Virtus, un nuovo anno zero

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Anche Dalla Salda saluta. Azzerata la dirigenza scelta 12 mesi fa, si riparte da zero. O quasi.

L’addio di Alessandro Dalla Salda non è una vera notizia. Di fatto, l’AD uscente della Virtus è sfiduciato da metà gennaio, dall’arrivo di Paolo Ronci che ha avuto da subito l’aspetto di una sorta di commissariamento, nonostante le acrobazie dialettiche e gli ovvi eufemismi usati dalla società per spiegare quello che in realtà era chiarissimo. Erano bastati sei mesi alla proprietà per perdere la fiducia in Alessandro Dalla Salda e nel gruppo di lavoro che questi aveva scelto.

La proprietà aveva fatto una scelta molto logica, lo scorso anno. Aveva scelto, nel mercato italiano, quello che probabilmente era il miglior profilo libero. Alessandro Dalla Salda veniva da una esperienza di grande successo a Reggio Emilia, dove aveva portato una provinciale a promozioni plurime, alla presenza costante nei playoff fino alla finale scudetto, per ben due volte, ed in semifinale di Eurocup nell’anno dell’addio. Risultati che non hanno bisogno di commenti perché parlano da soli.

Dalla Salda era arrivato in Virtus dando l’idea di aver trovato una società da ricostruire, o meglio da costruire secondo le sue idee, ordinandola in dipartimenti, amministrativo, tecnico e marketing. Aveva scelto Marco Martelli, astro nascente delle scrivanie italiane, con risultati di grande rilievo alle spalle, a Casale Monferrato.

La prima difficoltà, con la scelta dell’allenatore, operata proprio da Dalla Salda forse anche oltre il suo ruolo, che non pareva comprendere deleghe sportive, e costata la prima frizione con la proprietà, lato mondo coop.

Poi la scommessa vinta del rincaro degli abbonamenti, aumento di incassi pur con un numero minore di abbonati e parecchi biglietti liberi per le gare singole; l’altro successo delle partite alla Unipol per Natale. I problemi della squadra, tra infortuni e pressioni dall’esterno per comprare giocatori. L’impressione è che Dalla Salda avesse chiara la necessità di compattezza e protezione dall’esterno. Intelligenti in questo senso le dichiarazioni ed i richiami alla calma del post trasferta di Trento, quando una Virtus decimata perse onorevolmente una partita proibitiva. Peccato che la società per cui lavorava non la pensasse allo stesso modo.

Quindi si è rotto qualcosa. L’arrivo di Ronci, una sostanziale dichiarazione di sfiducia. Martelli e Sacripanti, i due uomini scelti da Dalla Salda per la parte tecnica, entrambi cacciati. L’addio di Dalla Salda era solo questione di tempo.

Cosa non ha funzionato, in questo modello che sembrava logico? Probabilmente, l’idea della delega in bianco. La proprietà della Virtus non pare disposta a non entrare nella gestione della parte sportiva, come invece fanno altrove (mi vengono in mente Trento, Cremona, Venezia). Dalla Salda non era probabilmente la persona giusta per gestire un certo modo di relazionarsi richiesto dalla proprietà, benché la sua carriera non consenta di avere dubbi sulle sue capacità. Infatti è stato sostituito da una figura che è prima di tutto uomo di fiducia di Segafredo. Quel che è certo è che l’idea di società strutturata che la proprietà pareva avere solo 12 mesi fa oggi è un pallido ricordo. C’è un uomo espressione della proprietà, che non è esattamente un DS, non è esattamente un GM ma fa un po’ di tutto questo insieme, e c’è un allenatore plenipotenziario, scartato dall’AD uscente i soliti 12 mesi fa per il part time – ancora in piedi, peraltro, e nell’anno dei mondiali per di più – con la Nazionale Serba.

La squadra costruita da Marco Martelli nella società messa in piedi da Alessandro Dalla Salda aveva certamente problemi. Ma quei giocatori, scelti 12 mesi fa grazie a quel modello, hanno vinto la Champions League. C’era certamente da correggere. Si è scelto di buttare tutto, e ripartire sostanzialmente da zero. L’anno scorso la Virtus ha cambiato tutti i dirigenti ed ha tenuto tre giocatori italiani, due dei quali perché li aveva già sotto contratto. Quest’anno ha anticipato il cambio dei dirigenti a febbraio ed ha tenuto, ad oggi, e sperando nella conferma di Cornoouh, quattro giocatori italiani. Solo uno in più. La proprietà ha cambiato, legittimamente, idea sul modello che crede adatto a gestire la società che ha in mente e sulla quale ha investito. Speriamo che i risultati la premino andando oltre quelli dell’anno scorso, sia in termini di pubblico e di incassi, sia in termini di risultati sportivi.

Nicola Bonazzi

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