La Virtus e il Pace: o si corre o si cammina, da evitare le vie di mezzo

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Come avevamo anticipato nel film room di mercoledì, torniamo ad approfondire la questione pace (o possessi giocati per partita) per quanto riguarda la Virtus.

Mercoledì dicevamo come la squadra di Ramagli abbia la tendenza ad adattarsi un po’ all’avversario che ha di fronte, alzando i possessi contro squadre a cui piace correre e mettendola più sulla lotta e i bassi ritmi contro avversari che tendenzialmente congelano il possesso.

Il risultato di questa “mancanza di identità” virtussina si vede anche nella classifica del pace della serie A.

I bianconeri sono settimi e, se spezzassimo le sedici partecipanti in tre tronconi (alto ritmo dai 74 possessi in su, basso ritmo dai 71 in giù e le altre restanti), sarebbero proprio nel mezzo della graduatoria. In quel territorio di squadre che non hanno una tendenza così forte ad alzare o abbassare i ritmi.

Ora però guardate questa tabella.

Riporta i dati del pace per ogni partita giocata in campionato quest’anno. C’è quel filotto di partite evidenziate in giallo decisamente curioso: sette gare, sette sconfitte.

E i dati estremi di questa tabella sono altrettanto interessanti: delle sette partite giocate con il numero di possessi più elevato (sopra i 75 possessi), sei sono state vittorie. E delle dieci con il numero di possessi più ridotto (sotto i 72), sette hanno avuto esito positivo. Tredici vittorie in diciassette gare.

A questo punto viene logico chiedersi che cosa voglia dire tutto ciò.

Partendo dal presupposto, sempre da tenere a memoria, che parliamo di statistiche e, dunque, come tali vanno prese cum grano salis, ossia utilizzandole come indicatori di una tendenza ma non come portatrici della verità assoluta, sembrerebbe però che la Segafredo ottenga i migliori risultati quando imposta la propria partita in maniera decisa dal punto di vista del ritmo.

Se si corre molto o, all’opposto, si abbassa in maniera decisa il pace della gara i bianconeri hanno un andamento da primi posti. Al contrario, in tutte le partite in mezzo son state botte da orbi. E, probabilmente, non è un caso che di quelle sette partite perse, sei siano state in trasferta.

Senza il supporto dei cinquemila di Piazza Azzarita e i riferimenti del proprio campo diventa anche più difficile essere lucidi e costanti nel corso della partita, seguendo un piano gara per 40’. E’ più facile andare a strappi, cavalcando il momento buono ma, soprattutto, facendosi travolgere da quelli negativi.

E’ probabilmente questa una parte della verità che ci suggeriscono i numeri. Quando la Virtus ha la forza di eseguire con costanza il proprio game plan, senza farsi sconvolgere da break particolarmente positivi o negativi, è un’altra squadra, mentre se i propri cavalli di razza si lasciano prendere dall’inerzia della gara i risultati rischiano di essere disastrosi.

La Segafredo, d’altronde, ha giocatori che possono esaltarsi in campo aperto (pensiamo ai tanti punti che Alessandro Gentile segna in transizione, o ad Aradori e Umeh che, se in ritmo, possono segnare a ripetizione dal perimetro), ma anche combattenti (Slaughter, Lafayette, Ndoja, Pajola) che sanno portare la gara sui binari difensivi della guerra di trincea. Resta da fare il passo per mantenersi efficienti mostrando, nella stessa partita, entrambe le facce con meno perdite di efficienza.

Di sicuro questo è un punto su cui lavorare per il futuro. Per mettere in cascina i punti playoff e, facendo gli scongiuri, una vota raggiunti, essere il più possibile insidiosi per tutte le avversarie.

Nickfiumi

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