Skipping steps

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Il mercato della Virtus tra ambizione e contratti milionari

Da queste pagine spesso abbiamo parlato di pazienza, di costruzione, di competenza, di necessità di attendere tempi anche lunghi affinché la Virtus potesse tornare ad essere “la Virtus”, quella che competeva per vincere in Italia e in Europa. Per percorrere questo cammino, nel solco tracciato da società come Venezia e Trento, è necessario tempo.

La Virtus targata Segafredo, in questa estate di fuoco e di entusiasmo, ci ha ricordato che è possibile almeno tentare di intraprendere un’altra strada. Quella che ha seguito Milano in tutti questi anni, che prevede l‘aumento degli investimenti – o delle spese – per completare una squadra di giocatori pronti subito e tutti del livello che si ritiene adeguato alle ambizioni.

Abbiamo detto una squadra di giocatori pronti subito, non una squadra pronta subito, e c’è una bella differenza. Milano, appunto, insegna. Il passo che è davvero impossibile saltare è quello del lavoro in palestra. Della ricerca di equilibrio, della traduzione sul campo di quello che, al momento, è un mercato ricchissimo.

Sasha Djordjevic e Paolo Ronci hanno confezionato la squadra totalmente secondo i loro desideri. Nessun compromesso, nemmeno per i contratti in essere, tanto che si sta rescindendo quello più pesante, per tanti motivi – e lo era anche l’anno scorso: Pietro Aradori.

Una disponibilità economica tale da contendere almeno tre giocatori – Teodosic, Markovic, Hunter – a squadre di Eurolega, e vincere la contesa.

Pressione da gestire, contro avversarie più che attrezzate

Ora, su Djordjevic e su Ronci grava, inutile girarci intorno, un’enorme pressione. Il budget è più che raddoppiato, e la Virtus viene da un’annata sì deludente in campionato, ma vincente in coppa. Fare meglio, globalmente, non sarà semplice. Gli obbiettivi sono chiari e, stavolta, dichiarati fin dall’inizio: la semifinale scudetto e la finale di Eurocup. Entrambe sfide difficilissime.

E se per la prima le competitor che possono disporre di un budget e di un’organico – sulla carta – superiore sono poche, per non dire una o due, in Eurocup diverse squadre sono attrezzate per competere per gli stessi obbiettivi.

E qui, il tempo servirà, anche se non ci saranno anni ma mesi. Servirà, perché Djordjevic prenderà in mano la squadra una settimana prima dell’esordio in campionato. E ci vorrà tempo affinché questi giocatori, già pronti individualmente, diventino una squadra pronta per gli obbiettivi indicati dalla proprietà.

Da queste pagine sono arrivati spesso inviti alla pazienza, alla calma ed alla visione di prospettiva. Non è un mistero che a noi di Vnera piacesse il progetto Virtus nato con Marco Martelli l’anno scorso. Basato sulla ricerca di giocatori non “di nome” e non necessariamente pronti, ma da sviluppare per far rendere al massimo il budget speso in ingaggi. Con piccole correzioni ogni anno e la ricerca della crescita nel segno della continuità.

La proprietà, legittimamente, ha deciso che i tempi necessari ad attendere lo sviluppo di un progetto di lungo termine non c’erano. Non c’erano perché i criteri di ammissione alla prossima Eurolega sono cambiati e sono, quest’anno, più permissivi.

L’accesso all’Eurolega porterebbe incassi importanti e trasformerebbe, questo si, in investimenti con un ritorno quelle che ad oggi sembrano, in alcuni casi, spese al limite dei valori di mercato, od oltre.

L’occasione del Decreto Crescita sfruttata al massimo per tentare il salto di qualità

Non c’erano perché il decreto crescita ha consentito una espansione del monte ingaggi superiore proporzionalmente all’espansione del budget. E non c’erano perché questa proprietà ha dimostrato di essere estremamente sensibile agli umori della tifoseria. Di una tifoseria che la parola pazienza non sa nemmeno dove stia di casa.

E allora, di nuovo, alla fine di questo mercato di cui abbiamo analizzato i protagonisti e che analizzeremo nella sua globalità, desideriamo chiedere a chi ci legge di considerare che, come ha detto Ettore Messina nella sua conferenza stampa di insediamento all’Olimpia Milano, nello sport non si può “skip steps”, saltare passi.

Il fatto che a dirlo sia proprio l’uomo scelto da Milano per cercare di rompere il circolo vizioso degli investimenti che dovrebbero pagare subito e non pagano mai dovrebbe farci riflettere.

La proprietà Segafredo ha saltato tutti quelli che era possibile saltare, forse persino qualcuno in più, mettendo in campo tutto il suo potere economico e dando a Sasha Djordjevic carta (quasi) bianca.

Ora, sta anche al pubblico non pretendere l’impossibile, ovvero che si saltino i passi indispensabili alla costruzione di una squadra, da plasmare con il tempo necessario a partire da una materia prima di grande qualità. L’appoggio di cui ha più bisogno la Virtus Segafredo 2019/2020 è, ancora una volta, lo stesso: la pazienza dei suoi tifosi.

Nicola Bonazzi

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