più per il morale dei giocatori. Lo stesso Aradori, sollecitato sul tema nel post partita, ha confermato come perdere di uno sulla sirena o dopo essere stati sotto 40’ per chi va in palestra faccia poca differenza. Perché, ca va sans dire, i due punti in classifica sono il miglior rimedio per tutti i problemi del mondo sportivo.

In tal senso il calendario non aiuta da qui a un mese, con le trasferte di Brescia, Cremona e Torino. Che, però, contemporaneamente sono anche ottime occasioni per prendersela quella vittoria di peso. Magari con l’aiuto di quel giocatore USA che, ora sì, sembra davvero essere vicino all’arrivo.

[A questo link trovate il video delle solite quattro chiacchiere post partita. Stavolta ci siamo dilungati un po’ più del solito..]

Nickfiumi

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