I voti di VNera ai giocatori della Virtus: gli esterni

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Proseguiamo nel nostro giro di valutazioni sulla stagione Virtus appena andata in archivio. Dopo aver dato un giudizio di redazione sulla stagione in generale, andiamo ora più nel dettaglio dei giocatori.

Oggi partiamo dagli esterni.

OLIVER LAFAYETTE

Il grande “imputato” di questa stagione. Arriva come specialista di difesa e tiro da tre punti. La prima si vede sempre e con costanza (miglior rating difensivo del reparto con 104.9), il secondo decisamente meno: 33,1% con dentro la beneficiata di Reggio Emilia. Come già detto qua in altre pagine, forse nel suo caso c’è stato un grande fraintendimento tra le attese e quello che realmente poteva dare il giocatore. Che veniva da una stagione da terzo playmaker in una squadra di alto livello (Malaga vincitrice dell’Eurocup). I suoi 13’ di impiego medio, non giocando tutte le partite peraltro, sono diventati quasi 29. In un ruolo che ha dimostrato di non riuscire a gestire al meglio, nonostante buoni numeri per quanti riguarda le palle perse. Alla lunga il dover guidare la squadra lo ha portato fuori ritmo e le percentuali sono crollate. A sua difesa va detto che non si è mai tirato indietro dal prendersi una responsabilità quando la palla scottava. Semplicemente ha quasi sempre sbagliato. Colpe da dividersi con chi l’ha messo lì, ma la sua è una stagione da 5 in pagella.

STEFANO GENTILE

Una delle grandi delusioni della stagione. Era, forse, il giocatore su cui si avevano meno dubbi nel passaggio dalla A2 alla A, se non altro perché questi parquet li aveva calcati fino a un anno fa. E invece è andato contro un muro ai suoi ritmi sempre alti. Percentuali di tiro disastrose (36% complessivo dal campo, 24% da tre, appena meglio di Alessandro), numeri difensivi molto rivedibili (peggiore del reparto per rating difensivo), 20’ medi di impiego dove spesso ha portato tanta grinta (buoni numeri, per un playmaker, a livello di percentuali di rimbalzi catturati) ma poco ordine. E in un campionato con il playmaker titolare in chiara difficoltà, maggior lucidità da parte sua sarebbe stata fondamentale. La stagione è da 5 anche per lui, perché non vogliamo essere troppo severi.

ALESSANDRO PAJOLA

Certamente una delle migliori note in stagione. Vuoi per le difficoltà di Lafayette e Gentile, vuoi per gli infortuni, alla lunga Ramagli si è trovato obbligato a buttarlo in campo con regolarità. Vedendosi spesso ripagato da un ragazzino che ogni volta sul parquet è stato l’anima difensiva della squadra, spesso risvegliando il gruppo con la sua intensità. La sua ritrosia offensiva, però, a tratti è parsa davvero eccessiva, anche perché quando si è preso delle responsabilità, tiro da tre a parte dove c’è ancora tantissimo da lavorare, ha dimostrato visione di gioco e discrete capacità di finire in area. Curiosi di vedere cosa succederà il prossimo anno: anche un prestito, a un livello buono, potrebbe non essere idea malvagia piuttosto che rischiare, a seconda delle ambizioni della squadra futura, di fargli fare troppa panchina. Voto: 6,5.

PIETRO ARADORI

Esattamente all’opposto di Oliver Lafayette. Da Pietro ci si aspettavano determinate cose. E lui le ha portate tutte, nel bene (soprattutto) e nel male (in alcuni casi). Offensivamente non discute e di italiani col suo impatto offensivo, obiettivamente, se ne trovano pochi. 112,4 di rating offensivo è davvero un rilievo notevole. Difensivamente si sapeva non fosse un mastino, ma non è certo stata la voragine che in molti si erano affrettati a descrivere in estate. Tante partite le ha risolte lui con le sue grandissime capacità di realizzatore, miglior net rating nel reparto. Forse è mancato un po’ di killer instinct in quei finali dove la Virtus ha perso la stagione. Ma ha contratto e va confermato senza se e senza ma. Voto 7.

ALESSANDRO GENTILE

L’altro grande equivoco della stagione virtussino. Si sapeva da subito che sarebbe stato un giocatore sempre sul filo: un giorno eroe, la domenica dopo rovina. In realtà la sua stagione, fino al giro di boa, fino a quella scazzottata con Gutierrez, è stata molto buona. Almeno da sette. Con i suoi pro e suoi contro, certo, ma giocata ad alto livello, con una sicurezza fisica e mentale pienamente recuperata. Spettacolari le sue prestazioni a Pesaro e Varese. Poi la squalifica. Gli infortuni. Sei partite saltate. I rumors fuori dal campo. E dentro al campo non lo si è più visto al 100%. Lui, come sua abitudine, non ha certo fatto un passo indietro, prendendosi sempre quelle responsabilità che, a un certo punto, forse non gli spettavano. A Reggio l’ultima recita simbolo della stagione: un primo tempo ignobile come tutta la squadra, cinque minuti di dominio totale su entrambi i lati del campo nel terzo quarto, poi di nuovo via con la testa e il fallo tecnico che ha chiuso i giochi. Un giocatore che resta misterioso, viaggia a quasi 17 punti di media ma ha uno dei peggiori rating offensivi della squadra. Dà l’impressione che debba costruirsi un gioco differente per rimanere ad alto livello. Un esempio: con la sua intelligenza cestistica quasi tre tiri a partita da dietro l’arco non sono accettabili. Voto 6.

MICHAEL UMEH

L’altra sorpresa della stagione. Su di lui c’erano seri dubbi per via della taglia fisica. E invece con grande intelligenza e professionalità si è ritagliato un preziosissimo ruolo da sesto uomo capace di spaccare le partite con le sue triple. Da dietro l’arco è stato a lungo l’unica vera luce della squadra (40,7%). E in difesa, nonostante la carenza di centimetri, spesso è stato l’incursore designato da Ramagli per guastare la festa al miglior esterno avversario. Come normale, ha alternato ottime partite ad altre in cui si è visto poco. Ma, in generale, ha dimostrato di poter essere un giocatore estremamente utile e nel finale la sua assenza ha pesato come un macigno. Andrebbe tenuto. Voto 7.

E voi che ne dite? Fateci sapere la vostra rispondendo al nostro sondaggione sugli esterni Virtus 2017/2018

Nickfiumi

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